Extraterrestri digitali
La Gabbia

Tor­nia­mo in pros­si­mi­tà di quel­la cosa spor­ca e zoz­za che è la poli­ti­ca, ovvia­men­te in chia­ve ita­lio­ta. Come dice San­to­ro nel­le inter­vi­ste che perio­di­ca­men­te ottie­ne dal Cor­rie­re “va tut­to decli­na­to in avan­spet­ta­co­lo per fare ascol­ti” ―un approc­cio inte­ger­ri­mo da gior­na­li­sta d’as­sal­to che gli rie­sce piut­to­sto istintivo.

Gian­lui­gi Para­go­ne cam­bia sti­le: dal ver­de de “La Pada­nia” al glam rock de “La Gab­bia”. Non sap­pia­mo qua­le sia peggio.

Visto che sia­mo in tema di gran­di gior­na­li­sti, pen­sa­te un po’ se una fra­se del gene­re l’a­ves­se pro­nun­cia­ta Enzo Bia­gi – R.I.P. – che con­du­ce­va il più noio­so appro­fon­di­men­to poli­ti­co dai tem­pi del De Monar­chia, che riu­sci­va in cin­que minu­ti a caval­lo fra l’an­ti­pa­sto di mare e le lasa­gne di tua non­na (non chie­de­te) a far­ti desi­de­ra­re intel­let­tual­men­te Bar­ba­ra D’Urso.
Fat­to sta, ognu­no ha i tem­pi che si meri­ta – ma que­sto non è passatismo.

Que­st’an­no una par­ti­ta di giro fra i tre prin­ci­pa­li net­work tele­vi­si­vi ita­lia­ni ha visto pas­sa­re Nico­la Por­ro – sì, quel­lo de Il Gior­na­le la raiè­brut­tae­cat­ti­va­per­ché­pub­bli­ca – a Rai­due, Luca Tele­se – sì, quel­lo che lec­ca­va i testi­co­li a Tra­va­glio – a Media­set, men­tre il gio­vin­cel­lo del grup­po, la scheg­gia impaz­zi­ta in quo­ta Lega Nord Gian­lui­gi Para­go­ne ha otte­nu­to il sue bel pro­gram­mi­no in pri­ma sera­ta al mer­co­le­dì su La7.
Que­sto baste­reb­be a far­mi chiu­de­re barac­ca e burat­ti­ni, tra­sfe­rir­mi nel­la Ter­ra del Fuo­co e comin­cia­re un dia­lo­go costrut­ti­vo con gli spi­ri­ti dei pin­gui­ni esplo­ra­to­ri per com­pren­de­re il futu­ro del­la sini­stra inter­ga­lat­ti­ca; ma visto che Fau­sto Ber­ti­not­ti ha decli­na­to il mio invi­to alla par­te­ci­pa­zio­ne in que­st’im­pre­sa allo­ra me ne resto spiag­gia­to sul diva­no a sor­seg­gia­re John­nie Wal­ker, cer­can­do mania­cal­men­te la pub­bli­ci­tà di Baril­la sul­le cop­pie omosessuali.

Ubria­co come uno strac­cio “La Gab­bia” mi sem­bra accet­ta­bi­le, una pro­fon­da rifles­sio­ne sui pro­ble­mi che afflig­go­no la con­tem­po­ra­nei­tà, un pla­to­ni­co dia­lo­ga­re su chi e cosa deb­ba stam­pa­re la mone­ta e soprat­tut­to su chi deb­ba poi spenderla.

Para­go­ne lo vesto­no come una paro­dia fuo­ri tem­po mas­si­mo di Fon­zie, cor­re in lun­go e in lar­go per lo stu­dio stel­la­re che gli han­no costrui­to attor­no, con moven­ze che si col­lo­ca­no a metà fra Pul­ci­nel­la e Angus Young duran­te il live di Donington.
C’è qual­co­sa sul suo vol­to, tipo un sol­co lun­go il viso, come una spe­cie di sor­ri­so; deve dipen­de­re dal­la para­li­si fac­cia­le del gior­no in cui gli han­no mostra­to i det­ta­gli del con­trat­to – e con dettagli
inten­do il nume­ro di zeri.

Gli ospi­ti sono di fre­quen­te del­le per­so­na­li­tà paca­te, nien­te affat­to eccen­tri­che, come Pao­lo Bar­nard vesti­to da scien­zia­to paz­zo, Miche­le Bol­drin – eco­no­mi­sta di Fare, lo dico per chi legit­ti­ma­men­te non fos­se inte­res­sa­to alle spe­cie in via di estin­zio­ne – o Giu­liet­to Chie­sa, noto negli ambien­ti del­la stam­pa ita­li­ca con l’af­fet­tuo­so sopran­no­me di o’ gom­blot­to.

Il gior­na­li­sta Pao­lo Bar­nard su fon­do blu futuristico

Il com­pro­mes­so, la solu­zio­ne dei pro­ble­mi rea­li, l’e­le­gan­te dimo­stra­zio­ne mate­ma­ti­ca, l’u­so del­la ratio non fan­no par­te dei fini peda­go­gi­ci pre­vi­sti dal pro­gram­ma; tut­t’al­tro, si cer­ca­no com­ples­se alchi­mie fra le scim­mie urla­tri­ci, cop­pie dico­to­mi­che irrisolvibili:

  • uno anar­co-sin­da­ca­li­sta/­l’al­tro monarchico
  • uno reaganiano/l’altro leninista
  • uno berlusconiano/l’altro ber­lu­sco­nia­no (caz­zo!)
  • baritono/soprano
  • Pelè/Maradona
  • Cane/gatto
  • Kant/Hegel

Tut­te cate­go­rie rap­pre­sen­ta­ti­ve del “Pae­se reale”.

Ampio spa­zio vie­ne con­ces­so alle voci del­la gen­te comu­ne e agli outsi­der del­la poli­ti­ca ―cosa che sta ini­zian­do a far­mi odia­re il popo­lo in tut­te le sue for­me e mani­fe­sta­zio­ni― attra­ver­so col­le­ga­men­ti via satel­li­te distur­ba­ti e invi­ta­ti sul campo.
Si sco­pro­no for­me uma­ne sco­no­sciu­te alla scien­za tradizionale:
l’im­pren­di­to­re eroe del coma­sco che non paga le tas­se per­ché “le tas­se sono sba­glia­te” e comun­que “ lo Sta­to è una mer­da”; poi vie­ne fuo­ri che ha sem­pre vota­to For­za Ita­lia (ma guar­da un po’ te che sor­pre­sa?) e che si dilet­ta nel tem­po libe­ro in gio­chi­ni ero­ti­ci con il busto del duce sfug­gi­to alla bar­ba­rie partigiana.

L’e­co­no­mi­sta fuf­fa usci­to da un master all’U­ni­ver­si­tà del Mis­sou­ri otte­nu­to attra­ver­so i pun­ti del Sim­ply Mar­ket: con poco amo­re del pro­prio mestie­re sostie­ne che l’e­co­no­mia è una “cosa” adat­ta a chiun­que e che sia­mo tut­ti (inclu­si voi e i vostri ami­ci) ser­vi del­le ban­che se pro­via­mo a dire che stam­pa­re ban­co­no­te a muz­zo – for­se – fa sali­re un po’ l’inflazione.

Oscar Gian­ni­no, noto soprat­tut­to per la man­ca­ta par­te­ci­pa­zio­ne a “Lo Zec­chi­no d’Oro”

L’e­co­no­mi­sta di Fare Per Fer­ma­re Il Decli­no ―o come lo chia­mo io, il par­ti­to dal pro­lis­so nome e la vita sin­te­ti­ca― sostie­ne che per far ripar­ti­re i con­su­mi e la doman­da inter­na biso­gne­reb­be licen­zia­re anche le cica­le, che se ci pen­sa­te bene è un’i­dea così pro­gres­si­sta da far­mi attra­ver­sa­re il cor­po da un bri­vi­do di novità.

Il tre­mon­tia­no che l’a­ve­va pre­vi­sto, vera pro­prio spe­cie uma­na a sé stan­te che si ripro­du­ce per partenogenesi.

Il gril­li­no che l’a­ve­va pre­vi­sto, figlio ille­git­ti­mo di cui sopra.

Il par­la­men­ta­re Pd semi­sco­no­sciu­to fra le gerar­chie del par­ti­to (si chia­ma ricam­bio gene­ra­zio­na­le ades­so) e che arrin­ga il popo­lo del­la sini­stra dichia­ran­do fie­ro che biso­gna asso­lu­ta­men­te dia­lo­ga­re con colo­ro che, fino a due gior­ni fa, vi pren­de­va­no per il culo per­ché non pos­se­de­va­te un Suv per il vostro ani­ma­le domestico.

Il fal­co pidiel­li­no, la cui mode­ra­ta-cen­tri­sta-atten­di­sta posi­zio­ne sui pro­ces­si di Ber­lu­sco­ni è che “la Ruby in quan­to negra pote­va esse­re sven­tra­ta dal pisel­lo del pre­mier in cari­ca nel­l’e­ser­ci­zio del­le sue fun­zio­ni per­ché – dicia­mo­ci la veri­tà – a tut­ti piac­cio­no le mino­ren­ni anche se a qual­cu­no non piac­cio­no le negre, ma que­sta è la defi­ni­zio­ne di liber­tà.”. Quan­do si suol dire una sin­te­si degli atti processuali.

Il diri­gen­te del­l’Inps che se la pavo­neg­gia per Via Vit­to­rio Vene­to con i tic­ket restau­rant da 70€ l’u­no gri­dan­do “basta odio per la pub­bli­ca amministrazione”.

Solo alcu­ne del­le cate­go­rie uma­ne che pote­te tro­va­re allo zoo del digi­ta­le extra­ter­re­stre italiano.

Men­tre guar­do ester­re­fat­to la tra­smis­sio­ne, il mio occhio ten­ta d’im­pa­lar­si da solo con lo stuz­zi­ca­den­ti usa­to fino a quel momen­to per sacri­fi­ca­re al Dio del­l’Au­tan le zan­za­re che soprav­vi­vo­no al rigi­do inver­no lon­go­bar­do, quan­do un par­ti­co­la­re col­pi­sce la mia attenzione.
Gian­lù Para­go­ne ha sem­pre una caz­zo di chi­tar­ra in mano: la postu­ra non è quel­la da acca­de­mia e con­ser­va­to­rio, per inten­der­si quel­la che ti pro­cu­ra la sco­glio­si a dodi­ci anni ed il tumo­re alla scia­ti­ca a quaranta.
È più che altro una postu­ra da imbro­glio­ne che in vita sua al mas­si­mo ha suo­na­to “Don’t cry” in acu­sti­co al sag­gio sco­la­sti­co del­le medie davan­ti ad una fol­ta schie­ra di mam­me inor­go­gli­te – la postu­ra dell’incapace.
Quel super coat­to di Para­go­ne ogni tan­to inter­rom­pe il nor­ma­le flui­re del­l’e­te­re con imma­gi­ni di se stes­so che improv­vi­sa Fos­sa­ti o Vec­chio­ni, erro­nea­men­te con­vin­to di esser­ne l’e­re­de predestinato.

Vi doman­de­re­te per­ché abbia inse­ri­to fra­me dal taglio musi­ca­le in un pro­gram­ma che discet­ta di eco­no­mia poli­ti­ca per accat­to­ni; me lo sono chie­sto anch’io e dopo lun­go ter­gi­ver­sa­re mi sono rispo­sto che:
a Para­go­ne pia­ce la politica.
A Para­go­ne pia­ce la musica.
A Para­go­ne pia­ce la televisione.

Nel­la testa di para­go­ne pren­de for­ma que­sto pensiero:
“fac­cio un pro­gram­ma tele­vi­si­vo a sfon­do politico-musicale”.

“Per­ché Gian­lui­gi è rock” direb­be Celentano.

In que­sto appa­ren­te­men­te insi­gni­fi­can­te det­ta­glio si dimo­stra una vol­ta e per sem­pre la tota­le inca­pa­ci­tà del gior­na­li­smo ita­lia­no main­stream di distin­gue­re fra il sog­get­to e l’og­get­to – anno­so pro­ble­ma feno­me­no­lo­gi­co – fra il “mi pia­ce” ed il “è bel­lo”, fra “Io” e il “mon­do”.

“La Gab­bia” è chia­ra­men­te il sin­to­mo di una malat­tia dege­ne­ra­ti­va allo sta­to ter­mi­na­le nei media e non cer­to la cau­sa pri­ma­ria di un dif­fu­so mal­co­stu­me comunicativo.
È sta­ta la tra­smis­sio­ne più get­to­na­ta dai social net­work alla sua pri­ma pun­ta­ta, quel­la che – per inci­so – ha visto Mar­co Tra­va­glio e Danie­la San­tan­chè scan­nar­si per una buo­na mez­z’o­ra sul fat­to che nes­su­no dei due si sareb­be reci­pro­ca­men­te trom­ba­to – ingra­zian­do­si entram­bi il fol­to pub­bli­co di casa­lin­ghe gril­li­ne e sca­po­li arra­pa­ti dal­le fan­ta­sie disgu­sto­se che affol­la­no i mer­co­le­dì del pic­co­lo schermo.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=FwVoslrzmm8[/youtube]

Per­ché? Per­ché l’a­van­spet­ta­co­lo effet­ti­va­men­te paga, per­ché a nes­su­no inte­res­sa real­men­te qua­li sia­no le qua­ran­ta­set­te for­me con­trat­tua­li esi­sten­ti in Ita­lia, o da chi sia com­po­sto il pool di esper­ti che stu­dia i cicli sismi­ci per la Com­mis­sio­ne Gran­di Rischi.
Inclu­so il sot­to­scrit­to, visto che sono qua a par­la­re di un cial­tro­ne mega­lo­ma­ne sal­vo poi chie­de­re spie­ga­zio­ni il gior­no in cui un ter­re­mo­to spez­za in due un’in­te­ra regione.

Per­ché la pub­bli­ci­tà rico­pre di dena­ro e fasti chi fil­ma un gat­ti­no buli­mi­co e lo pub­bli­ca su You­Tu­be, o chi depau­pe­ra la macroe­co­no­mia ren­den­do­la un talent show di cam­pa­gna per defi­cien­ti con pro­ble­mi ormo­na­li, sem­pre a pat­to che que­sto rag­giun­ga il mag­gior nume­ro di persone/individui/spettatori/ascoltatori/utenti/follower.

È una men­zo­gna che la qua­li­tà paghi. Non paga, a mag­gior ragio­ne in tele­vi­sio­ne e non lo fa da diver­si anni, ammes­so e non con­ces­so che lo faces­se in passato.
Abbia­mo incon­sa­pe­vol­men­te scam­bia­to una fin­ta liber­tà del­le opi­nio­ni con il Pae­se del “tut­to vale tut­to”, dove il pare­re di un lau­rea­to in eco­no­mia sul­lo spread vale quan­to quel­lo di un peco­ra­io che però, al con­tra­rio del lau­rea­to, è in gra­do di ripa­ra­re un recin­to sen­za dover­si sca­ri­ca­re un’ap­pli­ca­zio­ne per iPho­ne o cer­car­si un tutorial.

Lavo­ra­to­ri come Para­go­ne ed il suo staff c’en­tra­no ecco­me con que­sta deri­va: per­so­ne che avreb­be­ro, nel­la miglio­re del­le ipo­te­si, potu­to scri­ve­re su La Pada­nia si ritro­va­no a con­dur­re uno dei più segui­ti talk show tele­vi­si­vi ita­lia­ni e non fan­no nul­la per cam­bia­re la real­tà dei fat­ti, seb­be­ne ne abbia­no i mezzi.
Pre­fe­ri­sco­no mar­cia­re sul degra­do di un Pae­se ormai arre­so ed incre­men­ta­re la pro­pria pic­co­la, minu­sco­la, fet­ta di pote­re vir­tua­le alla tavo­la imban­di­ta degli arrivati.

For­se arri­ve­rà il momen­to in cui ognu­no paghe­rà per la pro­pria ingor­di­gia ma a quel pun­to non reste­rà altro da fare che lava­re i piat­ti abban­do­na­ti sul tavolo.

Come pote­te intui­re da que­sto pic­co­lo ser­mo­ne fina­le, la pun­ta­ta di extra­ter­re­stri inau­gu­ra il filo­ne “dove­te ride­re ma anche un po’ pen­sa­re se non vole­te fini­re i vostri tri­sti gior­ni in un ospi­zio per mala­ti d’Al­z­hei­mer a sbrai­ta­re con­tro il signo­rag­gio bancario”.

L’al­ter­na­ti­va è atten­de­re qual­che set­ti­ma­na in reli­gio­so silen­zio, per­ché sta per arri­va­re uno spe­cia­le di extra­ter­re­stri dedi­ca­ted to Andrea Scan­zi, l’a­stro nascen­te del fan­caz­zi­smo gior­na­li­sti­co tricolore.

Se i vec­chi sono Bru­no Vespa e Miche­le San­to­ro e i gio­va­ni sono Para­go­ne e Scan­zi, beh cari tele­spet­ta­to­ri, io man­do la pub­bli­ci­tà e com­met­to un dupli­ce infan­ti­ci­dio ―meglio la bea­ti­tu­di­ne sul­la Ter­ra e la dan­na­zio­ne negli infe­ri che il contrario.

È sta­to un pia­ce­re – più per me che per voi.

Fran­ce­sco Floris
@Frafloris

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