Del: 21 Febbraio 2014 Di: Redazione Commenti: 0

Uno dei casi mediatici che ha accompagnato l’arrivo del nuovo anno è senza dubbio il “Caso Stamina”: ne abbiamo sentito parlare da giornali e notiziari, ed è divenuto un vero e proprio scandalo in seguito al servizio de Le Iene sull’argomento.

Davide Vannoni, ideatore del Metodo Stamina,
intervistato da Le Iene.

Il metodo Stamina è una terapia sperimentale destinata alla cura di malattie neurodegenerative, che opera attraverso la presunta coltura di neuroni da cellule staminali mesenchimali (destinate cioè alla generazione di tessuti ossei o adiposi), attraverso una breve esposizione a un composto di acido retinoico ed etanolo.
La parzialità della documentazione e la scarsità di prove scientifiche fornite dal suo ideatore, Davide Vannoni, laureato in Scienze della Comunicazione e docente presso un’università telematica, hanno da subito suscitato perplessità riguardo la sicurezza e l’effettiva efficacia della “cura miracolosa”.
Ciò nonostante, la sperimentazione in Italia è stata approvata dal Parlamento nel maggio del 2013 e avviata in agosto in diversi centri ospedalieri (tra cui gli Ospedali Civili di Brescia). Tuttavia, in settembre una commissione scientifica ministeriale ha stabilito che il metodo non solo sarebbe inefficace, ma addirittura dannoso, in quanto favorirebbe la diffusione di virus epidemici quali l’HIV e il morbo della mucca pazza; l’esito della lunga controversia legale che ne segue ha portato alla sospensione della sperimentazione su suolo italiano, ma lo stimato professore ha dichiarato l’intenzione di trasferirsi con i pazienti e le famiglie nell’isola di Capo Verde per portare avanti i test in una clinica privata.

Viene a questo punto spontaneo domandarsi quale sia lo scopo degli ideatori della “cura miracolosa”: per la sperimentazione sono state infatti proposte patologie quali la sindrome di Kennedy, la paralisi cerebrale infantile e la sclerosi laterale amiotrofica, escludendo quella che ad oggi è la malattia più trattata col metodo Stamina, la SMA1, una grave tipologia di atrofia muscolare spinale; alla richiesta di chiarimenti da parte delle famiglie dei bambini affetti da tale morbo, Vannoni ha risposto che la difficoltà nell’attestare miglioramenti è troppo elevata, e che nel periodo di un anno è difficile ottenere risultati documentabili.

Il genere di patologie di cui si interessa Stamina colpiscono per lo più bambini, e il professore non ha esitato a pubblicare in rete —a sua detta come prova della validità del metodo— un video in cui visitava una bambina affetta da paralisi cerebrale infantile di cui voleva mostrare i miglioramenti, esponendo al pubblico la sofferenza di una famiglia che non aveva dato il proprio consenso.
Alla luce della strumentalizzazione estrema di un tema quale quello delle malattie degenerative infantili, che notoriamente fa grande presa sull’opinione pubblica, e considerata la mole della pubblicità procurata dal caso mediatico, sarebbe forse bene domandarsi se questa “cura miracolosa” sia effettivamente di qualche utilità o se sia invece nient’altro che un costoso placebo.

Chiara Sironi

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