Da riascoltare per la prima volta
The Big Come Up

Sia­mo all’i­ni­zio del­l’an­no 2002, anno del­l’en­tra­ta in cir­co­la­zio­ne del­l’Eu­ro e del­la cri­si eco­no­mi­ca in Argen­ti­na, quan­do i The Black Keys pub­bli­ca­no il loro pri­mo album, The Big Come Up, regi­stra­to qua­si per gio­co nel­la can­ti­na-scan­ti­na­to di Patrick, bat­te­ri­sta del duo, ami­co fra­ter­no di Dan, il chitarrista.

Cer­ta­men­te nes­su­no dei due avreb­be potu­to pen­sa­re che il loro album auto­pro­dot­to avreb­be avu­to un così gran­de suc­ces­so, regi­stra­to in quel­lo scan­ti­na­to dove appe­na un anno pri­ma, per una casua­li­tà, il duo si esi­bi­va per la pri­ma vol­ta nel­la for­ma­zio­ne che li avreb­be resi cele­bri. Ciò che ren­de par­ti­co­lar­men­te apprez­za­bi­le l’al­bum è sen­z’om­bra di dub­bio la sua imme­dia­tez­za, pro­dot­ta da una tota­le man­can­za di arti­fi­ci vel­lei­ta­ri di carat­te­re vir­tuo­si­sti­co e da una sono­ri­tà che, rude, diret­ta e capa­ce di susci­ta­re emo­zio­ni con­tra­stan­ti, offre un ascol­to imme­dia­to. Sì, per­ché l’al­bum, prin­ci­pal­men­te gio­ca­to su sono­ri­tà blues-rock, è qua­si inte­ra­men­te costrui­to tra la rit­mi­ca del­la sola bat­te­ria e le note di una sin­go­la chi­tar­ra, il tut­to caval­ca­to dal­la voce rau­ca e inci­si­va di Dan.

https://www.youtube.com/watch?v=iPh17-jZbqs&feature=youtube_gdata_player

Fin dal­la pri­ma trac­cia, “Busted”, sono evi­den­ti del­le for­tis­si­me influen­ze hen­dri­xia­ne, pre­sen­ti all’in­ter­no di tut­to l’al­bum e –a dir il vero– in tut­ta la loro pro­du­zio­ne musi­ca­le, che dia­lo­ga­no con il blues più tra­di­zio­na­le (Mis­si­si­pi, Chi­ca­go o di Water e Buy ‚per inten­der­ci) sul­la tastie­ra del­la chi­tar­ra di Dan, por­ta­to fin da gio­va­ne all’a­mo­re per que­sto gene­re dal padre.
Ma que­ste sono­ri­tà clas­si­che non sono le uni­che pre­sen­ti all’in­ter­no del disco, che anzi pre­sen­ta sin­go­la­ri influen­ze ReB e Soul —soprat­tut­to in “ I’ll be your man”, pri­mo sin­go­lo del grup­po e colon­na sono­ra del­la serie Hung del­la HBO— ma anche Indie. Dal­l’al­bum sono sta­ti estrat­ti altri due sin­go­li, “ Lea­vin’ Trunk” e “ She said, She said”, que­st’ul­ti­ma cover del cele­bre pez­zo dei Bea­tles, del­la cui musi­ca­li­tà resta­no, però, solo alcu­ni pas­sag­gi di chitarra.

Da quel 2002 i The Black Keys han­no pub­bli­ca­to altri sei album otte­nen­do un gran­dis­si­mo suc­ces­so, desti­na­to ad accre­scer­si per via del­l’im­mi­nen­te usci­ta, annun­cia­ta per il 13 mag­gio, del loro otta­vo album (che giun­ge dopo due anni di pau­sa da El Cami­no, il loro più gran­de suc­ces­so) Turn Blue, da cui è sta­to estrat­to il sin­go­lo “ Fever”, pub­bli­ca­to il 24 mar­zo, dal­le sono­ri­tà mol­to più elet­tro­ni­che rispet­to alla pre­ce­den­te produzione.
Che sia l’in­di­zio di un nuo­vo di sound?

Eti­chet­ta
Ali­ve Records

For­ma­zio­ne
· Dan Auer­bach — chi­tar­ra, voce
· Patrick Car­ney — bat­te­ria, pro­dut­to­re artistico
· Patrick Bois­sel — desi­gn coper­ti­na album
· Robert Kra­mer — desi­gn coper­ti­na album, fotografia
· Dave Schul­tz — mastering

Trac­kli­st
1. «Busted»
2. «Do the Rump»
3. «I’ll Be Your Man»
4. «Count­do­wn»
5. «The Breaks»
6. «Run Me Down»
7. «Lea­vin’ Trunk»
8. «Hea­vy Soul»
9. «She Said, She Said»
10. «Them Eyes»
11. «Year­nin’»
12. «Broo­klyn Bound»

Fede­ri­co Arduini

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