Questo casalingo fiorentino dice di aver scoperto come far vincere le elezioni al centrosinistra. Il suo segreto vi sorprenderà.

— Secon­do l’ultimo son­dag­gio EMG per La7, il Pd dopo l’incontro di Ren­zi con Ber­lu­sco­ni ha per­so il 2%.
— Soltanto?

renzi

Gesti­re il Par­ti­to Demo­cra­ti­co si sta rive­lan­do estre­ma­men­te dif­fi­ci­le per Ren­zi, tra una mino­ran­za — chia­ra­men­te sot­to rap­pre­sen­ta­ta — mol­to rumo­ro­sa e la ria­per­tu­ra del­lo scon­tro infi­ni­to con Ber­lu­sco­ni. Il segre­ta­rio fio­ren­ti­no, che for­se si aspet­ta­va un par­ti­to più faci­le da gui­da­re, o for­se fa solo fin­ta, ha di fron­te a sé una mis­sio­ne impossibile.
Per spie­ga­re quan­to sia dif­fi­ci­le gesti­re il Pd si fa spes­so rife­ri­men­to all’immagine del­la fusio­ne a fred­do. Mai una meta­fo­ra potreb­be esse­re più sba­glia­ta, la nasci­ta del Pd è frut­to del­la più cal­da del­le fusio­ni, un pat­to di san­gue tra allea­ti che mai si sono trop­po stimati.
Come gli Sta­ti Uni­ti e l’Unione Sovie­ti­ca non sono mai sta­ti feli­ci di col­la­bo­ra­re duran­te la Secon­da Guer­ra Mon­dia­le, DS e Mar­ghe­ri­ta, stre­ma­ti dal­lo scon­tro con Ber­lu­sco­ni, ben volen­tie­ri cedet­te­ro alla ten­ta­zio­ne del Gran­de Par­ti­to — ma i pri­mi pen­ti­men­ti non si fece­ro atten­de­re nem­me­no una notte.

La gestio­ne del Par­ti­to Demo­cra­ti­co di Vel­tro­ni fu, sen­za indo­ra­re la pil­lo­la, fal­li­men­ta­re. Dal pres­sing sui par­ti­ti pic­co­li (“La Sto­ria si ripe­te sem­pre due vol­te: la pri­ma vol­ta come tra­ge­dia, la secon­da come far­sa”) per irri­ta­re Mastel­la e far cade­re il Gover­no, per poi per­de­re le ele­zio­ni e rac­co­glie­re a sten­to quan­to i due par­ti­ti “geni­to­ri” avreb­be­ro pre­so, al tea­tri­no del Gover­no ombra, pas­san­do per il fal­li­men­to tota­le del Par­ti­to liqui­do sul territorio.

Dopo la dimen­ti­ca­bi­le paren­te­si di Fran­ce­schi­ni, Pier­lui­gi Ber­sa­ni vin­ce con­ven­zio­ne e pri­ma­rie nell’autunno del 2009. La sua mozio­ne si pre­sen­ta fin dal­l’i­ni­zio come il ritor­no di un par­ti­to “pesan­te” sul ter­ri­to­rio, quel­lo che fini­rà per chia­ma­re “la dit­ta” e — mai det­ta, ma così chia­ra negli inten­ti — una pro­mes­sa sus­sur­ra­ta, mai più pri­ma­rie, ché por­ta­no solo odio e spac­ca­tu­ra den­tro il Partito.
Il par­ti­to “pesan­te” fun­zio­na sul ter­ri­to­rio, ma il disa­stro­so e inter­mi­na­bi­le gover­no Ber­lu­sco­ni con­su­ma il PD, e l’appoggio al Gover­no Mon­ti crea ten­sio­ni inter­ne appa­ren­te­men­te irreparabili.
Nel­la spe­ran­za di raf­for­zar­si, di crea­re ven­to a favo­re del par­ti­to, e di ricu­ci­re qual­che feri­ta, Ber­sa­ni annun­cia­va un anno e qual­che mese fa che alle pri­ma­rie per il can­di­da­to pre­mier di coa­li­zio­ne il Par­ti­to avreb­be pre­sen­ta­to due candidati.
Tut­to ciò che pote­va anda­re male va peg­gio. Ber­sa­ni vin­ce le pri­ma­rie ma il par­ti­to è a pez­zi — la suc­ces­si­va cam­pa­gna elet­to­ra­le è un disa­stro, e le ele­zio­ni sono una delusione.

Oggi Ren­zi si tro­va nel­la stes­sa situa­zio­ne in cui Ber­sa­ni face­va cam­pa­gna elet­to­ra­le lo scor­so inver­no: lavo­ra per la pro­pria agen­da insie­me ad un grup­po di fede­li, con il par­ti­to sot­to­stan­te imbam­bo­la­to, e gran­di bor­bot­tii e stri­do­ri. La “mino­ran­za” par­ti­co­lar­men­te ina­spri­ta per­ché sot­to rap­pre­sen­ta­ta, dopo il poco sor­pren­den­te disa­stro dell’estremamente poco con­vin­cen­te Cuper­lo, ha chia­ra­men­te get­ta­to l’impegno di uni­tà auspi­ca­to da Ber­sa­ni per amor barricadero.

Dopo set­te anni, for­se è ora che il Par­ti­to deci­da se esse­re car­ne o pesce.
La rispo­sta pia­ce­rà a pochi, ma sul lun­go ter­mi­ne, è così che si costrui­sco­no i par­ti­ti. For­se giu­sta­men­te, con­si­de­ra­ta la cam­pa­gna Cam­bia ver­so, Ren­zi è riu­sci­to a cam­bia­re idea su tre quar­ti del­le pro­prie pro­po­ste in meno di novan­ta giorni.
Dal miste­rio­so “pia­no scuo­la” agi­ta­to per set­ti­ma­ne duran­te le pri­ma­rie e poi spa­ri­to, alle tre (fin­te?) pro­po­ste di leg­ge elet­to­ra­le, al Jobs Act, mes­so nel cas­set­to più in fret­ta del roman­zo che scris­si a dicias­set­te anni, i con­tor­ni del Par­ti­to Demo­cra­ti­co si fan­no più sfo­ca­ti di gior­no in giorno.
Con una fila già inter­mi­na­bi­le di pro­mes­se non man­te­nu­te, con una quo­ta mag­gio­ri­ta­ria nel Gover­no e in spal­la il tito­lo di pri­mo par­ti­to d’Italia, il Par­ti­to Demo­cra­ti­co deve deci­de­re cosa vuo­le fare da grande.

Ales­san­dro Massone
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Alessandro Massone
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2 Commenti su Questo casalingo fiorentino dice di aver scoperto come far vincere le elezioni al centrosinistra. Il suo segreto vi sorprenderà.

  1. Per­so­nal­men­te mi augu­ro che il futu­ro del cen­tro­si­ni­stra non riman­ga anco­ra a lun­go nel­le mani di uno che… ha il vizio di far­la nel bagno sba­glia­to, visto che l’al­tro è occu­pa­to da tem­po immemore. 

    E non sono nem­me­no tan­to affe­zio­na­to al PD.
    Che famo, scindiamo?

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