Da rileggere per la prima volta
Il post-anarchismo spiegato a mia nonna

Michel Onfray appar­tie­ne sen­z’al­tro a quel­la scor­ta di intel­let­tua­li che non temo­no di impo­ve­ri­re un sape­re divul­gan­do­lo nel­la pub­bli­ca piaz­za. Soli­ta­men­te avvez­zo a semi­na­re pole­mi­che e a rac­co­glie­re rea­zio­ni furen­ti (dal Trat­ta­to di Ateo­lo­gia alla fero­ce deni­gra­zio­ne di Freud mal sop­por­ta­ta da Ber­nard-Hen­ri Lévy), que­sta vol­ta Onfray si pri­va del pia­ce­re di spia­ce­re per offri­re un libret­to il cui mag­gio­re esi­to è quel­lo di met­te­re sete di altre letture—da Orwell a Weil, da Camus a Fou­cault, da Nie­tzsche a Deleu­ze e Derrida.

ONFRAY-il-post-anarchismo-spiegato-a-mia-nonna_COVER_lr-142x232Con una pro­sa agi­le e spon­ta­nea il pro­fes­so­re fran­ce­se intrec­cia per il lar­go pub­bli­co uno schiet­to auto­ri­trat­to in ros­so e nero ed una sin­te­si estro­ver­sa del­la let­te­ra­tu­ra filo­so­fi­ca anar­chi­ca, sor­vo­lan­do­ne i pro­ta­go­ni­sti, le cor­ren­ti e le con­tro­cor­ren­ti sto­ri­che. Da un orfa­no­tro­fio di sale­sia­ni pedo­fi­li alla cat­te­dra di liceo, Onfray dise­gna il suo per­so­na­le cam­mi­no liber­ta­rio ini­zia­to con­cre­ta­men­te nel­la bot­te­ga del bar­bie­re illu­mi­na­to sot­to casa che gli fece cono­sce­re i libri di Solže­ni­cyn e i rap­por­ti di Amne­sty Inter­na­tio­nal, sul­la via mae­stra del­l’ab­ban­do­no del­la Chie­sa, del­la fat­to­ria e dei gabi­net­ti “dei padro­ni”, luo­ghi di sopru­so dove ha impa­ra­to a rico­no­sce­re e fug­gi­re la vio­len­za, l’au­to­ri­tà e il pote­re del­l’uo­mo sull’uomo.

Supe­ran­do il pre­te­sto auto­bio­gra­fi­co, Onfray pas­sa in ras­se­gna alcu­ne figu­re chia­ve del­l’a­nar­chi­smo sto­ri­co, ponen­do­si a distan­za di sicu­rez­za dal­l’e­go­ti­smo di Stir­ner e avvi­ci­nan­do­si inve­ce al prag­ma­ti­smo di Prou­d­hon, di cui cele­bra il riscat­to filo­so­fi­co e poli­ti­co. Onfray sem­bra qui supe­ra­re tan­to il risen­ti­men­to quan­to l’u­to­pia di mol­ta filo­so­fia poli­ti­ca, orien­ta­to a un prag­ma­ti­smo nel cui sol­co pos­sia­mo inscri­ve­re sen­za dub­bio pro­get­ti e ini­zia­ti­ve per­so­na­li come l’am­bi­zio­sa Uni­ver­si­tà Popo­la­re di Caen, fon­da­ta dal­l’au­to­re per pro­muo­ve­re un’i­stru­zio­ne libertaria.

“Né boia né vit­ti­ma, ma sem­pre dal­la par­te del­le vit­ti­me”, la lezio­ne di Onfray si fa forie­ra di un cri­ti­ci­smo radi­ca­le diret­to con­tro l’in­di­vi­dua­li­smo, l’a­bu­so di pote­re e l’op­pres­sio­ne socia­le, demo­ni da sma­sche­ra­re anche (e soprat­tut­to) quan­do si pre­sen­ta­no sot­to i fal­si nomi di Arma­ta ros­sa, di Troc­kij o di Lenin. Onfray tra­scen­de il pron­tua­rio del­l’a­nar­chi­smo sto­ri­co, i dog­mi e gli ana­te­mi del­la chie­sa anar­chi­ca, indi­can­do la linea d’o­riz­zon­te del post-anar­chi­smo e con­dan­nan­do la pra­ti­ca del­la cul­tu­ra come occa­sio­ne di mera distin­zio­ne socia­le (una pro­po­sta a cui dovrem­mo pen­sa­re), nel­la spe­ran­za di inco­rag­gia­re una civil­tà del­la soli­da­rie­tà, del­l’e­do­ni­smo, del­la con­di­vi­sio­ne. La paro­la di Onfray vuo­le rivol­ger­si a un’am­pia gam­ma di let­to­ri, dagli addet­ti ai lavo­ri del­la filo­so­fia poli­ti­ca fino a chi anco­ra aves­se biso­gno di met­te­re una pie­tra sopra l’e­qua­zio­ne anar­chia = disordine.

More­no Pauolon

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