“Gli omosessuali possono scordarsi i diritti umani”.
A dirlo è il Ministro ugandese dell’Etica e dell’Integrità

25 feb­bra­io 2014, una mat­ti­na come tan­te altre, bevo una taz­za di caf­fè, apro un quo­ti­dia­no, leggo:

“Kampala, giornale pubblica i nomi dei 200 omosessuali più in vista del Paese”.

Sgra­no gli occhi, voglio con­vin­cer­mi che quan­to let­to sia frut­to del­la mia stan­chez­za, pas­so al sot­to­ti­to­lo: “(…) timo­re di vio­len­ze nei loro con­fron­ti dopo la fir­ma del­la leg­ge che puni­sce gli omosessuali”.
Ades­so che sia­mo giun­ti all’estrema vio­la­zio­ne di ogni dirit­to uma­no e civi­le, final­men­te i media si accor­go­no del­la dram­ma­ti­ca situa­zio­ne in cui ver­sa la comu­ni­tà LGBT Ugandese.

Ma che cosa è suc­ces­so nel frattempo?

Vio­len­ze, assas­si­ni, noti­zie di mor­te sono tran­si­ta­te come meteo­re nel­le testa­te dei gior­na­li, mostran­do­ci que­ste vicen­de come frut­to di improv­vi­si pogrom, e non come altret­tan­te tap­pe di un lun­go per­cor­so, segna­to dall’odio trans-omofobo .

Già nel 2007 un son­dag­gio del Pew Glo­bal Atti­tu­des Pro­ject rile­vò che il 96% dei cit­ta­di­ni ugan­de­si rite­ne­va l’o­mo­ses­sua­li­tà un “male da estir­pa­re dal­la socie­tà”. Un pri­mo allar­me che cad­de nel vuo­to, e che ser­vì solo a col­lo­ca­re l’Uganda fra i pae­si più Omo­fo­bi al mondo.

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Il 13 otto­bre 2009 il par­la­men­ta­re David Baha­ti pro­po­se una leg­ge “anti-omo­ses­sua­li­tà” che pre­ve­de­va pene più seve­re per chi fos­se sta­to sco­per­to a intrat­te­ne­re rap­por­ti omo­ses­sua­li, e la pena di mor­te, inve­ce, nel caso che il col­pe­vo­le fos­se sta­to reci­di­vo, mala­to di AIDS, o aves­se intrat­te­nu­to rap­por­ti con mino­ren­ni. Il resto del­la pro­po­sta mostrò final­men­te a che livel­li per­se­cu­to­ri voles­se giun­ge­re lo sta­to Ugan­de­se: can­cel­la­zio­ne del­le Ong che appog­gia­va­no cam­pa­gne per i dirit­ti LGBT, obbli­go per i cit­ta­di­ni di denun­cia­re entro 24 ore ogni tipo di “atti­vi­tà omo­ses­sua­le” di cui fos­se­ro sta­ti testi­mo­ni, richie­sta di estra­di­zio­ne nei con­fron­ti di qua­lun­que cit­ta­di­no intrat­te­nes­se rap­por­ti omo­ses­sua­li al di fuo­ri dei con­fi­ni statali.Questa pro­po­sta di leg­ge gene­rò scan­da­lo nell’opinione pub­bli­ca mon­dia­le, la qua­le però dimen­ti­ca­va come tale pro­po­sta sem­pli­ce­men­te raf­for­zas­se un codi­ce pena­le assai aspro nei con­fron­ti del­le per­so­ne LGBT.
L’ar­ti­co­lo 140 del Codi­ce Pena­le pre­ve­de­va la con­dan­na al car­ce­re a vita per chi era rite­nu­to respon­sa­bi­le di “atti omo­ses­sua­li rei­te­ra­ti”, quel­lo suc­ces­si­vo pre­ve­de­va un mas­si­mo di 7 anni di car­ce­re se tali rap­por­ti fos­se­ro sta­ti rite­nu­ti spo­ra­di­ci o frut­to di una momen­ta­nea deviazione.Dal 2009 a oggi, fra alti e bas­si, la sud­det­ta leg­ge è sta­ta più vol­te ripro­po­sta, anche in for­ma “ammor­bi­di­ta”.
In que­sto sce­na­rio, s’inserì l’o­mi­ci­dio di David Kato, inse­gnan­te e mem­bro del­lo Smug, (Sexual Mino­ri­ties Ugan­da), la più impor­tan­te ong che si bat­te per i dirit­ti del­la comu­ni­tà LGBT del Pae­se. Nel­l’ot­to­bre 2010 il tabloid ugan­de­se “Rol­ling Sto­ne” pub­bli­cò una serie di foto, nomi e indi­riz­zi di noti atti­vi­sti gay, e un ordi­ne: “Impic­ca­te­li”. David Kato è la vit­ti­ma più nota di que­sta “cac­cia all’o­mo­ses­sua­le”: pochi gior­ni dopo la pub­bli­ca­zio­ne del­l’ar­ti­co­lo ven­ne assas­si­na­to nel­la sua casa a martellate.

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L’e­ven­to susci­tò la rea­zio­ne di Human Rights Watch, Amne­sty Inter­na­tio­nal, Barack Oba­ma, men­tre il Dipar­ti­men­to di Sta­to USA, insie­me all’U­nio­ne Euro­pea, con­dan­nò l’o­mi­ci­dio, esor­tan­do le auto­ri­tà afri­ca­ne a inda­ga­re sul­l’as­sas­si­nio e a schie­rar­si aper­ta­men­te con­tro omo­fo­bia e transfobia.
Nel 2012, pre­ci­sa­men­te il 4 ago­sto, il pri­mo Gay Pri­de mai orga­niz­za­to in Ugan­da, pres­so Enteb­be, ven­ne inter­rot­to dal­la poli­zia, come era acca­du­to anche qual­che mese pri­ma, duran­te la riu­nio­ne nazio­na­le degli atti­vi­sti del­la Smug. A giu­gno del­lo stes­so anno, il Mini­ste­ro ugan­de­se per l’E­ti­ca e l’In­te­gri­tà dichia­rò ille­ga­li 38 orga­niz­za­zio­ni non gover­na­ti­ve, col­pe­vo­li di “distrug­ge­re la cul­tu­ra del Pae­se pro­muo­ven­do l’omosessualità”.
Gli altri tri­stis­si­mi casi che segui­ro­no pos­so­no esse­re sin­te­tiz­za­ti nel­le paro­le rila­scia­te da James Nsa­ba Butu­ro, Mini­stro ugan­de­se del­l’E­ti­ca e del­l’In­te­gri­tà: “Gli omo­ses­sua­li pos­so­no scor­dar­si i dirit­ti umani”.Veniamo ora a tem­pi più recen­ti. Dopo una serie di alti e bass,i il pre­si­den­te Yowe­ri Muse­ve­ni, ha fir­ma­to in data 24 feb­bra­io 2014 la con­tro­ver­sa leg­ge “anti-gay” pro­po­sta nel 2009 ma appro­va­ta dal par­la­men­to, con ulte­rio­ri modi­fi­che, solo lo scor­so dicembre.
Essa pre­ve­de l’er­ga­sto­lo per gli omo­ses­sua­li in caso di reci­di­va, vie­ta qual­sia­si “pro­pa­gan­da” in favo­re del­la comu­ni­tà LGBT, e ren­de obbli­ga­to­ria la denun­cia di chiun­que ven­ga sor­pre­so in atteg­gia­men­ti omosessuali.
Il por­ta­vo­ce pre­si­den­zia­le Sarah Kagin­go, ha annun­cia­to solen­ne­men­te que­sto avve­ni­men­to a un Pae­se che sem­bra aver tro­va­to nel­la lot­ta all’omosessualità la sua pie­tra miliare.

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Tan­ta pro­cra­sti­na­zio­ne da par­te di Muse­ve­ni nell’approvare que­sta leg­ge è dovu­ta al timo­re di per­de­re i finan­zia­men­ti pro­ve­nien­ti dagli Sta­ti Uni­ti (pala­di­ni dei dirit­ti LGBT) e al fat­to che il dibat­ti­to sul­la leg­ge anti-omo­ses­sua­li­tà è ser­vi­to per lun­go tem­po a distrar­re l’at­ten­zio­ne del suo elet­to­ra­to omo­fo­bo e anti-occi­den­ta­le dai nume­ro­si scan­da­li eco­no­mi­ci che han­no segna­to la sua presidenza.
Il segre­ta­rio di Sta­to Usa John Ker­ry, ha defi­ni­to la fir­ma da par­te del pre­si­den­te afri­ca­no “un tra­gi­co gior­no per l’U­gan­da e per tut­ti colo­ro ai qua­li stan­no a cuo­re i dirit­ti uma­ni”, avver­ten­do che “Ora che que­sta leg­ge è sta­ta ema­na­ta stia­mo ini­zian­do a rive­de­re i nostri rap­por­ti con il gover­no del­l’U­gan­da, per assi­cu­rar­ci che le for­me del nostro impe­gno, com­pre­si i pro­gram­mi di assi­sten­za, sosten­ga­no le nostre poli­ti­che anti-discri­mi­na­to­rie e riflet­ta­no i nostri valo­ri”. Sta­re­mo a vedere.Intanto, pas­sa­ti pochi gior­ni, si è giun­ti alla pub­bli­ca­zio­ne di que­sta secon­da “black list” del­la sto­ria dei tabloid ugan­de­si, che toc­ca tra­sver­sal­men­te can­tan­ti pop, poli­ti­ci, uomi­ni di chie­sa, atti­vi­sti etc. Di fron­te a que­sta nuo­va onda­ta di vio­len­za, a que­sti nuo­vi gio­chi di pote­re, in atte­sa di un serio prov­ve­di­men­to da par­te del­la comu­ni­tà inter­na­zio­na­le LGBT e non, i media, per lo più, tacciono.
Resta­no i sopru­si com­mes­si ogni gior­no nei con­fron­ti del­la comu­ni­tà LGBT ugan­de­se, il timo­re di per­se­cu­zio­ni e migra­zio­ni coat­te di mas­sa, la pau­ra che con il cala­re del silen­zio del­la stam­pa inter­na­zio­na­le si dia il via libe­ra ai sen­ti­men­ti trans-omo­fo­bi più turpi.Per quan­to mi riguar­da, que­sti even­ti mi ricor­da­no tri­ste­men­te nel­le for­me e nel­le tem­pi­sti­che una per­se­cu­zio­ne già avve­nu­ta in Euro­pa settant’anni fa, rico­no­sciu­ta con il nome di Omo­cau­sto. Sareb­be bel­lo non dover dar ragio­ne al mot­to “la sto­ria si ripete”.

Mela­nia Novel­lo Paglianti
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