Da rileggere per la prima volta
La presidentessa

Quan­do, nel 1884, Leo­pol­do Alas det­to Cla­rìn si accin­ge a scri­ve­re il suo roman­zo La Pre­si­den­tes­sa, sa bene che gli intel­let­tua­li spa­gno­li ed euro­pei  non per­de­ran­no occa­sio­ne per cri­ti­ca­re un uomo che, recen­sen­do gli scrit­ti altrui, si era crea­to una meri­ta­ta fama di cri­ti­co let­te­ra­rio poco indul­gen­te e puntiglioso.

Le cri­ti­che, infat­ti, non tar­da­no ad arri­va­re: pri­ma fra tut­te quel­la che vede nel suo capo­la­vo­ro nient’altro che una rie­la­bo­ra­zio­ne spa­gno­la del­la più cele­bre Mada­me Bova­ry di Gusta­ve Flau­bert. Che tale ope­ra abbia influi­to su Cla­rìn è fuo­ri discus­sio­ne, come è evi­den­te dal­la tra­ma de La Pre­si­den­tes­sa. Come Emma Bova­ry, anche la bel­la e sen­si­bi­le Anna Ozo­res vede la sua vita con­su­mar­si nel­le pasto­ie di un infe­li­ce matri­mo­nio con un uomo che non ama, e che per giun­ta è mol­to più anzia­no di lei: don Víc­tor Quin­ta­nar, il pre­si­den­te in pen­sio­ne del­la Cor­te di Giu­sti­zia. Cor­teg­gia­ta con per­vi­ca­ce deter­mi­na­zio­ne dal don­gio­van­ni del­la cit­tà, il poli­ti­co libe­ra­le don Àlva­ro Mesía, è sul pun­to di cede­re quan­do la situa­zio­ne si com­pli­ca per­ché di lei s’innamora appas­sio­na­ta­men­te il cano­ni­co don Fer­mín de Pas, l’affascinante capo del­la fazio­ne “devo­ta”.

presidentessaMa le ana­lo­gie con Flau­bert fini­sco­no qui, lad­do­ve comin­cia­no le genia­li inno­va­zio­ni di Cla­rìn: come quel­la di fare del­la cit­tà di Vetu­sta (sot­to cui si amman­ta Ovie­do, cit­tà dove l’autore vive­va), lo sce­na­rio dell’azione, uno dei pro­ta­go­ni­sti –for­se il vero pro­ta­go­ni­sta- del suo roman­zo. Di Vetu­sta sono pro­ta­go­ni­sti tan­to  le stra­de, la Cat­te­dra­le, il club dove l’élite cit­ta­di­na s’incontra all’insegna del pet­te­go­lez­zo e del­la mal­di­cen­za, quan­to la varie­ga­ta uma­ni­tà che la abi­ta: con più di cen­to­cin­quan­ta per­so­nag­gi, La Pre­si­den­tes­sa è un vero e pro­prio roman­zo cora­le, in cui la gran­dez­za dell’autore sta nel saper asse­gna­re a cia­scu­no di essi una cre­di­bi­le individualità.

Il cul­mi­ne di tale vir­tuo­si­smo si tro­va nel­le figu­re dei due per­so­nag­gi prin­ci­pa­li, Anna e Fer­mìn, lega­ti tra loro da sot­ti­li paral­le­li­smi e descrit­ti così a fon­do nel­le gran­dez­ze e nel­le mise­rie del­le loro per­so­na­li­tà da pro­dur­re nel let­to­re l’illusione che si trat­ti di per­so­ne in car­ne ed ossa. In quest’impresa Cla­rìn è aiu­ta­to dal­le sue pecu­lia­ri scel­te sti­li­sti­che, anch’esse influen­za­te dal­la let­te­ra­tu­ra fran­ce­se coe­va, in spe­cie Flau­bert e Zola. Cla­rìn mutua da loro soprat­tut­to un sapien­te uso del discor­so indi­ret­to libe­ro, ma il suo nar­ra­to­re, ben lun­gi dal­le pre­te­se d’impersonalità del Natu­ra­li­smo, inter­vie­ne con giu­di­zi mora­li da coglie­re in fili­gra­na e con iro­ni­ci acco­sta­men­ti tra gli slan­ci di sen­ti­men­to dei per­so­nag­gi e i più pro­sai­ci det­ta­gli del­la vita pro­vin­cia­le vetustense.

Que­sto capo­la­vo­ro del Rea­li­smo paga pur­trop­po lo scot­to del­la poca dime­sti­chez­za del pub­bli­co ita­lia­no con le let­te­ra­tu­re ibe­ri­che, così spes­so sono solo gli stu­den­ti di Lin­gue ad ave­re l’occasione di entra­re in con­tat­to con La Pre­si­den­tes­sa. La sua vivi­da rap­pre­sen­ta­zio­ne del­la socie­tà spa­gno­la dell’Ottocento, ric­ca di ver­ve pole­mi­ca, ma soprat­tut­to il suo inten­so sca­vo psi­co­lo­gi­co, che per­met­te al roman­zo di assol­ve­re al com­pi­to di favo­ri­re l’“educazione sen­ti­men­ta­le” del let­to­re, fan­no auspi­ca­re che La Pre­si­den­tes­sa pos­sa cono­sce­re un mag­gior suc­ces­so in Italia.

Lidia Zanet­ti Domingues

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