25 Aprile 2014
Questa Italia non merita i Partigiani

Appen­ni­no ligu­re. Alle spal­le di Geno­va, sul mon­te Tob­bio, era­no stan­zia­te nel 1944 due bri­ga­te par­ti­gia­ne, la Bri­ga­ta Auto­no­ma Ales­san­dria e la Bri­ga­ta Gari­bal­di Ligu­ria. Gio­va­ni corag­gio­si quan­to male arma­ti, qua­si tut­ti appe­na scap­pa­ti dal­la leva del 18 feb­bra­io. Gio­va­nis­si­mi corag­gio­si quan­to male armati.
Il 3 apri­le repar­ti tede­schi coor­di­na­ti con com­pa­gnie del­la Guar­dia Nazio­na­le Repub­bli­ca­na cir­con­da­no il mon­te e ini­zia­no a sali­re, asse­dian­do i partigiani.
Il 6 apri­le la ter­za Bri­ga­ta Gari­bal­di Ligu­ria cer­ca di sfug­gi­re alle for­ze tede­sche divi­den­do­si in pic­co­li grup­pi. Ven­go­no mas­sa­cra­ti. Cado­no 72 partigiani.

I gio­va­ni disar­ma­ti e meno esper­ti del­la Bri­ga­ta Auto­no­ma Ales­san­dria ripie­ga­no nell’ex mona­ste­ro del­la Bene­dic­ta, nel­la spe­ran­za di tro­var­vi un rifu­gio sicu­ro. Il mona­ste­ro vie­ne mina­to e fat­to esplo­de­re, i par­ti­gia­ni fuci­la­ti in grup­po. Altri 75 mor­ti, sepol­ti con i pro­pri com­pa­gni in una fos­sa comune.
Un solo soprav­vis­su­to, cre­du­to mor­to, è testi­mo­ne del­la strage.

I reni­ten­ti alla leva che abban­do­na­no la cau­sa par­ti­gia­na e si con­se­gna­no alle for­ze fasci­ste — in cam­bio di un con­do­no di pena — sono con­se­gna­ti in bloc­co alle SS.
Ven­go­no depor­ta­ti in Ger­ma­nia in 351. 140 mori­ran­no nei lager.

La stret­ta di vio­len­za nazi­sta sui mon­ti ligu­ri fa par­te di un pia­no ben pre­ci­so: ter­ro­riz­za­re la popo­la­zio­ne per pri­va­re di sup­por­to le for­ze par­ti­gia­ne, di cui si pro­get­ta­va il siste­ma­ti­co massacro.

Il risul­ta­to otte­nu­to è quel­lo oppo­sto. L’odio del­la popo­la­zio­ne per l’invasore si accen­de. Le for­ze par­ti­gia­ne si com­pat­ta­no, for­ti del­la dispe­ra­zio­ne. L’Aprile suc­ces­si­vo, dopo tre gior­ni di guer­ri­glia cruen­ta, Geno­va vie­ne libe­ra­ta. Sono 6000 i sol­da­ti tede­schi che si arren­do­no all’insurrezione popolare.

L’eccidio del­la Bene­dic­ta e la libe­ra­zio­ne di Geno­va sono due dei tan­ti epi­so­di scon­vol­gen­ti del­la Resi­sten­za italiana.

“Abbia­mo una Costi­tu­zio­ne con­qui­sta­ta, scrit­ta col san­gue”. Le paro­le di Aure­lio Legna­ni, nome di bat­ta­glia Gat­to, costrin­go­no alla rifles­sio­ne — non sul­la vit­to­ria del 25 Apri­le 1945 ma sul 25 Apri­le 2014, oggi. E su que­sti 69 anni.

La nostra Repub­bli­ca nasce sul­le mace­rie. Non quel­le figu­ra­ti­ve di cui si par­la oggi, le mace­rie vere. Le mace­rie dei bom­bar­da­men­ti, le mace­rie di una guer­ra che ave­va stra­vol­to il Pae­se, tra una dit­ta­tu­ra fal­li­ta e chi vi era rima­sto imbri­glia­to, il più vio­len­to degli inva­so­ri e il popo­lo — per­ché la sol­le­va­zio­ne e la guer­ri­glia con­dot­ta dal­le for­ze par­ti­gia­ne non è solo la sto­ria di 230.000 gio­va­ni eroi dispe­ra­ti, ma è anche la sto­ria di don­ne e uomi­ni di fami­glia che for­ni­va­no rifu­gio e risor­se ad un eser­ci­to di sban­da­ti, è la sto­ria di con­ta­di­ni, ope­rai, pre­ti, bam­bi­ni che sen­za più nien­te da per­de­re deci­do­no di ripren­de­re tut­to. È la sto­ria del san­gue ver­sa­to in nome del­la libertà.

Le mace­rie, il popo­lo, il san­gue, la vit­to­ria. È un even­to uni­co nel­la Sto­ria per cora­li­tà e drammaticità.

Oggi festeggiamo il 25 Aprile, la loro vittoria in uno scontro impossibile.

Due anni dopo, le for­ze poli­ti­che respon­sa­bi­li del­la Resi­sten­za veni­va­no estro­mes­se dal gover­no del­la Repub­bli­ca. Nel 1960 il Movi­men­to Socia­le Ita­lia­no ritor­na­va ad esse­re, sep­pur solo per qual­che mese, una for­za di gover­no. Otto anni dopo, con la con­te­sta­zio­ne stu­den­te­sca e ope­ra­ia, quin­di con i pri­mi scio­pe­ri a sigle uni­te, crol­la­va­no le ulti­me strut­tu­re auto­ri­ta­rie. Duran­te la deca­de del­la stra­te­gia del­la ten­sio­ne e del ter­ro­ri­smo, schiac­cia­ta dal peso di ter­ri­bi­li vio­len­ze, la Repub­bli­ca sem­bra­va già avviar­si ver­so il decli­no. I quin­di­ci anni suc­ces­si­vi furo­no costel­la­ti dal­la log­gia mas­so­ni­ca P2, da Cra­xi e Mani puli­te, dal­le stra­gi mafio­se. Nel 1994 For­za Ita­lia vin­se le ele­zio­ni e Sil­vio Ber­lu­sco­ni fu elet­to Pre­si­den­te del Consiglio.

Oggi, l’Italia fati­ca sem­pre di più a distin­gue­re tra la vio­len­za par­ti­gia­na e quel­la nazi­fa­sci­sta. Il ’68 è diven­ta­to uno dei “mostri” del­la nostra Sto­ria e la lot­ta che ci ha vin­to lo Sta­tu­to dei Lavo­ra­to­ri sem­bra dimen­ti­ca­ta. La rin­cor­sa al post-ideo­lo­gi­smo ha appiat­ti­to l’intero dibat­ti­to poli­ti­co su tema­ti­che di cen­tro­de­stra. La poli­ti­ca è devo­lu­ta in un tea­tri­no di masche­re, con l’Huffington Post che due set­ti­ma­ne fa tito­la­va chie­den­do, dopo gli scon­tri tra pre­mier e mino­ran­za PD, “Ren­zi e Cuper­lo: chi è di destra?”. Ber­lu­sco­ni, ogni gior­no più dispe­ra­to, assi­ste al com­ple­to fal­li­men­to del pro­prio pro­get­to poli­ti­co e alla rovi­na in cui ha con­dot­to il Pae­se. L’antipolitica di Gril­lo e Casa­leg­gio gio­ca con idee fasci­ste e nem­me­no se ne ver­go­gna troppo.

Non ci si può esi­me­re dal chie­der­si cosa sia anda­to stor­to. Qua­le sia il momen­to che ci por­ta dal popo­lo che ha vin­to l’impossibile alla Repub­bli­ca di oggi.
È dif­fi­ci­le indi­ca­re un gior­no sul calen­da­rio del­la Sto­ria, e un colpevole.
Oggi, l’Italia è il rude­re. Non c’è sta­ta una guer­ra, non ci sono sta­ti bom­bar­da­men­ti. Sono gior­ni così cupi che risul­te­reb­be vile chie­de­re alle fami­glie, ai gio­va­ni, ai bam­bi­ni, di esse­re coraggiosi—coraggiosi per fare cosa?
Sen­za una via d’uscita in vista, resta un’amara cer­tez­za: que­sta Ita­lia non meri­ta i Partigiani.

Ales­san­dro Massone
@amassone
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Alessandro Massone
Desi­gner di gior­no, blog­ger di not­te, pod­ca­ster al crepuscolo.

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