Marò 5: tra diplomazia e fandom

Almeno gli americani avevano la scusa che Amanda è figa

Maro 5

Pre­mes­se

L’autore non vuo­le que­stio­na­re il dirit­to ad un pro­ces­so legit­ti­mo dei due sospet­ta­ti, o tifa per la pena di mor­te. Anzi, il pri­mo disco dei Maroon 5 gli è anche pia­ciu­to. (Con­fes­sio­ne: E anche quan­do si chia­ma­va­no Kara’s Flowers)

Nozio­ni

Pos­sia­mo discu­te­re di mil­le se e ma, di acque inter­na­zio­na­li e di rischi di pira­te­ria, ma sepa­ria­mo bre­ve­men­te la que­stio­ne diplo­ma­ti­ca da quel­la giudiziaria.
Alle ore 1630 UTC+530 del 15 feb­bra­io dal­la petro­lie­ra Enri­ca Lexie sono sta­ti esplo­si col­pi con­tro una nave limi­tro­fa. Secon­do la ver­sio­ne dei mili­ta­ri, il fuo­co fu aper­to come avver­ti­men­to per fer­ma­re un attac­co all’imbarcazione. Nel­la bar­ca, iden­ti­fi­ca­ta poi come un pesche­rec­cio, i cor­pi di due uomi­ni india­ni, ucci­si da muni­zio­ni cali­bro Nato 5,66 cm. Entram­bi i pro­iet­ti­li sono sta­ti esplo­si da fuci­li con matri­co­le asse­gna­te ad altri due mili­ta­ri in ser­vi­zio sul­la Enri­ca Lexie.
I due fuci­lie­ri si sono sem­pre dichia­ra­ti inno­cen­ti, fino a soste­ne­re di non aver mai spa­ra­to in dire­zio­ne del­la nave, vice­ver­sa la diplo­ma­zia ita­lia­na ha accet­ta­to que­sta pre­mes­sa, sep­pu­re in manie­ra som­mes­sa. Può esse­re discus­so se si trat­ta di omi­ci­dio, “ucci­sio­ne acci­den­ta­le”, o extragiudiziali.
La teo­ria piú discus­sa dai fan dei marò, ovve­ro che i due pesca­to­ri sia­no sta­ti ucci­si da pira­ti che avreb­be­ro anche attac­ca­to un mer­can­ti­le gre­co, la Olym­pic Flair, non si pre­oc­cu­pa di spie­ga­re i fucili.

La vicenda diplomatica attorno al caso rasenta il tragicomico

Erro­ri

La vicen­da diplo­ma­ti­ca attor­no al caso rasen­ta il tra­gi­co­mi­co, e l’I­ta­lia ne esce con le ossa rot­te. Dal mal­de­stro ten­ta­ti­vo dell’allora Mini­stro degli Este­ri Giu­lio Ter­zi che pre­me­va su Mon­ti per­ché sol­le­ci­tas­se l’avviamento di un pro­ce­di­men­to d’indagine per omi­ci­dio col­po­so in Ita­lia — ope­ra­zio­ne che avreb­be impe­di­to ai marò di ritor­na­re in India sen­za vio­la­re gli accor­di pre­si con Nuo­va Delhi ((Con l’apertura dell’indagine, i due marò avreb­be­ro visto riti­ra­ti i pro­pri pas­sa­por­ti, ren­den­do impos­si­bi­le un ritor­no in India. Così, non sareb­be sta­to il Gover­no ita­lia­no a rom­pe­re l’accordo con l’India, ma la leg­ge a ren­de­re impos­si­bi­le la sua attua­zio­ne.)), pas­san­do per le mil­le pres­sio­ni poli­ti­che fon­da­te sul­la pre­sun­ta “inno­cen­za” dei fuci­lie­ri, al pas­sag­gio di con­se­gna di tre pre­mier e tre Mini­stri nel cor­so di due anni, non è sta­to un bel­lo spettacolo.

Da par­te india­na, se la man­can­za con­ti­nua di col­la­bo­ra­zio­ne fa sem­bra­re il rap­por­to tra le due nazio­ni quel­lo di un uomo che tor­tu­ra il pro­prio cane agi­tan­do­gli del­la pan­cet­ta sot­to il naso, la situa­zio­ne è ovvia­men­te piú com­ples­sa. Innan­zi­tut­to, la posi­zio­ne di Kera­la è inec­ce­pi­bi­le a livel­lo giu­ri­di­co: il dupli­ce omi­ci­dio si è con­su­ma­to in zona con­ti­gua, dove lo sta­to ha dirit­to di giu­ri­sdi­zio­ne. A com­pli­ca­re la situa­zio­ne, è impos­si­bi­le dall’Italia imma­gi­na­re il peso del­la pira­te­ria per l’India. Un busi­ness da un cen­ti­na­io di milio­ni di dol­la­ri all’anno, che costa alle socie­tà di tra­spor­ti india­ne cifre da capo­gi­ro, e che pro­vo­ca la mor­te di deci­ne di pesca­to­ri e navi­gan­ti all’anno.

Disfun­zio­na­li­tà

La mobi­li­ta­zio­ne poli­ti­ca e del­la socie­tà per il caso dei due fuci­lie­ri è una del­le tan­te sto­rie di com­ple­ta disfun­zio­na­li­tà del nostro Pae­se. For­se è l’unico gran­de trion­fo del­la spet­ta­co­la­riz­za­zio­ne del­la vita poli­ti­ca — come non impor­ta piú qua­li leg­gi si fan­no, ma solo qua­li ven­go­no annun­cia­te, la giu­sti­zia è sta­ta com­ple­ta­men­te svuo­ta­ta del suo signi­fi­ca­to. Anche dopo la con­dan­na, per trop­pa par­te dell’opinione pub­bli­ca Ber­lu­sco­ni è ugual­men­te inno­cen­te. Anco­ra peg­gio — non impor­ta. È così per i marò: le dife­se sul­le acque inter­na­zio­na­li, quel­le che pre­ve­do­no dise­gni cospi­ra­to­ri, chi diret­ta­men­te ne sostie­ne l’innocenza, sono bal­le. Piú sem­pli­ce­men­te, l’autorità di un tri­bu­na­le india­no non è rico­no­sciu­ta dai sup­por­ter dei marò, a pre­scin­de­re dal­la real­tà, a pre­scin­de­re dal fat­to che due india­ni sia­no morti.

Oggi si con­clu­de il perio­do di custo­dia pres­so la poli­zia, e i due mili­ta­ri tor­na­no a rischia­re il car­ce­re. A nes­su­no impor­ta qual­co­sa del­la giu­sti­zia, o che ven­ga sco­per­ta la veri­tà — è solo una nuo­va sto­ria su cui fare il tifo.

Ales­san­dro Massone
@amassone
Alessandro Massone
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2 Commenti su Marò 5: tra diplomazia e fandom

  1. Ave­te dimen­ti­ca­to quan­do l’in­dia ce li ha man­da­ti per un per­mes­so pre­mio e noi ci sia­mo rifiu­ta­ti di riman­dar­li in india… Ah, ado­ro i col­pi di sce­na <3

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