Da riascoltare per la prima volta
High Hopes

Figlio di un incon­tro arti­sti­co tra il Bru­ce Spring­steen e Tom Morel­lo, chi­tar­ri­sta-fon­da­to­re dei Rage Again­st The Machi­ne, High Hopes, nuo­vo e atte­sis­si­mo album del Boss usci­to il 14 gen­na­io, nasce con l’o­biet­ti­vo di dare una nuo­va veste sono­ra e pie­na digni­tà arti­sti­ca a una serie di bra­ni già pub­bli­ca­ti o pre­sen­ta­ti dal vivo nel cor­so dei vari tour mon­dia­li, unen­do alcu­ne cover a pez­zi del tut­to ine­di­ti. Nono­stan­te sia sen­za dub­bio un album ano­ma­lo per il Boss, abi­tua­to a nar­ra­re una sto­ria all’in­ter­no di ogni suo disco, svi­lup­pan­do­la con lo sno­dar­si del­le trac­ce, High Hopes non man­ca cer­to del­l’e­ner­gia e del­la grin­ta del miglior Springsteen.

I 12 bra­ni che van­no a com­por­re la trac­kli­st sono un mix di musi­ca­li­tà diver­se che van­no dal mon­do del folk, al rock più puro, da un sound mol­to vici­no al metal, al toc­co mor­bi­do del­la ballad.
Ma but­tia­mo­ci tra le note di que­sto album. Se ave­te pre­sen­te l’o­ri­gi­na­le “High Hopes” dei Hava­li­nas ―rock band cali­for­nia­na di Long Beach―, con la sua for­tis­si­ma matri­ce punk, dimen­ti­ca­te­la. La cover di Bru­ce, title track del disco, abban­do­na la musi­ca­li­tà ori­gi­na­le per una ver­sio­ne più adre­na­li­ni­ca ed ener­gi­ca, scan­di­ta da un’in­trec­ciar­si con­ti­nuo tra la chi­tar­ra di Morel­lo, con il suo­no taglien­te, e la sezio­ni fia­ti del­la E‑Street Band, dan­do così vita ad un pez­zo grandioso.

La coper­ti­na di High Hopes, dove appa­re un dop­pio Bru­ce con in brac­cio la sua ama­ta Fen­der Tele­ca­ster, in omag­gio al re del Roc­k’­n’­Roll nel cele­bre “Dop­pio Elvis Pre­sley” rea­liz­za­to da Andy Warhol nel 1963

«Alcu­ne di que­ste can­zo­ni, “Ame­ri­can Skin” e “Gho­st of Tom Joad”, le cono­sce­te già nel­le loro ver­sio­ni live. Ho pen­sa­to che fos­se­ro tra i pez­zi miglio­ri che io abbia scrit­to e meri­ta­va­no una regi­stra­zio­ne con tut­ti i cri­smi». Que­ste le paro­le di Bru­ce su due dei bra­ni più signi­fi­ca­ti­vi di que­sto album.
La pri­ma, pub­bli­ca­ta per la pri­ma vol­ta nel­l’al­bum Live in New­York City del 2001 (regi­stra­to nel cor­so di due sera­te con­se­cu­ti­ve al Madi­son Squa­re Gar­den di New York ), è sen­za dub­bio una del­le miglio­ri can­zo­ni del­l’ul­ti­mo Spring­steen. Dedi­ca­ta ad un ragaz­zo afroa­me­ri­ca­no inno­cen­te che tirò fuo­ri un por­ta­fo­glio dal­la tasca e ven­ne fred­da­to dal­la poli­zia di New York, con­vin­ta che si trat­tas­se di una pisto­la, è regi­stra­ta nel­l’al­bum in una ver­sio­ne domi­na­ta dal­la chi­tar­ra di Morel­lo che rag­giun­ge il suo api­ce nel solo del pez­zo che, per bel­lez­za e pro­fon­di­tà, vale da solo il prez­zo dell’album.
Discor­so a par­te meri­ta “Gho­st of Tom Joad” che qui dice addio a quel sound acu­sti­co e toc­can­te che la carat­te­riz­za­va per abbrac­cia­re in tut­to e per tut­to, anco­ra una vol­ta, il sound di Morel­lo ―che duet­ta nel bra­no con lo stes­so Spring­steen―, dan­do così vita ad un bra­no da pel­le d’o­ca di oltre set­te minu­ti di puro Rock (a trat­ti mol­to vici­no al Metal) con due soli mozzafiato.

«Ho sem­pre pen­sa­to che que­ste can­zo­ni doves­se­ro esse­re pub­bli­ca­te. Dai gang­ster di “Harry’s Pla­ce”, ai coin­qui­li­ni impre­pa­ra­ti di “Frank­ie Fell In Love” ―ricor­di di quan­do io e Ste­ve ce ne sta­va­mo a bighel­lo­na­re nel nostro appar­ta­men­to di Asbu­ry Park―, dai viag­gia­to­ri nel­la ter­ra deso­la­ta di “Hun­ter of Invi­si­ble Game” fino al sol­da­to e all’amico che va a tro­var­lo in “The Wall”, ero con­vin­to che tut­ti que­sti bra­ni meri­tas­se­ro una casa e un ascolto».

In tut­to l’al­bum, inci­so tra il New Jer­sey, Los Ange­les, Atlan­ta, l’Au­stra­lia e New York, con la pro­du­zio­ne di Bren­dan O’Brien e Ron Aniel­lo, è pre­sen­te la E‑Street Band com­pre­si Dan­ny Fede­ri­ci, scom­par­so nel 2008 e Cla­ren­ce Cle­mons (nel 2011) con il suo sax che cam­peg­gia nel bel­lis­si­mo “Har­ry’s Pla­ce”, dato che alcu­ni bra­ni ven­ne­ro inci­si negli anni pas­sa­ti per esser ter­mi­na­ti solo in un secon­do momento.
Con que­s’al­bum Bru­ce dimo­stra di esse­re un Musi­ci­sta capa­ce di met­ter­si anco­ra in discus­sio­ne, in cer­ca di nuo­vi sti­mo­li, che, nono­stan­te i due anni di suc­ces­si mon­dia­li dovu­ti ai tour, non si accon­ten­ta e cer­ca sem­pre di miglio­rar­si e tra­smet­te­re nuo­ve e sem­pre più inten­se emo­zio­ni. “Baby, we were born to run” dice­va Bru­ce in uno dei suoi più gran­di suc­ces­si. Che dire? Cor­re anco­ra come un ragazzino!

TRACKLIST:
1.High Hopes (Tim Scott McConnell)
2.Harry’s Place
3.American Skin (41 Shots)
4.Just Like Fire Would (Chris Bailey)
5.Down In The Hole
6.Heaven’s Wall
7.Frankie Fell In Love
8.This Is Your Sword
9.Hunter Of Invi­si­ble Game
10.The Gho­st of Tom Joad
11.The Wall
12.Dream Baby Dream (Mar­tin Rev, Alan Vega)

Bru­ce Spring­steen – voce prin­ci­pa­le, chi­tar­ra, armo­ni­ca, pia­no, percussioni
Tom Morel­lo – chi­tar­ra elettrica
Roy Bit­tan – pia­no, tastie­ra, fisarmonica
Dan­ny Fede­ri­ci – orga­no, tastie­ra (trac­ce 2, 11)
Nils Lof­gren – chi­tar­ra, cori
Pat­ti Scial­fa – cori
Gar­ry Tal­lent – basso
Ste­ven Van Zandt – chi­tar­ra, man­do­li­no, cori
Max Wein­berg – batteria
Cla­rens Cle­mons- sax

Fede­ri­co Arduini

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