Vilipendio alla nazione

Nel 2005, un uomo di 71 anni, dopo esse­re sta­to fer­ma­to per­ché in viag­gio su una mac­chi­na con un solo faro acce­so, sbot­ta. Tut­ta la fru­stra­zio­ne e la dispe­ra­zio­ne accu­mu­la­ta stra­bor­da dai limi­ti del­la pazien­za: l’uomo si lascia anda­re a uno sproloquio.
Tra le tan­te invet­ti­ve, la fra­se: “In que­sto schi­fo di Ita­lia di m….”.  Scat­ta la denun­cia da par­te di uno dei vigi­li. Dopo il lun­go per­cor­so del pro­ces­so, la Cas­sa­zio­ne lo con­dan­na per rea­to di vili­pen­dio alla nazio­ne. Nel­la sen­ten­za del 4 luglio si leg­ge infat­ti: “Il dirit­to di mani­fe­sta­re il pro­prio pen­sie­ro in qual­sia­si modo non può tra­scen­de­re in offe­se gros­so­la­ne e bru­ta­li pri­ve di alcu­na cor­re­la­zio­ne con una cri­ti­ca obiet­ti­va»; per inte­gra­re il rea­to, pre­vi­sto dall’articolo 291 del codi­ce pena­le, «è suf­fi­cien­te una mani­fe­sta­zio­ne gene­ri­ca di vili­pen­dio alla nazio­ne, da inten­der­si come comu­ni­tà aven­te la stes­sa ori­gi­ne ter­ri­to­ria­le, sto­ria, lin­gua e cul­tu­ra, effet­tua­ta pub­bli­ca­men­te». Il rea­to in esa­me, spie­ga la Supre­ma Cor­te, «non con­si­ste in atti di osti­li­tà o di vio­len­za o in mani­fe­sta­zio­ni di odio: basta l’offesa alla nazio­ne, cioè un’espressione di ingiu­ria o di disprez­zo che leda il pre­sti­gio o l’onore del­la col­let­ti­vi­tà nazio­na­le, a pre­scin­de­re dai vari sen­ti­men­ti nutri­ti dall’autore».

bella italiaSe una simi­le sen­ten­za può far sor­ri­de­re – con tut­ti i pro­ble­mi lega­ti alla giu­sti­zia in Ita­lia, in real­tà il discor­so da fare è un altro.
L’uomo, infat­ti, si sfo­gò e pro­nun­ciò tale fra­se incri­mi­na­ta nei con­fron­ti del pro­prio Pae­se. Ulti­ma­men­te, per nume­ro­si moti­vi, non è dif­fi­ci­le esse­re testi­mo­ni di rea­zio­ni di que­sto gene­re davan­ti alle noti­zie quo­ti­dia­ne. Che fare, dun­que? Denun­cia­re il pro­prio vici­no di casa? Tap­par­si le orec­chie quan­do un ami­co si sfo­ga? Cen­su­rar­si pro­nun­cian­do fra­si poli­ti­cal­ly cor­rect (“In que­sta diver­sa­men­te bel­la Ita­lia di escrementi”)?
Pochi gior­ni fa il vice pre­si­den­te del Sena­to (!) Rober­to Cal­de­ro­li ha deci­so di pren­der­si le pri­me pagi­ne dei gior­na­li con una fra­se che ha dell’incredibile nei con­fron­ti del­la Mini­stra dell’Integrazione Céci­le Kyen­ge. Si trat­ta di un ulti­mo esem­pio di una lun­ga lista di offe­se che semi­na­no l’odio e il male. Il male che ha fat­to Cal­de­ro­li con quel­le paro­le non è cal­co­la­bi­le e ha dell’incredibile.

Il vice pre­si­den­te del Sena­to (!!) ha chie­sto scu­sa (con fra­si ancor peg­gio­ri) e non si è dimes­so. Al momen­to del comi­zio (“Non pos­so non pen­sa­re ad un oran­go”) nes­sun vigi­le o cara­bi­nie­re pare aver pre­so nota del­la fra­se per poi denun­cia­re a chi di dove­re l’accaduto. Cal­de­ro­li non si è dimes­so, qual­cu­no ha gri­da­to timi­da­men­te allo scan­da­lo; tra qual­che mese nes­su­no si ricor­de­rà di que­sto fat­to (mol­to pro­ba­bil­men­te per­ché ci sarà un’altra usci­ta por­ten­to­sa del vice pre­si­den­te del senato [!!!]).
Mol­ti, a que­sta noti­zia, avran­no rea­gi­to pro­nun­cian­do la fati­di­ca fra­se di quell’uomo di 71 anni. Eppu­re c’è da chie­der­si se sia giu­sto dare un epi­te­to simi­le al Pae­se. La col­pa rica­de sì su un’intera nazio­ne, soprat­tut­to agli occhi del­la stam­pa este­ra, ma il dito andreb­be pun­ta­to solo sul­la per­so­na. Quel­la stes­sa per­so­na che fa dell’Italia un pae­se di m… L’Italia è infat­ti un Pae­se bel­lis­si­mo, straor­di­na­rio e con gran­dis­si­me capa­ci­tà (e una Sto­ria che tut­to il mon­do può sognar­si). La con­dan­na del­la Cas­sa­zio­ne è cer­ta­men­te un’esagerazionechi scri­ve dovreb­be paga­re tan­ti arre­tra­ti e soprat­tut­to spo­sta l’attenzione da pro­ble­mi più seri e più impor­tan­ti: quei pro­ble­mi che stan­no ridi­co­liz­zan­do il Pae­se. Sono le per­so­ne che lo vivo­no, lo abi­ta­no e, mol­to spes­so, lo governano.

Danie­le Colombi 

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1 Commento su Vilipendio alla nazione

  1. Con­di­vi­do in toto, men­tre mi riec­ceg­gia­no anco­ra in testa le paro­le di Rober­to Beni­gni dal pal­co di san­ta Cro­ce in Firen­ze nel­la sera­ta inau­gu­ra­le del­la nuo­va serie di com­men­ti ai can­ti dan­te­schi dell’inferno.

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