Del: 5 Novembre 2013 Di: Francesco Floris Commenti: 1

Ci eravamo lasciati con le turbe d’amore marittimo allo iodio di Gigi D’Alessio e con l’iperattività motoria di Alex Britti, ma Rai due c’ha martellato così a lungo i maroni che non potevamo esimerci dal discuterne ancora.

I mesi primaverili del 2013 sono stati tra i più tristi dall’ultima era glaciale ed Emozioni – il format per chi aspira a una morte lenta e dolorosa – ha ben pensato di ricompensare la nostra agonia con più puntate di brio e coccole.

Puntata Cesare Cremonini o del tanto gentile e tanto onesto pare

Cesarone è una persona molto triste e intimista, secondo la celebre tradizione che fa del poeta un indagatore dell’animo umano, che lo trasforma in parole e ritmo, guadagnando miliardi di euro; ma non pensiate che sia stato così facile, ci ammonisce la voce di donna in orgasmo che racconta la sua storia.
Cremonini infatti era un ragazzino eccentrico: bigiava la scuola con regolarità imbarazzante, s’innamorava delle sue compagne di banco (leggi: si faceva molte seghe a sedici anni pensando al basso ventre di Maria Luisa), guidava il cinquantino (anni ’60, girano in centro sfiorando i novanta) manco fosse Steve McQueen ne La grande fuga che scappa da un campo di concentramento nazista.

La puntata è curiosa: oltre alle interviste ai produttori che hanno “scoperto” Cremonini e la sua iniziale band, il montaggio è infarcito di stralci in cui a parlare è la professoressa d’Italiano del liceo, critica musicale mancata. La tapina si esercita in capriole verbali di vario tipo per sostenere la tesi di un Cremonini-adolescente estremamente “vivace e vitale”, appellativo di solito utilizzato dal collegio docenti al posto di “imbecille in surplus ormonale”.

Ma andiamo con ordine: Cremonini prende lezioni di piano e alla veneranda età di undici anni è praticamente il massimo esperto continentale di Chopin. Davanti a sé una mirabolante carriera di compositore e direttore d’orchestra, al fianco dei prodi cavalieri Muti e Abbado, fino a quando il padre non commette l’irreparabile errore di regalargli un disco dei Queen. Cremonini impazzisce e inizia a comportarsi da ragazzino scapestrato e ribelle, colleziona malattie veneree trombando di nascosto con il poster di Freddie Mercury, si dà a piaceri esotici e alle malizie delle droghe che lo conducono a parlare in bolognese incrementando notevolmente il suo sex appeal, fino a quel giorno intrappolato nei righi di un pentagramma.

Sono gli anni dei localetti underground (sono tutti passati dall’underground, prima dell’overground e dello sky), delle audiocassette registrate in casa, delle lagrime sotto la pioggia alle due di notte; è il solito pippone auto celebrativo dell’adolescente preso male con la vita chiedere a mamma e papà per verifica volto a giustificare il fatto che un “artista” maturo a quarantasette anni ancora scriva cose come “sole, cuore, amore”. Postilla: egli è ancora travolto da quel furore giovanile.
Il successo arriva come un missile terra-aria, d’improvviso e accecante con Squérez?, primo album dei Lùnapop. I membri del gruppo non fanno nemmeno in tempo a contare il cash nelle cassette di sicurezza e le groupie sotto il palco che finiscono con lo scannarsi reciprocamente per la leadership; la posizione diplomatica di Cremonini sull’argomento è: «il leader sono io, non cagate il cazzo».

Nella carriera da solista lo segue solo Ballo, bassista, simile ad un segugio da riporto che ha appena annusato e predigerito la gallina dalle uova d’oro. In due non conseguono un diploma di maturità, ma non esitano a rilasciare interviste sullo scibile umano tutto.
Inizia la fase matura (ventidue anni), partono per un tour teatrale accompagnati da un’orchestra numerosa come le cavallette della Bibbia, nani, ballerine, accompagnatrici e lavandaie di sorta, attraverso i palcoscenici della penisola dove un tempo si esibivano Verdi e Puccini – palese sintomo di una contemporaneità in crisi di valori.
Come ogni bohémien della minchia in questo paese, Cremonini si esercita nelle più variegate forme di espressione artistica: musica, teatro, cucina, yoga, Jeet Kune Do, cinema, letteratura – ha scritto un libro dal titolo Le ali sotto i piedi dove in quarta di copertina viene definito «…Cesare Cremonini, bolognese fino al midollo, è sempre stato quello sopra il palco, sin da quando ad undici anni e tanta voglia di libertà (sic), era costretto ad esibirsi al pianoforte di casa per amici e genitori…».

Mi spiego: la scena pietosa di una madre che obbliga il proprio enfant prodige ad esibirsi in una sorta di spettacolino porno-artistico per radical-chic pedofili viene qui presentata come una lezione di libertà a tutti i Che Guevara del mondo. Sorvoliamo poi sul vago concetto di “bolognese fino al midollo” che ricorda più un piatto tipico della bassa ferrarese che non una dichiarazione d’identità.
La critica comincia ad amarlo alla follia, a ritrovare nelle sue melodie quel sound che lo rendono il McCartney della pian Padana, quelle parole che mancano al nostro popolo dai tempi tempi del Petrarca e Foscolo (notoriamente contemporanei). È un artista fatto e completo.

Purtroppo la natura matrigna non possiede la sensibilità dell’homo sapiens italicus e scaraventa, come una punizione divina, il terremoto dell’Emilia nel 2012. Per il marketing musicale è una manna dal cielo, una benedizione e manco l’avessero previsto organizzano in quattro e quattr’otto un super-mega-iper-giga-tera alla dodicesima potenza concerto presso lo stadio Dall’ara di Bologna, per raccogliere fondi destinati ai terremotati.
È una storia vecchia quanto la prostituzione: Domani, domani, domani lo so, We are the world, altro giro, altro regalo. Occasione ghiotta per alimentare il culto di un tizio il cui maggior merito è aver cantato «da quando Baggio non gioca più», sulle spalle degli sfigati della terra; come si suol dire, la madre degli stronzi è sempre incinta.
Caso vuole che proprio pochi mesi prima sia pure morto Lucio Dalla – Deo gratias – e Cremonini possa esibirsi insieme alla Pausini (che peraltro è romagnola in barba alle lotte territoriali) in un commovente Caro Lucio ti scrivo, che Cesare sostiene di aver improvvisato su due piedi dinnanzi alla folla staliniana dello stadio di Bologna.
La puntata si conclude con Cesare che dice qualcosa a proposito del fatto che tutto ha un inizio e una fine inclusa la sua esistenza ci si augurae Jovanotti che sostiene di amarlo. 

A FUTURA MEMORIA

Ho tanto sperato che Cremonini fosse figlio di Quel Cremonini (CARNE) o almeno un parente alla lontana, per poter sbraitare ore e ore la mia rabbia e il disgusto contro i bastardi ricchi massoni plutocratici che controllano la razza umana attraverso dei microchip sotto pelle ad infrarossi.
Purtroppo pare, dopo un accurata analisi di siti, blog e social network, che sia solo un babbo qualunque che canta l’amore, il desiderio e la follia come solo Masini sapeva fare.
Pazienza, sarà per il prossimo bastardo ricco extraterrestre maya.
Di materiale ce ne era comunque a sufficienza.
Prossima puntata su Maxone Pezzali

Francesco Floris

Francesco Floris
BloggerLinkiesta
Collaboratore de Linkiesta.it, speaker di Magma, blogger.

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