Extraterrestri digitali
Galoppini di Santoro: Corrado Formigli

Andia­mo oggi a con­clu­de­re, per pale­se sma­ro­na­men­to di coglio­ni del­l’au­to­re, il ciclo mestrua­le di Extra­ter­re­stri digi­ta­li dedi­ca­to ai galop­pi­ni di San­to­ro e alle loro mera­vi­glio­se impre­se sul­la fac­cia di que­sto sfor­tu­na­to pianeta.

Lo fac­cia­mo rac­con­tan­do l’i­per­tro­fi­ca bio­gra­fia di Cor­ra­do For­mi­gli, l’uo­mo che sen­z’om­bra di dub­bio spo­de­ste­rà dal tro­no del­la sini­stra mass­me­dia­ti­ca Miche­le-pugno-chiu­so-bel­la-ciao-San­to­ro, ora­mai anzia­not­to per por­ta­re da solo sul­le pro­prie spal­le par­te­no­pee il peso dei pre­ca­ri di tut­to il mon­do conosciuto.

Cor­ra­do Formigli

C’e­ra­no un tem­po e un luo­go, nem­me­no trop­po distan­ti dal­la con­tem­po­ra­nei­tà, nei qua­li Cor­ra­do For­mi­gli era con­si­de­ra­to un gran figac­cio­ne di repor­ter: con il ter­mi­ne “repor­ter” in Ita­lia s’in­ten­do­no tut­ti que­gli iscrit­ti all’Or­di­ne pro­fes­sio­na­le che alme­no una vol­ta in vita loro han­no pro­va­to l’e­brez­za di assa­po­ra­re l’o­lez­zo feti­do del ter­mi­nal di Fiu­mi­ci­no, men­tre s’im­bar­ca­va­no ver­so lidi tro­pi­ca­li dal nome eso­ti­co e dal­la pro­sti­tu­zio­ne lega­liz­za­ta; al con­tra­rio, con espres­sio­ni qua­li “cro­ni­sta” ci si limi­ta a descri­ve­re quel­la fol­ta schie­ra di edi­to­ria­li­sti inti­mi­sti e sac­cen­ti, che rin­chiu­si in oscu­ri antri – aven­do ormai depre­ca­to i foto­ni sola­ri in nome di più costo­se aba­t­jour – dibat­to­no del­lo sci­bi­le uma­no tut­to, con un cali­ce nel­la mano sini­stra e la piu­ma d’o­ca nel­la destra.

Cor­ra­do For­mi­gli nasce nel mar­zo del 1968 – in mez­zo alle pro­te­ste ci rimar­rà per l’in­te­ra esi­sten­za – e pare che le sue pri­me paro­le sia­no sta­te “Pri­ma­ve­ra di Pra­ga, Ale­xan­der Dubcek”.
Da rico­stru­zio­ni suc­ces­si­ve qual­cu­no ha ipo­tiz­za­to che in real­tà inten­des­se dire “pri­ma papa, Ale ciuc­cio” ma fat­to sta che in quel­le infan­ti­li fra­si pro­nun­cia­te sen­za cogni­zio­ne di cau­sa, già si anni­da­va in lui il demo­ne del reportage.

Comin­cia a lavo­ra­re sul fini­re degli anni Ottan­ta ma è a par­ti­re dal 1994 che il bru­co diven­ta una mera­vi­glio­sa far­fal­la poli­cro­ma: assun­to pri­ma in RAI e suc­ces­si­va­men­te a Media­set docu­men­ta con inchie­ste memo­ra­bi­li i ter­ri­bi­li con­flit­ti segui­ti alla fram­men­ta­zio­ne del­la Jugo­sla­via, i mas­sa­cri in Alge­ria, il Suda­fri­ca post Nel­son Mandela.

Per qual­che anno lo tra­sfor­ma­no in una pal­la da flip­per in costan­te rim­bal­zo fra i luo­ghi più sfi­ga­ti del glo­bo: dovun­que esi­stes­se un bor­del­lo, esi­ste­va un For­mi­gli pron­to a rac­con­tar­lo, tan­to da poter ipo­tiz­za­re un rap­por­to di cau­sa­li­tà diret­ta fra la sua pre­sen­za nei con­fi­ni nazio­na­li di un Pae­se e l’im­prov­vi­sa orga­niz­za­zio­ne di eser­ci­ti rivo­lu­zio­na­ri — pron­ti ad acco­glie­re al suon di piom­bo e pol­ve­re da spa­ro le sue tele­ca­me­re eccitate.

È faci­le imma­gi­nar­se­lo al ritor­no da que­sti sce­na­ri bel­li­ci: silen­zio­so, anno­ia­to, cata­to­ni­co, anni­chi­li­to men­tre cam­mi­na per Piaz­za del Ple­bi­sci­to a Napo­li, sognan­do le alle­gre not­ti sla­ve, quan­do le bom­be aleg­gia­va­no sopra il cie­lo di Bel­gra­do ed un mili­te igno­to era sem­pre pron­to a con­di­vi­de­re con il fore­stie­ro la pro­pria fia­schet­ta ricol­ma di vodka.

Tor­na in RAI nel 2000 e diven­ta co-con­dut­to­re de Il Rag­gio Ver­deSciu­cià — due fra le tra­smis­sio­ni mag­gior­men­te di suc­ces­so con­dot­te da Santoro.
Ve la fac­cia­mo bre­ve: è un noma­de del­l’in­for­ma­zio­ne, dimen­ti­co del­le appar­te­nen­ze azien­da­li, un giro­va­go irre­quie­to che in meno di un decen­nio attra­ver­sa in serie Sky Tg24, Rai edu­ca­tio­nal, La7, la BBC, La Zan­za­ra di Radio24, per infi­ne riap­pro­da­re – in pie­no eter­no ritor­no del­l’u­gua­le – ad Anno­ze­ro.
Qui nel feb­bra­io 2012 vede qua­si sva­ni­re i pro­pri sogni di glo­ria eter­na: il Tri­bu­na­le di Tori­no lo con­dan­na al paga­men­to di set­te (ARGHHHH) milio­ni euro per un ser­vi­zio com­pa­ra­ti­vo fra l’Al­fa Romeo MiTo e vet­tu­re fab­bri­ca­te da altre case automobilistiche.

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Davan­ti al giu­di­ce che lo con­dan­nò, quel sor­ri­set­to da Gio­con­da che vede­te ben ripre­so in que­sto spez­zo­ne di Anno­ze­ro, era deci­sa­men­te meno inarcato.
For­tu­na­ta­men­te vivia­mo un Pae­se civi­le e la nostra Costi­tu­zio­ne e il siste­ma giu­di­zia­rio post-fasci­sta per­met­te ai con­dan­na­ti di appel­lar­si – più che altro alla cle­men­za del­la Cor­te – nel­le sedi pre­po­ste: nel 2013 For­mi­gli vie­ne assol­to dal­la Cor­te d’Ap­pel­lo di Tori­no, la qua­le sta­bi­li­sce che il ser­vi­zio non era affat­to diffamatorio.
Anche i gior­na­li­sti manet­ta­ri han­no tal­vol­ta biso­gno del garan­ti­smo per con­ti­nua­re a eser­ci­ta­re con sere­ni­tà la professione.

Due anni pri­ma, nel­l’e­sta­te del 2011 si con­su­ma il tri­ste divor­zio fra i gemel­li napo­le­ta­ni del goal San­to­ro-For­mi­gli: la Guer­ra di Tro­ia scop­pia per­ché Orlan­do Bloom è un metro­ses­sua­le con i feror­mo­ni in mobi­li­ta­zio­ne peren­ne, le guer­re con­tem­po­ra­nee fra eroi ome­ri­ci si com­bat­to­no a suon di con­trat­ti per La7 — vin­ce chi arri­va in para­di­so con il tal­lo­ne intat­to e lo share alle stelle.
Le voci gira­no, le male­lin­gue schiz­za­no vele­no da tut­te le par­ti: qual­cu­no sostie­ne che men­tre San­to­ro vede­va defi­ni­ti­va­men­te sbrin­del­lar­si in pez­zi il suo ince­stuo­so rap­por­to plu­ri­de­cen­na­le con la RAI —e dif­fi­cil­men­te il suo staff sto­ri­co non ne avreb­be risen­ti­to— For­mi­gli stes­se già tra­man­do nel­l’om­bra con La7 per un suo per­so­na­le programma.
Lo ha soste­nu­to quel sim­pa­ti­co bonac­cio­ne di Tra­va­glio duran­te uno scaz­zo fra gior­na­li­sti mega­lo­ma­ni del­l’an­no scor­so, nel qua­le Mar­co da Tori­no è arri­va­to addi­rit­tu­ra a soste­ne­re che non entre­reb­be mai negli stu­di di Piaz­za Puli­ta per ragio­ni igie­ni­che. Che pen­na stil­no­vi­sta signori!

For­mi­gli ha sem­pre nega­to di aver agi­to da tra­di­to­re bastar­do, tut­ta­via è raro incon­tra­re qual­cu­no che ammet­ta di esse­re fin den­tro il midol­lo un tra­di­to­re bastar­do ladro, giu­sto? In ogni caso non pare che la cate­go­ria del­la “fedel­tà” sia la più abu­sa­ta nei manua­li di dirit­to del lavo­ro, quin­di date­vi tut­ti una ras­se­re­na­ta — la Sto­ria non vi ricor­de­rà cer­to per qual­che inu­ti­le scre­zio estivo.

Fini­ta la tem­pe­sta i due con­cor­ren­ti han­no tro­va­to una loro natu­ra­le dimen­sio­ne co-abi­ta­ti­va: For­mi­gli il lune­dì sera al posto del­lo spa­zio che fu di Gad Ler­ner e San­to­ro con Ser­vi­zio Pub­bli­co il gio­ve­dì sera in com­pa­gnia dei suoi cen­to­mi­la soste­ni­to­ri piccolo-borghesi.
La guer­ra d’a­scol­ti abbia ini­zio, non si fan­no doman­de, non si fan­no prigionieri.

Piaz­za Puli­ta di base man­tie­ne inal­te­ra­te – pur inse­guen­do un fin­to rin­no­va­men­to – tut­te le carat­te­ri­sti­che del talk show poli­ti­co san­to­ria­no — gli ospi­ti sono gli stes­si ven­ti rici­cla­ti in loop nel­l’ar­co di una sta­gio­ne: come gior­na­li­sta grand­ma­ster main­stream di qual­che testa­ta eco­no­mi­co-finan­zia­ria che smon­ta l’ul­ti­ma con­fe­ren­za stam­pa del Mini­stro del­l’E­co­no­mia, San­to­ro si è pre­so Dra­go­ni de Il Sole 24 Ore – che sem­bra un mae­stri­no infa­sti­di­to dal­l’i­gno­ran­za degli alun­ni – men­tre For­mi­gli si è com­pra­to sul­l’un­ghia Fabri­zio Ron­do­li­no e Clau­dio Velar­di, i due fon­da­to­ri di thefrontpage.it, gior­na­li­sti ultra-libe­ri­sti-viva-le-spiag­ge-di-Chi­ca­go dal fac­cio­ne sim­pa­ti­co ma leg­ger­men­te mal­va­gio: sem­bra­no Cip & Ciop dopo esse­re sta­ti sfon­da­ti in culo da Kis­sin­ger con la fiac­co­la del­la Sta­tua del­la Libertà.

Quan­do gli ascol­ti pro­prio non van­no, la solu­zio­ne è sem­pre la stes­sa: “All you need is Sgar­bi” can­ta­va­no i Bea­tles — e Sgar­bi arri­vò a bor­do di un caval­lo bian­co con il suo magi­co scet­tro dell’Auditel.
Mez­z’o­ra di casi­no tota­le incom­pren­si­bi­le, sul­l’Eu­ro, sui ghiac­cio­li rina­sci­men­ta­li, su quel­lo che gli pare, ed ecco ricom­pa­ri­re que­gli inser­zio­ni­sti pub­bli­ci­ta­ri con­si­de­ra­ti una spe­cie in via di estin­zio­ne — rie­mer­go­no in mas­sa dal­le tene­bre del­l’a­no­ni­ma­to, come un’or­da bar­ba­ri­ca che non vede l’o­ra di depre­da­re il con­su­ma­to­re ita­li­co di con­te­nu­ti impegnati.

Il look di For­mi­gli susci­ta qual­che per­ples­si­tà nel­l’oc­chio atten­to di chi vuo­le a tut­ti costi irri­der­lo: quel­le cami­cet­te gri­gie in tin­ta uni­ta, sem­pre ugua­li ogni set­ti­ma­na che Dio man­da sul­la Ter­ra, un po’ com­pa­gno di Lot­ta Comu­ni­sta che cer­ca d’ab­bor­dar­ti e pro­pi­nar­ti a modi­che cifre la rivi­sta di cui è redat­to­re uni­co, un po’ filo­so­fo nichi­li­sta che par­la ai cavalli.
Que­ste però fan­no a pugni con la bar­bet­ta fin­to incol­ta (in real­tà più cura­ta di un pra­to ingle­se) da stron­zac­chiot­to desi­gner hip­ster­lo­ver men­tre sor­seg­gia un soft drink in atte­sa del main event su un roof­top di New York.

Ovvia­men­te non man­ca­no i col­le­ga­men­ti da qual­che call cen­ter del sud ove­st mila­ne­se, per sen­tir­si rac­con­ta­re ciò che tut­ti cono­sco­no ormai da anni: ci sono diver­se deci­ne di miglia­ia, for­se cen­ti­na­ia di miglia­ia di per­so­ne in Ita­lia, che per­ce­pi­sco­no paghe ora­rie che se pro­po­ste qual­che seco­lo fa a un ser­vo del­la gle­ba avreb­be­ro susci­ta­to la sua incon­te­ni­bi­le ilarità.
Lo san­no tut­ti, è ovvio, è scon­ta­to, ma ponia­mo anche per un istan­te che sia giu­sto ripe­ter­lo a oltran­za sen­za mai azzar­da­re solu­zio­ni a que­sta pia­ga bibli­ca che deri­va dal fato infa­me: tut­ta­via se l’in­te­ra tra­smis­sio­ne è sta­ta incen­tra­ta sul­la rifor­ma del mer­ca­to del lavo­ro nel sen­so del­la fles­si­bi­li­tà —con Del­rio che paca­ta­men­te sbrai­ta sul fat­to che gli ita­lia­ni han­no vis­su­to al di sopra del­le loro pos­si­bi­li­tà— che sen­so ha con­ce­de­re cin­que minu­ti con­clu­si­vi di cele­bri­tà a tre pre­ca­ri (cate­go­ria ormai assur­ta alla dimen­sio­ne meta­fi­si­ca del­le Idee) duran­te i qua­li non pos­so­no mai esse­re inter­rot­ti, sal­vo veni­re rispe­di­ti alla pro­pria miser­ri­ma pro­fes­sio­ne tren­ta secon­di dopo la buo­na not­te del conduttore?

Si par­la di pre­ca­ria­to, di don­ne che non pos­so­no pren­de­re la mater­ni­tà al nono mese di gra­vi­dan­za, di disoc­cu­pa­zio­ne gio­va­ni­le, immi­gra­zio­ne clan­de­sti­na e mil­le altre ame­ni­tà che abbia­mo impa­ra­to a cono­sce­re, esat­ta­men­te come si potreb­be discu­te­re nel dopo par­ti­ta di un der­by romano:

“Allo­ra dic­ce gen­ti­le pre­ca­rio com’ è annata?”
“Mah, no ho so e arbi­tro e ban­che ce stan­no a rovina’…”
“Ok, bel­lo de zio mo’ devo man­na’ a pub­bli­ci­tà – se sen­ti­mo fraté!”.
Dopo la pubblicità
“Buo­na not­te a tut­ti i nostri tele­spet­ta­to­ri, ci ritro­ve­re­mo set­ti­ma­na pros­si­ma per sen­ti­re altre voci di dram­mi che col­pi­sco­no la gen­te comu­ne – quel­la vera – del­la nostra nazio­ne, per­ché qui, a Piaz­za Puli­ta, un micro­fo­no non si nega a nes­su­no – gra­zie anco­ra e buo­na notte!”
E gra­zi’ ar cazzo.

Con­clu­dia­mo final­men­te que­st’im­men­so par­to con l’ul­ti­mo van­to di For­mi­gli: da qual­che mese, lui come tut­ti gli altri esse­ri uma­ni, sta enor­me­men­te sul­le bal­le a que­gli acco­mo­dan­ti depu­ta­ti e sena­to­ri del Movi­men­to Cin­que Stelle.
Que­sto per­ché è sta­to il pri­mo gior­na­li­sta a lan­cia­re il famo­so fuo­ri-onda di Gio­van­ni Favia, nel qua­le il mili­tan­te emi­lia­no dei Cin­que Stel­le, defi­ni­va Gril­lo un padre-padro­ne —con un tem­pi­smo poli­ti­co che lasce­reb­be di stuc­co anche Trenitalia.
Da quel gior­no For­mi­gli se la mena come un dispe­ra­to per­ché anche lui come tut­ti i gigan­ti del­l’info­tain­ment ha un nemi­co giu­ra­to di raz­za —un caz­zut­tis­si­mo avver­sa­rio con­tro cui com­bat­te­re: San­to­ro vs Ber­lu­sco­ni, Bel­pie­tro vs l’o­ste­tri­ca di sua madre, Cri­sto vs Pon­zio Pila­to, Oria­na Fal­la­ci vs Kis­sin­ger, Gain­pao­lo Pan­sa vs la pace nel mon­do e For­mi­gli vs Grillo&Casaleggio.

Tan­ti nemi­ci, tan­to ono­re —dice­va un mass­me­dio­lo­go piut­to­sto noto al gran­de pubblico.

Ci avvia­mo alla con­clu­sio­ne rin­gra­zian­do­vi per la cor­te­se atten­zio­ne –tan­to è gra­tis– e vi avvi­sia­mo sin da ora che fra qual­che anno par­ti­rà il ciclo dedi­ca­to ai galop­pi­ni di For­mi­gli, tut­ti quei fin­ti ami­ci che lo tra­di­ran­no (per­ché vi giu­ro lo tra­di­ran­no) in nome di un più cospi­cuo con­to cor­ren­te, un po’ di fama e qual­che aman­te —insom­ma le uni­che ragio­ni per le qua­li la vita ha anco­ra un senso.
E in que­sto futu­ro For­mi­gli sbrai­te­rà inve­ce che gode­re e anche San­to­ro con­ti­nue­rà a sbrai­ta­re ma con moti­va­zio­ni pre­gres­se. Gri­de­rà: «Man­nag­gia a quel­la vol­ta che m’han­no cen­su­ra­to nel 5000 a.C. – sta­vo per inven­ta­re la ruo­ta e svol­ta­re la mia sume­ri­ca car­rie­ra – la RAI mi deve anco­ra un bot­to di arretrati».

Del resto la vita è fat­ta a sca­le, c’è chi scen­de e c’è chi sale – e chi guar­da spiag­gia­to sul divano.

Fran­ce­sco Floris
@Frafloris

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Francesco Floris
Blog­gerLin­kie­sta
Col­la­bo­ra­to­re de Linkiesta.it, spea­ker di Mag­ma, blogger.

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