La via della giustizia passò per Norimberga

I docu­men­ti pro­dot­ti duran­te il Pro­ces­so di Norim­ber­ga sono archi­via­ti negli scaf­fa­li del Record Cen­ter ad Ale­xan­dria (Vir­gi­nia), e copro­no una distan­za di otto chilometri.

Ver­so il processo

Nel cor­so del secon­do con­flit­to mon­dia­le, il gover­no bri­tan­ni­co e i suoi allea­ti ave­va­no già ini­zia­to a por­si il pro­ble­ma del trat­ta­men­to da riser­va­re, a guer­ra con­clu­sa, ai prin­ci­pa­li respon­sa­bi­li dei cri­mi­ni com­mes­si dall’Asse – seb­be­ne pare con una cer­ta esi­ta­zio­ne, dal momen­to che mol­te furo­no le pres­sio­ni eser­ci­ta­te dai gover­ni inse­dia­ti a Lon­dra in que­gli anni: tra il 1939 ed il 1941, si era­no infat­ti sta­bi­li­ti nel­la City ben nove gover­ni in esi­lio (nor­ve­ge­se, lus­sem­bur­ghe­se, polac­co, olan­de­se, bel­ga, ceco, jugo­sla­vo, gre­co, Char­les de Gaul­le a capo del­la Fran­ce Libre). Que­sti, già a par­ti­re dal­lo scop­pio del­la guer­ra, ave­va­no denun­cia­to le atro­ci­tà com­mes­se dal­le for­ze tede­sche a dan­no del­la popo­la­zio­ne civi­le nei ter­ri­to­ri occu­pa­ti e, nel gen­na­io 1942, gli stes­si ave­va­no isti­tui­to una com­mis­sio­ne inter-allea­ta per la con­dan­na e la puni­zio­ne dei cri­mi­ni di guer­ra. Poco più tar­di, nel mag­gio di quell’anno, Win­ston Chur­chill pro­po­se al gover­no bri­tan­ni­co di isti­tui­re una com­mis­sio­ne d’inchiesta del­le Nazio­ni Uni­te per l’investigazione dei cri­mi­ni di guer­ra (Uni­ted Nations Com­mis­sion for the Inve­sti­ga­tion of War Cri­mes). Nel 1943 vi furo­no inclu­se anche Unio­ne Sovie­ti­ca e Cina: il risul­ta­to fu la Dichia­ra­zio­ne su atro­ci­tà, mas­sa­cri ed ese­cu­zio­ni di mas­sa in cui si affer­ma­va, tra le altre cose, che gli Allea­ti era­no in pos­ses­so di “pro­ve docu­men­ta­te” a riguar­do. Que­sto atto, cono­sciu­to come Dichia­ra­zio­ne di Mosca, può con­si­de­rar­si come l’atto di nasci­ta del Tri­bu­na­le di Norim­ber­ga: cit­tà un tem­po tea­tro del­le più gran­di mani­fe­sta­zio­ni del Par­ti­to Nazio­nal­so­cia­li­sta, cul­la del­la pro­pa­gan­da del Reich —ospi­tò dal 1933 al 1938 il Rei­ch­spar­tei­tag, il con­gres­so annua­le del par­ti­to, e le sue para­te magni­lo­quen­ti— e luo­go di pro­mul­ga­zio­ne del­le leg­gi del 1935. Un luo­go che il desti­no vol­le anche sim­bo­lo del­la disfat­ta fina­le del gran­de, temu­to, Ter­zo Reich.

Mol­te furo­no le figu­re a favo­re dei meto­di più dra­sti­ci di puni­zio­ne dei col­pe­vo­li, tra cui l’emissione di liste di cri­mi­na­li di guer­ra da pas­sa­re imme­dia­ta­men­te per le armi pre­vi­sta dal Pia­no Mor­gen­thau, appog­gia­ta da Chur­chill e da Roo­se­velt. Altri si schie­ra­ro­no a favo­re del rego­la­re pro­ces­so. La fuga di noti­zie riguar­do il bru­ta­le Pia­no Mor­gen­thau e la con­se­guen­te indi­gna­zio­ne dell’opinione pub­bli­ca raf­for­za­ro­no il soste­gno all’alternativa alle ese­cu­zio­ni som­ma­rie. Così, nell’aprile del 1945, di fat­to, USA, Unio­ne Sovie­ti­ca e Gran Bre­ta­gna dava­no il pro­prio con­sen­so all’istituzione del pro­ces­so. A sug­gel­lo del­la Dichia­ra­zio­ne di Mosca, la Con­fe­ren­za di Post­dam tenu­ta­si in ago­sto annun­ciò la fon­da­zio­ne di un tri­bu­na­le mili­ta­re per la con­dan­na dei prin­ci­pa­li cri­mi­ni di guerra.

Dal pun­to di vista sto­ri­co, un Tri­bu­na­le Inter­na­zio­na­le era un’as­so­lu­ta novi­tà nel­la pras­si adot­ta­ta dal­le poten­ze vin­ci­tri­ci nei con­fron­ti dei vin­ti, sic­ché non tar­da­ro­no a giun­ge­re le cri­ti­che all’istituzione stes­sa, tac­cia­ta di per­pe­tra­re la “giu­sti­zia dei vin­ci­to­ri”. Ciò non toglie che il Tri­bu­na­le abbia adem­piu­to in modo sod­di­sfa­cen­te ai com­pi­ti pre­fis­sa­ti: dopo una guer­ra tan­to effe­ra­ta e distrut­ti­va, che ave­va mie­tu­to milio­ni di vit­ti­me inno­cen­ti, il mon­do dove­va sapere.

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Nel 1945, a con­flit­to ormai con­clu­so, le arma­te rus­se libe­ra­ro­no i cam­pi di ster­mi­nio. Agli occhi dei pri­mi testi­mo­ni, si pre­sen­tò subi­to uno sce­na­rio irrea­le popo­la­to di orro­ri fino ad allo­ra mai imma­gi­na­ti: deva­sta­zio­ne, cumu­li di cor­pi stra­zia­ti, malat­tie, epi­de­mie. Dei pri­gio­nie­ri, spes­so non si riu­sci­va a capi­re se fos­se­ro vivi o mor­ti: gia­ce­va­no nel fan­go, river­si su sé stes­si, nel­le fos­se; capi­ta­va che se ne intra­ve­des­se uno muo­ver­si, ci si stu­pi­va fos­se anco­ra vivo. Il mon­do dove­va asso­lu­ta­men­te sape­re; la sco­per­ta del Male non pote­va –non dove­va– resta­re domi­nio di pochi. E si vede­va quan­to mai neces­sa­rio quel­lo che fu anche, in qual­che modo, un “rito catar­ti­co” dal­la for­te eco inter­na­zio­na­le, fon­da­men­ta­le e di immen­sa por­ta­ta, con­cre­tiz­za­to­si in 12 sen­ten­ze di con­dan­na a mor­te, 3 con­dan­ne all’ergastolo, 4 con­dan­ne di pene dai 10 ai 20 anni di deten­zio­ne e 3 sen­ten­ze di assoluzione.

Il pro­ces­so si pro­tras­se dal 14 novem­bre 1945 al pri­mo otto­bre del 1946.

L’accusa

Si arti­co­la­va in tre pun­ti: cri­mi­ni con­tro la pace, cri­mi­ni con­tro il dirit­to di guer­ra e delit­ti con­tro l’umanità.

I cri­mi­ni con­tro l’umanità entra­va­no nell’aula di un tri­bu­na­le per la pri­ma vol­ta nel­la Sto­ria. Que­sti era­no sta­ti defi­ni­ti e for­mu­la­ti nel­la Con­ven­zio­ne di Lon­dra del 1945 come segue: “Gli impu­ta­ti han­no deli­be­ra­to e com­mes­so cri­mi­ni con­tro l’umanità in Ger­ma­nia e nel­le regio­ni occu­pa­te, impie­gan­do a tale fine mez­zi tipi­ci e siste­ma­ti­ci qua­li: l’assassinio, lo ster­mi­nio, la ridu­zio­ne in schia­vi­tù, la depor­ta­zio­ne ed altre pra­ti­che disu­ma­ne con­tro la popo­la­zio­ne civi­le, pri­ma e duran­te la guer­ra, non­ché la per­se­cu­zio­ne per moti­vi poli­ti­ci, raz­zia­li e reli­gio­si, fina­liz­za­ta all’attuazione di un pia­no per la pre­pa­ra­zio­ne e con­du­zio­ne di guer­re di aggres­sio­ne e ille­git­ti­me. Mol­te di tali pra­ti­che e atti di per­se­cu­zio­ne rap­pre­sen­ta­no vio­la­zio­ni del­le leg­gi inter­ne dei Pae­si in cui sono sta­te com­mes­se”. Que­sto capo d’accusa in par­ti­co­la­re avreb­be per­mes­so di con­dan­na­re diret­ta­men­te i gerar­chi nazi­sti per lo ster­mi­nio degli ebrei ed il geno­ci­dio del­le popo­la­zio­ni dei ter­ri­to­ri occupati.

La guer­ra d’aggressione diven­ne cri­mi­ne con­tro la pace.

Robert H. Jack­son —pro­cu­ra­to­re Capo U.S.A, padre del pro­ces­so e fau­to­re dell’intesa tra le quat­tro poten­ze— si dichia­rò irre­mo­vi­bi­le in par­ti­co­la­re sull’ex post fac­to, ovve­ro il giu­di­zio sul­le azio­ni che al tem­po dei fat­ti non costi­tui­va­no rea­to: data l’entità dei delit­ti impu­ta­ti, Jack­son riu­scì ad otte­ne­re che si pro­ce­des­se alla loro per­se­cu­zio­ne lega­le nono­stan­te l’assenza di leg­gi pre­ce­den­ti il pro­ces­so che con­tem­plas­se­ro tali crimini.

Fon­da­men­ta­le fu anche il divie­to di addur­re come pro­va d’innocenza la sem­pli­ce ubbi­dien­za ad ordi­ni supe­rio­ri; ci si appel­la­va ora ad un prin­ci­pio che avreb­be costi­tui­to la sostan­za pri­ma del pro­ces­so: il con­cet­to di respon­sa­bi­li­tà indi­vi­dua­le anche per quei cri­mi­ni com­mes­si all’interno di un regi­me che li imponeva.

Gli impu­ta­ti

Alla sbar­ra tro­via­mo le più alte cari­che del regi­me, chia­ma­te a rispon­de­re ora in pri­ma per­so­na del­le atro­ci­tà com­mes­se duran­te la guer­ra. Pri­va­ti del­la loro gui­da e di quel pote­re che era par­so così sal­da­men­te invin­ci­bi­le, que­gli uomi­ni tor­na­ro­no ad esse­re indi­vi­dui soli, con le loro per­so­na­li­tà, spes­so con­tro­ver­se, disgre­ga­te ed incon­grue; soli con le loro fol­lie, le loro pau­re e l’orrore.

Per la pri­ma vol­ta i luo­ghi del­lo ster­mi­nio veni­va­no alla luce. Nell’aula del pro­ces­so si assi­stet­te alla pro­ie­zio­ne del­le imma­gi­ni docu­men­ta­rie rac­col­te dopo la libe­ra­zio­ne dei cam­pi — imma­gi­ni che agli occhi dei pre­sen­ti val­se­ro per gli impu­ta­ti più di qual­sia­si con­dan­na. Le pro­ve di quan­to era sta­to solo rac­con­ta­to, cui anco­ra mol­ti sten­ta­va­no a cre­de­re, si tro­va­va­no lì, ine­lut­ta­bi­li; e nel silen­zio del­la Sala 600 del Tri­bu­na­le di Norim­ber­ga pare­va­no urla­re for­te in vol­to agli indif­fe­ren­ti gerar­chi, che spes­so azzar­da­va­no pose orgo­glio­sa­men­te impet­ti­te e sde­gno­se duran­te le pro­ie­zio­ni. Fat­ta ecce­zio­ne per pochis­si­mi casi, nes­su­no di loro pare­va sen­tir­si col­pe­vo­le di quel­le atro­ci­tà: alcu­ni, come l’ex pre­si­den­te del­la Rei­ch­sbank Hjal­mar Scha­cht (assol­to), se ne sta­va­no lì, pro­vo­ca­to­ria­men­te vol­ta­ti di spal­le. Stam­pa, avvo­ca­ti, il resto dei pre­sen­ti e l’opinione pub­bli­ca subi­ro­no un for­te shock. Tut­ti in fon­do si doman­da­va­no se dav­ve­ro que­gli omet­ti, con quel­le fac­ce da ragio­nie­ri, ban­chie­ri, con­ta­bi­li – così ordi­na­rie, medio­cri, eppu­re di car­ne­fi­ci – si fos­se­ro mai resi con­to fino in fon­do di ciò che sta­va­no facen­do quan­do ese­gui­va­no gli ordini.

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Volen­do iden­ti­fi­ca­re tra gli impu­ta­ti un pri­mus inter pares, di cer­to si trat­te­reb­be di Her­mann Göring, il Rei­ch­smar­schall coman­dan­te in capo del­la sezio­ne mili­ta­re, mor­fi­no­ma­ne e col­le­zio­ni­sta raf­fi­na­to di ope­re d’arte, vani­to­so genio poli­ti­co sem­pre alla destra del Füh­rer. Colui che isti­tuì la Gesta­po nell’intento di sba­raz­zar­si degli oppo­si­to­ri di regi­me, colui che isti­tuì i pri­mi cam­pi di ster­mi­nio; colui che scel­se il san­gui­na­rio Rei­n­hard Hey­drich per archi­tet­ta­re la solu­zio­ne fina­le, colui che indis­se la Con­fe­ren­za di Wann­see nel 1942 duran­te la qua­le ven­ne pia­ni­fi­ca­ta l’eliminazione degli ebrei. «Quel­la con­tro gli ebrei era una guer­ra da com­bat­te­re per la soprav­vi­ven­za» affer­mò in aula: Göring, gran­de con­dot­tie­ro di una nazio­ne scon­fit­ta, por­ta­to alla sbar­ra non dall’enormità dei cri­mi­ni com­mes­si, ma dagli avver­si even­ti di una guer­ra. «La sola nostra col­pa è quel­la d’aver per­du­to». Con­dan­na­to a mor­te per impic­ca­gio­ne, si sot­tras­se all’esecuzione gra­zie ad una fia­la di cia­nu­ro inge­ri­ta la not­te pre­ce­den­te il gior­no in cui sareb­be sta­ta compiuta.

Il ter­zo uomo del Reich, il più devo­to ser­vi­to­re di Hitler, luo­go­te­nen­te e suo segre­ta­rio per­so­na­le: Rudolf Hess, accu­sa­to di tra­di­men­to per via del ten­ta­ti­vo di cer­ca­re la pace con gli ingle­si risa­len­te al 1941, ave­va già allo­ra mostra­to evi­den­ti segni di schi­zo­fre­nia e squi­li­brio psi­chi­co. Nono­stan­te ciò, i medi­ci di Norim­ber­ga deci­se­ro che pote­va comun­que esse­re pro­ces­sa­to: pare infat­ti che alla base del­le sue inter­mit­ten­ti amne­sie ci fos­se in real­tà un’inclinazione all’autodifesa. Peral­tro fu Hess in per­so­na, invi­ta­to a par­la­re, a dichia­rar­si gua­ri­to, con stu­po­re del suo stes­so avvo­ca­to Johann J. Schä­tz­ler, che lo avreb­be con­si­de­ra­to asso­lu­ta­men­te inca­pa­ce di soste­ne­re un pro­ces­so. Fu con­dan­na­to all’ergastolo.

Julius Strei­cher, gior­na­li­sta voce del­la pro­pa­gan­da, pro­to­ti­po del per­fet­to anti­se­mi­ta, affer­mò davan­ti alla cor­te di non esse­re mai sta­to respon­sa­bi­le di alcun omi­ci­dio di ebrei, di vole­re solo che venis­se­ro cac­cia­ti dal­la Ger­ma­nia. La sua pena fu l’impiccagione.

Alfred Rosen­berg, defi­ni­to da Jack­son «intel­let­tua­le gran sacer­do­te del­la raz­za padro­na, colui che ideò la dot­tri­na dell’odio, che for­nì le basi per l’annientamento dell’ebraismo», nomi­na­to nel luglio del 1941 Mini­stro del Reich per i ter­ri­to­ri occu­pa­ti nell’Europa dell’Est, stre­nuo soste­ni­to­re di slo­gan come “Neces­si­tà di spa­zio vita­le per il popo­lo tede­sco!”, “È la cospi­ra­zio­ne ebrai­ca!”, pri­mo ideo­lo­go del Par­ti­to Nazi­sta, fu con­dan­na­to a morte.

Tra i supre­mi ver­ti­ci mili­ta­ri: Alfred JodlWilhelm Kei­tel, con­dan­na­ti a mor­te; Erich Rae­der, a cui fu dato l’ergastolo; Karl Döni­tz, con­dan­na­to a 10 anni di reclusione.

Tra i diplo­ma­ti­ci: Franz von Papen ven­ne assol­to men­tre Kon­stan­tin von Neu­rath fu con­dan­na­to a 15 anni di carcere.

Joa­chim von Rib­ben­trop, Mini­stro degli Este­ri in cari­ca dal 1938, fu con­dan­na­to a mor­te, e così avven­ne per l’ex Mini­stro degli Inter­ni Wilhelm Frick, per Arthur Seyss-Inquart, che regnò in Austria, e per Hans Frank, il car­ne­fi­ce del­la Polonia.

Al vol­ga­re Wal­ther Funk, che come Mini­stro dell’Economia acce­le­rò il riar­mo a segui­to del pri­mo con­flit­to mon­dia­le e come pre­si­den­te del­la Rei­ch­sbank incas­sò, per con­to del­le SS, i den­ti d’oro sot­trat­ti alle vit­ti­me dei cam­pi di con­cen­tra­men­to, toc­cò l’ergastolo.

L’imputato più gio­va­ne, Bal­dur von Schi­rach —som­mo orga­niz­za­to­re del­la Hitle­r­ju­gend, cor­rut­to­re di un’intera gene­ra­zio­ne— fu colui che ini­ziò la Gio­ven­tù Tede­sca alla dot­tri­na dell’odio, ne adde­strò vere e pro­prie legio­ni al ser­vi­zio del­le SS e del­la Wehr­ma­cht e le con­se­gnò al par­ti­to ormai ridot­te a fana­ti­che e cie­che ese­cu­tri­ci del­la fol­le volon­tà nazi­sta. Fu con­dan­na­to a 20 anni di reclusione.

Assen­ti Goeb­bels e Himm­ler, Hans Fri­tzsche —popo­la­re com­men­ta­to­re radio­fo­ni­co— si tro­vò ad esse­re di fat­to uno dei pochi rap­pre­sen­tan­ti repe­ri­bi­li del Mini­ste­ro del­la Pro­pa­gan­da. Cio­no­no­stan­te fu assolto.

Robert Ley, capo del Fron­te tede­sco dei lavo­ra­to­ri (DAF), si era impic­ca­to nel­la sua cel­la con un pez­zo di len­zuo­lo poco pri­ma che ini­zias­se il processo.

Mar­tin Bor­mann, zelan­te e fana­ti­co segre­ta­rio del Füh­rer, ave­va fat­to per­de­re le pro­prie trac­ce nel disa­stro di Ber­li­no. Fu pro­ces­sa­to in con­tu­ma­cia e con­dan­na­to a mor­te. Il cor­po ven­ne rin­ve­nu­to nel 1972.

Gustav Krupp von Bohlen und Hal­bach, capo del­la più impor­tan­te indu­stria bel­li­ca d’Europa, era gra­ve­men­te mala­to. Non subì alcun pro­ces­so. Suo figlio ven­ne con­dan­na­to a 12 anni di reclu­sio­ne nel 1948.

Il mag­gior capo SS soprav­vis­su­to al con­flit­to era Ern­st Kal­ten­brun­ner, stret­to col­la­bo­ra­to­re di Himm­ler; gra­va­ro­no su di lui ingen­ti respon­sa­bi­li­tà riguar­do i cam­pi di ster­mi­nio ed i cri­mi­ni per­pe­tra­ti da SS e Gesta­po. Fu con­dan­na­to all’impiccagione.

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Quel­lo di Norim­ber­ga non fu il pri­mo dei pro­ces­si che avreb­be­ro visto come impu­ta­ti i gran­di gerar­chi del Reich, né fu l’ultimo. Già nel 1944 si era­no svol­ti alcu­ni pro­ces­si, ben­ché som­ma­ri. Norim­ber­ga costi­tui­sce dun­que la secon­da fase del­la giu­sti­zia post-bel­li­ca, defi­ni­ta dal ricor­so a pro­ce­di­men­ti di dura­ta supe­rio­re, con mag­gior pos­si­bi­li­tà di dife­sa per gli impu­ta­ti, quin­di più equi. Al pri­mo, tenu­to­si tra il 1945 ed il 1946, segui­ro­no altri dodi­ci pro­ces­si di Norimberga.

Gran­de meri­to di que­sto even­to di svol­ta epo­ca­le fu cer­to quel­lo di aver sta­bi­li­to un pre­ce­den­te giu­ri­di­co tale per cui in futu­ro risul­tas­se in qual­che modo più faci­le sal­va­guar­dar­si da mali così gran­di; mali che spro­fon­da­no e atter­ra­no l’umanità nell’oblio — mali dell’uomo dimen­ti­co d’essere umano.

Mar­ta Clinco
@MartaClinco

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Cer­co, ascol­to, scri­vo sto­rie. Tra Medio Orien­te e Nord Africa.

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