Where are the fathers?

Sul­la pagi­na di Face­book del Cor­rie­re del­la Sera si leg­ge un post che tito­la così: “Le pub­bli­ci­tà degli anni ’50 che non vedre­mo più in tele­vi­sio­ne (per for­tu­na)”. Le paro­le nel­la paren­te­si sono facil­men­te spie­ga­bi­li osser­van­do le immagini.

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Gli slo­gan, pale­se­men­te ses­si­sti, pre­sen­ta­no lo ste­reo­ti­po del­la don­na rele­gan­do­la in cuci­na e iden­ti­fi­can­do­la con una sor­ta di robot ai ser­vi­zi del “supe­rio­re” maschio. Natu­ral­men­te stu­pi­sce il fat­to che le imma­gi­ni risal­ga­no alla metà del seco­lo scor­so e il com­men­to del Cor­rie­re “per for­tu­na” ci fa sup­por­re che le cose sia­no cam­bia­te. In real­tà quan­to que­ste imma­gi­ni sia­no, pur­trop­po, anco­ra attua­li, lo si dedu­ce dai recen­ti risvol­ti poli­ti­ci. “No alle quo­te rosa” per fare solo un esem­pio. Ma anche le pub­bli­ci­tà del secon­do mil­len­nio pos­so­no nascon­de­re un mes­sag­gio ana­lo­go. Mol­ti si saran­no com­mos­si nel vede­re lo spot di Proc­ter & Gam­ble per le Olim­pia­di di Lon­dra e Sochi.

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Soprat­tut­to le mam­me. Effet­ti­va­men­te il video rac­con­ta di come sia­no sta­ti fon­da­men­ta­li per gli atle­ti olim­pio­ni­ci l’a­mo­re e le cure del­le rispet­ti­ve madri. Sen­za le mam­me che li sve­glia­va­no al mat­ti­no, pre­pa­ra­va­no loro la cola­zio­ne, lava­va­no le divi­se da pal­la­vo­lo, nuo­to, gin­na­sti­ca e sci, non ce l’a­vreb­be­ro fat­ta. Le colo­ri­te emo­zio­ni che susci­ta il video sono sin­ce­re. Il rac­con­to ren­de bene l’i­dea del­la fati­ca che com­por­ta cre­sce­re un figlio, qual­sia­si atti­vi­tà in futu­ro voglia intra­pren­de­re. Ma una doman­da sor­ge spon­ta­nea: Whe­re are the fathers? Dove sono i padri? E se riflet­tes­si­mo sul­le pro­ta­go­ni­ste del­la pub­bli­ci­tà e sul tar­get del­la stes­sa, for­se ci accor­ge­rem­mo che gli ste­reo­ti­pi non sono scom­par­si. Ci accor­ge­rem­mo che l’uo­mo, inte­so come padre, come com­pa­gno di vita è altro­ve, lon­ta­no dal­la casa e dai figli. È così? P&G è una gran­de mul­ti­na­zio­na­le che pro­du­ce pro­dot­ti di lar­go con­su­mo, fra i qua­li beni per la casa. Inol­tre lo spot si con­clu­de con la fra­se: “P&G: proud spon­sor of mums”. Le mam­me sono spon­so­riz­za­te da P&G. E’ più vero il con­tra­rio: sono le mam­me che spon­so­riz­za­no P&G, pri­vi­le­gian­do con le pro­prie scel­te d’acquisto i suoi pro­dot­ti. Sot­ti­li stra­te­gie ver­ba­li, inver­sio­ni di sog­get­ti e com­ple­men­ti d’a­gen­te, che sosten­go­no una cosa per celar­ne un’al­tra. A tut­te le mam­me, a cui è sce­sa una lacri­ma nel vede­re que­sta pub­bli­ci­tà, con­si­glio, in quan­to don­ne, di valu­ta­re la posi­zio­ne che in essa occupano.

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A tut­ti gli uomi­ni, che han­no nota­to la loro assen­za, con­si­glio, in quan­to padri e com­pa­gni, di riflet­te­re. Gli ste­reo­ti­pi pre­sen­ti in mol­te comu­ni­ca­zio­ni pub­bli­ci­ta­rie si fon­da­no su con­vin­zio­ni radi­ca­te nel­la socie­tà. Spes­so, bel­lis­si­me pub­bli­ci­tà come que­sta, pos­so­no cela­re, anche incon­sa­pe­vol­men­te, idee poco ras­si­cu­ran­ti. È l’oc­chio cri­ti­co che, scom­po­nen­do e met­ten­do in rela­zio­ne ele­men­ti, anche appa­ren­te­men­te lon­ta­ni fra loro, per­met­te di matu­ra­re un giu­di­zio più con­sa­pe­vo­le. Tut­ta­via l’ec­ces­si­vo “met­te­re in discus­sio­ne tut­to” potreb­be por­ta­re allo scet­ti­ci­smo e a quel­lo che gli anti­chi gre­ci chia­ma­va­no ἐποχή, la sospen­sio­ne del giu­di­zio, che ricor­da mol­to un ser­pen­te che si mor­de la coda. Ma è attra­ver­so que­sto sguar­do, vigi­le e atten­to, che il mon­do riflet­te la sua calei­do­sco­pi­ca realtà.

Ales­san­dra Busacca
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Alessandra Busacca
Nata a Mila­no il 20 Feb­bra­io 1993. 
Pro­fes­sio­ne: studentessa.
Non so dire altro di me che non pos­sa cam­bia­re; e del nome non sono poi così sicura.
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Nata a Milano il 20 Febbraio 1993. Professione: studentessa. Non so dire altro di me che non possa cambiare; e del nome non sono poi così sicura.

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