Da rileggere per la prima volta
Di là dal fiume e tra gli alberi

“Era tut­to ghiac­cia­to, gela­to di fre­sco duran­te il fred­do improv­vi­so del­la not­te sen­za ven­to. Era fles­si­bi­le come gom­ma e cade­va sot­to la spin­ta del remo. Poi si spez­za­va di scat­to come una lastra di vetro, ma la bar­ca pro­ce­de­va di poco”.

Acco­stia­mo­ci a que­sto roman­zo con cau­te­la: ci tro­via­mo anche noi sul­la bar­ca appe­na descrit­ta, avvol­ti dal gelo. Tra­bal­lan­ti e insi­cu­ri, sap­pia­mo che sot­to di noi, da un momen­to all’al­tro, può crol­la­re il ter­re­no che abbia­mo sem­pre cal­pe­sta­to. Dopo i die­ci anni di silen­zio che seguo­no Per chi suo­na la cam­pa­na, Heming­way pub­bli­ca nel 1950 Across the River and into the Trees. Robert Jor­dan si tra­sfor­ma nel Colon­nel­lo Richard Cant­well, uomo matu­ro, ancor più pro­fon­do e medi­ta­ti­vo del pro­ta­go­ni­sta del roman­zo pre­ce­den­te. Anche que­sta vol­ta lo scrit­to­re affi­da a Richard, come fece per Robert, una gio­va­ne don­na, alla qua­le poter rac­con­ta­re i pro­pri pen­sie­ri. Qui la dif­fe­ren­za d’e­tà è note­vo­le. Rena­ta ha dician­no­ve anni. Richard la chia­ma Figlia. Rena­ta è la sola a chia­mar­lo Richard. E lo ama. Tal­vol­ta, egli sem­bra fre­na­re que­sto amo­re. “Stai cal­mo, ragaz­zo, dis­se fra sè. Ma non era un ragaz­zo.” Rim­pro­ve­ra se stes­so e rim­pro­ve­ra Rena­ta. Ma la ama.

Avi­da­men­te con­su­ma­no il loro amo­re —“Non cre­di che sareb­be meglio dor­mi­re un pò?” “Come pos­sia­mo dor­mi­re ora, che abbia­mo così poco tem­po?”. Amo­re e mor­te si intrec­cia­no e si annul­la­no nel­l’e­ter­ni­tà di un bacio. I dia­lo­ghi sono gem­me che si schiu­do­no, le paro­le frut­ti car­no­si con cui dis­se­tar­si, per poi sco­pri­re di ave­re anco­ra più sete di quan­do abbia­mo ini­zia­to a leg­ge­re. I luo­ghi sono soprat­tut­to quel­li di Vene­zia, neb­bio­sa e gri­gia di miste­ro. Il roman­zo sem­bra evo­ca­re l’am­bien­ta­zio­ne di un’al­tra ope­ra: La mor­te a Vene­zia di Tho­mas Mann. La dif­fe­ren­za è che la cit­tà in que­sto caso è vis­su­ta entro un oriz­zon­te tut­t’al­tro che indi­vi­dua­le. Il desti­no del pro­ta­go­ni­sta si com­pie sul­la vol­ta di una com­pa­gi­ne di ricor­di ben defi­ni­ti e sem­pre vivi: la guer­ra com­bat­tu­ta, la bar­ba­rie del san­gue e del­le armi.

La sto­ria è fred­da e cru­da, con­ge­la­ta. E così si rima­ne, pie­tri­fi­ca­ti, dopo aver let­to l’ul­ti­ma riga di que­sto romanzo.

Ales­san­dra Busacca

Con­di­vi­di:
Alessandra Busacca
Nata a Mila­no il 20 Feb­bra­io 1993. 
Pro­fes­sio­ne: studentessa.
Non so dire altro di me che non pos­sa cam­bia­re; e del nome non sono poi così sicura.

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