Intercettazioni
Il Garante della Privacy cambia il provvedimento

Un prov­ve­di­men­to del Garan­te del­la Pri­va­cy impo­ne alle pro­cu­re di ade­gua­re le strut­tu­re per le inter­cet­ta­zio­ni ad una serie di para­me­tri di sicu­rez­za, oppu­re a feb­bra­io 2015 si dovran­no sospen­de­re le inter­cet­ta­zio­ni —o i magi­stra­ti si faran­no cari­co del­le con­se­guen­ze pena­li ed eco­no­mi­che deri­va­te dal­la loro pro­se­cu­zio­ne dive­nu­ta auto­ma­ti­ca­men­te illecita.
Il noc­cio­lo è che que­sti ade­gua­men­ti sem­bra­no costa­re vari milio­ni di euro: sol­di che il Mini­ste­ro del­la Giu­sti­zia non ha.

Il prov­ve­di­men­to è data­to 13 Ago­sto 2013 e ha come sco­po dichia­ra­to la mes­sa in sicu­rez­za —da tra­fu­ga­men­ti, con­traf­fa­zio­ni, abu­si ecce­te­ra— di un’attività effet­ti­va­men­te mai ben sago­ma­ta nei suoi limi­ti, nor­me e dettagli.
Tale prov­ve­di­men­to reca al suo inter­no pas­sag­gi più che ragio­ne­vo­li, come quel­lo sul­la sicu­rez­za informatica:

“Le comu­ni­ca­zio­ni elet­tro­ni­che tra l’Au­to­ri­tà giu­di­zia­ria e i gesto­ri [van­no] effet­tua­te esclu­si­va­men­te in modo cifra­to con stru­men­ti, anche di tipo onli­ne o web, che assi­cu­ri­no comun­que l’i­den­ti­fi­ca­zio­ne del­le par­ti comu­ni­can­ti, l’in­te­gri­tà e la pro­te­zio­ne dei dati.’’

Cer­to, ne ha anche altri più spiaz­zan­ti —saran­no dav­ve­ro così fon­da­men­ta­li gli “impian­ti per il rile­va­men­to e l’e­stin­zio­ne di incen­di, com­pren­si­vi di por­te antin­cen­dio” nei loca­li di inter­cet­ta­zio­ne? Si sarà pen­sa­to: all’interno c’è roba che scotta!
Però, per tro­va­re il vero pun­to cal­do, biso­gna leg­ge­re il prov­ve­di­men­to fino alla fine, dove il garan­te impo­ne alle pro­cu­re ―per dir­la in poche paro­le― di far­si dare i sol­di dal Mini­ste­ro per met­te­re in atto quan­to sopra entro 18 mesi, facen­do un rap­por­to ini­zia­le il 30 giu­gno 2014.
Pro­ba­bil­men­te, a quel pun­to, diver­rà sola­re quel­lo che mol­ti mor­mo­ra­no — e qual­cu­no spe­ra: il Mini­ste­ro non sarà in gra­do di copri­re i non anco­ra pre­ci­sa­ti ma di cer­to esor­bi­tan­ti costi. Dun­que, basta intercettazioni.

Sul­le inter­cet­ta­zio­ni sono cor­si fiu­mi d’inchiostro e di pole­mi­che ―ulti­mo caso quel­lo che ha visto pro­ta­go­ni­sta l’ex mini­stra De Giro­la­mo― ma riman­go­no uno dei gri­mal­del­li prin­ci­pe in mano alla Magi­stra­tu­ra e all’informazione per scar­di­na­re cor­ru­zio­ne, male­fat­te e intral­laz­zi vari. Non biso­gna esse­re cini­ci di pro­fes­sio­ne per imma­gi­na­re che lo sco­po non dichia­ra­to del prov­ve­di­men­to sia di sof­fo­car­le alme­no in par­te, alme­no per un po’, alme­no fino a che a qual­cu­no non ver­rà in men­te qualcos’altro: una tat­ti­ca al clo­ro­for­mio, insom­ma, a quan­to pare più effi­ca­ce del­le roboan­ti bat­ta­glie com­piu­te in pas­sa­to (non solo) da Berlusconi.

Aspet­tan­do Giu­gno, il Con­si­glio Supe­rio­re del­la Magi­stra­tu­ra sol­le­va dub­bi sul pote­re vin­co­lan­te del garan­te nei con­fron­ti del pote­re giu­di­zia­rio (e, si può pre­su­me­re, pre­pa­ra battaglia).
Noi, più mode­sta­men­te, ci limi­tia­mo a nota­re come que­sto bava­glio sia sta­to cuci­to da una moder­na lar­ga inte­sa: il Garan­te per la pri­va­cy segue una lot­tiz­za­zio­ne par­ti­ti­ca sti­le RAI, e per un vice­pre­si­den­te Augu­sta Tan­ni­ni ―scel­ta dal PDL come rap­pre­sen­tan­te e da Bru­no Vespa come con­sor­te― c’è un pre­si­den­te Anto­nel­lo Soro (ex capo­grup­po PD alla came­ra) che met­te la sua fir­ma a prov­ve­di­men­ti come questo.
Soro stes­so, a dispet­to del­le bat­ta­glie per la lega­li­tà di cui ama fre­giar­si il suo par­ti­to, tra­di­sce una coda di paglia nem­me­no trop­po ben nasco­sta facen­do la mora­le ai gior­na­li­sti: “Per favo­ri­re un gior­na­li­smo matu­ro e respon­sa­bi­le” a sca­pi­to di “quel gior­na­li­smo di tra­scri­zio­ne che fini­sce per far sca­de­re la qua­li­tà del­l’in­for­ma­zio­ne”, sta­reb­be per­cor­ren­do “una stra­da meno divi­sa e for­se più con­clu­den­te rispet­to alle diver­se ipo­te­si legi­sla­ti­ve ten­ta­te nel­la scor­sa legislatura”.
Le code di paglia bru­cia­no in fret­ta. For­se dovreb­be muni­re di una por­ta antin­cen­dio pure il suo ufficio.

Ste­fa­no Colombo

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