Intervista al rettore della Statale Gianluca Vago

Trascrizione dell’intervista originariamente pubblicata nella cinquantunesima puntata di Vulcano Radio Magma

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vago

GG: Lo sta­to di degra­do del­le sedi uni­ver­si­ta­rie è ormai diven­ta­to pro­ver­bia­le tra gli stu­den­ti: strut­tu­re fati­scen­ti, aule sovraf­fol­la­te (come denun­cia­to di recen­te dall’Espresso) man­can­za di spa­zi essen­zia­li (per esem­pio aree risto­ro), spor­ci­zia, van­da­li­smo. Anche le biblio­te­che non bril­la­no: ora­ri di ser­vi­zio spes­so limi­ta­ti, ambien­ti geli­di o incan­de­scen­ti, ser­vi­zio pre­sti­ti non sem­pre disponibile.
Con qua­li pro­gram­mi e con qua­li fon­di l’Università inten­de far fron­te a que­sti problemi?

Io pro­ve­rei a distin­gue­re un po’ alcu­ni degli aspet­ti che ave­te sot­to­li­nea­to e che sono tut­ti ovvia­men­te rile­van­ti in ter­mi­ni di ser­vi­zi per gli stu­den­ti, nel sen­so che una par­te di que­sti aspet­ti deri­va da limi­ti strut­tu­ra­li del­le sedi che noi uti­liz­zia­mo (in par­ti­co­la­re que­sta di Festa del Per­do­no, per­ché non è faci­le rica­va­re spa­zi in una strut­tu­ra di que­sto tipo); una par­te deri­va anche da una cer­ta ete­ro­ge­nei­tà, dal fat­to che abbia­mo mol­te sedi per la cit­tà con del­le dif­fe­ren­ze di manu­ten­zio­ne e di soli­di­tà del­le strut­tu­re; una par­te deri­va da difet­ti di orga­niz­za­zio­ne, per esem­pio il tema del­le biblio­te­che; una par­te anco­ra – il van­da­li­smo – deri­va da altro, insom­ma, da atteg­gia­men­ti “poco con­di­vi­si­bi­li”, su cui tor­ne­re­mo. Pro­vo ad anda­re nell’ordine di quel­le che sono le idee che stia­mo seguen­do e i pro­gram­mi che vor­rem­mo atti­va­re. Il pri­mo, gli spa­zi, pri­ma di tut­to in Festa del Per­do­no, che è comun­que quel­la che sof­fre pro­ba­bil­men­te di più rispet­to alle altre. Io ho pre­sen­ta­to in CdA, che l’ha appro­va­to, un pia­no per il recu­pe­ro di spa­zi stu­dio e spa­zi aree risto­ro all’interno di que­sta sede, sul­la base del­lo spo­sta­men­to, che dovrem­mo riu­sci­re a fare rela­ti­va­men­te a bre­ve, di alcu­ni ser­vi­zi (in par­ti­co­la­re l’archivio e lo spa­zio del­la divi­sio­ne biblio­te­che), e che pre­ve­de il recu­pe­ro di aree che sono attual­men­te poco uti­liz­za­te o male uti­liz­za­te (ad esem­pio la sala lau­ree di scien­ze). Insom­ma, sem­pli­fi­can­do un po’, il pro­get­to pre­ve­de che sostan­zial­men­te tut­to il pri­mo pia­no degli edi­fi­ci che si affac­cia­no sul cor­ti­le del Fila­re­te ven­ga uti­liz­za­to come spa­zio stu­dio, quin­di sostan­zial­men­te allar­gan­do l’attuale Biblio­te­ca Cen­tra­le su tut­to il peri­me­tro di Festa del Per­do­no. Que­sto si dovreb­be accom­pa­gna­re alla crea­zio­ne di aree risto­ro, in par­ti­co­la­re in un paio di attua­li aule, e alla revi­sio­ne degli spa­zi dell’ex facol­tà dove dovrem­mo rica­va­re del­le aule per le tesi. C’è la coper­tu­ra finan­zia­ria, che è sta­ta appro­va­ta pro­prio in que­sti gior­ni, quin­di dovrem­mo ini­zia­re i lavo­ri a bre­ve, par­ten­do pro­prio dal­la sala lau­ree di scien­ze, che è quel­la che pos­sia­mo più facil­men­te ria­dat­ta­re a spa­zio stu­dio da subi­to. Allo stes­so tem­po avan­za­no tut­ti i pro­gram­mi di mes­sa a nor­ma degli spa­zi, in par­ti­co­la­re il pia­no antin­cen­di, di cui appun­to abbia­mo appro­va­to la coper­tu­ra finan­zia­ria. Accan­to a que­sto io ho chie­sto un pia­no di manu­ten­zio­ne straor­di­na­ria, e in par­te gli effet­ti si sono già visti, per­ché sono sta­ti ripu­li­ti alcu­ni spa­zi tra i cortili.

Ma ho chiesto un piano di manutenzione straordinaria per le aule, perché alcune sono in uno stato non accettabile: mi è capitato anche personalmente di partecipare a un convegno un mese fa, trovando un’aula in condizioni non accettabili.

Que­sto è il tema del­la manu­ten­zio­ne, che è abba­stan­za com­pli­ca­to. Lo sem­pli­fi­co un po’ dicen­do che stia­mo in que­sto momen­to rifa­cen­do la gara per il ser­vi­zio di manu­ten­zio­ne dell’intero Ate­neo, che è sca­du­ta dopo quat­tro anni, e stia­mo lavo­ran­do per­ché l’appalto non sia basa­to solo sul minor ribas­so, come spes­so vie­ne fat­to, ma anche su cri­te­ri di qua­li­tà, pro­prio per­ché il ser­vi­zio sia effi­cien­te. Dopo­di­ché, che i bagni sia­no spor­chi e che ci sia­mo i moz­zi­co­ni di siga­ret­ta nel cor­ti­le… È un altro tema che affronteremo.
Quan­to alle biblio­te­che, abbia­mo pre­vi­sto – lo sape­te – l’apertura di una sede del­la biblio­te­ca cen­tra­le e di una biblio­te­ca – quel­la di Vete­ri­na­ria in cit­tà stu­di – in ora­rio sera­le e il saba­to e la dome­ni­ca. Stia­mo anche qui com­ple­tan­do le pro­ce­du­re per l’assegnazione dei ser­vi­zi di guar­dia­nìa. Abbia­mo coin­vol­to gli stu­den­ti, a cui dare­mo dei contratti—come peral­tro già avvie­ne per le biblio­te­che. È un model­lo spe­ri­men­ta­le che ci ser­vi­rà a moni­to­ra­re poi gli acces­si e le ini­zia­ti­ve. Doven­do tene­re aper­ta la sede, per moti­vi pro­prio logi­sti­ci, vor­rei che que­sto si accom­pa­gnas­se anche ad ini­zia­ti­ve di altro tipo, cul­tu­ra­li natu­ral­men­te, apren­do pro­prio gli spa­zi di Festa del Per­do­no. Il pro­get­to in real­tà si accom­pa­gna anche a una revi­sio­ne che ho chie­sto degli ora­ri di aper­tu­ra “con­ven­zio­na­li”, per­ché c’è trop­pa diso­mo­ge­nei­tà in que­sto momen­to negli ora­ri del­le diver­se sedi e per­ché è fon­da­men­ta­le che anche di nor­ma l’orario di aper­tu­ra ven­ga allun­ga­to alme­no alle 7. Una chiu­su­ra alle 4 o alle 4.30 è pri­va di sen­so, per­ché voi fini­te lezio­ne a quell’ora quin­di fran­ca­men­te non ser­ve a nes­su­no. Sugli ambien­ti geli­di e incan­de­scen­ti, mi è sta­ta fat­ta una segna­la­zio­ne sul­la Cro­cie­ra… Di nuo­vo, que­sto dipen­de da limi­ti strut­tu­ra­li degli impian­ti di riscal­da­men­to, che stia­mo rive­den­do con un pia­no che dovreb­be esse­re di rispar­mio ener­ge­ti­co, in modo otte­ne­re un rispar­mio eco­no­mi­co oltre che evi­ta­re di fare una cosa stu­pi­da, com’è tene­re cal­di gli ambien­ti d’estate e geli­di d’inverno. I fon­di, come vi ho det­to, per que­sto grup­po di pro­get­ti ci sono. Si accom­pa­gna­no anche a degli inter­ven­ti sul dirit­to allo stu­dio: abbia­mo aumen­ta­to le bor­se di stu­dio del 50% per gli stu­den­ti e abbia­mo modi­fi­ca­to le cur­ve per la tas­sa­zio­ne, abbia­mo ridot­to il costo dell’iscrizione. È un insie­me di inter­ven­ti abba­stan­za signi­fi­ca­ti­vo, per un valo­re com­ples­si­vo intor­no ai 3,5/4 milio­ni di euro, se con­si­de­ria­mo anche gli inter­ven­ti di edi­li­zia. Cre­do però prio­ri­ta­ri, alme­no dal mio pun­to di vista.

AM: A pro­po­si­to di ser­vi­zi, c’era una vol­ta una coo­pe­ra­ti­va libra­ria inter­na all’università che si chia­ma­va CUEM. La CUEM ha chiu­so da qua­si tre anni. Ci sono sta­ti stra­sci­chi giu­di­zia­ri, poi l’occupazione da par­te di un col­let­ti­vo, lo sgom­be­ro, gli scon­tri, e la rias­se­gna­zio­ne dei loca­li al ser­vi­zio disa­bi­li. Oggi CUSL è l’unica car­to­li­bre­ria inter­na all’Università. È accet­ta­bi­le che entro le mura di un’università pub­bli­ca svol­ga un’attività essen­zial­men­te com­mer­cia­le un’organizzazione così con­no­ta­ta dal pun­to di vista poli­ti­co e religioso?

Anche qui distin­gue­rei le cose, per­ché le vicen­de sono un po’ diver­se. La CUSL, al di là del­le connotazioni—su cui poi mi rie­sce dif­fi­ci­le inter­ve­ni­re, nel sen­so che anche la CUEM era con­no­ta­ta politicamente…

AM: Però ce n’erano due.

Sì, appun­to, sta­vo arri­van­do al pun­to. Lo dico per dire che non è un tema nostro, quel­lo del­la con­no­ta­zio­ne poli­ti­ca, a meno che non com­por­ti degli atteg­gia­men­ti o del­le deci­sio­ni che inve­ce non rispet­ta­no la rego­la­men­ta­zio­ne che l’università si è data. Quin­di, dicia­mo: che la CUSL sia con­no­ta­ta poli­ti­ca­men­te è un tema che rispet­to alla que­stio­ne dei ser­vi­zi degli stu­den­ti è dif­fe­ren­te… Il fat­to che non ci sia un’altra libre­ria è lega­to a moti­vi diver­si, sto­ri­ca­men­te al fat­to che la CUEM non ha ret­to la soste­ni­bi­li­tà finan­zia­ria che le era sta­ta richie­sta, non da me, ma dall’amministrazione pre­ce­den­te. Che però è quel­la che vie­ne chie­sta anche alla CUSL. La sto­ria del­la CUEM, per come l’ho ripre­sa io, è una sto­ria che non ha avu­to esi­ti, nono­stan­te la mia offer­ta di spa­zi agli occu­pan­ti, sem­pli­ce­men­te pur­ché que­sto venis­se ricon­dot­to a un mini­mo siste­ma di rego­le. Io ave­vo chie­sto loro la rico­no­sci­bi­li­tà attra­ver­so la costi­tu­zio­ne di un’associazione stu­den­te­sca. A que­sto è sta­to posto un rifiu­to net­to, per­ché que­sto con­tra­sta­va con l’idea che – per quan­to rie­sco a capi­re – loro han­no dell’università.

Ex–Cuem

Da lì in poi il pun­to è che non è accet­ta­bi­le una situa­zio­ne com­ple­ta­men­te ille­ga­le, per come la vedo io. Nul­la vie­ta che di fron­te a pro­po­ste, anche poli­ti­ca­men­te dif­fe­ren­ti da quel­le del­la CUSL, si ripren­da in mano inte­ra­men­te la que­stio­ne. Sen­za la mini­ma chiu­su­ra, ve lo assi­cu­ro… Come sape­te stia­mo lavo­ran­do su altre ini­zia­ti­ve stu­den­te­sche, come la radio dell’Ateneo, rispet­to alle qua­li non inten­do nem­me­no chie­de­re qual è la posi­zio­ne poli­ti­ca, non mi interessa.

AM: L’anno scor­so ci fu un avvi­so pub­bli­co (di cui abbia­mo discus­so col pro­fes­sor Simo­net­ta quan­do gli even­ti dell’ex CUEM ave­va­no visto quel­la “pic­co­la” esca­la­tion) per l’apertura di una nuo­va coo­pe­ra­ti­va libra­ria. Può dir­ci chi rispo­se? Come andò a fini­re quel­la sto­ria? Per­ché a oggi non esi­sto­no altre car­to­li­bre­rie in Università?

Il ban­do pub­bli­co ha avu­to due doman­de che poi in real­tà sono sta­te ricon­dot­te a una sola pro­po­sta attra­ver­so una serie di incon­tri che la com­mis­sio­ne ha avu­to con i proponenti.

Il CdA alla fine ha ritenuto però che la proposta avesse – diciamo – delle caratteristiche evidentemente commerciali e non rispondesse ai requisiti previsti nel bando, che appunto volevano ci fosse una connotazione legata all’associazionismo studentesco.

Sostan­zial­men­te si trat­ta­va di una pro­po­sta di libre­ria, con temi pro­prio nor­ma­ti­va­men­te dif­fi­ci­li da accet­ta­re. Noi abbia­mo avu­to un con­ten­zio­so negli anni scor­si con altre libre­rie ester­ne pro­prio in ragio­ne dell’obiezione che era sta­ta avan­za­ta, per­ché evi­den­te­men­te si trat­ta di una situa­zio­ne che com­por­ta una com­pe­ti­zio­ne non lea­le… Nel sen­so che, essen­do appog­gia­ta dall’università, un’organizzazione di que­sto tipo ha un van­tag­gio com­pe­ti­ti­vo rispet­to alle altre strutture.
Sul per­ché non esi­sta­no altre libre­rie, tor­no alla doman­da di pri­ma: occor­re che ci sia una volon­tà, degli stu­den­ti che si ritro­vi­no e rico­no­sca­no in que­sto una ragio­ne di atti­vi­tà. Da que­sto pun­to di vista io sarei ben lie­to se accadesse.

GG: L’otto novem­bre il Mini­stro dell’Istruzione Maria Chia­ra Car­roz­za l’8 novem­bre ha dichia­ra­to: “Abbia­mo pen­sa­to di rispar­mia­re, bloc­can­do il tur­no­ver per anni ma ciò signi­fi­ca la mor­te del­l’u­ni­ver­si­tà e del­la ricer­ca. Rispar­mia­re sul tur­no­ver vuol dire chiu­de­re le por­te a ciò che è fon­da­men­ta­le per l’u­ni­ver­si­tà: il ricam­bio generazionale.”
Nel nostro Ate­neo diver­se cat­te­dre sono in mano docen­ti quan­to­me­no over–sessantacinque. Come inten­de por­si nei con­fron­ti di que­ste dichia­ra­zio­ni e, se con­cor­da, come l’Università vuo­le orga­niz­za­re con­cor­si, asse­gna­zio­ne di nuo­ve cat­te­dre e turnover?

Con­cor­do, con­cor­do total­men­te, nel sen­so che per anni il ricam­bio è sta­to fre­na­to e bloc­ca­to anche dal­le suc­ces­si­ve rifor­me e varia­zio­ni nor­ma­ti­ve che, ahi­mè, han­no crea­to del­le situa­zio­ni mol­to com­pli­ca­te, non ulti­ma quel­la dell’abilitazione che temo avrà una solu­zio­ne mol­to com­ples­sa. Pur­trop­po non ci sta facen­do rispar­mia­re tem­po, one­sta­men­te, anche se natu­ral­men­te era lega­ta a un’idea di sele­zio­ne che con­di­vi­do. Il fat­to che ci sia­no dei docen­ti over ses­san­ta­cin­que in que­sto momen­to non è asso­lu­ta­men­te ille­git­ti­mo. È sta­ta inve­ce pre­sa una deci­sio­ne rispet­to alle richie­ste di pro­ro­ga avan­za­te da alcu­ni dei nostri docen­ti set­tan­ten­ni (voi sape­te che la leg­ge pre­ve­de la pos­si­bi­li­tà di una pro­ro­ga a discre­zio­ne dell’amministrazione): l’Ateneo, il CdA e anche il sena­to acca­de­mi­co han­no con­cor­da­to nel restrin­ge­re note­vol­men­te le con­di­zio­ni che con­sen­ta­no il per­ma­ne­re in ruo­lo dei docen­ti. Nei fat­ti nes­su­na del­le richie­ste fino ad ora avan­za­te è sta­ta accet­ta­ta. Il tema del ricam­bio gene­ra­zio­na­le impat­ta anche col tema dell’autonomia gestio­na­le del­le uni­ver­si­tà, nel sen­so che noi sia­mo tenu­ti a una pro­gram­ma­zio­ne che vie­ne dal mini­ste­ro, che ci attri­bui­sce i cosid­det­ti pun­ti orga­ni­ci: ogni anno desti­na del­le risor­se per le chia­ma­te, lascian­do poi ai sin­go­li ate­nei un mini­mo di auto­no­mia nel­lo sce­glie­re qua­li chia­ma­te fare e su qua­li fasce far­lo; quin­di noi sia­mo lega­ti alla nor­ma­ti­va nazio­na­le. La mia posi­zio­ne sul tur­no­ver è che non c’è nes­sun inten­to puni­ti­vo nel fat­to che si sia deci­so di non dare pro­ro­ghe, per­ché se si spo­sta la discus­sio­ne su que­sto livel­lo fran­ca­men­te si crea­no del­le situa­zio­ni inu­til­men­te sgradevoli…

Nessuno vuole rottamare nessuno, anzi più volte ho detto che molti di quei docenti settantenni sono persone che possono dare un contributo anche importante all’Università. La mia posizione è però diversa e riguarda proprio il ricambio: io credo che un sistema non patologico debba prevedere un ricambio funzionale sulle posizioni di gestione, cosa che in realtà in questo paese si fa fatica ad accettare, e non solo all’interno dell’università.

L’università riflet­te una dif­fi­col­tà vera e pro­fon­da di que­sto pae­se nell’accettare il siste­ma del ricam­bio per­ché lo vive in manie­ra sem­pre con­flit­tua­le, come se fos­se uno scon­tro con­ti­nuo, men­tre è a mio modo di vede­re un ele­men­to fon­da­men­ta­le per la fisio­lo­gia di un siste­ma di potere—nel sen­so posi­ti­vo del ter­mi­ne. La cosa che non fun­zio­na è che ogni vol­ta dob­bia­mo tor­na­re su que­sto tema, e dob­bia­mo tor­nar­ci in que­sta manie­ra stor­ta, e infat­ti il risul­ta­to è che inte­re gene­ra­zio­ni nell’ambito dell’università rischia­no di esse­re com­ple­ta­men­te annul­la­te rispet­to ai ruo­li di gestio­ne. Que­sto lo si vede poi nel­la ricer­ca in manie­ra cla­mo­ro­sa, dove  quel­lo che sta suc­ce­den­do è che stia­mo per­den­do gene­ra­zio­ni. Per­ché se ne van­no dal paese.

chimica

AM: Il nostro siste­ma uni­ver­si­ta­rio si tro­va costan­te­men­te al fon­do del­le gra­dua­to­rie inter­na­zio­na­li (rap­por­to OCSE 2012); qui in Sta­ta­le in real­tà il livel­lo del­la ricer­ca scien­ti­fi­ca è qua­li­ta­ti­va­men­te alto—come testi­mo­nia­no le diver­se pub­bli­ca­zio­ni su alcu­ne del­le rivi­ste più prestigiose.
In tem­po di con­trol­lo del­la spe­sa pub­bli­ca, qua­li sono gli inve­sti­men­ti pre­vi­sti per la ricer­ca, e per quel­la uma­ni­sti­ca in par­ti­co­la­re, che trop­po spes­so vie­ne lascia­ta da parte?

Lei par­la degli inve­sti­men­ti pubblici?

Sì.

Be’, dun­que, c’è sostan­zial­men­te un’osservazione con­di­vi­sa sul fat­to che il finan­zia­men­to del siste­ma del­la ricer­ca in Ita­lia sia tra i più bas­si dei pae­si OCSE (tra l’altro c’è anche il rap­por­to 2013 in aggior­na­men­to). Il dato più disar­man­te è che quel­la sta­ti­sti­ca, a cui fate rife­ri­men­to, rac­con­ta anche che

nel quadriennio 2008–2012, cioè nel quadriennio della crisi finanziaria ed economica, noi siamo insieme all’Ungheria l’unico paese ad avere diminuito gli investimenti in ricerca.

Quel­lo che è più disar­man­te è che la rispo­sta alla cri­si in mol­ti pae­si è sta­ta di rein­ve­sti­re sul­la ricer­ca e sull’innovazione, nell’idea – che ormai è abba­stan­za con­fer­ma­ta dai dati e dal­la let­te­ra­tu­ra – che pro­prio la ricer­ca scien­ti­fi­ca e l’innovazione costi­tui­sca­no comun­que moto­ri per lo svi­lup­po com­ples­si­vo del pae­se, non solo nell’ambito del­la ricer­ca stes­sa. In ter­mi­ni occu­pa­zio­na­li, per esem­pio, quel­lo dell’innovazione è un set­to­re che ha un mol­ti­pli­ca­to­re poten­tis­si­mo nel­la crea­zio­ne di posti di lavo­ro. Il PRIN, cioè il siste­ma con cui il mini­ste­ro finan­zia la ricer­ca in Ita­lia, lo scor­so anno ha inve­sti­to una cifra di poco infe­rio­re ai 40 milio­ni di euro, quest’anno nem­me­no quel­lo. Si fa fati­ca a intrav­ve­de­re un’inversione di ten­den­za. C’è sta­to e c’è il pro­ble­ma del­la quo­ta pre­mia­le, che era spa­ri­to e for­se ades­so ricom­pa­ri­rà ma… Non è una situa­zio­ne mol­to faci­le. Noi in real­tà sia­mo in un siste­ma in cui anco­ra il livel­lo del­la ricer­ca, come voi soste­ne­te cor­ret­ta­men­te, è alto—almeno in ter­mi­ni di pub­bli­ca­zio­ni, poi in ter­mi­ni di pro­dot­ti e di tra­sfe­ri­men­to mol­to meno; ma in ter­mi­ni di pub­bli­ca­zio­ni cer­ta­men­te, soprat­tut­to in alcu­ni set­to­ri, sia­mo mol­to bra­vi. Si dice che fac­cia­mo più fati­ca a recu­pe­ra­re i fon­di dei finan­zia­men­ti euro­pei ma anche que­sto è un dato che andreb­be ana­liz­za­to con mol­ta cura, per­ché in real­tà, aven­do noi un nume­ro di ricer­ca­to­ri net­ta­men­te infe­rio­re a quel­lo di altri pae­si euro­pei, è chia­ro che pos­sia­mo pre­sen­ta­re anche meno progetti.

AM: Inve­ce, per quan­to con­cer­ne l’allocazione del­le risor­se, di qua­le auto­no­mia dispo­ne un sin­go­lo ate­neo nei con­fron­ti del­le diret­ti­ve ministeriali?

Sul­la ricerca?

Sì.

Be’ insom­ma, aven­do del­le risor­se si potreb­be esse­re anche auto­no­mi, ma non ci sono… Tut­ta­via, tut­ti i fon­di che noi otte­nia­mo coi ban­di com­pe­ti­ti­vi oppu­re attra­ver­so i ban­di di fon­da­zio­ni o cha­ri­ties pos­sia­mo gestir­li con una buo­na auto­no­mia, ma con un peso buro­cra­ti­co dram­ma­ti­co, cioè con una len­tez­za e con una dina­mi­ci­tà che è bas­sis­si­ma, pur­trop­po. Ma que­sto è un po’ il tema del­la pub­bli­ca ammi­ni­stra­zio­ne. Ci sono una serie di pro­ce­du­re e di con­trol­li che ren­do­no tut­to mol­to len­to. Vi fac­cio un esem­pio: noi abbia­mo ades­so deci­so di chia­ma­re, per chia­ma­ta diret­ta, alcu­ni vin­ci­to­ri di ERC — che sono i pro­get­ti euro­pei – cosa che il mini­ste­ro stes­so ave­va con­sen­ti­to di fare – ma i tem­pi medi del­la rispo­sta da par­te del mini­ste­ro si avvi­ci­na­no all’anno. Lo dico sen­za pole­mi­ca, ma è chia­ro che così si rischia che il vin­ci­to­re di ERC salu­ti e vada da un’al­tra par­te; cosa che pur­trop­po sta suc­ce­den­do. I dati sugli ERC sono pre­oc­cu­pan­ti… Non so se li ave­te visti anche sul­la stam­pa, ma è vero che la capa­ci­tà di richia­mo del siste­ma ita­lia­no sta calan­do e sta calan­do tan­to. Buo­na par­te dei nostri vin­ci­to­ri di ERC van­no all’estero a far ricer­ca e solo uno dei vin­ci­to­ri (par­lo degli star­ting grant, quin­di dei gio­va­ni) è venu­to in Ita­lia dall’estero per fare ricer­ca. Quin­di, ci sono alcu­ni indi­ci di siste­ma che stan­no peg­gio­ran­do in manie­ra sen­si­bi­le. Una par­te di que­sti deri­va pro­prio dal­la far­ra­gi­no­si­tà, dall’impossibilità di ave­re del­le dina­mi­che che sia­no con­fron­ta­bi­li con quel­le che ci sono altro­ve, in ter­mi­ni pro­prio di tem­po e di procedure—banalmente, non sto par­lan­do di gran­di cose. In que­sto ci sono anche del­le dif­fe­ren­ze – e lo dico sen­za la mini­ma inten­zio­ne pole­mi­ca, ma è vero che stia­mo par­lan­do di un siste­ma come quel­lo ita­lia­no che ha del­le dif­fe­ren­ze geo­gra­fi­che regio­na­li signi­fi­ca­ti­ve, in ter­mi­ni di risor­se. Da que­sto pun­to di vista Mila­no, per esem­pio, è una cit­tà che comun­que offre tan­to, soprat­tut­to in alcu­ni set­to­ri. È una cit­tà mol­to com­pe­ti­ti­va, nel sen­so posi­ti­vo del ter­mi­ne. Non è dap­per­tut­to così. Insom­ma, c’è anche un tema di coor­di­na­men­to nazio­na­le che è tutt’altro che semplice.

La rin­gra­zia­mo.

Gra­zie a voi, davvero.

 

Inter­vi­sta a cura di
Gem­ma Ghi­glia (@g_ghiglia)
Ales­san­dro Mas­so­ne (@amassone)
Seba­stian Ben­di­nel­li (@se_ba_stian)
Fran­ce­sco Flo­ris (fb.me/francesco.floris)
Illu­stra­zio­ne: The Minouette
Con­di­vi­di:
Sebastian Bendinelli
In mis­sio­ne per fer­ma­re la Rivo­lu­zio­ne industriale.

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