Il Dissacratore
Proposta di riforma dell’istruzione

È qua­si mez­za­not­te. Ho appe­na fini­to di riguar­da­re una vec­chia pun­ta­ta di Game of Thro­nes. Mi pia­ce guar­da­re Game of Thro­nes per­ché mi tran­quil­liz­za pen­sa­re a un mon­do in cui esi­ste Ram­sey Bol­ton e non esi­ste Mat­teo Ren­zi. Lo tro­vo ras­si­cu­ran­te. Ogni vol­ta che vedo sce­ne di tor­tu­ra e gen­te che vie­ne scuo­ia­ta pen­so che per­lo­me­no non sto sen­ten­do par­la­re un tizio che a 38 anni ha anco­ra la stes­sa fac­cia da sce­mo che ave­va al liceo, quan­do tut­ti i com­pa­gni gli ruba­va­no i sol­di del­le meren­di­ne e lui per rifar­si era costret­to ad anda­re a “La ruo­ta del­la fortuna”.

Ma non è di que­sto che voglio par­la­re. La futu­ra clas­se diri­gen­te ita­lia­na sarà com­po­sta dal­le per­so­ne che sta­va­no sul caz­zo a tut­ti e a cui nes­su­no pas­sa­va mai le can­ne ai tem­pi del liceo, amen, è una cosa che ho capi­to da tem­po e che ho accet­ta­to. Non mi fa più nem­me­no incazzare—ora quan­do ci pen­so sen­to solo una voce nel­la mia testa che mi elen­ca le carat­te­ri­sti­che tec­ni­che del­la Beret­ta M92.

Non rie­sco però a smet­te­re di chie­der­mi cosa sia anda­to stor­to, e la rispo­sta che mi do è che evi­den­te­men­te si trat­ta di un pro­ble­ma di welt­an­schauung, che è un ter­mi­ne tede­sco che signi­fi­ca “come mai tut­te le per­so­ne intor­no a me non sem­bra­no esse­re in gra­do di com­pren­de­re cose che a me appa­io­no come ovvie?”. Se aver pas­sa­to la mia ado­le­scen­za a dro­gar­mi e ascol­ta­re i Club Dogo mi ha por­ta­to a svi­lup­pa­re stru­men­ti cul­tu­ra­li che per­so­ne che l’han­no pas­sa­ta a stu­dia­re i para­dig­mi dei ver­bi gre­ci non han­no svi­lup­pa­to vuol dire che c’è qual­co­sa di pro­fon­da­men­te sba­glia­to nel modo in cui abbia­mo scel­to di istrui­re le nuo­ve gene­ra­zio­ni. Ma i bam­bi­ni sono il nostro futu­ro, e per sal­va­re quel futu­ro ho deci­so di sten­de­re una boz­za di pro­po­sta di rifor­ma del siste­ma sco­la­sti­co italiano.

PROPOSTA DI RIFORMA DELL’ISTRUZIONE (anche det­ta RIFORMA SALVIA)
(Nota: non ho idea di come si scri­va una pro­po­sta di leg­ge. Ho cer­ca­to su Goo­gle e il pri­mo tuto­rial che ho tro­va­to è que­sto. Tut­ta­via, nono­stan­te sia redat­to in for­ma di una serie di sli­de con uno sfon­do sim­pa­ti­co, non mi ci atter­rò per­ché sareb­be trop­po lun­go e non ne ho voglia).

  • Abo­li­zio­ne, a par­ti­re dal­le scuo­le medie, del­le seguen­ti mate­rie: lati­no, gre­co, mate­ma­ti­ca, fisi­ca, chi­mi­ca, bio­lo­gia, sto­ria del­l’ar­te. In sosti­tu­zio­ne, intro­du­zio­ne del­la mate­ria di “edu­ca­zio­ne alle can­ne”.

Tan­to i nostri stu­den­ti san­no già leg­ge­re, scri­ve­re e con­ta­re, e poi caz­zo vuoi che glie­ne fre­ghi di par­la­re lin­gue mor­te, sape­re che cosa sono i mito­con­dri o cosa ha scol­pi­to Cano­va. È più uti­le che impa­ri­no a rol­la­re del­le can­ne decen­ti, così quan­do andran­no in Era­smus a Bar­cel­lo­na non rischie­ran­no di fare la figu­ra dei bab­bi con la tizia spa­gno­la ces­sa che han­no rimor­chia­to a fati­ca dopo die­ci sangrie.
Stu­dian­do chi­mi­ca inve­ce fini­sce che impa­ra­no a fare la metan­fe­ta­mi­na e noi que­sto non lo voglia­mo, vero?

  • Abo­li­zio­ne, a par­ti­re dal­le scuo­le medie, del­l’in­se­gna­men­to del­la filo­so­fia. In sosti­tu­zio­ne, intro­du­zio­ne del­la mate­ria “Kanye West”.

Ho pas­sa­to gli ulti­mi due anni del­la mia vita a fin­ge­re di stu­dia­re filo­so­fia, e dopo un’ atten­ta ana­li­si pos­so assi­cu­rar­vi che sì, è pro­prio come abbia­mo sem­pre pen­sa­to: sono stron­za­te sen­za sen­so. È deci­sa­men­te più uti­le, per la for­ma­zio­ne mora­le dei nostri figli, che essi si dedi­chi­no allo stu­dio filo­lo­gi­co dei testi e del­le dichia­ra­zio­ni pub­bli­che di Kanye West, un gran­de pen­sa­to­re che defi­ni­rei “l’e­spres­sio­ne più com­piu­ta del­l’im­pul­so dio­ni­sia­co nel­la civil­tà con­tem­po­ra­nea” se sol­tan­to ciò non signi­fi­cas­se dare rile­van­za intel­let­tua­le a un cre­ti­no che man­gia­va la sua mer­da e abbrac­cia­va i cavalli.

  • Abo­li­zio­ne, a par­ti­re dal­le scuo­le medie, del­l’in­se­gna­men­to del­la sto­ria. In sosti­tu­zio­ne, intro­du­zio­ne del­la mate­ria di “sto­ria dei Club Dogo”.

Per­ché, ogget­ti­va­men­te, se voglia­mo por­re fine una vol­ta per tut­te alle discus­sio­ni su You­Tu­be riguar­do alla cor­ret­ta gra­fia del tito­lo del pri­mo disco dei Club Dogo è que­sta la bat­ta­glia a cui dob­bia­mo dare la prio­ri­tà, non quel­la di Rocroi. Chi non ha memo­ria non ha futu­ro, chi non ha memo­ria com­pra i dischi da soli­sta di Guè Pequeno.

  • Ride­fi­ni­zio­ne, in tut­ti gli isti­tu­ti di ogni ordi­ne e gra­do, del pro­gram­ma inse­gna­to nel­le ore di let­te­ra­tu­ra ita­lia­na.

È un fat­to che tut­ti gli scrit­to­ri ita­lia­ni a par­te me, Cal­vi­no e Sve­vo fac­cia­no irri­me­dia­bil­men­te caga­re. Quin­di che caz­zo li leg­gia­mo anco­ra? Duran­te la mia car­rie­ra sco­la­sti­ca mi han­no fat­to leg­ge­re diciot­to vol­te I pro­mes­si spo­si, un roman­zo che, date le sue carat­te­ri­sti­che (mis­sio­na­ri, malat­tie, signo­rot­ti loca­li che spa­dro­neg­gia­no nel con­ta­do) è anco­ra attuale—se vivi nel­l’A­fri­ca sub­sa­ha­ria­na. Quin­di donia­mo tut­te le copie in nostro pos­ses­so ai bam­bi­ni del Snif­fa­re­col­li­stan e, in sosti­tu­zio­ne, fac­cia­mo leg­ge­re ai nostri figli capi­to­lo per capi­to­lo La coscien­za di Zeno, Le cosmi­co­mi­che o i miei sta­tus di Face­book scrit­ti da fat­to nel 2009—ho come l’im­pres­sio­ne che fini­rò per pen­tir­mi di aver men­zio­na­to que­st’ul­ti­ma cosa—che sono le uni­che tre for­me di let­te­ra­tu­ra pro­dot­te dal nostro Pae­se dal 1300 a que­sta parte.

  • Intro­du­zio­ne, a par­ti­re dal­le scuo­le medie, obbli­ga­to­ria del­le seguen­ti serie tele­vi­si­ve in lin­gua ori­gi­na­le: Game of Thro­nes, Dex­ter, The Wal­king Dead, Brea­king Bad.

Così non solo impa­ra­no l’in­gle­se meglio che da quei libri di testo pie­ni di foto di tizi sfi­ga­ti, ma in più si abi­tua­no a tro­var­si di fron­te a com­ples­si pro­ble­mi di argo­men­to mora­le, cosa que­sta che li farà riflet­te­re e ne ele­ve­rà gli spiriti.

  • Intro­du­zio­ne, nei licei, del­l’o­ra di “mani­fe­sta­zio­ne

Duran­te la loro ado­le­scen­za, è alta­men­te pro­ba­bi­le che il desi­de­rio di ribel­lio­ne dei nostri figli tro­vi una val­vo­la di sfo­go nel­la par­te­ci­pa­zio­ne abi­tua­le a mani­fe­sta­zio­ni poli­ti­che orga­niz­za­te per moti­vi a loro igno­ti. Quin­di, per evi­ta­re che i nostri figli si fac­cia­no male, si cac­ci­no nei guai con la leg­ge o, peg­gio, ascol­ti­no gli SKA‑P dob­bia­mo agi­re con deci­sio­ne. La solu­zio­ne, a mio avvi­so, è ren­de­re obbli­ga­to­ria la par­te­ci­pa­zio­ne a que­sto tipo di mani­fe­sta­zio­ni. In que­sto modo, alla lun­ga, que­sti even­ti per­de­ran­no il loro valo­re di momen­ti di eva­sio­ne e di ribel­lio­ne e si tra­sfor­me­ran­no in noio­se rou­ti­ne a cui i nostri figli saran­no sma­nio­si di sot­trar­si. Et voi­là, pro­ble­ma risolto!

È tut­to. Sono sei sem­pli­ci pun­ti. Come pote­te vede­re, è comun­que una rifor­ma del­l’i­stru­zio­ne miglio­re di quel­la del­la Gel­mi­ni. Nel caso sia­te d’ac­cor­do, vi pre­go di segna­lar­la a Mat­teo Ren­zi tag­gan­do­lo nei commenti.

Mat­tia Salvia
@mttslv

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3 Commenti su Il Dissacratore
Proposta di riforma dell’istruzione

  1. Che brut­to arti­co­lo! Scrit­to male (un’at­ten­ta ana­li­si scrit­to sen­za apo­stro­fo), argo­men­ta­to peg­gio, vizio­so, fazio­so e con un mes­sag­gio a mio pare­re sba­glia­to, a trat­ti demen­zia­le per la sua imbe­cil­li­tà. For­se avre­sti dovu­to far­ti meno can­ne, avre­sti sicu­ra­men­te pro­dot­to qual­co­sa di più utile.

  2. Teo, ami­co mio, sei sicu­ro che sia l’ar­ti­co­lo ad esse­re demen­zia­le nel­la sua imbe­cil­li­tà, e non tu imbe­cil­le* che la demen­zia­li­tà sua non cogli come intenzionale?
    Per quan­to può impor­ta­re il giu­di­zio di un umi­le tro­va­to­re pro­ven­za­le, non­ché san­to e tra­di­to­re, que­sto pez­zo pseu­do­sa­ti­ri­co mi è pia­ciu­to e mi ha intri­ga­to, anche se, ovvia­men­te, è tra­boc­can­te stron­za­te (a cui per altro, devo con­ce­der­lo dato che lo cono­sco di per­so­na, in par­te l’au­to­re crede).
    Ma tan­to, a par­te lui, chi potreb­be mai aval­la­re una Welt­an­schauung del gene­re? E anche se qual­cun altro potes­se far­lo, lo garan­ti­sco, lui stes­so si sen­ti­reb­be usur­pa­to, e for­se l’abbandonerebbe.
    Lascia­te fare il Dis­sa­cra­to­re, o Mat­tia Sal­via, come ora si fa chia­ma­re: non è cer­to una minac­cia. E poi, ammet­tia­mo­lo, la sua pro­sa è inne­ga­bil­men­te gustosissima.

    *Lun­gi da me insul­tar­ti: non ho potu­to resi­ste­re al fasci­no del chiasmo.

  3. “Caris­si­mo” Folchetto,
    Ave­vo capi­to che era una demen­zia­li­tà inten­zio­na­le (ti rin­gra­zio per la fidu­cia), e che que­sto è un arti­co­lo volu­ta­men­te pro­vo­ca­to­rio; tut­ta­via, a mio pare­re, è “demen­zia­le per la sua imbe­cil­li­tà” (che brut­to auto­ci­tar­si) anche in quan­to scrit­to male; cioè un pez­zo può esse­re sati­ri­co, ma se uno gior­na­li­sta (gior­na­li­sta?) si arro­ga il diritto/dovere, l’onore/onere di fare sati­ra, dovreb­be anche pen­sa­re di saper­la scri­ve­re bene: dovreb­be esse­re capa­ce di fare sati­ra e soprat­tut­to esse­re in gra­do (alme­no) di scri­ve­re in ita­lia­no cor­ret­to. Il fat­to che la demen­zia­li­tà sia volu­ta­men­te inten­zio­na­le, non toglie che l’ar­ti­co­lo in sé sia brut­to, argo­men­ta­to male, di una fazio­si­tà e vizio­si­tà indi­ci­bi­le. Il com­pi­to del gior­na­li­sta, alme­no di quel­lo serio, bra­vo, giu­sto, (non quel­lo di stu­dio aper­to, tan­to per capir­ci) è quel­lo di rac­con­ta­re i fat­ti, sen­za fron­zo­li, sen­za cen­su­re e sen­za aggiun­te, non quel­lo di fare un lun­go spro­lo­quio sen­za capo né coda, infi­lan­do­ci qua e là qual­che ter­mi­ne col­to da pseu­do-radi­cal chic (come se nes­su­no sapes­se che Welt­an­schauung signi­fi­chi con­ce­zio­ne, ideo­lo­gia), in un arti­co­lo (arti­co­lo?) nel qua­le è crip­ti­co capi­re anche il sen­so logi­co e filo­lo­gi­co del discor­so. Comun­que la mia era una sem­pli­ce opi­nio­ne per­so­na­le, e in quan­to tale, opi­na­bi­le, appunto.

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