Legittimamente parlando
Cambia il Codice civile, poco e in meglio

Qual­che gior­no fa, in Fran­cia, un nutri­to mani­po­lo di biz­zar­ri e inquie­tan­ti per­so­nag­gi ha mani­fe­sta­to con­tro alcu­ni indi­ci­bi­li frut­ti del­la moder­ni­tà – fami­glie gay, fecon­da­zio­ne assi­sti­ta, pro­gram­ma per la pari­tà dei ses­si nel­le isti­tu­zio­ni (“il gover­no non si deve impic­cia­re di que­ste cose”, “pro­pa­gan­da­no l’omosessualità fra i gio­va­ni”, “la fami­glia tra­di­zio­na­le è in pericolo”).
L’al­tro ieri, 6 feb­bra­io 2014, ci sia­mo dimo­stra­ti meno con­ser­va­to­ri dei cugi­ni tran­sal­pi­ni in mate­ria di dirit­to fami­lia­re, da quan­do sono entra­te in vigo­re alcu­ne modi­fi­che a que­sta par­te del codi­ce civi­le. Ecco qua.

Keith Haring, Sen­za tito­lo 1989 (Fami­glia unita)

LEGITTIMO? NATURALE!
Abro­ga­ta la dif­fe­ren­za giu­ri­di­ca tra figli “legit­ti­mi” e “natu­ra­li” – ovve­ro tra nati fuo­ri o den­tro il matri­mo­nio – che anco­ra si anni­da­va nel nostro codi­ce civi­le. Una dif­fe­ren­za da roman­zo otto­cen­te­sco, ma incre­di­bil­men­te non solo for­ma­le: i figli legit­ti­mi ave­va­no sugli altri dirit­to di com­mu­ta­zio­ne – una posi­zio­ne di pre­mi­nen­za che gli con­sen­ti­va di esclu­de­re un fra­tel­lo “natu­ra­le” dal­la divi­sio­ne dei beni del comu­ne caro estin­to. In sol­do­ni, i figli legit­ti­mi pote­va­no tener­si tut­ti i beni immo­bi­li e non del tra­pas­sa­to, sen­za con­si­de­ra­re i desi­de­ri dei natu­ra­li, giran­do a que­sti solo una som­ma sta­bi­li­ta dal giu­di­ce. C’era un resi­duo qua­si tri­ba­le in que­sta nor­ma: io – l’erede legit­ti­mo del patri­mo­nio e del buon nome del­la fami­glia — pren­do tut­to quel­lo che ci han­no mate­rial­men­te lascia­to; per buo­na crean­za, ti giro un con­gua­glio in modo che tu stia buo­no, visto che con te non è leci­to ave­re a che fare. Da oggi non sarà più così: tut­ti i figli saran­no dav­ve­ro ugua­li. Con buo­na pace dei roman­zi ottocenteschi.

ASCENDENTI TRASCENDENTI
La leg­ge si rife­ri­sce ai non­ni col ter­mi­ne ‘’ascendenti’’—vocabolo orri­do, sen­za dub­bio. Da oggi, però, gli rico­no­sce qual­che dirit­to in più: ad esem­pio, in caso di sepa­ra­zio­ne tra il loro figlio e la nuo­ra, pos­so­no rivol­ger­si al giu­di­ce nel caso gli sia impe­di­to di vede­re i nipo­ti. Oggi i non­ni sono sem­pre più cen­tra­li nell’educazione dei nipo­ti­ni –per dire, in Ger­ma­nia si sta pen­san­do di esten­de­re anche a loro i con­ge­di fami­lia­ri di cui già bene­fi­cia­no lar­ga­men­te i figli. Non solo l’Italia è un pae­se per vec­chi – e per nonni.

RESIDENTI PREVALENTI
Dopo una sepa­ra­zio­ne, è natu­ra­le che i figli tra­scor­ra­no più tem­po con uno dei geni­to­ri rispet­to all’altro. D’ora in poi, l’indirizzo del “geni­to­re di mag­gio­ran­za” andrà indi­ca­to come resi­den­za pre­va­len­te del par­go­lo. Qual­cu­no, tra i padri divor­zia­ti, ha pro­te­sta­to: così sia­mo anco­ra più discri­mi­na­ti nei con­fron­ti del­le madri, che ci fan­no vede­re i nostri figli solo quan­do pare a loro! Può esse­re; però, si è col­ma­ta una lacu­na giu­ri­di­ca poten­zial­men­te insi­dio­sa. Se poi, nel­la mag­gior par­te dei casi, i figli risie­do­no dal­le mam­me, non si può (pro­ba­bil­men­te) dare la col­pa al gover­no e non si può (cer­to) chie­de­re ai figli di sdop­piar­si. O no?

POTESTA’ DI LINGUAGGIO
Sono poi sta­ti com­piu­ti dei pas­sag­gi di puro alleg­ge­ri­men­to les­si­ca­le: ter­mi­ni come “figli adul­te­ri­ni” sono ormai ana­cro­ni­sti­ci e fasti­dio­si, “figli ince­stuo­si” discri­mi­nan­ti. Ma la modi­fi­ca prin­ci­pe impo­sta dal decre­to è la sosti­tu­zio­ne del ter­mi­ne “pote­stà” con quel­lo di “respon­sa­bi­li­tà geni­to­ria­le”: secon­do Ric­car­do Bru­no del Cor­rie­re, in que­sta staf­fet­ta seman­ti­ca sta il cuo­re stes­so del­la rifor­ma – «non più il pote­re dei geni­to­ri, ma il dove­re di pren­der­si cura di chi han­no mes­so al mon­do». Un fat­to vale più di mil­le paro­le, ma una paro­la può vale­re più di cen­to norme.

Que­sti sono i pun­ti salien­ti del decre­to, fir­ma­to da Napo­li­ta­no il 27 dicem­bre ed ela­bo­ra­to da una com­mis­sio­ne gui­da­ta dal giu­ri­sta Cesa­re Mas­si­mo Bianca.
Cer­to, qual­cu­no (oltre ai padri divor­zia­ti di cui sopra) ha tro­va­to da ridi­re: per dir­ne una, gli zii han­no rim­brot­ta­to riguar­do ai favo­ri ai non­ni ―par­don, ascen­den­ti, dato che nel­la ste­su­ra ori­gi­na­le del decre­to ave­va­no dirit­ti ana­lo­ghi al paren­ta­do più anzia­no. Eppu­re non si può non vede­re in que­sto decre­to un pic­co­lo ma sostan­zia­le pas­so avan­ti nel­la lun­ga con­te­sa sui dirit­ti civi­li; for­se non ecla­tan­te e fon­da­men­ta­le come la leg­ge sull’aborto o il refe­ren­dum sul divor­zio, ma che ci por­ta più vici­no a uno sta­to di dirit­to final­men­te equo. Uto­pia? Forse.

PS
Gli asi­li pub­bli­ci mila­ne­si han­no sosti­tui­to le dici­tu­re “madre/padre” sui modu­li d’iscrizione con quel­le “genitore/genitore”. A quan­do una simi­le luci­da­ta les­si­ca­le alle for­mu­le “matri­mo­nio”, “fecon­da­zio­ne” e “ado­zio­ne”?

Ste­fa­no Colombo

Con­di­vi­di:
Stefano Colombo
Stu­den­te, non gior­na­li­sta, mila­ne­se arioso.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.