Rosiko
Come la diplomazia europea preferisce l’estrema destra a Putin 

(E forse non se ne accorge)

maidan

Con­te­sa tra l’Unione Euro­pea, la diplo­ma­zia ame­ri­ca­na e la Rus­sia, l’U­crai­na non è solo tea­tro del più gran­de scon­tro tra Ove­st ed Est da piú di vent’anni, è anche vetri­na del­la mani­fe­sta ina­de­gua­tez­za dei pri­mi (del­la pri­ma?). Per­ché se la situa­zio­ne in Ucrai­na è uni­ca, gli erro­ri dell’UE sono sem­pre gli stessi.
Se fino a poche set­ti­ma­ne fa sem­bra­va impos­si­bi­le, oggi è real­tà — l’area ultra­na­zio­na­li­sta ha un ruo­lo impor­tan­te nel gover­no di tran­si­zio­ne ucrai­no, incas­san­do il pre­mio del pro­prio sfor­zo duran­te le mani­fe­sta­zio­ni Euromaidan.

L’ascesa dell’estrema destra

Nel­la fol­le meta­di­scus­sio­ne vani­to­sa tra gior­na­li­sti, uno dei temi prin­ci­pa­li attor­no alla cri­si ucrai­na è se sia cor­ret­to defi­ni­re Svo­bo­da e Pra­vyi Sec­tor neo-nazi­sti, oppu­re se si trat­ta “solo” (vir­go­let­te mie) di par­ti­ti nazio­na­li­sti e patriottici.
Il cavil­lo attor­no a que­sta discus­sio­ne fol­le è che nes­su­no dei due par­ti­ti ha mai espres­so espli­ci­te posi­zio­ni antisemite.
È chia­ro che l’opinione sia dro­ga­ta dall’immagine che con astu­zia Svo­bo­da ha sapu­to dar­si dopo gli even­ti di Novem­bre. Andrew Sru­le­vitch, diret­to­re degli uffi­ci Euro­pei del­la Anti–Defamation Lea­gue, un grup­po ame­ri­ca­no che moni­to­ra movi­men­ti poli­ti­ci anti–Semiti a livel­lo mon­dia­le, sostie­ne che que­sta sia sta­ta una scel­ta tat­ti­ca del grup­po per faci­li­ta­re il sup­por­to europeo.
Svo­bo­da nac­que dal­la fusio­ne del Par­ti­to Social-Nazio­na­li­sta ucrai­no con altre for­ze di estre­ma destra e oggi cita tra i pro­pri ispi­ra­to­ri Yaro­slav Ste­tsko lea­der di Orga­niz­za­zio­ne Ucrai­na Nazio­na­li­sti che con Ste­fan Ban­de­ra nel 1941 ave­va fir­ma­to un pat­to di non bel­li­ge­ran­za con Hitler in cam­bio di pre­te­se di indipendenza.

“(Le milizie dell’Esercito insurrezionale ucraino) Non avevano paura, e noi non dovremmo aver paura. Si misero in spalla le loro automatiche e andarono nei boschi e combatterono contro moskali (dispregiativo per russi), tedeschi, e kike (dispregiativo per ebrei) e altra feccia che voleva portarci via il nostro stato Ucraino”

Dichia­ra­zio­ne vera del mon­do rea­le di Oleh Tyah­ny­bok, lea­der di Svo­bo­da. 2004.

Seb­be­ne negli ulti­mi due anni il par­ti­to si è impe­gna­to per limi­ta­re le dichia­ra­zio­ni raz­zi­ste, tutt’oggi van­ta di non con­ta­re tra le pro­prie file nes­sun “ateo, ex–comunista, o non–Ucraino”.

Insom­ma, pro­prio la gen­te a cui con­se­gne­re­ste con­trol­lo del­le For­ze Arma­te, dell’Esercito e del­la Sicu­rez­za Nazio­na­le, no?

Il declino dell’Ovest

Sono gior­ni dif­fi­ci­li per il Pre­si­den­te degli Sta­ti Uni­ti. La denun­cia di Oba­ma che Putin abbia vio­la­to la sovra­ni­tà degli popo­lo ucrai­no e la dichia­ra­zio­ne del Segre­ta­rio di Sta­to John Ker­ry di quan­to sia inac­cet­ta­bi­le inva­de­re un’altra nazio­ne con “pre­te­sti com­ple­ta­men­te inven­ta­ti” sono sta­ti accol­ti dal­la comu­ni­tà inter­na­zio­na­le con indif­fe­ren­za, e dal­la Rus­sia con ilarità.
È il caro prez­zo che l’America paga per gli otto anni di ter­ri­bi­le ammi­ni­stra­zio­ne Bush.
Dopo le san­gui­no­se guer­re in Afgha­ni­stan e Iraq, Oba­ma ha “cam­bia­to ver­so” lan­cian­do attac­chi arma­ti in Libia, Soma­lia e Paki­stan. Così, qual­sia­si basto­ne reto­ri­co l’America agi­ti non solo è visto come ipo­cri­ta e mio­pe, ma sen­za una vera minac­cia di ritor­sio­ni mili­ta­ri, nes­su­na pre­te­sa sta­tu­ni­ten­se è credibile.

Su tut­to, l’errore piú gran­de dell’amministrazione ame­ri­ca­na è sta­to, di nuo­vo, di sot­to­va­lu­ta­re la stra­te­gia, la fero­cia, e la deci­sio­ne di Putin. Con­vin­ti che nuo­ve ele­zio­ni avreb­be­ro accon­ten­ta­to il pre­si­den­te rus­so, UE e USA ave­va­no pre­mu­to per quel­lo. Ma Putin non può per­met­te­re che l’Ucraina sci­vo­li in caos e vio­len­za, non così vici­no a casa — trop­pi e trop­po recen­ti sono gli esem­pi di con­se­guen­ze vio­len­te del­la Pri­ma­ve­ra Araba.

Estre­ma­men­te com­ples­sa la situa­zio­ne per l’Unione Euro­pea. Se la cri­si risve­glia anti­chi rifles­si con­di­zio­na­ti da bloc­co occi­den­ta­le in mol­ti lea­der poli­ti­ci e gior­na­li­sti, la situa­zio­ne euro­pea oggi è mol­to piú dif­fi­ci­le. Dipen­den­te poli­ti­ca­men­te dall’America, metà dell’Unione è stret­ta­men­te lega­ta alla Rus­sia per neces­si­tà ener­ge­ti­che. Mai si è vista la Mer­kel, uni­ca vera per­so­na­li­tà euro­pea, muo­ver­si in poli­ti­ca este­ra con tan­ta awk­ward­ness.
Una diplo­ma­zia deci­sa avreb­be sup­por­ta­to il refe­ren­dum in Cri­mea, chie­den­do maga­ri l’intervento di ispet­to­ri ONU per garan­ti­re uno svol­gi­men­to demo­cra­ti­co, inve­ce di oppor­si per mostra­re musco­li che sono una stam­pa su una t–shirt e veder­si banal­men­te ignorata.

Qual­sia­si movi­men­to di ten­den­za nazio­na­li­sta dovreb­be esse­re in qual­che modo il nemi­co pub­bli­co nume­ro uno per l’Unione Euro­pea. La man­can­za di azio­ni che pla­chi­no lo scon­ten­to inter­no e por­ti­no a vere solu­zio­ni paci­fi­che ai pro­pri con­fi­ni potreb­be esse­re un erro­re fata­le per l’Unione.
Oggi, l’aggressività del­la Rus­sia qual­co­sa ha già otte­nu­to — ha dimo­stra­to la nostra com­ple­ta ina­de­gua­tez­za di fron­te ad una cri­si in cui ci è richie­sto piú che un com­men­to saputello.

Ales­san­dro Massone
@amassone
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Alessandro Massone
Desi­gner di gior­no, blog­ger di not­te, pod­ca­ster al crepuscolo.

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