Magnetismo e affinità elettive

Le roc­ce, immo­bi­li nel­la loro sta­ti­ci­tà, appa­ren­te­men­te eter­ne, han­no desta­to sospet­ti e spin­to gli stu­dio­si a inda­ga­re sul­la loro sto­ria. Anco­ra nel Medioe­vo si attri­bui­va­no alle pie­tre capa­ci­tà alche­mi­che, pote­ri soprannaturali.
Inte­res­san­ti sono gli esi­ti del­le ricer­che con­dot­te da Sonia Macrì nel sag­gio Pie­tre viven­ti. I mine­ra­li nel­l’im­ma­gi­na­rio del mon­do anti­co (Tori­no UTET libre­ria 2009). La stu­dio­sa indi­vi­dua una curio­sa e appa­ren­te con­trad­di­zio­ne nel con­cet­to stes­so di pie­tra. Per defi­ni­zio­ne essa rin­via a qual­co­sa di sta­ti­co, immo­bi­le e imper­tur­ba­bi­le. In real­tà, secon­do la con­ce­zio­ne gre­ca, ciò che è roc­cia rac­chiu­de un segre­to pulsante.
La roc­cia vive.
Nei poe­mi ome­ri­ci, l’e­roe, con la sua for­za, rie­sce a impri­me­re velo­ci­tà alla pie­tra. Dun­que essa esce dal­la sua sfe­ra di fis­si­tà e entra a far par­te di quel­la del movimento.

Que­sta dupli­ci­tà è sot­to­li­nea­ta dal­la stes­sa eti­mo­lo­gia del­la paro­la roc­cia, offer­ta da Eusta­zio di Tes­sa­lo­ni­ca il qua­le, nei com­men­ta­ri ai poe­mi ome­ri­ci, affer­ma che λίθος ha due pos­si­bi­li deri­va­zio­ni: la pri­ma eti­mo­lo­gia rin­via a λίαν τεθεῖσθαι, “esse­re for­te­men­te pian­ta­ti al suo­lo”, la secon­da a λίαν θέειν, “cor­re­re for­te­men­te”. È que­st’ul­ti­ma eti­mo­lo­gia a mostrar­ci che la pie­tra vei­co­la l’i­dea di dinamicità.
Sono mol­ti inol­tre gli epi­so­di del­la mito­lo­gia in cui esse­ri ani­ma­ti dota­ti di gran­di abi­li­tà nel movi­men­to ven­go­no poi pie­tri­fi­ca­ti. È il caso del­la puni­zio­ne di Medu­sa, che para­liz­za i viven­ti con un solo sguar­do o di quel­lo di Nio­be, tra­sfor­ma­ta in roc­cia per aver osa­to affron­ta­re Artemide.

Una trac­cia nel nostro pre­sen­te di que­sta con­ce­zio­ne si può rin­trac­cia­re in una tra le più stra­ne e attraen­ti pie­tre sul pia­ne­ta: il magne­te, capa­ce di cat­tu­ra­re e di respin­ge­re. Le sue pro­prie­tà era­no cono­sciu­te fin dal­l’an­ti­chi­tà. Ce ne par­la Pli­nio il Vec­chio, con­si­de­ra­to uno dei pri­mi enci­clo­pe­di­sti del mon­do anti­co. Nel­la sua colos­sa­le ope­ra Natu­ra­lis Histo­ria in 37 libri ten­ta di rac­co­glie­re tut­to lo sci­bi­le del­la sua epo­ca e non si dimen­ti­ca di cita­re il feno­me­no del magnetismo.
Secon­do Lucre­zio il nome potreb­be deri­va­re dal­la cit­tà di Magne­sia, nel­l’A­sia Mino­re, dove il feno­me­no fu osser­va­to. Pli­nio inve­ce rac­con­ta di un cer­to Magnes: secon­do la leg­gen­da era un pasto­re che men­tre pas­seg­gia­va vide con stu­po­re che il suo basto­ne, rico­per­to di fer­ro, si era attac­ca­to ad una roccia.

Pri­ma di loro mol­ti si sono cimen­ta­ti nel descri­ve­re il feno­me­no; pare che il pri­mo sia sta­to Tale­te di Mile­to tan­to che Ari­sto­te­le nel De ani­ma affer­ma: “Anche Tale­te sem­bra con­get­tu­ra­re che l’a­ni­ma sia una for­za motri­ce, se affer­ma che la cala­mi­ta ha l’a­ni­ma per­ché attrae il ferro”.
Pla­to­ne con­fron­te­rà inve­ce il feno­me­no del magne­ti­smo con l’i­spi­ra­zio­ne poe­ti­ca. Il poe­ta con le sue paro­le melo­di­che e per­sua­si­ve spin­ge l’at­ten­zio­ne del­l’in­ter­lo­cu­to­re su di lui. Gli occhi sono tut­ti diret­ti alla fon­te par­lan­te. Chi ascol­ta, qua­si non rie­sce a disto­glie­re lo sguardo.

“Gli aman­ti” di René Magritte

La sedu­zio­ne del magne­te è in tut­to simi­le anche ad un’al­tra seduzione—quella del­l’a­mo­re, del­la pas­sio­ne. Lo stes­so Goe­the scri­ve un libro, pro­fon­da­men­te influen­za­to dagli effet­ti da lui stu­dia­ti del magne­ti­smo, inti­to­la­to Le affi­ni­tà elet­ti­ve, sto­ria di un amo­re che si disgre­ga dan­do vita a nuo­ve scop­piet­tan­ti scin­til­le che nasco­no sul­la base di attra­zio­ni fatali.
“Biso­gna vede­re in azio­ne davan­ti ai pro­pri occhi que­ste sostan­ze all’ap­pa­ren­za iner­ti, e tut­ta­via inti­ma­men­te sem­pre dispo­ste, ed osser­va­re con par­te­ci­pa­zio­ne il loro cer­car­si, atti­rar­si, assor­bir­si, distrug­ger­si, divo­rar­si, con­su­mar­si, e poi il loro rie­mer­ge­re dal­la più inti­ma con­giun­zio­ne in for­ma muta­ta, nuo­va, inat­te­sa: allo­ra si che si deve attri­bui­re loro un vive­re eter­no, anzi, addi­rit­tu­ra intel­let­to e ragio­ne, dal momen­to che i nostri sen­si appa­io­no appe­na suf­fi­cien­ti ad osser­var­li e la nostra ragio­ne a sten­to capa­ce di interpretarli.”

Le rela­zio­ni, di qual­sia­si tipo, sono gui­da­te da stra­ni invi­si­bi­li feno­me­ni di attra­zio­ne e repul­sio­ne. Anti­pa­tie e sim­pa­tie. Par­ten­ze e ritor­ni. Noi lo spie­ghia­mo attri­buen­do­ci carat­te­ri diver­si, pen­sie­ri diver­gen­ti sul­la base di edu­ca­zio­ni differenti—ma non è sem­pre tut­to così net­to, così definito.
Se è vero che l’uo­mo è com­po­sto da ato­mi, è anche vero che pos­so­no esse­re orien­ta­ti in modo dif­fe­ren­te nel­lo stes­so cor­po, che è l’u­ni­co con­te­ni­to­re capa­ce di tener­li uni­ti dan­do loro una for­ma. La ter­ra stes­sa ha i suoi poli magne­ti­ci e spin­ge l’uo­mo ad orien­tar­si, a entra­re in sin­to­nia con il suo cuo­re pul­san­te. È un amo­re magne­ti­co anche que­sto, per noi figli del­la Ter­ra. Con il pas­sa­re del tem­po la nostra “fedel­tà alla Ter­ra” si sta per­den­do, il con­tat­to con la natu­ra sta sva­nen­do in favo­re di quel­lo vir­tua­le, anch’es­so, non a caso, mol­to attraente.

Non dimen­ti­chia­mo peró che magne­ti sia­mo anche noi. Capa­ci di attrar­re e di respin­ge­re, dota­ti di una for­za e di una vita­li­tà inte­rio­re spes­so mag­gio­re di quel­la este­rio­re e, come magne­ti, con­ti­nua­men­te testi­mo­ni del­la nostra dupli­ci­tà, pur inca­sto­na­ta nel­la nostra uni­ca pie­tra corporea.

Ales­san­dra Busacca
@AleBusacca1

Con­di­vi­di:
Alessandra Busacca
Nata a Mila­no il 20 Feb­bra­io 1993. 
Pro­fes­sio­ne: studentessa.
Non so dire altro di me che non pos­sa cam­bia­re; e del nome non sono poi così sicura.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.