Sporting Club
Herrera, Rocco e quel calcio romantico di una Milano che non c’è più

Per chi aves­se la sfor­tu­na di tro­var­si a Mila­no ad ago­sto per stu­dio o per lavo­ro, o sem­pli­ce­men­te di pas­sag­gio tra una vacan­za e l’altra, c’è una mostra a Palaz­zo Rea­le che meri­te­reb­be una visi­ta: Milan Inter ’63. La leg­gen­da del Mago e del Paròn. Si trat­ta di un’esposizione sull’indimenticabile Mila­no cal­ci­sti­ca (ma non solo) di cinquant’anni fa: all’inizio degli anni Ses­san­ta, nel­la capi­ta­le eco­no­mi­ca dell’Italia del Boom, arri­va­ro­no due per­so­nag­gi desti­na­ti a far par­la­re di sè anche nei decen­ni suc­ces­si­vi. Hele­nio Her­re­ra e Nereo Rocco.
Rispet­ti­va­men­te alle­na­to­ri dell’Inter e del Milan, il Mago ed il Paròn con­tri­bui­ro­no, pur con gli sti­li diver­si, a por­ta­re per la pri­ma vol­ta le squa­dre mene­ghi­ne ai ver­ti­ci del cal­cio mondiale.

helenio_herreraLa mostra di Palaz­zo Rea­le, che reste­rà aper­ta sino all’8 set­tem­bre, offre uno spac­ca­to di quel­la Mila­no per­du­ta, che anco­ra si tro­va­va al con­fi­ne tra la ristret­tez­ze del dopo­guer­ra e l’ondata moder­niz­za­tri­ce che l’avrebbe tra­vol­ta di lì a poco: accan­to alle foto­gra­fie del­le fab­bri­che dell’hinterland e dei pri­mi super­mer­ca­ti si pos­so­no vede­re le imma­gi­ni di un con­tan­di­no che mie­te il gra­no sul­lo sfon­do del­le case popo­la­ri del Gratosoglio.
Anche il cal­cio, nel­la Mila­no dei pri­mi anni Ses­san­ta, riflet­te­va que­sto affa­sci­nan­te momen­to di cam­bia­men­to, evol­ven­do­si da atti­vi­tà pret­ta­men­te spor­ti­va e qua­si ama­to­ria­le nel­la vera e pro­pria indu­stria del­lo show busi­ness che tut­ti conosciamo.

Dopo aver tim­bra­to il pro­prio bigliet­to sot­to un tabel­lo­ne che con­teg­gia gli ingres­si per le due squa­dre (l’Inter, alla data del 1 ago­sto, era in van­tag­gio di qual­che doz­zi­na di voti), il visi­ta­to­re incon­tra una pri­ma sala dedi­ca­ta alle tra­sfor­ma­zio­ni eco­no­mi­che e socia­li del­la Mila­no di que­gli anni, neces­sa­ria per com­pren­de­re l’ambiente entro cui i veri pro­ta­go­ni­sti del­la mostra vis­se­ro e diven­ne­ro tan­to famo­si da rima­ne­re per sem­pre nell’immaginario col­let­ti­vo cittadino.

Segue una sezio­ne dedi­ca­ta alla espe­rien­za di vita dei due tec­ni­ci, con alcu­ni ogget­ti per­so­na­li che sono del­le vere e pro­prie chic­che: dal­la pal­la di strac­ci con cui Hele­nio Her­re­ra gio­ca­va a Bue­nos Aires negli anni del­la sua infan­zia, al dise­gno con dedi­ca che un già famo­sis­si­mo Gior­gio De Chi­ri­co rega­lò a Nereo Roc­co come con­so­la­zio­ne dopo una scon­fit­ta in un derby.

nereo roccoVi è ovvia­men­te anche una par­te più pret­ta­men­te tec­ni­ca, che com­pren­de la descri­zio­ne del­le stra­te­gie e degli sche­mi tat­ti­ci di Inter e Milan, che con­tri­bui­sco­no a rico­strui­re le dif­fe­ren­ti per­so­na­li­tà di due figu­re così affa­sci­nan­ti come quel­le del Mago e del Paròn: più estro­so e direm­mo oggi “media­ti­co” l’argentino Her­re­ra (leg­gen­da­ria la sua spa­val­de­ria: face­va appen­de­re negli spo­glia­toi car­tel­li con la scrit­ta “vin­ce­re­mo sen­za scen­de­re dal pull­man”); più rusti­co e tra­di­zio­na­le il trie­sti­no asbur­gi­co Roc­co (“Vin­ca il miglio­re? Spe­re­mo de no”).

Anche i due alle­na­to­ri, a loro modo, rispec­chia­va­no le due fac­ce di un’Italia e di una Mila­no che anda­va ride­fi­nen­do la pro­pria iden­ti­tà: da un lato la ven­ta­ta di moder­niz­za­zio­ne cosmo­po­li­ta e scien­ti­fi­ca­men­te orga­niz­za­ta del Mago, che anno­ta­va tut­to meti­co­lo­sa­men­te sui suoi tac­cu­ni e face­va, potrem­mo dire, del mar­ke­ting ante lit­te­ram; dall’altro l’eredità con­ta­di­na e l’ironia bona­ria del Paròn, che appro­fon­di­va il rap­por­to uma­no con i gio­ca­to­ri, e al cal­co­lo del­le calo­rie pre­fe­ri­va una tavo­la imban­di­ta e un nume­ro non indif­fe­ren­te di bot­ti­glie di rosso.

Anche gli ogget­ti espo­sti testi­mo­nia­no la diver­sa indo­le dei due per­so­nag­gi: pagi­ne e pagi­ne fit­te di anno­ta­zio­ni tec­ni­che per Her­re­ra, un’epica foto di Roc­co che gio­ca a car­te con un gio­va­nis­si­mo Fabio Capel­lo per il Paròn.
Deno­mi­na­to­re comu­ne alle due squa­dre e ai due alle­na­to­ri era però la voglia— e l’indubbia capa­ci­tà— di vin­ce­re : tra il 1963 e il 1968 Inter e Milan vin­se­ro cin­que scu­det­ti, cin­que Cop­pe dei Cam­pio­ni (allo­ra si chia­ma­va così) e tre Cop­pe Inter­con­ti­nen­ta­li, solo per cita­re i tro­fei maggiori.
Per tre anni con­se­cu­ti­vi Mila­no fu capi­ta­le del cal­cio euro­peo, e a tutt’oggi è l’unica cit­tà al mon­do ad aver avu­to due socie­tà cal­ci­sti­che cam­pio­ni del mon­do: una leg­gen­da, i cui arte­fi­ci prin­ci­pa­li furo­no pro­prio Her­re­ra e Rocco.

gianni breraInte­res­san­te anche la sezio­ne dedi­ca­ta a Gian­ni Bre­ra, il gior­na­li­sta che del Mago e del Paròn con­tri­buì for­se più di tut­ti a for­gia­re le figu­re. Insie­me alla Mont­blanc e alla Let­te­ra 22 Oli­vet­ti, del gran­de gior­na­li­sta sono ripro­po­ste le mil­le espres­sio­ni e neo­lo­gi­smi che anco­ra oggi influen­za­no inde­le­bil­men­te il les­si­co cal­ci­sti­co ita­lia­no: cur­so­re, golea­dor, meli­na, pre­tat­ti­ca, con­tro­pie­de, sono tut­ti ter­mi­ni conia­ti da Brera.
Lo stes­so vale per i due sto­ri­ci sopran­no­mi di baù­scia (i neraz­zur­ri) e cascia­vit (i ros­so­ne­ri): un po’ sbruf­fo­ni e spa­val­di i pri­mi, appar­te­nen­ti alla buo­na bor­ghe­sia del cen­tro; più popo­la­ri e pro­sai­ci i secon­di, spes­so favo­ri­ti fra i tan­ti immi­gra­ti meri­dio­na­li. Ormai i ruo­li, con Ber­lu­sco­ni e Morat­ti jr, si sono qua­si inver­ti­ti, e quel­le imma­gi­ni appar­ten­go­no a un pas­sa­to sbia­di­to e lon­ta­nis­si­mo; sono però ben più com­pren­si­bi­li se pen­sia­mo alle due figu­re di Her­re­ra e di Roc­co, più teme­ra­rio e sfron­ta­to l’uno, più autoi­ro­ni­co e popo­lar­men­te “auten­ti­co” l’altro.

Seguo­no poi alcu­ni fil­ma­ti d’epoca, tra cui spic­ca­no una diver­ten­te inter­vi­sta di Adria­no Celen­ta­no al Mago, e un video in cui il pre­si­den­te del Milan Riz­zo­li pre­sen­ta alla stam­pa il neo­na­to cen­tro di alle­na­men­to di Mila­nel­lo (“i cal­cia­to­ri ven­go­no qua­si tut­ti da fami­glie con­ta­di­ne e rischia­no di cade­re nel­le ten­ta­zio­ni del­la città…”)
Sono imma­gi­ni che evo­ca­no atmo­sfe­re ormai scom­par­se, istan­ta­nee da un mon­do e da uno sport che sono irri­me­dia­bil­men­te cam­bia­ti: è tut­ta­via bel­lo ricor­dar­le nell’ambito di una mostra che con­ce­de un poco alla nostal­gia di un cal­cio che non esi­ste più, e che come me for­se qual­cu­no qual­cu­no si tro­va a sogna­re e qua­si a rim­pian­ge­re, pur sen­za aver­la vissuta.

Gio­van­ni Masini

“MILANO ’63. LA LEGGENDA DEL MAGO E DEL PARON”, Palaz­zo Rea­le, fino all’8 set­tem­bre; inte­ri 8e, ridot­ti 6.5e; cata­lo­go Ski­ra 25e.

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