Ricucire l’Unione
Analisi dell’UE in vista delle elezioni parlamentari

Tra il 22 e il 25 mag­gio si ter­ran­no in tut­ti i 28 Sta­ti mem­bri dell’Unione le ele­zio­ni per il rin­no­vo del Par­la­men­to Euro­peo. Si trat­ta dell’ottavo appun­ta­men­to elet­to­ra­le dal 1979.

Eurotrip

“Hast du einen Opa, schick ihn nach Europa”

Le ele­zio­ni euro­pee, come si sa, non godo­no di fama feli­ce. La loro pre­sup­po­sta inu­ti­li­tà è anzi pro­ver­bia­le, e non solo nel nostro Pae­se: in Ger­ma­nia dagli anni ’70 cir­co­la il det­to “Hast du einen Opa, schick ihn nach Euro­pa”, ossia “Se hai un non­no, man­da­lo in Euro­pa”, allu­den­do all’abitudine dei par­ti­ti nazio­na­li di sfrut­ta­re il Par­la­men­to Euro­peo come una sor­ta di ospi­zio per poli­ti­ci dimen­ti­ca­ti, gior­na­li­sti di second’ordine, vec­chi uomi­ni di spet­ta­co­lo, fac­cen­die­ri e ami­ci vari. Que­sto discre­di­to get­ta­to sul PE, uni­to all’orientamento ten­den­zial­men­te cam­pa­ni­li­sti­co del­la stam­pa (poco più che mega­fo­no del­la poli­ti­ca nazio­na­le, soprat­tut­to in Ita­lia), ha influi­to pro­fon­da­men­te sull’opinione pub­bli­ca euro­pea, con­tri­buen­do all’aumento ver­ti­gi­no­so dell’astensionismo: quest’ultimo, cre­sciu­to di oltre 27 pun­ti per­cen­tua­li, dal 30,08% del 1979 al 57% del 2009, fa sì che gli attua­li par­la­men­ta­ri euro­pei sia­no sta­ti elet­ti con i voti di meno del­la metà del­la popo­la­zio­ne che dovreb­be­ro rappresentare.

Attri­bui­re que­sto dato allo scar­so peso del Par­la­men­to Euro­peo fun­zio­na fino a un cer­to pun­to: nel 1979, quan­do si recò a vota­re il 61,99% dei cit­ta­di­ni degli allo­ra 9 Sta­ti mem­bri, il PE era poco più che un’assemblea for­ma­le, con­sul­ti­va, pri­va di qual­sia­si pote­re. Oggi, come vedre­mo, la sua impor­tan­za è enor­me­men­te cre­sciu­ta. Trat­tan­do­si dell’unico orga­ni­smo comu­ni­ta­rio diret­ta­men­te sog­get­to al con­trol­lo popo­la­re, una così bas­sa par­te­ci­pa­zio­ne al voto dif­fi­cil­men­te potrà con­tri­bui­re a sana­re quel defi­cit demo­cra­ti­co che, a pare­re di mol­ti, minac­cia gra­ve­men­te la costru­zio­ne poli­ti­ca europea.

Come si giu­sti­fi­ca allo­ra una simi­le per­cen­tua­le? Sicu­ra­men­te ha pesa­to l’allargamento, for­se affret­ta­to e cer­to non anco­ra assor­bi­to, che ha por­ta­to l’Europa da 15 a 28 Sta­ti mem­bri nel giro di un decen­nio. Ma a desta­re allar­me è soprat­tut­to il crol­lo di fidu­cia dei cit­ta­di­ni nei con­fron­ti dell’Unione, e il con­se­guen­te suc­ces­so elet­to­ra­le dei mol­ti par­ti­ti poli­ti­ci che, pur diver­si tra loro, fan­no dell’anti-europeismo una bat­ta­glia comu­ne. La cri­si eco­no­mi­ca e il con­se­guen­te disa­stro dei PIIGS han­no mes­so in luce le pro­fon­de fra­gi­li­tà dell’Eurozona e ne stan­no met­ten­do a dura pro­va la tenu­ta, men­tre né i gover­ni nazio­na­li né le isti­tu­zio­ni comu­ni­ta­rie sem­bra­no in gra­do di offri­re rispo­ste soddisfacenti.

Sia­mo con­vin­ti però che su que­sta disaf­fe­zio­ne fac­cia sen­ti­re il pro­prio peso anche la gene­ra­le igno­ran­za che aleg­gia (pur­trop­po anche ad alti livel­li) intor­no al fun­zio­na­men­to dell’Unione stes­sa: igno­ran­za man­te­nu­ta e favo­ri­ta dal pes­si­mo lavo­ro dell’informazione e dagli inte­res­si poli­ti­ci di chi inten­de orien­ta­re pro­pa­gan­di­sti­ca­men­te, in un sen­so o nell’altro, l’opinione pubblica.

Questo articolo si propone di fare un po’ di chiarezza, offrendo una guida essenziale all’Unione Europea e sfatando, en passant, qualche falso mito.

Innan­zi­tut­to: dove sta scrit­to cosa
Nel 2005 due refe­ren­dum, in Fran­cia e in Olan­da, han­no boc­cia­to il testo del­la Costi­tu­zio­ne Euro­pea, redat­ta l’anno pre­ce­den­te da un’apposita Assem­blea Costi­tuen­te. La sostan­za del­la sua pro­po­sta è sta­ta però rece­pi­ta dal Trat­ta­to di Lisbo­na, fir­ma­to nel 2007 dai rap­pre­sen­tan­ti degli allo­ra 27 Sta­ti mem­bri ed entra­to in vigo­re nel 2009. Il Trat­ta­to ha modi­fi­ca­to i pre­ce­den­ti trat­ta­ti di Roma (TCE, ora TFUE, Trat­ta­to sul Fun­zio­na­men­to dell’Unione Euro­pea – 1957) e di Maa­stri­cht (TUE, Trat­ta­to sull’Unione Euro­pea – 1992). Attual­men­te TFUE e TUE costi­tui­sco­no, con­giun­ta­men­te, il rego­la­men­to dell’Unione; ad essi si aggiun­ge la Car­ta dei dirit­ti fondamentali.

Il Trat­ta­to di Lisbo­na ha eli­mi­na­to alcu­ne for­ma­li­tà che ren­de­va­no indi­ge­sta la Costi­tu­zio­ne del 2004, ma di fat­to, come abbia­mo det­to, ne ha con­ser­va­to la sostan­za. La dif­fe­ren­za è che, in quan­to “sem­pli­ce” trat­ta­to, ha avu­to biso­gno solo del­la rati­fi­ca da par­te del­le sin­go­le assem­blee par­la­men­ta­ri, evi­tan­do lo sco­glio di nuo­vi refe­ren­dum, che pro­ba­bil­men­te l’avrebbero ugual­men­te affos­sa­to. La scar­sa infor­ma­zio­ne che ha accom­pa­gna­to la sua appro­va­zio­ne si aggiun­ge a com­ple­ta­re un qua­dro non mol­to feli­ce, sin­to­ma­ti­co del­la dif­fi­den­za reci­pro­ca che sem­bra esser­ci tra cit­ta­di­ni e Unione.
Ma vedia­mo bre­ve­men­te come fun­zio­na, o come dovreb­be fun­zio­na­re, l’Europa dise­gna­ta dai Trattati.

Il Par­la­men­to Europeo
Il Par­la­men­to euro­peo è la più gran­de assem­blea elet­ti­va sovra­na­zio­na­le del mon­do: attual­men­te con­ta 736 mem­bri, che diven­te­ran­no 766 per via del recen­te ingres­so del­la Croa­zia nell’Unione. Ogni sta­to mem­bro eleg­ge una quo­ta fis­sa di par­la­men­ta­ri, cal­co­la­ta pro­por­zio­nal­men­te in base alla popo­la­zio­ne rela­ti­va: per l’Italia è 73.

A cia­scun Pae­se è lascia­ta ampia auto­no­mia cir­ca la leg­ge elet­to­ra­le. Attual­men­te, comu­ne a tut­ti è il siste­ma pro­por­zio­na­le, con dif­fe­ren­ze nel­la pre­sen­za o meno di una soglia di sbar­ra­men­to e del voto di pre­fe­ren­za (Fin­lan­dia, Ger­ma­nia, Fran­cia, Regno Uni­to e Gre­cia non lo pre­ve­do­no). Nel­lo spe­ci­fi­co, la nostra leg­ge elet­to­ra­le per il PE è un pro­por­zio­na­le con soglia di sbar­ra­men­to al 4% (intro­dot­ta solo nel 2009), e con voto di pre­fe­ren­za. Il che spie­ga i buo­ni piaz­za­men­ti euro­pei di for­ma­zio­ni poli­ti­che “mino­ri” come Lega Nord, Ver­di e Radi­ca­li, pena­liz­za­ti alle ele­zio­ni nazio­na­li dal siste­ma maggioritario.

A dif­fe­ren­za dei par­la­men­ti nazio­na­li, il PE non detie­ne auto­no­ma­men­te il pote­re legi­sla­ti­vo. In gene­ra­le, la divi­sio­ne dei pote­ri “clas­si­ca” che sta alla base del­le demo­cra­zie moder­ne non vige per l’UE, che si con­fi­gu­ra piut­to­sto come un insie­me diso­mo­ge­neo di isti­tu­zio­ni in par­te sovrap­po­ste e spes­so ani­ma­te da inte­res­si con­flit­tua­li. Le deli­ca­te con­trat­ta­zio­ni tra que­ste ulti­me ren­do­no con­to del­la far­ra­gi­no­si­tà e del­la len­tez­za dei pro­ces­si deci­sio­na­li comu­ni­ta­ri. In par­ti­co­la­re, l’iniziativa legi­sla­ti­va spet­ta uni­ca­men­te alla Com­mis­sio­ne Euro­pea; le sue pro­po­ste devo­no esse­re poi appro­va­te con­giun­ta­men­te dal Par­la­men­to e dal Con­si­glio, in un pro­ces­so di co-deci­sio­ne che somi­glia per cer­ti ver­si alla nostra “navet­te” tra Came­ra e Sena­to: il prov­ve­di­men­to rim­bal­za da un orga­no all’altro fin­ché non si rag­giun­ge un accor­do. Le nor­me euro­pee così ema­na­te pos­so­no esse­re sot­to for­ma di rego­la­men­ti (che han­no valo­re imme­dia­to in tut­to il ter­ri­to­rio dell’Unione, sen­za biso­gno di rati­fi­ca da par­te degli Sta­ti mem­bri), diret­ti­ve (che devo­no esse­re inve­ce rece­pi­te con una legi­sla­zio­ne nazio­na­le appo­si­ta), deci­sio­ni (che vin­co­la­no desti­na­ta­ri spe­ci­fi­ci), rac­co­man­da­zio­ni o anco­ra pare­ri (pri­vi di valo­re vincolante).

Oltre a par­te­ci­pa­re in que­sto modo al pro­ces­so legi­sla­ti­vo, il Par­la­men­to è chia­ma­to ad espri­me­re il pro­prio gra­di­men­to – una sor­ta di voto di fidu­cia – al Pre­si­den­te del­la Com­mis­sio­ne e ai sin­go­li Com­mis­sa­ri al momen­to del­la nomi­na. Può anche vota­re una mozio­ne di cen­su­ra con­tro la Com­mis­sio­ne e pro­vo­car­ne le dimis­sio­ni, pote­re di cui fino­ra non si è mai avval­so. Eser­ci­ta inol­tre un’importante fun­zio­ne di con­trol­lo, attra­ver­so inchie­ste e interrogazioni.

La Com­mis­sio­ne
La Com­mis­sio­ne è, gros­so modo, l’organo ese­cu­ti­vo dell’Unione. Quel­la uscen­te, gui­da­ta dal por­to­ghe­se José Manuel Bar­ro­so, con­ta 27 mem­bri, uno per Pae­se. Secon­do le nuo­ve dispo­si­zio­ni del Trat­ta­to di Lisbo­na, però, la pros­si­ma dovrà esse­re com­po­sta da un nume­ro di Com­mis­sa­ri pari ai 2/3 degli Sta­ti mem­bri: dun­que 18. Per la pri­ma vol­ta insom­ma alcu­ni Pae­si non avran­no il “pro­prio” Com­mis­sa­rio, il che, teo­ri­ca­men­te, non dovreb­be crea­re pro­ble­mi, dato che i Com­mis­sa­ri giu­ra­no di agi­re uni­ca­men­te nell’interesse col­let­ti­vo dell’Unione e non in rap­pre­sen­tan­za dei sin­go­li Sta­ti mem­bri; ma non è dif­fi­ci­le pre­ve­de­re che ci sarà qual­che pole­mi­ca da par­te degli “esclu­si”. Uno dei prin­ci­pa­li osta­co­li all’integrazione euro­pea è pro­prio que­sta ten­den­za a con­si­de­ra­re l’Europa come un luo­go “altro”, dove ci si reca a far vale­re le pro­prie ragio­ni e i pro­pri inte­res­si par­ti­co­la­ri (la famo­sa reto­ri­ca del “dob­bia­mo anda­re in Euro­pa”), o da cui pio­vo­no impo­si­zio­ni deci­se da chis­sà che miste­rio­si buro­cra­ti (la famo­sa reto­ri­ca del “ce lo chie­de l’Europa”), inve­ce che uno spa­zio poli­ti­co comu­ne e co-governato.

A capo del­la Com­mis­sio­ne sie­de un Pre­si­den­te, che vie­ne nomi­na­to dal Con­si­glio Euro­peo sul­la base dei risul­ta­ti del­le ele­zio­ni: per quest’ultima clau­so­la, intro­dot­ta dal Trat­ta­to di Lisbo­na, la mag­gior par­te dei par­ti­ti quest’anno ha scel­to di indi­ca­re espli­ci­ta­men­te un pro­prio can­di­da­to. Rice­vu­to il gra­di­men­to dal Par­la­men­to, il Pre­si­den­te pro­ce­de a nomi­na­re i Com­mis­sa­ri, sce­glien­do­li tra i can­di­da­ti pre­sen­ta­ti dagli Sta­ti mem­bri. La Com­mis­sio­ne deve rice­ve­re poi l’approvazione sia da par­te del Con­si­glio che da par­te del Parlamento.

Oltre all’iniziativa legi­sla­ti­va, la Com­mis­sio­ne ha il com­pi­to di fis­sa­re gli obiet­ti­vi e le prio­ri­tà d’azione dell’Unione, gesti­sce le poli­ti­che e il bilan­cio, vigi­la sull’applicazione del dirit­to euro­peo (insie­me alla Cor­te di Giu­sti­zia) e rap­pre­sen­ta l’UE al di fuo­ri dell’Europa. Il suo man­da­to dura cin­que anni (quel­la attua­le sca­de ad ottobre).

Il Con­si­glio
Det­to anche Con­si­glio dei Mini­stri (per evi­ta­re con­fu­sio­ni con il Con­si­glio Euro­peo), è un orga­no cama­leon­ti­co: riu­ni­sce infat­ti i mini­stri degli Sta­ti mem­bri in base alla mate­ria su cui è chia­ma­to a deli­be­ra­re. In tota­le si con­ta­no così nove con­fi­gu­ra­zio­ni diver­se, di cui le più impor­tan­ti sono il Con­si­glio degli affa­ri gene­ra­li, che riu­ni­sce i mini­stri degli Este­ri, l’Ecofin, che riu­ni­sce i mini­stri dell’Economia e del­le Finan­ze, e il Con­si­glio agri­col­tu­ra. Que­sti tre si riu­ni­sco­no di nor­ma una vol­ta al mese; gli altri, due o tre vol­te l’anno.

Pur essen­do il prin­ci­pa­le cen­tro deci­sio­na­le dell’Unione (abbia­mo visto il suo peso nel pro­ces­so legi­sla­ti­vo), il Con­si­glio è for­se l’istituzione euro­pea meno nota al gran­de pub­bli­co. È più faci­le, per le clas­si poli­ti­che nazio­na­li, addos­sa­re la col­pa del­le poli­ti­che comu­ni­ta­rie più impo­po­la­ri ad una casta non meglio spe­ci­fi­ca­ta di “euro­cra­ti” non elet­ti, da iden­ti­fi­car­si di vol­ta in vol­ta con i Com­mis­sa­ri o con il diret­ti­vo del­la BCE. Sen­za nega­re impor­tan­za a que­sti ulti­mi, né tan­to­me­no respin­ge­re le pre­oc­cu­pa­zio­ni per la scar­sa demo­cra­ti­ci­tà del­le isti­tu­zio­ni euro­pee, è bene sot­to­li­nea­re però che nes­sun trat­ta­to, nes­su­na diret­ti­va, nes­su­na mone­ta uni­ca, nes­sun vin­co­lo è pio­vu­to dal cie­lo: ogni deci­sio­ne comu­ni­ta­ria è sta­ta il frut­to di lun­ghe con­trat­ta­zio­ni, in cui l’ultima paro­la è sem­pre spet­ta­ta al Con­si­glio o al Con­si­glio Euro­peo, che non sono altro che riu­nio­ni di gover­nan­ti demo­cra­ti­ca­men­te elet­ti nei sin­go­li Pae­si di appar­te­nen­za. Le isti­tu­zio­ni euro­pee, potrem­mo dire, incar­na­no una rap­pre­sen­tan­za di secon­do o di ter­zo gra­do, con l’unica ecce­zio­ne (appun­to) del Par­la­men­to. Per col­ma­re que­sto vuo­to demo­cra­ti­co – che por­ta gran par­te dell’opinione pub­bli­ca, con l’attivo con­tri­bu­to di una cat­ti­va infor­ma­zio­ne, a per­ce­pi­re l’UE come un’ente ille­git­ti­mo e tiran­ni­co, gover­na­to secon­do leg­gi inef­fa­bi­li da una clas­se di tec­no­cra­ti spie­ta­ti – sareb­be uti­le sen­za dub­bio con­fe­ri­re più pote­ri a quest’ultimo; ma pri­ma è neces­sa­rio ricu­ci­re i rap­por­ti tra i sin­go­li cit­ta­di­ni e i ceti poli­ti­ci nazio­na­li: dall’unione di pes­si­me demo­cra­zie non ci si può aspet­ta­re cer­to una buo­na democrazia.

Infi­ne, il Con­si­glio Europeo
Rico­no­sciu­to uffi­cial­men­te come isti­tu­zio­ne solo con il Trat­ta­to di Lisbo­na, è com­po­sto dai 28 capi di sta­to e di gover­no dei Pae­si mem­bri; si riu­ni­sce due vol­te all’anno sin dal 1974. Il Con­si­glio Euro­peo, oltre ad eleg­ge­re il pre­si­den­te del­la Com­mis­sio­ne, ha il pote­re di for­mu­la­re indi­riz­zi per lo svi­lup­po dell’Unione, ed even­tual­men­te può avvia­re il pro­ces­so di ste­su­ra di nuo­vi trat­ta­ti. È pre­sie­du­to da un Pre­si­den­te ester­no, elet­to dal Con­si­glio stes­so a mag­gio­ran­za qua­li­fi­ca­ta: attual­men­te è il bel­ga-fiam­min­go Her­man Van Rompuy.

Com­ple­ta­no il qua­dro isti­tu­zio­na­le euro­peo la Ban­ca Cen­tra­le Euro­pea, la Cor­te di giu­sti­zia e la Cor­te dei con­ti, di cui però non ci occu­pia­mo, per bre­vi­tà e per con­cen­tra­re l’attenzione sugli orga­ni più stret­ta­men­te poli­ti­ci. Meri­ta una men­zio­ne, inve­ce, il cosid­det­to Euro­grup­po, che riu­ni­sce i mini­stri del­l’E­co­no­mia e del­le Finan­ze del­l’eu­ro­zo­na: una sor­ta di Eco­fin “ristret­to”, par­ti­co­lar­men­te impor­tan­te per le deci­sio­ni che riguar­da­no la mone­ta uni­ca. Alle riu­nio­ni (men­si­li) par­te­ci­pa­no come osser­va­to­ri anche il Pre­si­den­te del­la BCE e il Com­mis­sa­rio per gli Affa­ri Eco­no­mi­ci e Mone­ta­ri. Come il Con­si­glio Euro­peo, anche l’Eu­ro­grup­po è sta­to uffi­cial­men­te rico­no­sciu­to solo con il Trat­ta­to di Lisbo­na, ma il suo sta­tu­to resta infor­ma­le, sen­za pote­ri spe­ci­fi­ci. L’at­tua­le pre­si­den­te è il Mini­stro del­le Finan­ze olan­de­se Jeroen Dijsselbloem.

Ad uno sguar­do d’insieme appa­re chia­ro che il pro­ces­so di inte­gra­zio­ne si tro­va anco­ra ad uno sta­dio embrio­na­le, nono­stan­te il lun­go cam­mi­no com­piu­to dal 1957. Se l’Unione Euro­pea appa­re come una sor­ta di Frank­en­stein geo­po­li­ti­co, che si sco­pre debo­le e imbel­le e disu­ni­to – soprat­tut­to in cer­ti ambi­ti, come la poli­ti­ca este­ra – la ragio­ne sta nel­la len­ta gestio­ne, da par­te degli Sta­ti mem­bri, del­la dif­fi­ci­le dia­let­ti­ca tra sovra­ni­tà nazio­na­le e gover­no comu­ni­ta­rio. Le dif­fi­den­ze reci­pro­che e la gelo­sia dei rispet­ti­vi ambi­ti sovra­ni han­no por­ta­to a spin­ge­re sull’integrazione eco­no­mi­ca a sca­pi­to di quel­la poli­ti­ca, nell’illusione che le due sfe­re potes­se­ro esse­re arti­fi­cio­sa­men­te sepa­ra­te. Ora che l’illusione è crol­la­ta, per evi­ta­re che l’intera Unio­ne col­las­si occor­re un lun­go lavo­ro per col­ma­re le distan­ze che sepa­ra­no i Pae­si mem­bri tra loro, così da armo­niz­zar­ne i reci­pro­ci inte­res­si (poli­ti­ci, eco­no­mi­ci, stra­te­gi­ci) e risol­ver­ne le contraddizioni.

Da par­te dei sin­go­li cit­ta­di­ni, la pre­sa di coscien­za del­la sto­ria e dei mec­ca­ni­smi di fun­zio­na­men­to di quest’inedita allean­za con­ti­nen­ta­le, che così pro­fon­da­men­te sta modi­fi­can­do le loro vite, è comun­que il pre­sup­po­sto per qual­sia­si ulte­rio­re discussione.

Seba­stian Bendinelli
@se_ba_stian
Pho­to cre­dit: Jean Mot­ter­shead, David Bar­re­da, Mrdan

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Sebastian Bendinelli
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