Felice anno usato

Vi rispar­mio volen­tie­ri il pip­po­ne di fine anno sola­re, infar­ci­to di leit­mo­tiv insi­gni­fi­can­ti sul gene­re “è ora di bilan­ci”, di “pun­ti del­la situa­zio­ne”, “doma­ni è un nuo­vo inizio”—uno per­ché non avrei la più pal­li­da idea di che cosa di dire, due per­ché doma­ni non è affat­to un nuo­vo ini­zio a meno che con que­sta espres­sio­ne non stia­te inten­den­do un pic­co­lo pas­so per l’u­ma­ni­tà ver­so l’estinzione.
Per­ché di que­sto si trat­ta ami­ci cari.

Pre­fe­ri­sco di gran lun­ga rac­con­tar­vi una bel­la favo­let­ta che ci dice mol­to sul nostro pas­sa­to e abba­stan­za su ciò che ci aspetta.

Sono usci­te su La Let­tu­ra –inser­to del Cor­rie­re che defi­nia­mo cul­tu­ra­le– le clas­si­fi­che annua­li dei libri più “let­ti” in Ita­lia; o per meglio dire i più venduti.

È un fat­to che il gra­dien­te di svi­lup­po di una civil­tà si pos­sa tara­re anche su ciò che i mem­bri di quel­la civil­tà leg­go­no e scri­vo­no: ad esem­pio non vi sarà sfug­gi­to che Vir­gi­lio era sì un gran­de poe­ta ma era sopra­tut­to roma­no, cosa che ha con­tri­bui­to non poco alla sua fama successiva.
Vi sare­te pure accor­ti che il gene­re roman­ze­sco nasce in Inghil­ter­ra e Fran­cia pro­prio nel perio­do in cui man­gia-rane e man­gia-ster­li­ne domi­na­va­no in manie­ra incondizionata.
Così si spie­ga per­ché ad oggi, in tem­pi di cre­sci­ta del­l’e­ge­mo­nia orien­ta­le nel mon­do, ad anda­re per la mag­gio­re sono gli oro­sco­pi di alcu­ni mat­ti visio­na­ri che pen­sa­no esi­sta­no cor­re­la­zio­ni fra il mio esse­re uno stron­zo e la posi­zio­ne del­le galas­sie. For­tu­na­ta­men­te mol­ti fra noi sono razio­na­li­sti incal­li­ti e quin­di vi con­ce­dia­mo il dirit­to di diver­tir­vi con le map­pe in sca­la del­la via Lat­tea men­tre cer­chia­mo di sal­va­re il pia­ne­ta al posto vostro —tran­quil­li, sen­za rancore.

Dun­que tor­nia­mo a bom­ba sul pez­zo: le clas­si­fi­che sono sti­la­te in cin­que diver­se cate­go­rie e già avrei da obiet­ta­re per­ché io ne avrei mes­se alme­no sei, ma voglio esse­re accomodante.

NARRATIVA ITALIANA

Vin­ce Roby Savia­no, come pre­ve­di­bi­le, con un bel trat­ta­to sul­la cocai­na, sostan­za che evi­den­te­men­te tira più di un car­ro di buoi nel­l’im­ma­gi­na­rio del­l’o­pi­nio­ne pub­bli­ca nostra­na. Il tito­lo è Zero, zero, zero che stan­do alla leg­gen­da è sta­to deci­so dal­l’e­di­tor di Savia­no dopo che que­st’ul­ti­mo ha dichia­ra­to: “Ma pri­ma o dopo la virgola?”.
Per i posti rima­nen­ti (fino a ven­ti in clas­si­fi­ca) assi­stia­mo allo scia­cal­lag­gio di Camil­le­ri che ora­mai ha ven­du­to più copie dei suoi libri in Ligu­ria che la Bib­bia in tut­to il mon­do post-Guten­berg; Fabio­Vo­lo e Mas­si­mo Gra­mel­li­ni imma­gi­nia­mo si scri­va­no i libri a vicen­da tan­to per pren­de­re per il culo gli acqui­ren­ti e sono il clas­si­co esem­pio di scrit­to­ri che per ven­de­re non han­no biso­gno di acqui­si­re noto­rie­tà attra­ver­so altri mez­zi: se pren­de­te la som­ma del­le loro pro­fes­sio­ni e la divi­de­te per dodi­ci vi vie­ne comun­que una poten­za di nove.
Più che di edi­to­ri puri avrem­mo biso­gno di scrit­to­ri puri, pos­si­bil­men­te purosangue.
E infi­ne un paio di feno­me­ni inte­res­san­ti: Edu­ca­zio­ne Sibe­ria­na di Lilin e Venu­to al mon­do del­la Maz­zan­ti­ni-che-due-coglio­ni; che que­sti eccel­si dati di ven­di­ta pos­sa­no dipen­de­re dal­le tra­spo­si­zio­ni cine­ma­to­gra­fi­che? O for­se stia­mo esa­ge­ran­do con il complottismo?
Mi pia­ce lasciar­vi con il dubbio.

NARRATIVA STRANIERA

Avvi­so ai navi­gan­ti: ci sono anco­ra in giro parec­chie milf arra­pa­te, non dispe­ra­te fra­tel­li! Le cin­quan­ta sfu­ma­tu­re di dal­to­ni­smo cro­ni­co imper­ver­sa­no a distan­za di due anni dal­la pri­ma usci­ta, anche se non alle pri­mis­si­me posi­zio­ni di clas­si­fi­ca, dove inve­ce tro­via­mo Hos­sei­ni e Dan-sfumato-marrone.
E sti caz­zi regà, ve l’ho det­to che sia­mo una civil­tà in decadenza.
In fon­do al tun­nel vi tro­via­mo gli immor­ta­li del con­to cor­ren­te che gira intor­no a te, da Ste­phen King a Patri­cia Cor­n­well fino John Gri­sham —nul­la di nuo­vo sot­to il sole.

SAGGISTICA

Ter­mi­ne evi­den­te­men­te frain­te­so del gran­de pub­bli­co, che non com­pren­de anco­ra la distin­zio­ne fra un’an­to­lo­gia, un’o­pe­ra mono­gra­fi­ca, un sag­gio di appro­fon­di­men­to e una con­ver­sa­zio­ne regi­stra­ta e poi dat­ti­lo­gra­fa­ta fra il Papa e qual­che gior­na­li­sta di Repub­bli­ca con la bar­ba con­vin­to di esse­re col­to ma che è sol­tan­to un X%$7??)!!(£ [cen­su­ra ad ope­ra del­la reda­zio­ne].
Non so cosa dir­vi, vi sono cin­que libri in clas­si­fi­ca dedi­ca­ted to Papa nero, Papa Ber­go­glio, Papa Fran­ce­sco, Alla-fine-del-mon­do, I‑Sol­di-fan­no-schi­fo, La-Chie­sa-è-tan­to-figa-che-potrei-andar­ci‑a let­to e via dicendo.
Poi ce n’è uno scrit­to dal­l’al­tro Papa –quel­lo in cas­sa inte­gra­zio­ne straor­di­na­ria– e infi­ne uno di Cor­ra­do Augias su Maria e l’in­chie­sta di Nuz­zi sul Vaticano.
Quan­do sen­to dire che la Chie­sa non è un bel mar­ke­ting invi­to a osser­va­re le clas­si­fi­che, loro non men­to­no mai. Pra­ti­ca­men­te con il solo Vati­ca­no abbia­mo un indot­to che potreb­be sfa­ma­re il Dar­fur, ma imma­gi­no sia più impor­tan­te sape­re cosa pen­sa Ber­go­glio del­la per­di­ta del con­giun­ti­vo nel­l’i­ta­lia­no parlato.
Il resto sono baz­ze­co­le: gior­na­li­sti che par­la­no di gior­na­li –come dice­va Guia Son­ci­ni- “Un po’ la mia idea di inferno”.
La Gru­ber scri­ve di un dia­rio di sua non­na tro­va­to nel­la sof­fit­ta del­la casa al mare a Bres­sa­no­ne; Vespa si fa i caz­zi suoi, Sever­gni­ni ci dice che abbia­mo spe­ran­ze di soprav­vi­ve­re solo se com­pria­mo il suo libro e Giam­pao­lo Pan­sa scri­ve San­gue, ses­so, sol­di, la rela­zio­ne for­ni­ta dal suo tera­peu­ta dopo aver­lo guar­da­to in fac­cia per un secon­do che gli è par­so un’eternità.

VARIA

Cate­go­ria vaga –varia, giu­sta­men­te– che ricor­da un po’ il sec­co nel­la rac­col­ta dif­fe­ren­zia­ta. Quan­do non sai dove but­ta­re un resi­duo lo infi­li di nasco­sto den­tro il sac­co nero spe­ran­do che gli ope­ra­to­ri Amsa non fac­cia­no i con­trol­li a dove­re visto che sono sottopagati.
Essen­do un sac­co del­l’im­mon­di­zia ci fini­sco­no ovvia­men­te tut­ti i libri di cuci­na, da Crac­co che ti inse­gna a ven­de­re un uovo per cen­to­cin­quan­ta euro in Via Mer­can­ti, alla Paro­di e alla Cle­ri­ci di cui non voglio par­la­re per­ché –sì, lo ammet­to– sono un po’ igno­ran­te in materia.
Un po’ di libri scrit­ti con i pie­di, tipo lo spot del supe­ro­mi­smo che bal­la il Tan­go di Javier Zanet­ti, o il trat­ta­to di filo­so­fia teo­re­ti­ca di Andrea Pir­lo Pen­so, quin­di gio­co che fa il ver­so al mio ulti­mo capo­la­vo­ro “Pen­so, quin­di non com­pro il tuo libro, quin­di esi­sto” —mani­fe­sto del­le scel­te eco­no­mi­che razionali.
E vari.

RAGAZZI

Maga­ri anche bam­bi­ni si potreb­be dire, o se pro­prio sie­te dei fighet­ti “let­te­ra­tu­ra per l’in­fan­zia” per­ché io un ragaz­zo che stra­ve­de per Pep­pa Pig devo anco­ra incon­trar­lo —e vi assi­cu­ro è meglio per lui/lei.
Otto libri di Pep­pa Pig scrit­ti da tale Sil­via D’A­chil­le la qua­le è ver­gi­ne e ha deci­so di non ave­re mai figli, men­tre in pri­ma posi­zio­ne c’è il tor­men­to­ne Il mio dia­rio, Vio­let­ta: con­fi­den­ze, sogni e rifles­sio­ni di una sedi­cen­ne su amo­re, ami­ci­zia, musi­ca e famiglia.
Fra qual­che anno date un’oc­chia­ta su You­Porn, ma fate­lo con amo­re, ami­ci­zia, musi­ca e fami­glia – non si sa mai cosa aspet­tar­si nel futuro.

Dun­que “è tem­po di bilan­ci” e fac­cia­mo un po’ il “pun­to del­la situa­zio­ne”: è sta­to un anno di mer­da – e fin qua non avre­te da obbiet­ta­re – tut­to fa pre­sa­gi­re che a mez­za­not­te non avre­mo né car­roz­ze nuo­ve di zec­ca, né zuc­che, né cava­lie­ri con la scar­pi­na di cri­stal­lo venu­ti a salvarci.

Vole­va­te una mora­le: “L’es­se­re è e non può non esse­re, ma se anche potes­se, chi paga?”.

Sta­se­ra fate pure vola­re i tap­pi di sughe­ro ver­so il cie­lo e alco­liz­za­te­vi come non mai, sem­pre meglio che leg­ger­si un best sel­ler pri­ma di addor­men­tar­si sul pro­prio guan­cia­le con­vin­ti che il doma­ni pos­sa esse­re un gior­no miglio­re. Acca­de solo nel­la can­zo­ni dei Lùna­pop che sia così e ave­te visto che fine mise­ra han­no fatto.

Non mi sen­to di augu­rar­vi un buon anno e pre­fe­ri­sco evi­ta­re i maloc­chi, tut­ta­via mi con­gra­tu­lo con voi per esse­re arri­va­ti in fon­do a que­sto 2013 —ci sono eroi del­l’e­pi­ca che si sareb­be­ro tol­ti la vita per mol­to meno.

Voglia di rico­min­cia­re? Io direi “zero, zero, zero” su tut­ti i fron­ti, ma tan­to sape­te come fun­zio­na, visto che sia­mo in bal­lo allo­ra bal­lia­mo, alme­no per sta­not­te, poi da doma­ni mat­ti­na sono caz­zi ama­ri mada­me e mes­se­ri —ce ne fare­mo una ragio­ne come se la sono fat­ta i pesci che diven­ta­va­no anfi­bi e gli anfi­bi che diven­ta­va­no Sviz­ze­ri (in mez­zo c’è qual­che pas­sag­gio evo­lu­ti­vo che tra­la­scio per que­stio­ni di tempo).

Feli­ce anno usa­to a voi let­to­ri –per quan­to riguar­da l’an­no nuo­vo– buo­na fortuna.

Ce ne sarà bisogno.

Fran­ce­sco Floris

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Francesco Floris
Blog­gerLin­kie­sta
Col­la­bo­ra­to­re de Linkiesta.it, spea­ker di Mag­ma, blogger.

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