Ballata del lavoro interinale

In Ita­lia c’è un vuo­to nel­la rap­pre­sen­tan­za poli­ti­ca e sindacale.
E’ qua­si una vora­gi­ne, e risuc­chia tut­te le cate­go­rie di lavo­ra­to­ri tra i 18 e i 33 anni. Dal­la mag­gio­re età alla cro­ce, nes­su­no difen­de i dirit­ti di pre­ca­ri, appren­di­sti, sta­gi­sti e altre figu­re così dif­fu­se nel­la socie­tà attua­le. Non i sin­da­ca­ti, che tute­la­no prin­ci­pal­men­te i dirit­ti dei lavo­ra­to­ri assun­ti a tem­po inde­ter­mi­na­to e dei pen­sio­na­ti: i pre­ca­ri rien­tra­no nel loro inte­res­se più di nome che di fat­to. Pren­dia­mo l’ab­boz­za­ta rifor­ma del lavo­ro pro­mul­ga­ta dal gover­no Ren­zi nei gior­ni scor­si nei suoi pun­ti principali:
— sgra­vi fisca­li sugli sti­pen­di. Indi­ca­ti­va­men­te, chi por­ta a casa 1500 € al mese se ne vedrà 80 in più in busta paga;
— pos­si­bi­li­tà per le azien­de di rin­no­va­re un con­trat­to a pro­get­to per 36 mesi — tre anni, pri­ma il tet­to era di uno;
— pos­si­bi­li­tà per le azien­de di chia­ma­re nuo­vi appren­di­sti sen­za pri­ma assu­me­re quel­li precedenti;
— basta cau­sa­le per i con­trat­ti a progetto.

Con que­sti prov­ve­di­men­ti si è pre­fe­ri­to accon­ten­ta­re pri­ma chi ave­va del­le soli­de cor­po­ra­zio­ni a dife­sa dei pro­pri inte­res­si anzi­ché chi non ha voce per tute­la­re o far­si tute­la­re i suoi. In un pri­mo momen­to, la CGIL ha addi­rit­tu­ra avu­to paro­le qua­si entu­sia­sti­che per la rifor­ma, cri­ti­can­do solo la man­can­za di sgra­vi fisca­li ai pen­sio­na­ti. Solo poi ha sol­le­va­to obie­zio­ni sul via libe­ra alla pro­li­fe­ra­zio­ne del pre­ca­ria­to —con voce ben fle­bi­le e poco con­vin­ta, a dire il vero. Insom­ma, una rea­zio­ne fiac­ca e tardiva.
Con que­sta rifor­ma si è dato un con­ten­ti­no (inten­dia­mo­ci: sacro­san­to) a chi gua­da­gna non mol­to ma un lavo­ro ce l’ha; sono sta­te sod­di­sfat­te le richie­ste del­le impre­se che richie­de­va­no ”mag­gio­re fles­si­bi­li­tà in entra­ta’’ —una for­mu­la baroc­ca e vischio­sa che, a ben vede­re, indi­ca soprat­tut­to la voglia o la neces­si­tà del­le azien­de di ave­re sem­pre meno lavo­ra­to­ri fis­si; ma con que­st’ul­ti­ma misu­ra si è get­ta­to nel­l’in­cer­tez­za più gri­gia chi chie­de uno sti­pen­dio sicu­ro e garan­zie dei pro­pri dirit­ti sul posto di lavoro.

Alcu­ni –tra cui il gover­no– dico­no in real­tà di aspet­tar­si una ridu­zio­ne del­la disoc­cu­pa­zio­ne in segui­to a que­sti prov­ve­di­men­ti: ma que­sta è una teo­ria che meri­ta for­tis­si­mi dub­bi, non essen­do affat­to chia­ro il nes­so tra la pos­si­bi­li­tà del­le azien­de di ave­re più per­so­ne con­ge­da­bi­li a fine mese e l’au­men­to del­l’oc­cu­pa­zio­ne: licen­zia­re per crea­re posti di lavo­ro è come spa­ra­re per la pace. Que­sta rifor­ma è un gros­so pas­so indie­tro per i dirit­ti dei lavo­ra­to­ri, a cui è inu­ti­le garan­ti­re dirit­ti una vol­ta assun­ti se poi si con­sen­te di non assu­mer­li proprio.

Insom­ma, è un tra­di­men­to mol­to più gra­ve ver­so i pro­pri elet­to­ri che l’alleanza con il cen­tro­de­stra o il silu­ra­men­to di Let­ta, quel­li che maga­ri ave­va­no vota­to un “Pd di lot­ta per i pre­ca­ri”, ma piú facil­men­te masche­ra­bi­le — alme­no per la strut­tu­ra dei prin­ci­pa­li media ita­lia­ni. Non solo. Il gover­no ha indi­riz­za­to lo sfor­zo mag­gio­re nell’aumentare i sala­ri dei lavo­ra­to­ri, dun­que è logi­co sup­por­re che rite­nes­se que­sto l’intervento più urgen­te per la Nazio­ne. Ma lo stes­so Ren­zi negli scor­si mesi ha soste­nu­to che il nodo più gra­ve è la disoc­cu­pa­zio­ne, spe­cie quel­la gio­va­ni­le. Per­ché dun­que non ci si è mos­si soprat­tut­to in quel­la direzione?

La cri­si dun­que non è solo di rap­pre­sen­tan­za sin­da­ca­le, ma anche poli­ti­ca. C’è un vuo­to, e que­sto vuo­to ver­rà pri­ma o poi riem­pi­to —è una dina­mi­ca socia­le scon­ta­ta in demo­cra­zia. Una sini­stra moder­na come pre­ten­de di esse­re il PD deve rivol­ger­si anche e soprat­tut­to a que­ste per­so­ne: sta­gi­sti, tiro­ci­nan­ti, appren­di­sti, pre­ca­ri, tra­bal­lan­ti e sbal­lot­ta­ti vari, per­ché è qui che la feri­ta socia­le si sta allar­gan­do sem­pre di più. Altri­men­ti lo faran­no for­ze come il M5S, che già han­no mes­so la freccia.

Ma per­ché rap­pre­sen­ta­re que­ste cate­go­rie è così difficile?
Azzar­dia­mo un’i­po­te­si: for­se è pro­prio la sua fram­men­ta­rie­tà a ren­der­le così dif­fi­cil­men­te inqua­dra­bi­li in un’or­ga­niz­za­zio­ne effi­ca­ce. Il pre­ca­ria­to vie­ne visto un po’ come le scuo­le supe­rio­ri —sono pie­ne di pro­ble­mi, è vero, ma in fon­do dura­no cin­que anni: tan­to poi se ne esce, e i guai li risol­ve­rà chi vie­ne dopo.
Quan­do si rie­sce a rag­giun­ge­re un posto fis­so, ci si dimen­ti­ca del cal­va­rio pas­sa­to. Oppu­re ci si ras­se­gna, si tro­va una moglie o un mari­to con un posto fis­so —o si apre un’at­ti­vi­tà di risto­ra­zio­ne, set­to­re immu­ne alla cri­si. Ma se con que­ste rifor­me il pre­ca­ria­to aumen­te­rà per dura­ta e durez­za (come è leci­to teme­re) cre­sce­rà qua­si sen­za dub­bio anche l’op­po­si­zio­ne ad esso. E’ brut­to a dir­si, ma for­se le cose non van­no anco­ra abba­stan­za male per mani­fe­sta­re come di die­ci anni fa, con­tro l’a­bo­li­zio­ne del­l’ar­ti­co­lo 18.
Quan­ti Jobs Act biso­gne­rà aspet­ta­re anco­ra per­chè la que­stio­ne sia trat­ta­ta come urgentissima?
Nel­l’at­te­sa, ascol­ta­te e medi­ta­te sul­le paro­le dei Mini­stri —quel­li che suo­na­no, mica Del­rio e Boschi:[youtube]http://youtu.be/Ny2FcdeLHQs[/youtube]

Ste­fa­no Colombo

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Stefano Colombo
Stu­den­te, non gior­na­li­sta, mila­ne­se arioso.

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