Ciao Ciao Province
Sempre più spesso in politica l’ipersemplificazione sostituisce la complessità, con risultati disastrosi

L’umanità sta rapi­da­men­te cor­ren­do ver­so il pros­si­mo sta­dio del­la sua glo­rio­sa evo­lu­zio­ne, quel­lo in cui il cer­vel­lo si atro­fiz­ze­rà e il nume­ro del­le sinap­si atti­ve sarà pari a quel­lo dei carat­te­ri con­sen­ti­ti su Twit­ter: a quel pun­to mol­ti pro­ble­mi non si por­ran­no più. Ma nel frat­tem­po ci toc­ca vive­re in una sor­ta di cre­pu­sco­lo del­la ragio­ne, un fiu­me fan­go­so in cui nuo­ta­no e cer­ca­no di affo­gar­si vicen­de­vol­men­te tan­ta stu­pi­di­tà e pochi bar­lu­mi di raziocinio.

Bep­pe Gril­lo urla, pro­ba­bil­men­te ad un comizio

Uno degli effet­ti più gra­vi di que­sta tran­si­zio­ne ver­so l’ottusità glo­ba­le è l’alterarsi di alcu­ne per­ce­zio­ni ele­men­ta­ri, come quel­la che per­met­te di distin­gue­re ciò che è sem­pli­ce da ciò che è com­ples­so, e dun­que di com­por­tar­si di con­se­guen­za. Que­sta inca­pa­ci­tà sem­pre più dif­fu­sa vie­ne coscien­te­men­te sfrut­ta­ta da chi, di vol­ta in vol­ta, ha la pos­si­bi­li­tà di trar­ne un van­tag­gio — e così si instau­ra un cir­co­lo vizio­so, di cui sono vit­ti­me il dibat­ti­to poli­ti­co, che assu­me carat­te­ri di mani­fe­sta fol­lia, e l’”opinione pub­bli­ca” che di que­sto dibat­ti­to dovreb­be esse­re pro­ta­go­ni­sta atti­va, piut­to­sto che pas­si­va e istu­pi­di­ta destinataria.
Direi che in Ita­lia un’opinione pub­bli­ca degna di que­sto nome nem­me­no esiste.

Il risul­ta­to è car­ne­va­le­sco, un mon­do alla rove­scia: la com­ples­si­tà vie­ne abi­tual­men­te sca­val­ca­ta e nega­ta per fini essen­zial­men­te dema­go­gi­ci, sosti­tui­ta da un’ipersemplificazione che inve­ste indi­scri­mi­na­ta­men­te tan­to i modi quan­to i con­te­nu­ti del discor­so poli­ti­co. Tut­to ten­de alla sem­pli­fi­ca­zio­ne, all’abbreviazione, allo slo­gan, al tweet. Così è pos­si­bi­le che il lea­der del PD sin­te­tiz­zi l’accordo rag­giun­to sul­la leg­ge elet­to­ra­le e sul­le rifor­me isti­tu­zio­na­li con un’”infografica” di que­sto gene­re — “Ciao ciao pro­vin­ce”. (Avrei potu­to dire diret­ta­men­te: così è pos­si­bi­le che il lea­der del PD sia Mat­teo Renzi).

IPERSEMPLIFICAZIONE: SE VINCE X, ALLORA SUCCEDE Y

È evi­den­te che non si trat­ta di mate­rie faci­li, che si pos­sa­no liqui­da­re con poche paro­le fret­to­lo­se e qual­che meta­fo­ra cal­ci­sti­ca: da que­ste rifor­me dipen­de l’assetto costi­tu­zio­na­le dell’Italia futu­ra, non pro­prio baz­ze­co­le. Eppu­re vedia­mo un altro gran­de par­ti­to, il M5S, che per deci­de­re una pro­po­sta di leg­ge elet­to­ra­le da pre­sen­ta­re in Par­la­men­to indì­ce del­le ridi­co­le con­sul­ta­zio­ni onli­ne, come se qua­lun­que inter­nau­ta casua­le potes­se dav­ve­ro ave­re un’opinione chia­ra e auto­no­ma su ripar­ti­zio­ne di seg­gi, col­le­gi plu­ri­no­mi­na­li e soglie di sbar­ra­men­to. Difen­de­re la com­ples­si­tà che è insi­ta per natu­ra nei mec­ca­ni­smi di fun­zio­na­men­to degli Sta­ti non è eli­ti­smo o tec­no­cra­zia: signi­fi­ca difen­de­re la pro­fon­da essen­za del­la demo­cra­zia rap­pre­sen­ta­ti­va, la qua­le (qual­cu­no lo spie­ghi ai gril­li­ni) per­met­te che i cit­ta­di­ni sia­no in cer­ta misu­ra sovra­ni sen­za dover esse­re per for­za esper­ti di dirit­to costi­tu­zio­na­le, eco­no­mia, poli­ti­che agri­co­le e quant’altro. La bel­lez­za del­la rap­pre­sen­tan­za e del­la dele­ga, tan­to vituperata.

D’altra par­te la com­ples­si­tà vie­ne stru­men­ta­liz­za­ta con inten­ti oppo­sti (ma risul­ta­ti ugua­li): esclu­de­re il pri­va­to cit­ta­di­no (che in gre­co anti­co si dice idiò­tes, e lo slit­ta­men­to seman­ti­co non è casua­le) dal­le deci­sio­ni poli­ti­che – con­dot­te in nome di ragio­ni imper­scru­ta­bi­li –, toglier­gli il dirit­to di paro­la cir­ca quel­lo che dovreb­be esse­re il suo stes­so inte­res­se, e così difen­de­re i pri­vi­le­gi di pochi a dan­no di mol­ti. È un pro­ble­ma anti­co, quel­lo degli arca­na impe­rii, che oggi tut­ta­via assu­me dimen­sio­ni pre­oc­cu­pan­ti e non suf­fi­cien­te­men­te denun­cia­te – a dif­fe­ren­za di quan­to acca­de per il suo oppo­sto. L’abbiamo visto con la pre­mi­nen­za del­la “tec­ni­ca” sul­la “poli­ti­ca”, che si è tra­dot­ta in un accen­tra­men­to del pote­re ver­so orga­ni­smi sovra­na­zio­na­li e non sog­get­ti al con­trol­lo popo­la­re, e tal­vol­ta anche nell’instaurazione di gover­ni aper­ta­men­te “tec­ni­ci”, o di simi­li sur­ro­ga­ti (com’è quel­lo che ci ritro­via­mo). Spe­ro non ci sia biso­gno di spe­ci­fi­ca­re: quel­la tra tec­ni­ca e poli­ti­ca è una con­trap­po­si­zio­ne pri­va di sen­so, e “tec­no­cra­zia” non è che un altro nome, poco meno odio­so, per “oli­gar­chia”.

Pie­tro Ichi­no, giu­sla­vo­ri­sta, ha denun­cia­to l’in­com­pren­si­bi­li­tà del­le leg­gi italiane

La stru­men­ta­liz­za­zio­ne del­la com­ples­si­tà, con il timo­re reve­ren­zia­le che inten­de susci­ta­re (pen­sia­mo allo spread), cer­ca di nega­re una del­le “sem­pli­ci­tà” più intui­ti­ve e peri­co­lo­se per il pote­re costi­tui­to e il pri­vi­le­gio: la sem­pli­ci­tà del­la giu­sti­zia. Così, di fron­te a que­stio­ni di giu­sti­zia su cui nem­me­no ci sareb­be da discu­te­re, come l’imposizione di un tet­to ragio­ne­vo­le agli sti­pen­di dei mana­ger pub­bli­ci (alme­no quel­li pub­bli­ci!), o l’incompatibilità tra cer­te posi­zio­ni ammi­ni­stra­ti­ve di rilie­vo (fa ride­re come il gover­no sia cadu­to dal­le nuvo­le di fron­te al caso Mastra­pa­squa), o il taglio del­le cosid­det­te “pen­sio­ni d’oro”, ven­go­no agi­ta­te far­ra­gi­no­si­tà legi­sla­ti­ve e buro­cra­ti­che, “dirit­ti acqui­si­ti”, len­tez­ze deci­sio­na­li, e così via. Per­lo­più in mala­fe­de: pen­sia­mo, per esem­pio, al con­tra­sto pale­se tra l’impossibilità di intra­pren­de­re un per­cor­so di rifor­me costi­tu­zio­na­li serie, per cui si addu­ce l’eccessiva seve­ri­tà dell’articolo 139 (che addi­rit­tu­ra si è ten­ta­to di modi­fi­ca­re), e i tem­pi record con cui — nel silen­zio asso­lu­to dei mez­zi di infor­ma­zio­ne — in Costi­tu­zio­ne è sta­to inse­ri­to l’obbligo del pareg­gio di bilan­cio. Oppu­re pen­sia­mo all’oscurità, in gran par­te gra­tui­ta e non neces­sa­ria, del lin­guag­gio buro­cra­ti­co e legi­sla­ti­vo. Recen­te­men­te Pie­tro Ichi­no ha denun­cia­to che i par­la­men­ta­ri nel­la mag­gior par­te dei casi vota­no testi che non capi­sco­no. Il che risul­ta evi­den­te anche da epi­so­di recen­ti, come quel­lo del cosid­det­to decre­to IMU-Ban­ki­ta­lia. Ver­reb­be da chie­der­si a que­sto pun­to dove risie­da il pote­re legislativo.

Quel­lo tra com­ples­si­tà auten­ti­ca e com­ples­si­tà stru­men­ta­le è un con­fi­ne su cui è dif­fi­ci­le muo­ver­si, ma mar­ca­re le dif­fe­ren­ze è neces­sa­rio: pre­ten­de­re par­la­men­ta­ri e gover­nan­ti com­pe­ten­ti nel­le mate­rie su cui sono chia­ma­ti a legi­fe­ra­re non signi­fi­ca soste­ne­re l’oligarchia di pochi tec­ni­ci “azzec­ca­gar­bu­gli”; allo stes­so modo, soste­ne­re un’azione poli­ti­ca che sia orien­ta­ta ver­so un’idea fon­da­men­ta­le di giu­sti­zia (e non solo ver­so la ratio eco­no­mi­ca), che ricon­fe­ri­sca cen­tra­li­tà al ruo­lo del cit­ta­di­no e digni­tà al poli­ti­co, non vuol dire abban­do­nar­si alla bestia­li­tà sem­pli­fi­ca­to­ria, tan­to più pre­oc­cu­pan­te quan­do sfrut­ta l’ignoranza per rag­giun­ge­re obiet­ti­vi poco chia­ri. Mar­ca­re le dif­fe­ren­ze, d’altronde, è l’attività fon­da­men­ta­le del pen­sie­ro cri­ti­co — que­sto sconosciuto.

Seba­stian Bendinelli
@se_ba_stian

Con­di­vi­di:
Sebastian Bendinelli
In mis­sio­ne per fer­ma­re la Rivo­lu­zio­ne industriale.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.