Sperimentazione animale, un male ancora necessario

Assas­si­ni.
Vivisettori.
Così qual­che set­ti­ma­na fa sono sta­ti descrit­ti i ricer­ca­to­ri e pro­fes­so­ri dell’Università degli Stu­di di Mila­no Alber­to Cor­si­ni, Edgar­do D’Angelo e Clau­dio Gen­chi tra­mi­te alcu­ni volan­ti­ni che han­no rico­per­to per più di 24 ore diver­se zone di Mila­no. I mani­fe­sti alle­ga­va­no al nome e alle accu­se infa­man­ti, foto, dati per­so­na­li degli stu­dio­si ed espli­ci­te esor­ta­zio­ni a con­tat­tar­li. Gli auto­ri di que­sto gesto han­no inve­ce scel­to di man­te­ne­re intat­to il pro­prio anonimato.

Le mani­fe­sta­zio­ni con­tro la spe­ri­men­ta­zio­ne ani­ma­le sono sem­pre più numerose

Pochi gior­ni dopo, in dife­sa dei pro­pri inse­gnan­ti, del­la loro pro­fes­sio­ne e del­la ricer­ca, alcu­ni stu­den­ti del­la Facol­tà di Medi­ci­na han­no deci­so di rea­gi­re alle accu­se, occu­pan­do­si per­so­nal­men­te e con il con­sen­so del Ret­to­re, dell’eliminazione dei volan­ti­ni e dei graf­fi­ti suc­ces­si­va­men­te com­par­si sui muri di Cit­tà Stu­di. Gli stu­den­ti han­no poi rila­scia­to un docu­men­to “A favo­re del­la ricer­ca”, per espor­re il pro­prio ope­ra­to e quel­lo di tut­ti i ricer­ca­to­ri ita­lia­ni, all’interno dei laboratori.

Alla luce dell’atto com­piu­to dai mani­fe­stan­ti, che oltre a leni­re la pri­va­cy dei ricer­ca­to­ri cita­ti, avreb­be potu­to por­ta­re con­se­guen­ze non tra­scu­ra­bi­li, è indi­spen­sa­bi­le inda­ga­re la real­tà scien­ti­fi­ca, legi­sla­ti­va ed eti­ca del­la spe­ri­men­ta­zio­ne animale.

Innan­zi­tut­to, con il ter­mi­ne “vivi­se­zio­ne”, spes­so usa­to a spro­po­si­to, si descri­vo­no pro­ce­du­re mes­se in atto nel 1600, oggi proi­bi­te in Ita­lia. Si trat­ta di pra­ti­che che pre­ve­do­no la dis­se­zio­ne di ani­ma­li vivi e coscien­ti, scom­par­se dal­la nomen­cla­tu­ra scien­ti­fi­ca e lega­le da più di 50 anni e, per la pre­ci­sio­ne, scom­par­se anche dai labo­ra­to­ri dell’Università degli Stu­di di Milano.
Oltre che di vivi­se­zio­ne, i tre ricer­ca­to­ri, e chiun­que pra­ti­chi la spe­ri­men­ta­zio­ne ani­ma­le, sono sta­ti accu­sa­ti dagli arte­fi­ci dei volan­ti­ni di tor­tu­ra­re diver­se spe­cie ani­ma­li per fini scien­ti­fi­ci, igno­ran­do volon­ta­ria­men­te la pre­sen­za di meto­di di spe­ri­men­ta­zio­ne alternativi.

Ciò che avvie­ne effet­ti­va­men­te nei labo­ra­to­ri è, inve­ce, l’utilizzo com­ple­men­ta­re di spe­ri­men­ta­zio­ne ani­ma­le e meto­di alter­na­ti­vi (stu­dio di cel­lu­le in vitro, diver­si approc­ci infor­ma­ti­ci e tec­ni­che cli­ni­che), che se ado­pe­ra­ti sin­go­lar­men­te come mol­te asso­cia­zio­ni ani­ma­li­ste pro­pon­go­no, non dareb­be­ro risul­ta­ti abba­stan­za effi­ca­ci, com­ple­ti e rapi­di. Inol­tre la pro­get­ta­zio­ne di meto­di alter­na­ti­vi è essen­zia­le nel­la pro­fes­sio­ne di ogni ricer­ca­to­re, la cui con­dot­ta eti­ca e spe­cia­li­sti­ca è disci­pli­na­ta dal prin­ci­pio del­le 3 R pro­po­sto nel 1956 dai bri­tan­ni­ci Rex Burch e Wil­liam Rus­sel, mem­bri del­la Uni­ver­si­ties Fede­ra­tion of Ani­mal Wal­fa­re (UFAW), atti­va anco­ra oggi nel cam­po del benes­se­re animale:
Reduc­tion: ridu­zio­ne del nume­ro degli ani­ma­li dal laboratorio;
Refi­ni­ment: ridu­zio­ne e annul­la­men­to del dolo­re degli animali;
Repla­ce­ment: sosti­tui­re la spe­ri­men­ta­zio­ne ani­ma­le con meto­do­lo­gie alternative.

La foto di Cate­ri­na, a favo­re del­la spe­ri­men­ta­zio­ne ani­ma­le, ha fat­to il giro del web.
Pur­trop­po, però, le ha pro­cu­ra­to non pochi insul­ti da grup­pi animalisti.

Pro­prio per que­sto i test cli­ni­ci svol­ti nei labo­ra­to­ri han­no subì­to, e con­ti­nua­no a subi­re, migliorie—rivolte al rag­giun­gi­men­to del­la com­ple­ta abo­li­zio­ne del­la spe­ri­men­ta­zio­ne ani­ma­le. Infat­ti, se pri­ma i far­ma­ci veni­va­no testa­ti diret­ta­men­te sugli ani­ma­li, oggi vi è pri­ma una fase di spe­ri­men­ta­zio­ne cel­lu­la­re, poi tis­su­ta­le e solo infi­ne —in per­cen­tua­le mino­re— ani­ma­le, con approc­ci sem­pre meno inva­si­vi. Inol­tre, a dif­fe­ren­za di ciò che sosten­go­no mol­ti grup­pi ani­ma­li­sti, l’utilizzo di qual­si­vo­glia spe­cie ani­ma­le in ambi­to cosme­ti­co è rite­nu­to illegale.
Dal 1992, pri­ma di poter effet­tua­re test cli­ni­ci sugli ani­ma­li, è neces­sa­rio pro­va­re al Mini­ste­ro del­la Salu­te che non esi­sta­no in modo asso­lu­to solu­zio­ni alter­na­ti­ve. Le spe­ri­men­ta­zio­ni stes­se sono pia­ni­fi­ca­te in base a nor­me che per ogni test valu­ta­no la scel­ta del­la spe­cie esa­mi­na­ta, pre­fe­ren­do crea­tu­re con minor svi­lup­po cere­bra­le e ner­vo­so, quin­di minor coscien­za del dolo­re —che vie­ne comun­que ridot­to il più pos­si­bi­le, anche per ragio­ni cli­ni­che: la per­ce­zio­ne del dolo­re pro­vo­che­reb­be rispo­ste neu­ro­na­li, che rischie­reb­be­ro di fal­sa­re la sperimentazione.

Eco­no­mi­ca­men­te, però, sono mol­ti gli inte­res­si che gra­vi­ta­no intor­no alle spe­se pro­vo­ca­te dal­la spe­ri­men­ta­zio­ne ani­ma­le, coin­vol­gen­do alle­va­men­ti, indu­strie ali­men­ta­ri, far­ma­ceu­ti­che e tra­spor­ti. Per limi­ta­re que­ste per­cen­tua­li ed evi­ta­re spe­cu­la­zio­ni, il gover­no ita­lia­no ha scel­to di con­fe­ri­re aiu­ti eco­no­mi­ci mag­gio­ri ai labo­ra­to­ri che non uti­liz­za­no la spe­ri­men­ta­zio­ne animale.

Negli ulti­mi mesi, però, il nostro gover­no è al cen­tro di una con­tro­ver­sia euro­pea, pro­prio a cau­sa di con­flit­ti gene­ra­ti da una diver­sa pre­sa di posi­zio­ne riguar­dan­te la spe­ri­men­ta­zio­ne animale.
Il nostro Pae­se avreb­be dovu­to rece­pi­re com­ple­ta­men­te, entro il 10 novem­bre 2010, la Diret­ti­va 63 del Par­la­men­to Euro­peo per la Sal­va­guar­dia degli ani­ma­li uti­liz­za­ti a fini scien­ti­fi­ci, e appro­var­la pri­ma del Gen­na­io 2013.
La diret­ti­va, idea­ta dall’incontro del­le volon­tà di ricer­ca­to­ri e asso­cia­zio­ni ani­ma­li­ste, pro­po­ne l’utilizzo del­la spe­ri­men­ta­zio­ne ani­ma­le solo in casi appro­va­ti e con­trol­la­ti dall’Unione Euro­pea, al fine di equi­li­bra­re la ricer­ca nei Pae­si euro­pei e inter­rom­pe­re la spe­ri­men­ta­zio­ne ani­ma­le appe­na possibile.

Di fat­to però l’Italia ha pro­po­sto alcu­ne modi­fi­che, ora inclu­se nel­la Leg­ge del 6 ago­sto 2013 n. 96, fon­da­ta strut­tu­ral­men­te sul­la diret­ti­va euro­pea pri­ma cita­ta, alla qua­le ven­go­no però aggiun­ti ulte­rio­ri emen­da­men­ti che la ren­da­no più restrittiva.

Stri­scio­ne a soste­gno del­la ricer­ca basa­ta sul­la sperimentazione

In pri­mo luo­go, sono proi­bi­ti gli xeno­tra­pian­ti (tra­pian­ti tra diver­se spe­cie, uti­liz­za­ti anche in sva­ria­te ope­ra­zio­ni medi­che), le spe­ri­men­ta­zio­ni riguar­dan­ti sostan­za d’abuso ed ogni ana­li­si pri­va di ane­ste­sia o anal­ge­sia, com­pre­si pre­lie­vi del san­gue. Inol­tre, sono vie­ta­te le eser­ci­ta­zio­ni didat­ti­che in ambien­te uni­ver­si­ta­rio (tran­ne che per le Facol­tà di Vete­ri­na­ria e di Alta For­ma­zio­ne di Medi­ci) e l’allevamento di ani­ma­li per fini scien­ti­fi­ci sul territorio.

La comu­ni­tà scien­ti­fi­ca ita­lia­na ha defi­ni­to que­ste modi­fi­che pri­ve di fon­da­men­to ed inaccettabili.
La Cor­te Euro­pea inve­ce non ha avu­to l’occasione di espri­mer­si al riguar­do, per­ché il gover­no ita­lia­no non è riu­sci­to a pro­por­re le cor­re­zio­ni entro i ter­mi­ni pre­sta­bi­li­ti dal­la Cor­te Euro­pea. In que­sto modo, a cau­sa del­la man­ca­ta appro­va­zio­ne del­la diret­ti­va e del­la deca­den­za del perio­do di modi­fi­ca, l’Italia rischia di esse­re defe­ri­ta dall’Unione Euro­pea e quin­di con­dan­na­ta al paga­men­to di pesan­ti san­zio­ni puni­ti­ve, già minac­cia­te nel giu­gno 2013 (150 mila euro di mul­ta per ogni suc­ces­si­vo gior­no di infra­zio­ne), oltre che all’abrogazione del­la leg­ge contestata.

È in que­sto con­te­sto, tra il fre­no giu­ri­di­co impo­sto alla spe­ri­men­ta­zio­ne e le mul­te diplo­ma­ti­ca­men­te minac­cia­te da Bru­xel­les, che i ricer­ca­to­ri ita­lia­ni con­ti­nua­no a rice­ve­re imper­ter­ri­te accu­se di vio­len­za e sopruso.
Come ammet­te il medi­co ed atti­vi­sta Umber­to Vero­ne­si, oggi, visti i pro­gres­si anco­ra rela­ti­vi del­la scien­za che non offro­no alter­na­ti­ve all’altezza, la spe­ri­men­ta­zio­ne ani­ma­le rima­ne un male da con­tra­sta­re lad­do­ve pos­si­bi­le, ma un male che anco­ra ci offre anni di soprav­vi­ven­za, cure, vita, tem­po — un male che oggi non può che esse­re con­si­de­ra­to anco­ra necessario.


Giu­lia Pacchiarini
@GiuliaAlice1

Con­di­vi­di:
Giulia Pacchiarini
Ragaz­za. Frut­to di scel­te sco­la­sti­che poco azzec­ca­te e tem­po libe­ro ben impie­ga­to ascol­tan­do per­so­ne a bor­do di mez­zi di tra­spor­to alternativi.

2 Commenti su Sperimentazione animale, un male ancora necessario

  1. Cara Giu­lia, for­se oltre a leg­ge­re il sito Pro­te­st, potre­sti anche leg­ge­re que­ste cose:
    Alan Oliff, ex diret­to­re ese­cu­ti­vo per la ricer­ca sul can­cro a Merck Research Labo­ra­to­ries nel West Point, Penn­syl­va­nia, USA, nel 1997 ha dichia­ra­to: “Il pro­ble­ma fon­da­men­ta­le nel­la sco­per­ta del far­ma­co per il can­cro è che le i model­li [ani­ma­li] non sono asso­lu­ta­men­te predittivi” .
    • nel 2006, l’allora Segre­ta­rio del­la Sani­tà e Ser­vi­zi Uma­ni Mike Lea­vitt ha dichia­ra­to: “Attual­men­te, nove far­ma­ci spe­ri­men­ta­li su die­ci fal­li­sco­no per­ché non pos­sia­mo pre­ve­de­re come si com­por­te­ran­no nel­le per­so­ne sul­la base degli stu­di di labo­ra­to­rio su animali” .
    • L’NCI ha dichia­ra­to che la socie­tà potreb­be aver per­so cure per il can­cro a cau­sa del model­lo animale .
    • FDA sta­tu­ni­ten­se sul­la tos­si­co­lo­gia ha affer­ma­to nel 1998 che “La mag­gior par­te dei test sugli ani­ma­li che accet­tia­mo non sono mai sta­ti validati.
    • Sal­sburg ha com­men­ta­to: “Così il tem­po impie­ga­to a con­dur­re uno stu­dio in topi e rat­ti sem­bra ave­re meno di un 50% di pro­ba­bi­li­tà di tro­va­re sull’uomo sostan­ze can­ce­ro­ge­ne note. Sul­la base del­la teo­ria del­la pro­ba­bi­li­tà, avrem­mo fat­to meglio a lan­cia­re una moneta .
    • ”COME FAR CARRIERA SCEGLIENDO IL TOPO GIUSTO”, INTERVISTA AL PROF. CLAUDE REISS, bio­lo­go mole­co­la­re diret­to­re per 35 anni del CNRS di Pari­gi ed attua­le diret­to­re eme­ri­to del­lo stes­so, l’i­sti­tu­to di ricer­ca fran­ce­se più impor­tan­te , auto­re di cen­ti­na­ia di papers scien­ti­fi­ci pub­bli­ca­ti sul­le mag­gio­ri rivi­ste di set­to­re, con­su­len­te scien­ti­fi­co del­la com­mis­sio­ne U.E D Prof. Reiss, sta dicen­do che gra­zie ai test sugli ani­ma­li si può pro­va­re una cosa ed anche il suo contrario?R Esattamente.
    • Sau­svil­le, allo­ra diret­to­re asso­cia­to del­la divi­sio­ne del trat­ta­men­to del can­cro e la dia­gno­si per il pro­gram­ma di svi­lup­po tera­peu­ti­ca pres­so l’NCI ha dichia­ra­to: “Ave­va­mo pra­ti­ca­men­te sco­per­to com­po­sti che era­no buo­ni far­ma­ci per topi piut­to­sto che buo­ni far­ma­ci per l’uomo”.
    • In un arti­co­lo pub­bli­ca­to su For­tu­ne nel 2004, il Prof. Robert Wein­berg, Pro­fes­so­re di bio­lo­gia al ”MIT” — Mas­sa­chu­setts Insti­tu­te of Tech­no­lo­gy — una del­le più impor­tan­ti uni­ver­si­tà di ricer­ca del mon­do, con sede a Cam­brid­ge, nel Mas­sa­chu­setts, U.S.A. , vin­ci­to­re del­la Meda­glia Nazio­na­le per la Scien­za gra­zie alla sua sco­per­ta del pri­mo onco­ge­ne uma­no e del pri­mo gene sop­pres­so­re del tumo­re, dichia­rò uffi­cial­men­te :”Uno dei model­li spe­ri­men­ta­li del can­cro uma­no più fre­quen­te­men­te usa­to è pren­de­re cel­lu­le tumo­ra­li uma­ne che ven­go­no mes­se in col­tu­ra ‚met­ter­le in un topo immu­no­com­pro­mes­so, x for­ma­re un tumo­re, e quin­di espor­re lo xeno­tra­pian­to che ne risul­ta a vari tipi di medi­ci­na­li che potreb­be­ro esse­re uti­li nel­la cura del­le per­so­ne. Ed è ben noto for­se da vent’anni, che mol­ti di que­sti model­li pre­cli­ni­ci del can­cro uma­no han­no pochis­si­mo pote­re pre­dit­ti­vo in ter­mi­ni del­la rispo­sta degli esse­ri uma­ni, cioè dei veri tumo­ri uma­ni nei pazien­ti. Mal­gra­do le somi­glian­ze gene­ti­che e del siste­ma degli orga­ni tra un topo e un uomo, le due spe­cie han­no dif­fe­ren­ze chia­ve in fisio­lo­gia, archi­tet­tu­ra dei tes­su­ti, tem­pi del meta­bo­li­smo, fun­zio­ne del siste­ma immu­ni­ta­rio, siste­ma di segna­la­zio­ne mole­co­la­re ecc. Quin­di i tumo­ri che sor­go­no in ognu­no, sono vasta­men­te diver­si. Un pro­ble­ma fon­da­men­ta­le che dev’essere risol­to nell’intero sfor­zo del­la ricer­ca sul can­cro, in ter­mi­ni di tera­pie, è che i model­li pre­cli­ni­ci del can­cro uma­no, in gran par­te, sono del tut­to ina­de­gua­ti. Seb­be­ne le indu­strie far­ma­ceu­ti­che rico­no­sca­no con chia­rez­za il pro­ble­ma, non vi han­no però rime­dia­to. E sareb­be meglio che lo faces­se­ro, se non altro per­ché ogni anno le indu­strie far­ma­ceu­ti­che spre­ca­no cen­ti­na­ia di milio­ni di dol­la­ri usan­do que­sti modelli ”.
    • Dr. Homer Pear­ce, ex diret­to­re di ricer­ca e di inda­gi­ne cli­ni­ca pres­so il noto colos­so far­ma­ceu­ti­co ”Eli Lil­ly” ed attua­le con­su­len­te di ricer­ca del­la stes­sa azienda:”I model­li muri­ni sono dolo­ro­sa­men­te ina­de­gua­ti. Se con­si­de­ra­te i milio­ni e milio­ni e milio­ni di topi che sia­mo riu­sci­ti a cura­re, e li con­fron­ta­te con il suc­ces­so rela­ti­vo, o meglio l’insuccesso, che abbia­mo otte­nu­to a livel­lo cli­ni­co nel trat­ta­men­to del can­cro metastatico…capirete che per for­za ci dev’essere qual­co­sa di sba­glia­to con quei modelli ”,
    • Dr. Richard Klau­sner, ex diret­to­re del­l’US Natio­nal Can­cer Insti­tu­te:” Abbia­mo cura­to topi mala­ti di can­cro per decen­ni e sem­pli­ce­men­te non ha fun­zio­na­to negli esse­ri umani ”.
    • arti­co­lo pub­bli­ca­to su Plos Medi­ci­ne dal Dr. JJ Pip­pin, fon­da­to­re e diret­to­re del­la medi­ci­na car­dio­va­sco­la­re e ”medi­cal ima­ging” pres­so la ”Coo­per Cli­nic”, auto­re e co-auto­re di oltre 60 arti­co­li e abstract che sono sta­ti pub­bli­ca­ti sul­le prin­ci­pa­li rivi­ste medi­che, è sta­to anche por­ta­vo­ce e rela­to­re pres­so la ”Ame­ri­can Col­le­ge of Car­dio­lo­gy” e la ”Socie­ty of Nuclear Medi­ci­ne, U.S.A.”, attua­le con­su­len­te scien­ti­fi­co pres­so il Phy­si­cians Com­mit­tee for Respon­si­ble Medi­ci­ne (PCRM) degli U.S.A,:”Le uni­che per­so­ne che non san­no, nel 2005, che la ricer­ca sugli ani­ma­li è irri­le­van­te per le malat­tie uma­ne sono quel­li che non lo capi­sco­no o colo­ro che ne bene­fi­cia­no. Come medi­co, ricer­ca­to­re cli­ni­co, ed ex ricer­ca­to­re ani­ma­le, so che ben­chè sia­no i nostri paren­ti gene­ti­ci più stret­ti, i pri­ma­ti han­no fal­li­to come model­li di ricer­ca pra­ti­ca­men­te ogni vol­ta che sono sta­ti uti­liz­za­ti a tale sco­po. Si lamen­ta­va: “Abbia­mo cura­to topi mala­ti di can­cro per decen­ni, e sem­pli­ce­men­te non ha fun­zio­na­to negli esse­ri umani”,l’Aids è un altro: men­tre alme­no 80 vac­ci­ni sono sta­ti testa­ti sugli ani­ma­li, tut­te e 80 han­no fal­li­to il trial in pazien­ti uma­ni. Allo stes­so modo, ognu­no degli oltre 150 trat­ta­men­ti di ictus trat­ta­ti con suc­ces­so negli ani­ma­li non han­no avu­to i mede­si­mi risul­ta­ti nei test umani.
    • «abbia­mo avu­to un sac­co di model­li che non era­no pre­dit­ti­vi, che era­no [infat­ti] gra­ve­men­te fuor­vian­ti”, dice Marks del NCI, con­sor­zio di tumo­ri Umani .
    • Nean­cy Andrea­sen, psi­chia­tra ame­ri­ca­na tra i mas­si­mi esper­ti mon­dia­li sul­la schi­zo­fre­nia, dice “Non è pos­si­bi­le ave­re model­li ani­ma­li per i distur­bi del pen­sie­ro formale..Anche i model­li ani­ma­li uti­liz­za­ti dal­le case far­ma­ceu­ti­che per testa­re l’efficacia tera­peu­ti­ca degli anti­psi­co­ti­ci non sono validi.
    • Kathy Archi­bald, scien­zia­ta gene­ti­sta bri­tan­ni­ca già ricer­ca­tri­ce far­ma­co­lo­gi­ca, autri­ce di nume­ro­si arti­co­li scien­ti­fi­ci e diret­tri­ce di Safer Medi­ci­nes, con­cor­da nel ricon­dur­re ai model­li ani­ma­li gli attua­li pro­ble­mi lega­ti allo svi­lup­po di far­ma­ci sicu­ri ed effi­ca­ci per il con­su­mo umano:”La mia rispo­sta alla doman­da ‘se un trat­ta­men­to fun­zio­na su roditori,ci cure­rà?’ è ‘pro­ba­bil­men­te no, basa­ta sul peso del­le pro­ve rac­col­te finora’.
    • Khan­na e Scott (2011) a pro­po­si­to di siste­ma immu­ni­ta­rio e ricer­ca sui model­li muri­ni: “per quan­to tem­po pos­sia­mo anda­re avan­ti ad inve­sti­re dena­ro pub­bli­co per effet­tua­re stu­di che non por­te­ran­no mai a risul­ta­ti con­cre­ti in ter­mi­ni di appli­ca­zio­ni cliniche? “
    • Har­tung (2009) nel suo arti­co­lo pub­bli­ca­to sul­la rivi­sta Natu­re “Tos­si­co­lo­gia per il XXI seco­lo” che il model­lo ani­ma­le è del tut­to ina­de­gua­to per la valu­ta­zio­ne del rischio tos­si­co­lo­gi­co e che urge un cam­bio di dire­zio­ne ver­so l’impiego di meto­do­lo­gie avan­za­te in vitro ed in sili­co, che potreb­be­ro attual­men­te for­ni­re risul­ta­ti più sicu­ri ed affidabili.
    • A segui­to di 20 anni di ricer­ca sull’ipertensione usan­do ani­ma­li gene­ti­ca­men­te modi­fi­ca­ti che non han­no por­ta­to a nul­la, Stin­gl, Völ­kel e Lindl han­no affermato:“Perciò, anche se que­sti approc­ci sono rite­nu­ti sen­za ecce­zio­ne “mol­to pro­met­ten­ti” in let­te­ra­tu­ra, non ci si può aspet­ta­re che la ricer­ca sugli Orga­ni­smi Gene­ti­ca­men­te Modi­fi­ca­ti rechi alcun con­tri­bu­to ad una nuo­va stra­te­gia terapeutica.

  2. A fron­te del­la opi­nio­ne dei quat­tro signo­ri cita­ti da Cas­san­dra, vi è l’in­te­ro esta­blish­ment scien­ti­fi­co inter­na­zio­na­le, com­po­sto da deci­ne di miglia­ia di ricer­ca­to­ri, che ha una opi­nio­ne del tut­to dif­fe­ren­te, in meri­to alla spe­ri­men­ta­zio­ne ani­ma­le. A chi voglia­mo credere?

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