Il MuSe di Renzo Piano: ecosostenibilità e didattica

A qua­si un mese da quan­do Ren­zo Pia­no è sta­to nomi­na­to sena­to­re a vita dal Pre­si­den­te del­la Repub­bli­ca, Vul­ca­no ha deci­so di rea­liz­za­re un ser­vi­zio sull’ultima fati­ca dell’architetto geno­ve­se, il MuSe – il Museo del­le Scien­ze – di Tren­to, inau­gu­ra­to il 27 luglio scor­so. Sia­mo sali­ti su un tre­no e sia­mo anda­ti nel­la cit­tà del Con­ci­lio alla sco­per­ta di alcu­ni dei moti­vi che pos­so­no giu­sti­fi­ca­re la nomi­na a vita al Parlamento.

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Cele­bra­to come il sim­bo­lo di tut­to quan­to di più moder­no, eco­so­ste­ni­bi­le e inter­na­zio­na­le c’è in Ita­lia, il MuSe rap­pre­sen­ta anche uno dei fio­ri all’occhiello del­la ricer­ca scien­ti­fi­ca, archi­tet­to­ni­ca e didat­ti­ca euro­pea. Tra linee essen­zia­li e colo­ri dai toni chia­ri, il museo è inte­ra­men­te pre­sen­ta­to in tre lin­gue, ita­lia­no, ingle­se e tedesco.

Costrui­to con tec­ni­che eco­so­ste­ni­bi­li, il com­ples­so si erge sul­le rive dell’Adige, sul ter­re­no un tem­po appar­te­nu­to alla Miche­lin e ora sede del nuo­vo quar­tie­re resi­den­zia­le “Le Albe­re”, anch’esso pro­get­ta­to dal­lo stu­dio Pia­no. Imme­dia­ta­men­te rico­no­sci­bi­le gra­zie alla coper­tu­ra in vetro e accia­io, l’inconfondibile pro­fi­lo del MuSe ricor­da quel­lo del­le mon­ta­gne cir­co­stan­ti, la cui sto­ria e il cui ambien­te si pro­po­ne appun­to di raccontare.

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I vari pia­ni del museo – dedi­ca­ti alle diver­se disci­pli­ne scien­ti­fi­che, dal­la fisi­ca alla bio­lo­gia, dal­la geo­lo­gia alla gene­ti­ca – sono tut­ti ideal­men­te com­pre­si nel cosid­det­to “Great Void” cen­tra­le, un altis­si­mo spa­zio ver­ti­ca­le che uni­sce il tet­to al livel­lo del ter­re­no. Popo­la­to di ani­ma­li impa­glia­ti sospe­si a sot­ti­lis­si­mi cavi, che con­tri­bui­sco­no a defi­ni­re pro­fon­da­men­te una del­le par­ti più spet­ta­co­la­ri dell’intero com­ples­so, in esso è appli­ca­to il prin­ci­pio del­la “gra­vi­tà zero” tan­to caro a Pia­no: all’interno del museo, per­si­no i reper­ti mine­ra­ri più pesan­ti sono sta­ti sospe­si in aria con funi e tiran­ti d’acciaio.

Accan­to a pez­zi più tra­di­zio­na­li come il gran­de sche­le­tro di bale­na che ador­na il pia­no ter­ra con­vi­vo­no solu­zio­ni espo­si­ti­ve più moder­ne e aper­te anche a una dimen­sio­ne ludi­ca: gli uccel­li diven­ta­no aerei di linea, e le gran­di migra­zio­ni sono pre­sen­ta­te su display che ripro­du­co­no il tabel­lo­ne del­le par­ten­ze tipi­co degli aero­por­ti. Tra le attra­zio­ni che atti­ra­no mag­gior­men­te i visi­ta­to­ri vi sono le nuo­ve stam­pan­ti 3D, il cui fun­zio­na­men­to è con­cre­ta­men­te spie­ga­to median­te la pro­du­zio­ne di pic­co­li pro­to­ti­pi rea­liz­za­ti in fibra di ami­do di mais. Tut­ta­via il pub­bli­co si sof­fer­ma anche davan­ti alle sezio­ni più “serie” dedi­ca­te alla pre­ven­zio­ne idro­geo­lo­gi­ca e all’attività del­la pro­te­zio­ne civi­le, i cui com­pi­ti ven­go­no spie­ga­ti gra­zie a model­li­ni rea­liz­za­ti dai ragaz­zi del­la vici­na facol­tà d’ingegneria. Un disco tra­spa­ren­te e poche pal­li­ne di poli­sti­ro­lo sono suf­fi­cien­ti a spie­ga­re i feno­me­ni fisi­ci che dan­no ori­gi­ne alle valan­ghe, illu­stran­do­ne le dina­mi­che e i rischi.

Un’ampia sezio­ne del museo è occu­pa­ta dal­la ser­ra tro­pi­ca­le, che ospi­ta la rico­stru­zio­ne di un eco­si­ste­ma mon­ta­no dell’Africa cen­tro-orien­ta­le, dove il museo ha svi­lup­pa­to da anni un impor­tan­te pro­get­to di ricerca.

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Tut­ta­via quest’ambiente affa­sci­nan­te, che pure è una del­le par­ti più visi­ta­te dell’intero museo, è sta­to anche ogget­to di alcu­ne tra le cri­ti­che più fero­ci al pro­get­to del MuSe, soprat­tut­to da par­te del­le ammi­ni­stra­zio­ni loca­li. Per­ché inve­sti­re i sol­di dei con­tri­buen­ti per rea­liz­za­re una ser­ra tro­pi­ca­le, per giun­ta nel bel mez­zo del­le Dolomiti?

E’ sta­to lo stes­so Pia­no a rispon­de­re, impe­gnan­do­si a difen­de­re e a sdo­ga­na­re la rea­liz­za­zio­ne del­la ser­ra. Oltre agli evi­den­ti van­tag­gi per la ricer­ca, la cos

tru­zio­ne del­la ser­ra ha pro­vo­ca­to rica­du­te posi­ti­ve sul­la popo­la­zio­ne loca­le tan­to dal pun­to di vista del­la didat­ti­ca (con la par­te­ci­pa­zio­ne di sco­la­re­sche e stu­den­ti dell’Università), quan­to da quel­lo del coin­vol­gi­men­to del­la popo­la­zio­ne loca­le. I resi­dui vege­ta­li pota­ti dai giar­di­nie­ri, ad esem­pio, non ven­go­no rimos­si, ma lascia­ti in ter­ra a dispo­si­zio­ne dei visi­ta­to­ri; con i pro­dot­ti ali­men­ta­ri del­le pian­te accol­te nel­la ser­ra ven­go­no orga­niz­za­te rego­la­ri – e apprez­za­tis­si­me — degu­sta­zio­ni di frut­ti e cibi tropicali.

Quel­lo dell’interattività è appun­to uno dei con­cet­ti por­tan­ti intor­no a cui è sta­to rea­liz­za­to il pro­get­to scien­ti­fi­co e didat­ti­co del MuSe, non solo all’interno del­la sezio­ne dedi­ca­ta alla bota­ni­ca. I pez­zi espo­sti sono per quan­to pos­si­bi­le a dispo­si­zio­ne del visi­ta­to­re, che li può toc­ca­re, rigi­ra­re ed esplo­ra­re a pro­prio pia­ce­re, e i labo­ra­to­ri in cui lavo­ra­no i ricer­ca­to­ri del museo sono tra­spa­ren­ti e visi­ta­bi­li anche dal pub­bli­co. Un’ampia sezio­ne è dedi­ca­ta all’apprendimento dei bam­bi­ni, che pos­so­no sco­pri­re come sdra­iar­si su un let­to di chio­di sen­za ferir­si pro­van­do l’esperienza in pri­ma persona.

MuSe (3)Biso­gna però ricor­da­re che il museo non costi­tui­sce solo un polo cul­tu­ra­le, ma anche e soprat­tut­to un luo­go d’incontro e di socia­liz­za­zio­ne per i cit­ta­di­ni, come for­te­men­te volu­to dal­lo stes­so Pia­no: gli ambien­ti di risto­ro come il bar e i giar­di­ni resta­no infat­ti aper­ti anche nel gior­no – il lune­dì — in cui le sale del museo riman­go­no chiuse.

Nono­stan­te alcu­ne pic­co­le sor­pre­se in nega­ti­vo (i tan­to decan­ta­ti pan­nel­li foto­vol­tai­ci copro­no per ora solo il 2% del fab­bi­so­gno ener­ge­ti­co del museo), il MuSe è senz’altro un otti­mo moti­vo per una gita fuo­ri por­ta a poco più di due ore di tre­no da Mila­no, e una del­le testi­mo­nian­ze inte­res­san­ti che in Ita­lia qual­co­sa di buo­no, ogni tan­to, vie­ne fatto.

Gio­van­ni Masini

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