Public Eye Award
Il premio della vergogna assegnato a Gazprom e GAP

Ogni anno, duran­te i gior­ni del Forum Eco­no­mi­co Mon­dia­le a Davos, Green­pea­ce Sviz­ze­ra e BD ―Dichia­ra­zio­ne di Ber­na, ONG per lo svi­lup­po soli­da­le― orga­niz­za­no dal 2000 un con­tro-even­to, in cui vie­ne asse­gna­to il Public Eye Award alle azien­de che più si sono impe­gna­te per ren­de­re la Ter­ra un posto peggiore.
Nel­la Hall of Sha­me degli anni pas­sa­ti figu­ra­no Shell, Gold­man Sachs, Anglo­Gold Ashan­ti, Bar­clays, Novar­tis, BKW, Walt Disney Com­pa­ny e Wal-Mart solo per citar­ne alcune.

24 apri­le 2013, crol­la la fab­bri­ca di abbi­glia­men­to Rana Pla­za a Dac­ca, Bangladesh

I moti­vi per cui un’a­zien­da può veni­re nomi­na­ta sono sva­ria­ti: impat­to ambien­ta­le, sfrut­ta­men­to dei lavo­ra­to­ri, vio­la­zio­ne dei dirit­ti uma­ni, mani­po­la­zio­ne di infor­ma­zio­ni, cor­ru­zio­ne o eva­sio­ne fisca­le. I nomi­na­ti­vi ven­go­no valu­ta­ti dal Public Eye Team e dal­l’In­sti­tu­te of Bui­sness Ethics del­l’U­ni­ver­si­tà di St. Gall. In segui­to, una giu­ria di esperti―quest’anno com­po­sta da Céci­le Buhl­mann, Andreas Cas­see, Yoke Ling Chee, Kumi Nai­doo, Gui­do Palaz­zo, Klaus Peter Rip­pe, Van­da­na Shi­va e Ulrich Thielemann―stila la lista defi­ni­ti­va del­le azien­de eleg­gi­bi­li per il Peo­ple’s Award, e la pub­bli­ca sul sito www.publiceye.ch dove chiun­que può vota­re chi ritie­ne la più irre­spon­sa­bi­le. La giu­ria, inol­tre, asse­gna essa stes­sa un premio.
Il Jury’s Award que­st’an­no è sta­to asse­gna­to a GAP, colos­so ame­ri­ca­no del­l’ab­bi­glia­men­to che anche dopo il disa­stro del­la fab­bri­ca Rana Plaza―crollata il 24 apri­le, ha pro­vo­ca­to la mor­te di 1.100 per­so­ne― anco­ra si rifui­ta di fir­ma­re l’ac­cor­do “On Fire and Buil­ding Safe­ty in Ban­gla­desh” e si oppo­ne stre­nua­men­te a qual­sia­si atti­vi­tà sindacale.

Non lascia spa­zio a sor­pre­se il Peo­ple’s Award, asse­gna­to alla più gran­de com­pa­gnia petro­li­fe­ra rus­sa non­ché pri­ma estrat­tir­ce di gas natu­ra­le al mondo―Gazprom. Dal­la mor­te di 53 ope­rai nel dicem­bre 2011 sul­la piat­ta­for­ma di Kol­ska­ya, alle 872 fuo­riu­sci­te di petro­lio in alto mare nel­lo stes­so anno, fino all’ar­re­sto degli “Arctic30” lo scor­so 18 set­tem­bre, la pri­ma com­pa­gnia petro­li­fe­ra ad aver tri­vel­la­to i fon­da­li del­l’Ar­ti­co si è tro­va­ta spes­so al cen­tro del­la corin­ce media­ti­ca. Ed è dif­fi­ci­le imma­gi­na­re un Pre­mio Del­la Ver­go­gna più meri­ta­to di questo.

Pro­ba­bil­men­te vi chie­de­re­te qual è lo sco­po di que­sta ini­zia­ti­va, a par­te cri­ti­ca­re una socie­tà sem­pre più orien­ta­ta al profitto-e-basta.
A me ―che vado in bici, non bevo Coca-cola e non ho mai indos­sa­to un paio di All-Star― come rispo­sta sem­bra già abbastanza.
Qual­cu­no obiet­te­rà anco­ra che si trat­ta di un pre­mio sen­za valen­za pratica.
Vero, un cit­ta­di­no comu­ne non può boi­cot­ta­re Gaz­prom ―ma può boi­cot­ta­re GAP.

Più l’o­pi­nio­ne pub­bli­ca si infor­ma, più si impe­gna per cam­bia­re le cose: dopo una cam­pa­gna di boi­cot­tag­gio mol­to atti­va, la Nestlé ha final­men­te cam­bia­to poli­ti­ca azien­da­le sul com­mer­cio del lat­te in pol­ve­re nei pae­si del Ter­zo Mon­do (che secon­do l’U­NI­CEF avreb­be com­por­ta­to la mor­te di un milio­ne e mez­zo di bam­bi­ni), ade­gu­na­do­si alle nor­ma­ti­ve inter­na­zio­na­li dell’OMS.
Tut­ta­via, con­si­de­ran­do le for­tis­si­me pro­te­ste e le pres­sio­ni rice­vu­te da vari gover­ni –tra cui quel­lo ita­lia­no– dif­fi­cil­men­te la guar­dia costie­ra rus­sa spa­re­rà di nuo­vo alla Arc­tic Sun­ri­se, lascian­do gli atti­vi­sti di Green­pea­ce “libe­ri” di fare il loro lavo­ro: fer­ma­re le per­fo­ra­zio­ni nell’Artico.
Un cerot­to su una feri­ta da gra­na­ta? Forse.
Meglio che niente.

Gem­ma Ghiglia
@g_ghiglia

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Gemma Ghiglia
Clas­se 1990, stu­den­tes­sa di Rela­zio­ni Inter­na­zio­na­li. A metà stra­da fra Putin e la Rivin­ci­ta del­le bionde.

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