The Brant Foundation presents: Andy Warhol

Andy Warhol è uno di que­gli arti­sti di cui tut­ti, nei gran­di musei ame­ri­ca­ni o in una del­le varie mostre orga­niz­za­te in Euro­pa ogni anno, han­no avu­to la for­tu­na, pri­ma o poi, di ammi­ra­re le opere.

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Figu­ra emble­ma­ti­ca del­la sce­na cul­tu­ra­le mon­dia­le nel­la secon­da metà del XX seco­lo, Andy Warhol è al tem­po stes­so una del­le figu­re più ama­te e più con­tro­ver­se del pano­ra­ma arti­sti­co degli ulti­mi sessant’anni: quel­la inau­gu­ra­ta gio­ve­dì scor­so non è cer­to la pri­ma mostra che Mila­no ospi­ta sul mag­gio­re espo­nen­te del­la Pop Art ame­ri­ca­na, ma meri­te­reb­be una visi­ta per più di una ragione.

Inse­ri­ta nell’ambito del­le cele­bra­zio­ni orga­niz­za­te dal Comu­ne per l’Autunno Ame­ri­ca­no (http://www.autunnoamericano.it/) vara­ta il mese scor­so con la mostra su Pol­lock e gli Ira­sci­bi­li, quel­la dedi­ca­ta a Warhol è un’esibizione alle­sti­ta con ope­re pro­ve­nien­ti dal­la col­le­zio­ne pri­va­ta di Peter Brant, ami­co inti­mo dell’artista e pro­ta­go­ni­sta di pri­mo pia­no del­la vita cul­tu­ra­le ame­ri­ca­na negli anni ’60 e ’70.

Più di 160 i pez­zi espo­sti, tra qua­dri, foto­gra­fie ed ogget­ti-sim­bo­lo di un’epoca, come le bot­ti­glie di Coca-Cola e le lat­ti­ne di zup­pa Campbell’s.

20131023_131331Tra le ope­re più signi­fi­ca­ti­ve, oltre alle imman­ca­bi­li seri­gra­fie poli­cro­ma­ti­che di Elvis e Liz Tay­lor, Mao Tse-Tung e la Gio­con­da, spic­ca­no un diver­ten­te acque­rel­lo raf­fi­gu­ran­te un asi­no a cui attac­ca­re la coda come nei gio­chi dei bambini,e un ritrat­to di Richard Nixon (cor­re­da­to dall’ironica dida­sca­lia “McGo­vern”) i cui colo­ri sono sta­ti ossi­da­ti median­te l’uso di uri­na, a sim­bo­leg­gia­re il rifiu­to dell’arte inte­sa come espres­sio­ne dell’interiorità umana.

E’ signi­fi­ca­ti­vo richia­ma­re come l’ultima mostra orga­niz­za­ta quan­do Warhol era anco­ra in vita, nel 1987, ven­ne alle­sti­ta pro­prio a Mila­no, cit­tà che, nel­le paro­le del­lo stes­so Peter Brant “ama­va Warhol ed era da lui ama­ta, al pun­to da esser­gli rima­sta pro­fon­da­men­te nel cuo­re.” Un lega­me testi­mo­nia­to anche dal­la pre­sen­za di due rein­ter­pre­ta­zio­ni dell’Ulti­ma Cena leo­nar­de­sca, che signi­fi­ca­ti­va­men­te chiu­do­no l’esibizione.

Degno di nota anche il qua­dro Shot Light Blue Mary­lin, cele­bre per il segno del pro­iet­ti­le che nel 1964 un’amica di Warhol esplo­se con­tro il ritrat­to del­la più famo­sa attri­ce ame­ri­ca­na. All’epoca, Brant lo acqui­stò per $5000 dol­la­ri, men­tre oggi ne vale milio­ni. D’altronde, per usa­re le stes­se paro­le di Andy Warhol “making money is art, and wor­king is art, and good busi­ness is the best art”.

Fra­se discu­ti­bi­le, se si vuo­le, ma fol­go­ran­te se si vuo­le far­si un’idea dell’atmosfera che regna­va nei cir­co­li del­la Pop Art.

Ed è pro­prio que­sto, la pre­sen­za dell’uomo Warhol, e non solo dell’artista, che vie­ne mes­sa in luce gra­zie all’opera di un ami­co e di un col­le­ga come fu Peter Brant, oltre che dall’ottimo lavo­ro del cura­to­re arti­sti­co Fran­ce­sco Bona­mi. Il lavo­ro per­so­na­le di Andy Warhol è pre­sen­ta­to ponen­do in evi­den­za il lato più inti­mo e qua­si ludi­co di un’attività pro­fes­sio­na­le che ha coin­vol­to un’intera vita e con­di­zio­na­to il movi­men­to dell’arte mon­dia­le sino ai gior­ni nostri.
Per una vol­ta, a Palaz­zo Rea­le si apre un’opportunità straor­di­na­ria per Mila­no e per i mila­ne­si, che chi si inte­res­sa di cul­tu­ra non dovreb­be perdersi.

Gio­van­ni Masini

Andy Warhol
Palaz­zo Rea­le, Milano
24/10/13–09/03/14
Bigliet­to inte­ro €12

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