Da rileggere per la prima volta
L’amante di Lady Chatterley

D.H. Law­ren­ce scri­ve L’amante di Lady Chat­ter­ley negli anni Ven­ti del 1900. Oggi, negli anni Die­ci del 2000, due sono i moti­vi che mi spin­go­no ad affer­ma­re con con­vin­zio­ne che tut­ti noi gio­va­ni esse­ri uma­ni dovrem­mo leggerlo.

Non par­lo del­le decli­na­zio­ni futu­ri­ste, anti-indu­stria­li, misan­tro­pe o apo­ca­lit­ti­che varia­men­te espres­se da Law­ren­ce nel­le sue ope­re let­te­ra­rie apprez­za­bi­li o dete­sta­bi­li a secon­da del gra­do di disfat­ti­smo e sfi­du­cia nell’umanità che ognu­no di noi può o meno aver rag­giun­to nei suoi anni post-adolescenziali.

Par­lo ovvia­men­te del­la bel­lez­za let­te­ra­ria del libro. E soprat­tut­to, poi­ché mi ren­do con­to che que­sta la mag­gior par­te del­le vol­te ahi­mè non vie­ne con­si­de­ra­ta una moti­va­zio­ne suf­fi­cien­te, par­lo del sesso.

L’amante di Lady Chat­ter­ley è un libro sostan­zial­men­te costrui­to sui rap­por­ti ses­sua­li che Lady Chat­ter­ley ha con il suo aman­te. Di que­sto si par­la, e que­sto si descri­ve, con un’abbondanza di par­ti­co­la­ri che solo un genio poe­ti­co può ren­de­re sen­za nes­sun tipo di vol­ga­ri­tà. L’amante di Lady Chat­ter­ley è asso­lu­ta­men­te gra­fi­co nel­le sue descri­zio­ni, ma è quan­to di più lon­ta­no ci pos­sa esse­re dal­la por­no­gra­fia, di cui non a caso Law­ren­ce era un fie­ro oppo­si­to­re ai suoi tem­pi, figu­ria­mo­ci cosa pen­se­reb­be ades­so tro­van­do­si davan­ti a un video di YouPorn.

Il suo libro è, all’opposto, per­mea­to da una vaga aurea di sacra­li­tà mate­ria­le che ruo­ta attor­no al cor­po come ogget­to di vene­ra­zio­ne e rispet­to e all’importanza di ascol­tar­lo, di asse­con­dar­lo; e alla tene­rez­za del cor­po, maschi­le e fem­mi­ni­le, e al calo­re del grem­bo, del pene, del sangue.

D.H. Law­ren­ce era con­vin­to che sol­tan­to duran­te il ses­so (quel­lo fat­to bene) si potes­se ave­re una pie­na per­ce­zio­ne del­la real­tà. Allon­ta­nan­do­ci da que­sti estre­mi­smi, osser­via­mo quel che il libro e il suo auto­re ci pos­so­no inse­gna­re. Intan­to il ses­so è amo­re Law­ren­ce non per­de tem­po a con­si­de­ra­re la pra­ti­ca opzio­ne degli “sco­pa­mi­ci”: per­ché il ses­so ven­ga bene ci voglio­no sen­ti­men­ti, altri­men­ti si par­la di autoe­ro­ti­smo a due e, insom­ma, ci fa anche un po’ tristezza.

In secon­do luo­go, il ses­so è quan­to di più natu­ra­le ci pos­sa esse­re. Il ses­so è appa­ga­men­to del cor­po, e tra­scu­ra­re il cor­po è far­si vio­len­za. Biso­gna esal­ta­re il cor­po, e noi esal­tia­mo la men­te (non sareb­be male tro­va­re un com­pro­mes­so ed esal­ta­re entram­bi ma for­se chie­do trop­po). E così facen­do i cor­pi diven­ta­no ste­ri­li, le don­ne sen­za grem­bo, gli uomi­ni sen­za pene. La spe­cu­la­zio­ne estre­ma del­la men­te ren­de l’amore sol­tan­to uno slan­cio intel­let­tua­le, lo pri­va del san­gue e del ses­so, e ci si dimen­ti­ca di quan­to dovreb­be esse­re deter­mi­nan­te in esso lo slan­cio fisico.

Con incli­na­zio­ne vaga­men­te niezt­chia­na, ma con più cru­del­tà, Law­ren­ce indi­ca gli uomi­ni veri, che san­no vive­re dav­ve­ro, in colo­ro capa­ci di con­ci­lia­re cor­po e men­te, e ama­re il cor­po, e segui­re il cor­po, sen­za ste­ri­li­tà. Tut­ti gli altri, la mag­gior par­te, soprav­vi­vo­no e lo fan­no sen­za purezza.

E così, poi­ché leg­gen­do ho guar­da­to aspet­ti dell’amore che non ave­vo mai sapu­to guar­da­re, e ho visto ste­ri­li­tà e idee sba­glia­te, date dall’idea sba­glia­ta del ses­so che ci vie­ne dal­la tele­vi­sio­ne, e dall’orribile – insi­sto, orri­bi­le – por­no­gra­fia, con­si­glio a tut­ti noi post-ado­le­scen­ti, ten­den­ti alla ste­ri­li­tà, all’innamoramento intel­let­tua­le, alla cru­del­tà nei con­fron­ti del cor­po (non voglia­mo, vero, par­la­re dell’onnipresente ano­res­sia), e all’imbarazzo psi­co­fi­si­co, di leg­ge­re que­sto mera­vi­glio­so inno al ses­so e all’amore.

È un libro sul­la tene­rez­za degli aman­ti, e, per quan­to sia dif­fi­ci­le can­cel­la­re fati­co­se ini­bi­zio­ni, può sen­za dub­bio aiu­tar­ci a rida­re bel­lez­za e nobil­tà all’amplesso, e sal­var­lo dal­la deni­gra­zio­ne a cui trop­po spes­so vie­ne abbandonato.

Bian­ca Giacobone
@BiancaGiac

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Bianca Giacobone
Stu­den­tes­sa di let­te­re e redat­tri­ce di Vul­ca­no Sta­ta­le. Osser­vo ascol­to scri­vo. Ogni tan­to par­lo anche. E fac­cio il mon­do mio, poco per volta.

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