Vent’anni e non sentirli

 

Mat­teo Ren­zi, 38 anni, sin­da­co di Firen­ze, neo-segre­ta­rio del Par­ti­to Demo­cra­ti­co al segui­to del­la vit­to­ria con­se­gui­ta l’8 dicem­bre con cir­ca il 70% dei voti; il suo appel­la­ti­vo è “Il Rot­ta­ma­to­re”, sul­le sue inse­gne scri­ve le paro­le al con­tra­rio per inter­pre­ta­re gra­fi­ca­men­te que­sta sua spin­ta etico/politica.

Nel 1994 un impren­di­to­re mila­ne­se, emer­ge­va dal­le lan­de brian­tee per pren­de­re le redi­ni di una poli­ti­ca dila­nia­ta da Tan­gen­to­po­li e deci­de­re il desti­no poli­ti­co del pae­se per il suc­ces­si­vo ven­ten­nio. Il suo nome è Sil­vio Ber­lu­sco­ni, e la sua car­rie­ra poli­ti­ca ini­ziò con un glo­rio­so discor­so che ricor­da per vaghez­za, bel­le paro­le e nul­li­tà, pro­prio il les­si­co del nuo­vo vol­to del­la sini­stra italiana.

Dal mez­zo­bu­sto ras­si­cu­ran­te e col­mo di spe­ran­za, usci­va­no allo­ra que­ste paro­le: “L’I­ta­lia è il Pae­se che amo. Qui ho le mie radi­ci, le mie spe­ran­ze, i miei oriz­zon­ti. Qui ho impa­ra­to, da mio padre e dal­la vita, il mio mestie­re di impren­di­to­re. Qui ho appre­so la pas­sio­ne per la liber­tà.” Ini­zia­mo dun­que da dove è leci­to: le radi­ci. Il padre di Mat­teo è Tizia­no, demo­cri­stia­no e deten­to­re del­la comu­ni­ca­zio­ne gior­na­li­sti­ca-pub­bli­ci­ta­ria tosca­na median­te l’azienda Chil Srl. Qui ini­zia a lavo­ra­re e a pre­pa­rar­si alle calo­ro­se arrin­ghe pom­po­se e vuo­te con cui ani­ma i con­gres­si oggi­gior­no. Dun­que ini­zia sul­la scia del padre, non solo a tito­lo d’ispirazione ma più pro­pria­men­te di por­te aper­te, albo­ri di nepo­ti­smo qual­cu­no li chiamerebbe.

Si aggiun­ga a ciò quan­to atte­sta­to dal suo bigliet­to da visi­ta: ”É diri­gen­te d’azienda: nel 1994 ha fon­da­to la Chil srl, (…). In Chil si occu­pa di coor­di­na­men­to e valo­riz­za­zio­ne del­la rete, nel­la gestio­ne di oltre due­mi­la col­la­bo­ra­to­ri occa­sio­na­li in tut­ta Italia”.

Pun­to poli­ti­co comu­ne lo si riscon­tra nel­la volon­tà di non voler “vive­re in un Pae­se illi­be­ra­le, gover­na­to da for­ze imma­tu­re e da uomi­ni lega­ti a dop­pio filo a un pas­sa­to poli­ti­ca­men­te ed eco­no­mi­ca­men­te fal­li­men­ta­re.” Libe­ra­li­tà dun­que, libe­ra­li­tà dei mer­ca­ti e pri­va­tiz­za­zio­ni da un lato, con l’accettazione, par­zia­le, in que­sto sen­so dell’agenda Let­tia­na. Per­si­no il gior­na­le poli­ti­ca­men­te filo-Ber­lu­sco­nia­no annun­cia in un son­dag­gio ”Ren­zi è trop­po libe­ra­le. Al Pd lo odia­no, voi lo vor­re­ste nel Pdl?”. Un con­to è sen­tir­se­lo dire da Tra­va­glio, ma da Bel­pie­tro è altro paio di maniche.

Sem­pre seguen­do il discor­so dell’ex-Premier, un tas­sel­lo deli­ca­to: “Per poter com­pie­re que­sta nuo­va scel­ta di vita, ho ras­se­gna­to oggi stes­so le mie dimis­sio­ni da ogni cari­ca socia­le nel grup­po che ho fon­da­to”. L’oggetto in ana­li­si è un altro e dun­que non mi sof­fer­me­rò sul fat­to che dal ’94 ogni cosa è dive­nu­ta di suo domi­nio come ben ci ricor­da la can­zo­ne di Beni­gni; piut­to­sto pre­me sot­to­li­nea­re come Ren­zi non sia nem­me­no dispo­sto a lascia­re il ruo­lo da sin­da­co di Firen­ze. Il fat­to acqui­sta rile­van­za in quan­to incar­na con ipo­cri­sia quell’attaccamento pol­tro­ni­sti­co da lui, giu­sta­men­te, tan­to osteggiato.

“Ho anche la ragio­ne­vo­le spe­ran­za di riu­sci­re a rea­liz­zar­lo, in sin­ce­ra e lea­le allean­za con tut­te le for­ze libe­ra­li e demo­cra­ti­che che sen­to­no il dove­re civi­le di offri­re al Pae­se una alter­na­ti­va cre­di­bi­le al gover­no del­le sini­stre e dei comu­ni­sti.(…) Que­gli obiet­ti­vi e quei valo­ri che inve­ce non han­no mai tro­va­to pie­na cit­ta­di­nan­za in nes­su­no dei Pae­si gover­na­ti dai vec­chi appa­ra­ti comu­ni­sti, per quan­to river­ni­cia­ti e riciclati.” 

Si riscon­tra­no poi altri aspet­ti impor­tan­ti di comu­nan­za: l’appartenenza a un’ Euro­pa cui guar­da­re, se nel Cav era “pro­por­re anche ai cit­ta­di­ni ita­lia­ni gli stes­si obiet­ti­vi e gli stes­si valo­ri che han­no fin qui con­sen­ti­to lo svi­lup­po del­le liber­tà in tut­te le gran­di demo­cra­zie occi­den­ta­li” con Ren­zi ha un nome defi­ni­to : Sta­ti Uni­ti d’Europa che ren­da la cri­si un’opportunità: le paro­le son sue, le oppor­tu­ni­tà non so di chi.

Anco­ra poi il riman­do a quel “mon­do cat­to­li­co che ha gene­ro­sa­men­te con­tri­bui­to all’ul­ti­mo cin­quan­ten­nio del­la nostra sto­ria uni­ta­ria”, in arte DC, in mafia Andreot­ti; che se don Stur­zo vedes­se altro che rigi­rar­si nel­la tom­ba. Pari­men­ti tro­via­mo un’adesione alla” tra­di­zio­ne cat­to­li­co-demo­cra­ti­ca è lin­fa vita­le per il Pd e negar­lo o dimen­ti­car­lo è sba­glia­to ed è un peri­co­lo” ovve­ro quan­to det­to precedentemente.

Di poi la volon­tà di pro­por­re, con­cre­ta­men­te, azio­ni poli­ti­che tem­pe­sti­ve e mira­te che per­met­ta­no inte­se, se For­za Ita­lia nasce­va con “l’o­biet­ti­vo di uni­re, per dare final­men­te all’I­ta­lia una mag­gio­ran­za e un gover­no all’al­tez­za del­le esi­gen­ze più pro­fon­da­men­te sen­ti­te dal­la gen­te comu­ne.” Ren­zi va a cac­cia di voti da Gril­lo e da Ber­lu­sco­ni, “per sem­pli­ce logi­ca” (ma non si chia­ma­va opportunismo?).

Giun­gia­mo ora al pun­to in cui l’allievo supe­ra il mae­stro: la fine del­le sini­stre e dei comu­ni­sti: “Fini­ti gli inciu­ci. Que­sta è la fine di un grup­po diri­gen­te” così apre la vit­to­ria dell’8 dicem­bre. Rot­ta­ma­zio­ne con­tro gli ere­di dell’ex PCI (D’Alema, Vel­tro­ni, Ber­sa­ni, Bin­di) e dei sin­da­ca­ti che defi­ni­sce “pie­ni di soldi”e che “non tute­la­no i gio­va­ni”. Con­tro Ber­sa­ni por­ge­rà paro­le di offe­sa deli­nean­do il suo agi­re come un’”Evoluzione del­la sua mili­tan­za e del­la sua sto­ria per­so­na­le, una sor­ta di nuo­vo Pci”. Pura paz­zia per quel bische­ro che il PD segua le orme di ciò da cui deriva.

Ren­zi è insom­ma riu­sci­to, in un’esperienza poli­ti­ca irri­so­ria rispet­to a quel­la ber­lu­sco­nia­na a scon­fig­ge­re defi­ni­ti­va­men­te i nostal­gi­ci ros­si, e lo ha fat­to magi­stral­men­te dall’interno pene­tran­do nel­le roc­ca­for­ti del­la sinistra.

Coin­ci­den­za sto­ri­ca a riguar­do: l’8 dicem­bre 1991 a Mosca è sigla­to l’atto di lique­fa­zio­ne dell’Unione Sovie­ti­ca Comunista.
“Vi dico che pos­sia­mo, vi dico che dob­bia­mo costrui­re insie­me per noi e per i nostri figli, un nuo­vo mira­co­lo ita­lia­no.” Spe­ria­mo che per­lo­me­no l’aggettivo nuo­vo non l’abbia impa­ra­to da lui.

 Mat­tia Gennari

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