Da rivedere per la prima volta
The wolf of Wall Street

I tem­pi sono matu­ri, gli Oscar sono pas­sa­ti e con loro l’on­da­ta di estro­ge­ni indi­gna­ti per la –enne­si­ma– sta­tuet­ta nega­ta al buon Leo. Direi che dun­que è il momen­to giu­sto per dire la mia su The Wolf of Wall Street, ulti­ma fati­ca del­la affia­ta­tis­si­ma cop­pia Scor­se­se-Di Caprio giun­ta con que­sto film alla quin­ta collaborazione.
La sto­ria è quel­la di Jor­dan Bel­fort, uno dei più famo­si bro­ker nel­la sto­ria di Wall Street, ed è tal­men­te adat­ta all’im­ma­gi­na­rio del moder­no sogno ame­ri­ca­no che si fa fati­ca a cre­de­re che sia vera; nei pan­ni del lupo, Leo riper­cor­re i pas­si che attra­ver­so truf­fe, dro­ga e pro­sti­tu­te lo han­no por­ta­to dal Queens alle vet­te del mon­do del­la finan­za (e a 22 mesi di reclu­sio­ne in una pri­gio­ne federale).

Ses­so, dro­ga e pen­ny stock
Lascia­mo sta­re la tra­ma, che pro­ba­bil­men­te non sareb­be sta­ta ori­gi­na­le nem­me­no ai tem­pi del­lo stes­so Bel­fort (Wall street, pre­mio Oscar a Michael Dou­glas, è per­si­no usci­to pri­ma del “lune­dì nero” di cui par­la­no nel film), quin­di con­cen­tria­mo­ci sul vero con­te­nu­to del­la pel­li­co­la: l’ec­ces­so. The Wolf of Wall Street è esa­ge­ra­to. In ogni sce­na il filo con­dut­to­re è l’a­bu­so, qua­le che sia l’ar­go­men­to, qua­le che sia la sostan­za, e la pel­li­co­la incar­na e tra­smet­te alla per­fe­zio­ne que­sta sen­sa­zio­ne di tra­sgres­sio­ne eufo­ri­ca da trip, com­pli­ci il mon­tag­gio sin­co­pa­to, le ripre­se e – caz­zo – il record di qua­si tre “fuck” al minuto.
Il film stes­so, all’ap­pa­ren­za un mani­fe­sto all’ec­ces­so di Wall Street, è una black come­dy che dipin­ge il pro­prio pro­ta­go­ni­sta per quel­lo che è, avi­do, grot­te­sco, disonesto—insomma il figlio di put­ta­na per defi­ni­zio­ne. Un ruo­lo che, nono­stan­te la man­can­za di pro­fon­di­tà, Leo­nar­do Di Caprio ha inter­pre­ta­to egre­gia­men­te; dicia­mo­lo, se le tre ore del film scor­ro­no lisce è meri­to soprat­tut­to del loro protagonista.

The Wolf of Wall Street è una pel­li­co­la che fa discu­te­re, poli­ti­ca­men­te scor­ret­ta e pro­ba­bil­men­te trop­po poco inci­si­va nel muo­ve­re cri­ti­che a ciò che rac­con­ta per poter con­vin­ce­re Hol­ly­wood; però dimo­stra anco­ra una vol­ta che Scor­se­se ci sa fare, e che fare team con Leo sarà anche una mos­sa poco vin­cen­te, ma alme­no funziona.

Mat­tia Fumagalli
@TiaTiaFuma

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