Be a man?

Mar­te­dì 15 otto­bre era usci­to un arti­co­lo sul­la Lon­don Sperm Bank per la rubri­ca “Cro­na­che da Lon­dra” ma, a cau­sa di pole­mi­che all’in­ter­no del­la reda­zio­ne e com­men­ti poco lusin­ghie­ri lascia­ti sul sito, è sta­to rimos­so dopo un paio di ore.

Ve lo ripro­po­nia­mo segui­to da due let­te­re di rispo­sta scrit­te dai redat­to­ri Fran­ce­sco Flo­ris e Ales­san­dro Mas­so­ne. Inol­tre, nel pod­ca­st di que­sto gio­ve­dì tor­ne­re­mo a par­la­re di dona­zio­ne di sper­ma e geni­to­ria­li­tà con Gio­van­ni Masi­ni, auto­re del­l’ar­ti­co­lo, e alcu­ni ospi­ti di Gay­Sta­ta­le, cer­can­do di offrir­vi una pano­ra­mi­ca a 360° sull’argomento.

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La metro­po­li­ta­na di Lon­dra, si sa, è famo­sa in tut­to il mon­do per esse­re la più anti­ca del pia­ne­ta, una del­le più este­se e cele­bra­te, immor­ta­la­ta in innu­me­re­vo­li film e romanzi.
Rifu­gio per i lon­di­ne­si dal­le bom­be tede­sche duran­te la secon­da guer­ra mon­dia­le, l’underground, con il suo sim­bo­lo bian­co ros­so e blu, è ormai diven­ta­ta un’icona glo­ba­le del­la capi­ta­le britannica.
La tube ha tut­ta­via un’altra carat­te­ri­sti­ca sin­go­la­re che la distin­gue, ad esem­pio, dal­le sue omo­lo­ghe ita­lia­ne: una vol­ta a bor­do, non par­la nes­su­no. Non si chiac­chie­ra nem­me­no con i pro­pri ami­ci, nean­che se lo si sta­va facen­do fino al momen­to pri­ma sul­la ban­chi­na. Silen­zio tombale.

Così, non aven­do mol­to da fare, visto che – stra­no ma vero — il cel­lu­la­re non pren­de, capi­ta di met­ter­si a scor­re­re que­gli avvi­si pub­bli­ci­ta­ri affis­si sopra le por­te, di quel­li che non si leg­go­no mai.
Una pub­bli­ci­tà pro­gres­so, se così si può chia­ma­re, col­pi­sce la mia atten­zio­ne: tra avvi­si con­tro i peri­co­li del fumo e a favo­re del­la pro­te­zio­ne del­la mater­ni­tà, cam­peg­gia­no nume­ro­si gli invi­ti a dona­re sper­ma, pres­so il cen­tro di rac­col­ta deno­mi­na­to Lon­don Sperm Bank.
In cam­bio di una dona­zio­ne di seme si rice­vo­no £35 — poco più di qua­ran­ta euro — e si rea­liz­za il sogno di una don­na che, per i più sva­ria­ti moti­vi, non rie­sce ad ave­re figli.

Quan­do esco dal­la metro­po­li­ta­na e tor­no a casa, tra le pub­bli­ci­tà del­la home page di Face­book, mi com­pa­re lo stes­so spot. Visi­tan­do il sito www.londonspermbank.com si sco­pre che in Gran Bre­ta­gna c’è appa­ren­te­men­te gran biso­gno di dona­zio­ni, con una doman­da in costan­te aumen­to e riser­ve di seme non sufficienti.
Vie­ne spie­ga­to come sia­no sem­pre più le cate­go­rie di per­so­ne che potreb­be­ro bene­fi­cia­re del­le dona­zio­ni: cop­pie ste­ri­li, cop­pie di don­ne lesbi­che, don­ne sin­gle, tut­te cate­go­rie a cui non pos­sia­mo nega­re il “dirit­to” ad ave­re un figlio, le cui vite potreb­be­ro esse­re cam­bia­te da un nostro (par­lo ai maschiet­ti) gesto di gene­ro­si­tà – gene­ro­si­tà che, anche se poco, è paga­ta in mone­ta sonante.

Avrò senz’altro una men­ta­li­tà anti­qua­ta, ma tut­ta que­sta fac­cen­da mi ha tur­ba­to un po’. Mi pare evi­den­te che chi si pre­sen­ta alla Ban­ca per dona­re il seme non è poi inte­res­sa­to a cono­sce­re il frut­to del pro­prio gesto – altri­men­ti lo elar­gi­reb­be diret­ta­men­te alla don­na che ama. Con ogni pro­ba­bi­li­tà, quin­di, i bam­bi­ni nati dal­la Ban­ca del seme di Lon­dra, cre­sce­ran­no per la mag­gior par­te sen­za cono­sce­re uno dei pro­pri geni­to­ri biologici.
Lo so, lo so, meglio cre­sce­re in una fami­glia con due geni­to­ri adot­ti­vi piut­to­sto che alle­va­ti da geni­to­ri natu­ra­li dege­ne­ra­ti o vio­len­ti: ma la casi­sti­ca non ci por­ta lon­ta­no, dal momen­to che pro­se­guen­do su que­sta stra­da si potreb­be dire che è meglio anda­re in bici con un fre­no rot­to piut­to­sto che con entram­be le gom­me a ter­ra. E’ evi­den­te che dege­ne­ra­ti e vio­len­ti esi­sto­no tan­to tra le cop­pie omo­sex, quan­to tra quel­le ete­ro­ses­sua­li, quan­to tra i geni­to­ri single.

Al di là del­la posi­zio­ne dei bam­bi­ni – su cui ritor­ne­rò poi – non pos­so non pen­sa­re, da uomo, alla sen­sa­zio­ne di abban­do­no che pro­ve­rei sapen­do di ave­re un figlio spar­so per il mon­do di cui cono­sco poco o nul­la. Alla sen­sa­zio­ne che potrei pro­va­re allon­ta­nan­do­mi dal­la Ban­ca del Seme, dopo aver rice­vu­to qua­ran­ta euro in cam­bio del­la pos­si­bi­li­tà di aver dato la vita a un esse­re uma­no. E non sto nem­me­no qui a par­la­re del­la pos­si­bi­li­tà di anda­re a dona­re sper­ma tut­te le set­ti­ma­ne, pro­crean­do doz­zi­ne di figli, da qui alla fine dell’età fer­ti­le maschi­le, ben oltre i sessant’anni. Sono solo io a pen­sa­re che non si trat­ti di qual­co­sa di nor­ma­le? Che la natu­ra e l’istinto dell’essere uma­no, cul­tu­ral­men­te pla­sma­to, se si vuo­le, da seco­li di civi­liz­za­zio­ne, è quel­lo di ama­re e cura­re la pro­pria pro­le? Sono l’unico a cui l’idea che il richia­mo dei sol­di in cam­bio di quel­la che — la si voglia chia­ma­re con ter­mi­ne più o meno poe­ti­co — è la fon­te del­la vita, sia essen­zial­men­te immorale?

Pren­de­re la metro, leg­ge­re un annun­cio, dona­re lo sper­ma (l’unico caso di dono che non è gra­tui­to ma retri­bui­to), e tor­nar­se­ne tran­quil­la­men­te a casa, non è for­se la spia di un pano­ra­ma antro­po­lo­gi­co e intel­let­tua­le in cui l’etica gia­ce dimen­ti­ca­ta nel­le pagi­ne dei libri di filo­so­fia? Pos­si­bi­le che nes­su­no si inter­ro­ghi sul­la mora­li­tà di una pub­bli­ci­tà del gene­re, che nes­su­no abbia pau­ra di sfi­da­re la pub­bli­ca gogna – innal­za­ta sot­to la ben nota e infla­zio­na­tis­si­ma eti­chet­ta di “mora­li­smo” — a cui è ormai sot­to­po­sto chiun­que osi par­la­re di eti­ca e di morale?

For­se sba­glio a pen­sa­re che il com­pen­so in dena­ro attrag­ga in pri­mo luo­go chi ha meno dispo­ni­bi­li­tà eco­no­mi­che, umi­lian­do­ne il dirit­to ad ama­re ed accu­di­re la pro­pria pro­le? La ces­sio­ne del­la geni­to­ria­li­tà come ulti­ma fron­tie­ra del­la sussistenza?
For­se, voglio fare una pro­vo­ca­zio­ne, tut­to l’impianto del­la Lon­don Sperm Bank si ridu­ce ad un pre­te­sto la cui uni­ca fun­zio­ne è quel­la di ren­de­re più ano­ni­ma la ven­di­ta – ed uso que­sta paro­la, dura, non a caso – di un figlio. Da qui alla ven­di­ta di un figlio già con­ce­pi­to, il pas­so è breve.
Mi si potrà obiet­ta­re che una ban­ca del seme garan­ti­rà un mag­gior livel­lo di con­trol­li sani­ta­ri, evi­tan­do fecon­da­zio­ni di sper­ma­to­zoi ed ovu­li non per­fet­ta­men­te sani, e per­met­ten­do una miglio­re sele­zio­ne degli embrio­ni: euge­ne­ti­ca, in paro­le povere.

Mi si potrà obiet­ta­re che qual­co­sa del gene­re acca­de già con le dona­zio­ni di san­gue, pla­sma e altro mate­ria­le orga­ni­co: ma, in Ita­lia alme­no, le dona­zio­ni sono volon­ta­rie e non retri­bui­te, e comun­que dona­re il san­gue non gene­ra un’altra vita nuo­va, non con­sen­te la nasci­ta di un nuo­vo sog­get­to viven­te e pensante.
Vor­rei chiu­de­re con un appel­lo, per quan­to idea­li­sta e pri­vo di ogni effi­ca­cia pra­ti­ca: che i dona­to­ri di sper­ma rifiu­ti­no il com­pen­so di £35, l’equivalente in dena­ro di una sera­ta al pub. Che il cosid­det­to “dirit­to” di ave­re figli alme­no sia un dirit­to alla por­ta­ta di tut­ti, e non cedi­bi­le ad altri in cam­bio di pochi spiccioli.
For­se solo rifiu­tan­do quei sol­di potrem­mo dav­ve­ro defi­nir­ci uomi­ni, e dare un sen­so a quel­lo slo­gan, “be a man”, che pub­bli­ciz­za l’attività del­la Lon­don Sperm Bank.

Gio­van­ni Masini

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Ci ten­go a pre­ci­sa­re un pun­to: ho un enor­me rispet­to del­le opi­nio­ni per­so­na­li, se suf­fi­cien­te­men­te arti­co­la­te, quan­d’an­che con­si­de­ra­te “retro­gra­de” o “anti­qua­te”, paro­le che soli­ta­men­te ven­go­no uti­liz­za­te per deni­gra­re l’in­ter­lo­cu­to­re sen­za col­pi­re nel meri­to del­le sue argomentazioni.

In secon­do luo­go nutro rispet­to per­so­na­le per il redat­to­re che nel­la gior­na­ta di mar­te­dì quin­di­ci otto­bre ha pub­bli­ca­to su que­sta testa­ta un arti­co­lo dedi­ca­to alla Lon­don Sperm Bank; rispet­to che deri­va dal­l’at­ten­ta let­tu­ra dei suoi arti­co­li, ogni qual vol­ta se ne pre­sen­ti l’occasione.

Posto che que­sto è il ter­re­no sul qua­le si gio­ca e che alcu­ne del­le argo­men­ta­zio­ni por­ta­te a favo­re del­la sua tesi sono ben più che sem­pli­ci spun­ti di rifles­sio­ne, mi per­met­to di far nota­re una serie di sno­di cri­ti­ci sui qua­li for­se è oppor­tu­no soffermarsi.

Pri­mo: le pub­bli­ci­tà “socia­li” nel Regno Uni­to sono tra­di­zio­nal­men­te più inci­si­ve o pro­vo­ca­to­rie di quel­le rea­liz­za­te in casa nostra e que­sta è la prin­ci­pa­le ragio­ne del loro suc­ces­so; spes­so si sostie­ne che i comu­ni­ca­to­ri nostra­ni dovreb­be­ro pren­de­re a rife­ri­men­to il model­lo anglo­sas­so­ne e a nul­la val­go­no le cri­ti­che di amo­ra­li­tà, per­ché la pub­bli­ci­tà sem­pli­ce­men­te non si ser­ve di que­sto metro di giu­di­zio, ma piut­to­sto di quel­lo del­l’ef­fi­cien­za, del­l’ef­fi­ca­cia comunicativa.
Que­sto che ci piac­cia o non ci piaccia.

Secon­do: non capi­sco quan­to pos­sa esse­re rile­van­te la que­stio­ne del­le 35 ster­li­ne per dona­zio­ne di sper­ma e non pen­so che l’o­pi­nio­ne del redat­to­re cam­bie­reb­be se si trat­tas­se di un più cospi­cuo paga­men­to (ponia­mo mil­le ster­li­ne), né tan­to meno se la dona­zio­ne avve­nis­se gra­tui­ta­men­te, visto che anche in que­st’ul­ti­mo caso i ter­mi­ni del pro­ble­ma, come l’ab­ban­do­no di una vita o l’as­sen­za di uno dei due geni­to­ri natu­ra­li, rimar­reb­be­ro inalterati.
Con­si­de­ra­zio­ni di ordi­ne mora­le sul­la com­pra­ven­di­ta sono quin­di irri­le­van­ti, mal­gra­do gli effet­ti reto­ri­ci che in altre sedi godreb­be­ro di una pro­pria validità.
Il Ser­vi­zio Sani­ta­rio Nazio­na­le con­ce­de una som­ma di dena­ro ai dona­to­ri per incen­ti­va­re una pra­ti­ca che altri­men­ti andreb­be deserta.
In Ita­lia il san­gue si dona gra­tis e que­sto approc­cio inte­ger­ri­mo pur­trop­po com­por­ta note­vo­li defi­cit di rac­col­ta, con rela­ti­vi pro­ble­mi sem­pre più pro­fon­di nel­l’e­lar­gi­re alla popo­la­zio­ne cure gra­tui­te e adeguate. 

Ter­zo: ho la sen­sa­zio­ne che l’au­to­re tal­vol­ta non noti la dif­fe­ren­za che inter­cor­re fra eti­ca e mora­le; det­ta in sol­do­ni, la pri­ma appar­tie­ne all’a­gi­re socia­le, poli­ti­co se voglia­mo, men­tre la secon­da è di stret­ta ordi­nan­za individuale.
Nes­su­na isti­tu­zio­ne può obbli­ga­re la sin­go­la per­so­na a dona­re sper­ma, pla­sma, san­gue, orga­ni o quan­t’al­tro con­tro la sua volon­tà, ma è altret­tan­to chia­ro che nes­su­na per­so­na dota­ta legit­ti­ma­men­te di una mora­le inte­gra pos­sa obbli­ga­re gli altri mem­bri del­la socie­tà a com­por­tar­si secon­do i pro­pri valori.
Per que­sta ragio­ne esi­sto­no le isti­tu­zio­ni, che cer­ca­no di media­re fra que­ste due con­flit­tua­li com­po­nen­ti, lascian­do liber­tà di coscien­za su alcu­ne tema­ti­che, nel­l’in­te­res­se generale.

Quar­to: nel sito del­la Lon­don Sperm Bank vie­ne chia­ri­to che la pra­ti­ca del­la dona­zio­ne non può pro­se­gui­re fin­ché mor­te non ci sepa­ri, ma fino ai 41 anni di età, pre­via con­ti­nue visi­te medi­che e col­lo­qui sul­le con­se­guen­ze del­la dona­zio­ne stes­sa; l’i­po­te­si quin­di di un dona­to­re seria­le che ne fac­cia una for­ma di sus­si­sten­za (poi mi si spie­ghe­rà a qua­li lus­si del­la vita mon­da­na si acce­de a Lon­dra con tren­ta­cin­que ster­li­ne a set­ti­ma­na) mi suo­na fran­ca­men­te assur­da. Inol­tre se un fat­to risul­ta amo­ra­le, lo è a pre­scin­de­re dal nume­ro di vol­te in cui si ripe­te, men­tre se una nazio­ne deci­de di chie­de­re a gran voce dona­to­ri di sper­ma (come avvie­ne evi­den­te­men­te in Inghil­ter­ra) si avran­no alcu­ni casi di per­so­ne “pro­fes­sio­nal­men­te” adi­bi­te a que­sto servigio.
Non cre­do che real­men­te acca­da tran­ne che nei libri di Hux­ley, ma in ogni caso non ci sareb­be nul­la di male.

Quin­to: usa­re le nozio­ni di istin­to e uma­na natu­ra in un arti­co­lo divul­ga­ti­vo e sen­za meglio spe­ci­fi­ca­re con­du­ce ver­so sen­tie­ri rovinosi.
Una vol­te per tut­te: l’uo­mo non ha istin­ti, al mas­si­mo pul­sio­ni o resi­dui istin­tua­li; gli istin­ti sono rispo­ste rigi­de ad uno sti­mo­lo, alle qua­li non ci si può sot­trar­re mai.
Per quan­to riguar­da l’u­ma­na natu­ra, con­cet­to su cui sono sta­ti scrit­ti tan­ti di quei libri da riem­pi­re la Biblio­te­ca di Babe­le, meglio non pronunciarsi.
Di cer­to essa non può esse­re ricon­dot­ta all’a­mo­re e alla cura del­la pro­pria pro­le, come avan­za­to nel­l’ar­ti­co­lo, a meno di non voler giu­di­ca­re con­tro natu­ra pre­ti, sca­po­li, asce­ti e in gene­ra­le tut­ti colo­ro che deci­do­no di non ave­re figli, di non rico­no­scer­li, di non amar­li o di non pren­der­se­ne cura per le più sva­ria­te ragioni.
Dicia­mo­lo chia­ra­men­te: ciò che è con­tro natu­ra sem­pli­ce­men­te non acca­de per­ché non può accadere.

Sesto: se si deci­de di muo­ve­re cri­ti­che alla fecon­da­zio­ne arti­fi­cia­le e ciò che essa com­por­ta, inclu­sa la dona­zio­ne di sper­ma, allo­ra biso­gna esse­re cri­ti­ci anche nei con­fron­ti del­l’in­ter­ru­zio­ne di gra­vi­dan­za, del­l’ac­ca­ni­men­to tera­peu­ti­co, del­l’eu­ta­na­sia, del­la spe­ri­men­ta­zio­ne sul­le sta­mi­na­li – in gene­ra­le di qua­lun­que pra­ti­ca medi­ca, anche quel­le più comu­ni. Perché?
Per­ché la medi­ci­na è per sua stes­sa essen­za mani­po­la­zio­ne del­la vita, “gio­co” con la vita e con il cor­po uma­no, essa accor­cia o allun­ga qual­co­sa che inve­ce avreb­be una sua sca­den­za “natu­ra­le”.
Que­sto è con­trol­lo bio­po­li­ti­co – per­ché di con­trol­lo si trat­ta – ma non se ne può fare a meno pur­trop­po o per for­tu­na e comun­que non è un feno­me­no riguar­dan­te l’ul­ti­mo seco­lo o gli ulti­mi decenni.
Sem­pli­ce­men­te ora vie­ne pro­ble­ma­tiz­za­to anche per­ché assu­me pro­por­zio­ni mastodontiche.

Ben ven­ga­no arti­co­li e opi­nio­ni che met­ta­no sot­to attac­co le veri­tà asso­da­te dei rea­zio­na­ri come dei pro­gres­si­sti – per usa­re que­sta dico­to­mia –, che crei­no nuo­vi spa­zi di discus­sio­ne per la poli­ti­ca, l’e­ti­ca, il dirit­to, la filo­so­fia, la medi­ci­na e la scien­za tut­ta, se neces­sa­rio anche par­ten­do dai pro­pri valori.

Per­so­nal­men­te com­pren­do le istan­ze che han­no con­dot­to l’au­to­re a scri­ve­re un pez­zo di que­sto teno­re; sia­mo esse­re par­zia­li e spes­so soc­com­bia­mo di fron­te a ciò che non sem­bra ave­re limi­te – come appa­re ai nostri occhi la scien­za, quan­d’an­che vota­ta ad un non pre­ci­sa­to bene col­let­ti­vo che tal­vol­ta si tra­mu­ta in disgrazia.
Lo sgo­men­to ci appar­tie­ne e la nega­zio­ne del pro­gres­so è qua­si un’i­dea rivo­lu­zio­na­ria in un’e­po­ca che bru­cia costan­te­men­te il suo pas­sa­to; il sospet­to nei con­fron­ti di ciò che vie­ne accla­ma­to da tut­ti come “futu­ro” è una gran­de arma di liber­tà intel­let­tua­le, ma biso­gna usar­la con cautela.
Quan­do si scri­ve e a mag­gior ragio­ne quan­do si scri­ve un arti­co­lo che costi­tu­zio­nal­men­te non potrà affron­ta­re tut­ti i risvol­ti di una que­stio­ne com­pli­ca­ta, si ha una dop­pia respon­sa­bi­li­tà: la respon­sa­bi­li­tà ver­so le pro­prie idee e la respon­sa­bi­li­tà ver­so le idee di chi ti legge.
Le nostre paro­le pos­so­no esse­re estra­po­la­te, for­za­te seman­ti­ca­men­te, tra­vi­sa­te e con­dur­re ad esi­ti nega­ti­vi quel nostro ini­zia­le pen­sie­ro mos­so dal­la buo­na fede.
Un modo di difen­der­si da que­sti rischi esi­ste: evi­ta­re di scri­ve­re sul­la base del­le pro­prie sen­sa­zio­ni imme­dia­te davan­ti a un fat­to, eso­ne­rar­si dal­le pro­prie idio­sin­cra­sie, dai pro­pri retag­gi. Far par­la­re il pen­sie­ro auto­no­ma­men­te piut­to­sto che noi stes­si, anche a costo di per­de­re auten­ti­ci­tà e sen­tir­si traditi.

 Anche que­sto signi­fi­ca “esse­re un uomo”.

 Fran­ce­sco Floris

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Idee. Sono tra le armi più affi­la­te del­la nostra spe­cie. Nasco­no inno­cue, per­so­na­li, inti­me, e poi ci è inse­gna­to come usar­le come len­te per defor­ma­re la real­tà. Opi­nio­ni, e realtà.

La cor­ren­te costan­te di opi­nio­ni a cui sia­mo abi­tua­ti ci ha fat­to dimen­ti­ca­re quan­to pre­zio­se e peri­co­lo­se esse sia­no — scri­via­mo e par­lia­mo e twit­tia­mo il nostro sas­so nel fiu­me e non ci pen­sia­mo due vol­te. Il più del­le vol­te è OK. Gran par­te del­le idee è inno­cua, alcu­ne sono sce­men­ze che non han­no con­se­guen­ze, altre sono incre­di­bil­men­te peri­co­lo­se. È faci­le rico­no­sce­re le idee genui­na­men­te distrut­ti­ve: scam­bia­no mone­te di tri­stez­za, di ingiu­sti­zia, di miseria.
Tre sono le idee alla base dell’opinione di Giovanni.
La pri­ma è inno­cua, i dona­to­ri non dovreb­be­ro esse­re paga­ti — poche sareb­be­ro le con­se­guen­ze, ci sareb­be meno sper­ma e i dona­to­ri sareb­be­ro imper­cet­ti­bil­men­te più poveri.
La secon­da è buf­fa, e ruo­ta attor­no a que­sta impor­tan­za mira­co­lo­sa che vie­ne data allo sperma.
La ter­za è vio­len­ta, e met­te in dub­bio che la mater­ni­tà sia un dirit­to di tut­ti. È un’idea distrut­ti­va, che non por­ta nien­te di buo­no a nes­su­no e tan­ta tri­stez­za nell’ipotetica vita del­le per­so­ne non appro­va­te da Giovanni.

For­se, quan­do get­tia­mo il nostro sas­so nel­la cor­ren­te, dovrem­mo pro­va­re a chie­der­ci: “Sto ren­den­do in qual­che modo il mon­do miglio­re, o peggiore?”
Chie­de­re sia nega­to un dirit­to così inti­mo a chiun­que è un’affermazione pesan­te, in nes­sun modo soste­ni­bi­le, non “all’antica”, ma retro­gra­da. Puni­sce i pochi e gli indi­fe­si, col­pe­vo­li dell’imperdonabile cri­mi­ne di esse­re pochi – per defi­ni­zio­ne diversi.
È un’idea peri­co­lo­sa, ed è peri­co­lo­so rischia­re che si dif­fon­da, come fini­sco­no per fare tut­te le idee violente.

Dall’altra par­te del­la vir­go­la, la realtà.
L’intervento del­la scien­za nel­la crea­zio­ne del­la vita e i dirit­ti del­le fami­glie fuo­ri dal main­stream sono due degli argo­men­ti più discus­si e deli­ca­ti di que­sti anni. Come spes­so acca­de in que­sti ambi­ti la dif­fi­col­tà è tut­ta arte­fat­ta, uma­na, e la real­tà è più cru­da e semplice.
Pren­dia­mo­la da lontano.
Qual­sia­si pre­te­sa che lo sper­ma sia una for­ma di vita è fat­tual­men­te scor­ret­ta. La più dif­fu­sa defi­ni­zio­ne di vita è attual­men­te “Un siste­ma chi­mi­co auto­suf­fi­cien­te capa­ce di mani­fe­sta­re evo­lu­zio­ne dar­wi­nia­na.” Se deci­dia­mo di chia­ma­re gli sper­ma­to­zoi vivi, ce la sen­tia­mo di esten­de­re la defi­ni­zio­ne ai glo­bu­li bianchi?Almeno sono diploidi.

Vice­ver­sa, qual­sia­si idea si abbia sul dona­re il pro­prio sper­ma per 35£, non si trat­ta di ven­de­re il pro­prio dirit­to di pater­ni­tà — una sen­ten­za del 31 gen­na­io 2013 ha con­ces­so il dirit­to ad un padre “ven­du­to” di vede­re il pro­prio figlio, nono­stan­te la resi­sten­za del­le madri. Que­sta è un’area in cui è impos­si­bi­le gene­ra­liz­za­re, da entram­bi i lati dell’opinione, e for­se è meglio così.
Per­so­nal­men­te non pos­so con­ce­pi­re come si pos­sa con­si­de­ra­re mater­ni­tà e pater­ni­tà qual­co­sa di diver­so dal cre­sce­re una per­so­na. Una vol­ta cre­sciu­to, ovvia­men­te, il bam­bi­no vor­rà cono­sce­re la pro­pria pro­ve­nien­za bio­lo­gi­ca —ma quan­do incon­tre­rà il suo padre “ven­du­to” sarà un adul­to, e quell’adulto sarà sta­to costrui­to da chi l’ha cre­sciu­to, pri­ma di tutto.
E anco­ra, euge­ne­ti­ca? È euge­ne­ti­ca quel­la di una don­na che sce­glie come part­ner e padre del pro­prio figlio un uomo alto e colto?

Tenen­do le paro­le gros­se per la con­clu­sio­ne, pos­sia­mo attac­ca­re all’idea di “esse­re un uomo” mil­le signi­fi­ca­ti: corag­gio, pro­te­zio­ne, gene­ro­si­tà, fer­ti­li­tà. Quan­to è uomo un aitan­te vigi­le del fuo­co lo è un cari­sma­ti­co stu­dio­so, o un ope­ra­io che lavo­ra fino allo stre­mo per man­te­ne­re la pro­pria famiglia.
L’umanità è vasta e eterogenea.
Il futu­ro è abbrac­cia­re le nostre glo­rio­se diversità.

Ales­san­dro Massone

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Francesco Floris
Blog­gerLin­kie­sta
Col­la­bo­ra­to­re de Linkiesta.it, spea­ker di Mag­ma, blogger.

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