Del: 27 Ottobre 2013 Di: Sebastian Bendinelli Commenti: 0

PREPARATI, LA SINGOLARITÀ È VICINA
okay, allora butto la pasta

La tecnologia digitale ha raggiunto un tale grado di pervasività nelle nostre vite che è saggio ogni tanto fermarsi un attimo e ragionarci sopra attentamente. Purtroppo la velocità con cui corre lo sviluppo scientifico e tecnologico riesce spesso a sorpassare la complessiva lentezza delle nostre riflessioni, e il rischio è di ritrovarsi frastornati e soprattutto passivi di fronte a ciò che il mercato in fibrillazione ci mette davanti ogni mese. È un po’ come sedere al tavolo di un all-you-can-eat infernale, legati alla sedia, condannati ad un’indigestione memorabile. Proviamo a fare un breve viaggio nei nostri stomaci.

1. SMARTPHONE UMANOIDI DAI PROFONDI ABISSI

Negli anni ’60 il cofondatore di Intel Gordon Moore ipotizzò che la potenza dei microprocessori a semiconduzione fosse destinata ad accrescersi esponenzialmente. Più di recente il tecnologo e futurologo Raymond Kurzweil ha esteso questo principio (conosciuto da allora come “legge di Moore”) a tutta la tecnologia nel suo insieme: si spiega così la ragione per cui siamo passati nel giro di due decenni da goffi computer simili a scatoloni di plastica all’iPad e compagnia bella, e si prevede di conseguenza un avanzamento tecnologico ancora più rapido e repentino nei prossimi anni.

Attualmente stiamo correndo verso un’ideale di connessione totale e costante. L’avvento e la diffusione mondiale del personal computer, l’espansione di internet, l’abbattimento dei costi (vi ricordate di quando bisognava stare poco su Internet perché costava?), gli smartphone, le reti 3G e 4G, il wifi ovunque. Entro uno o due anni assisteremo ad un nuovo balzo in avanti con l’introduzione del Google Glass, che accoglie in sé tutto ciò che potete già fare con uno smartphone ma che in più vi sta appiccicato alla testa e vede con i vostri occhi (o meglio: voi vedete attraverso il suo occhio). Un Google Glass farà progredire la nostra trasformazione in smartphone umani: diventeremo dispositivi mobili connessi alla grande cloud mondiale. Cosa che in fondo siamo già, solo in maniera più morbida e sottile. (D’altra parte, se vogliamo risalire alla preistoria, il cammino verso la connessione totale è iniziato ben prima del computer, con il telegrafo). La rete ospita già versioni schematiche di noi stessi, che diventano sempre più dettagliate, interconnesse tra loro (pensate all’unificazione degli account Google), complesse, dense, sfaccettate, e che oltretutto rivestono un’influenza sempre maggiore su quella che è la nostra vita extra-rete. Noi, intesi come entità fisiche indipendenti dalla cloud, ci troviamo alla fine dei miliardi di tentacoli o terminazioni della cloud stessa: computer, smartphone, tablet, occhiali di Google. Teoricamente possiamo staccarci da queste terminazioni in moltissimi modi, ma lo facciamo sempre meno, ed anzi i tentacoli della rete vengono studiati e affinati in modo da starci sempre dietro nel modo più facile, naturale e meno “invadente” possibile. A proposito dell’invadenza, i capoccia di Google hanno motivato l’invenzione del loro occhiale da Dragonball proprio dicendo di voler ridurre l’invadenza degli smartphone, che fastidiosamente interrompono le nostre attività quotidiane costringendoci a gingillarci con il loro schermo touch pieno di ditate, mentre quella specie di protesi attaccata al nostro orecchio ci permetterebbe di girovagare tra le nostre stanze online senza smettere di fare quello che stiamo facendo nel mondo fisico – la chiamano “realtà aumentata”. Questa bizzarra concezione dell’invadenza non impedirà al Google Glass di inondare il mercato, diventando un oggetto obbligatorio, come già lo sono di fatto gli smartphone e gli account su Facebook, per via di evidenti dinamiche sociali/capitalistiche su cui non mi soffermo. Quanto passerà prima che una tecnologia simile venga direttamente impiantata nel nostro corpo? E cosa succederà allora, quando la connessione totale sarà compiuta e la potenza di microscopici computer avrà raggiunto livelli oggi inimmaginabili?

2. LA NUOVA RELIGIONE DEI MILIARDARI SMANETTONI CALIFORNIANI

In molti credono che sia prossima a manifestarsi (o che si sia già manifestata) una “singolarità tecnologica”. Il termine, mutuato dalla fisica, sta ad indicare l’imprevedibilità delle caratteristiche di una simile situazione: infatti in una singolarità – come ad esempio il big bang o la superficie di un buco nero – tutte le leggi note sono stravolte o annullate. Nel nostro caso assisteremmo al sorpasso definitivo della tecnologia sugli esseri umani e all’avvento di una nuova era compiutamente tecnologica. Su come ciò possa avvenire, esistono varie interpretazioni. La più classica, divulgata tra gli altri da Marvin Minsky (del MIT), prevede che presto, data la legge di Moore, generazioni di macchine sempre più potenti produrranno altre macchine ancora più potenti e poi ancora macchine più potenti, finché non daranno finalmente vita all’Intelligenza Artificiale, autosufficiente e capace di replicare se stessa. A quel punto si realizzerebbero forse scenari a cui, per la verità, la letteratura fantascientifica del Novecento, da Asimov a Matrix, ci ha già largamente abituati. Secondo i più pessimisti i robot intelligenti potrebbero moltiplicarsi incontrollatamente, tramutandosi in una sorta di poltiglia grigia (sic) che inghiottirebbe la Terra. I post-umanisti (o trans-umanisti) più entusiasti pronosticano invece un destino luminoso per gli esseri umani, che grazie alla futura nanotecnologia molecolare potranno inglobare in se stessi l’Intelligenza Artificiale, trasformandosi in una nuova specie bionica radicalmente diversa dall’ormai estinto homo sapiens. Insomma ce n’è per tutti i gusti.

Una delle versioni più interessanti prevede che Internet prima o poi in qualche modo prenda vita e si comporti come un organismo del tutto indipendente. In qualità di internauti noi staremmo nutrendo una specie di gigante addormentato in attesa del suo imminente risveglio. In effetti la rete, che trascende tanto gli umani quanto le macchine, può essere già realisticamente descritta come una “mente-alveare” in brulicante espansione, alimentata quotidianamente da miliardi di contributi frammentari e infinitesimali – per esempio questo articolo. Di qui a parlare di super-intelligenza il passo è breve. Vi siete mai chiesti1 perché Google abbia scelto di spendere i miliardi guadagnati in pubblicità fotografando le strade di ogni città del mondo, da New York al più sperduto paesello dell’entroterra sardo? Semplice: nutre il gigante, lavora per l’avvento della Singolarità. Larry Page, infatti, CEO di Google, è uno di quelli che aspettano con trepidazione il “risveglio” di Internet. (Altri, come lo storico della scienza George Dyson, credono addirittura che ciò sia già accaduto.) Nello stesso schema rientra la digitalizzazione dei libri cartacei. Importanti tecnologi come Kevin Kelly, autore di un libro dall’eloquente titolo What technology wants (2010), sostengono infatti che ci si debba avviare verso la creazione di un unico infinito libro digitale. E così via. In generale, ogni immissione di complessità all’interno della rete si può interpretare come un passo avanti verso la Singolarità, poiché più la rete si fa complessa più sfugge all’intervento umano più è plausibile che cominci a comportarsi come un organismo vivente, naturale, indipendente. Un processo simile è ravvisabile anche nel mondo dell’economia finanziaria, dove il mix di digitalizzazione, globalizzazione e automatizzazione ha lasciato ben poco spazio all’opera dei singoli esseri umani. Non a caso i vari rivolgimenti dell’economia – nel pensiero comune e nei media – vengono ormai trattati come fenomeni naturali piuttosto che come effetti di una creazione umana convenzionale.

Ma a questo punto potreste chiedervi che fine faranno effettivamente gli esseri umani in tutto questo bel quadro. Niente paura: i singolaritanisti prevedono insperati traguardi di longevità (con l’aiuto, appunto, di nano e biotecnologie che riplasmeranno la nostra natura biologica) o addirittura l’immortalità, attraverso l’upload delle nostre coscienze in un database virtuale. Vedete che a quel punto tutte quelle strade fotografate da Google ci faranno comodo, perché saranno le strade dove effettivamente vivremo, sotto forma di bit.

Insomma, per essere una religione a tutti gli effetti alla Singolarità non manca nemmeno l’escatologia. La Silicon Valley è la sua terra santa. Proprio qui, nel 2009, è nata addirittura la Singularity University, che si impegna a preparare la classe dei futuri post-umani all’era grandiosa che si appresta ad arrivare. Rifletteteci: mentre milioni di persone pendono dalle labbra del papa, ed altri milioni sono disposti a combattere guerre sante di vario genere, nella Silicon Valley c’è chi lavora per gettare le basi della religione del futuro – che, se tutto continua ad andare come va, rischia di rivelarsi ben più reale delle religioni tradizionali ormai demodé. Se per caso state ancora aspettando il ritorno di Gesù, siete fuori strada.

3. DOVE STA IL PROBLEMA

Il concetto di singolarità tecnologica affonda le proprie radici negli anni ’50, ma solo quarant’anni più tardi ha trovato esaustiva formulazione, prima nell’opera del matematico e romanziere fantascientifico Vernor Vinge (The coming Technological Singularity, 1993), e poi in quella di Raymond Kurzweil, che nel 2005 ha scritto il libro da cui ho rubato l’inquietante titolo: Singularity is near (tradotto anche in Italia, da Apogeo), in cui si prevede la fine della nostra era entro il primo quarto del secolo. Come abbiamo visto, negli ambienti dell’élite informatica la Singolarità è ormai apertamente oggetto di culto, e sta plasmando indirettamente l’attuale cultura digitale con un certo modo di concepire Internet e la tecnologia in generale. Non si può liquidare tutto questo come una bizzarria da eccentrici smanettoni, o come una specie di setta marginale, perché i suoi proseliti sono dotati di un immenso e diretto potere sulle nostre vite. (Immagino non serva ricordare chi è Larry Page e che cos’è Google).

Ora, anche se ad alcuni potrà sembrare molto bella la prospettiva di farsi un back-up del cervello per poter vivere in eterno su un hard-disk, il culto della Singolarità – paradossalmente – esercita la sua influenza (negativa) più sul presente che sul futuro. Per quanto ne siano sicuri alcuni professoroni del MIT, la Singolarità potrebbe infatti non verificarsi comunque mai (e sul tema c’è un acceso dibattito). Ma nel frattempo, inseguendo questo sogno, o miraggio, c’è il rischio di perdere di vista quello che dovrebbe essere sempre lo scopo ultimo della tecnologia, ossia servire l’uomo. Al contrario, è in atto un consapevole tentativo di svalutare l’essere umano per valorizzare la tecnologia in se stessa. Così le parti rischiano di capovolgersi, con l’uomo che diventa gadget dei suoi strumenti, e non viceversa (è questa la tesi di fondo dell’outsider della Silicon Valley Jaron Lanier, esposta nell’ottimo libro Tu non sei un gadget, 2008). Basta guardarsi attorno per vedere come questo processo sia già avviato da tempo. Una sua esasperazione porterebbe forse davvero alla Singolarità: ma a che prezzo?

Purtroppo l’epocalità fatidica di questi decenni si accompagna ad un gigantesco divario, in termini di sapere e soprattutto di potere economico, tra chi decide il cambiamento e chi lo subisce. L’aumentare della complessità del mondo rende sempre più difficile il compito di tenergli dietro, e questo favorisce la nascita di aristocrazie ristrette e potenti. In questo caso, vediamo come gran parte della nostra vita quotidiana (comunicazioni, desideri, conoscenze, acquisti, eccetera), dipenda dalle scelte di un oligopolio sempre più concentrato e impenetrabile di aziende informatiche. Che a quanto pare si fanno contagiare da credenze quantomeno discutibili. Ovviamente non c’è nessuna immediata possibilità che un singolo cittadino possa sperare di influenzare il comportamento delle folle che alimentano il mercato, o il pensiero di pochi miliardari arroccati in una valle in California. Ma al singolo cittadino – e, potremmo generalizzare, a ciascun essere umano – resta ancora il semplice ed antico potere della propria coscienza. Che la Singolarità sia destinata ad arrivare oppure no, guai a rinunciarvi in favore della tecnologia.

Sebastian Bendinelli

1In generale, provate sempre a chiedervi, per gioco, il perché di certe nuove invenzioni.

 

Sebastian Bendinelli
In missione per fermare la Rivoluzione industriale.

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