Un nuovo museo per la Fabbrica Eterna

Per i mila­ne­si il loro Duo­mo non è sol­tan­to una bel­lis­si­ma cat­te­dra­le, ma soprat­tut­to un pez­zo del­la loro sto­ria, El Dom l’è sem­prer el Dom.
Costrui­to da gene­ra­zio­ni e gene­ra­zio­ni, i cit­ta­di­ni han­no pla­sma­to con le loro mani il sim­bo­lo di Mila­no. Nono­stan­te que­sto, la mag­gior par­te del­le per­so­ne che tran­si­ta­no sot­to la Madon­ni­na pas­sa­no sen­za nem­me­no guar­da­re l’imponente monu­men­to, dan­do­lo ormai qua­si per scontato.

Di recen­te, due avve­ni­men­ti han­no por­ta­to nuo­va­men­te l’attenzione sul sim­bo­lo del capo­luo­go lombardo.
Il pri­mo è sicu­ra­men­te la nuo­va ope­ra crea­ta a sua imma­gi­ne e somi­glian­za: un model­lo del Duo­mo com­ple­ta­men­te fat­to di mat­ton­ci­ni LEGO. Per inter­pre­ta­re il monu­men­to l’artista ingle­se Dun­can Tit­mar­sch ha impie­ga­to più di 100.000 pez­zi. Natu­ral­men­te è una copia fede­le solo in par­te: ci sono infat­ti del­le discor­dan­ze con l’originale ―la più pale­se è la rap­pre­sen­ta­zio­ne del­la Madon­ni­na come una pic­co­la Sta­tua del­la Liber­tà “tut­ta d’oro e pisci­ni­na”― ma rima­ne un lavo­ro splen­di­do e divertente.
L’altro even­to è sta­to l’apertura del nuo­vo Gran­de Museo del Duo­mo ―avve­nu­ta il 4 novem­bre 2013, gior­no in cui si ricor­da la san­ti­fi­ca­zio­ne di Car­lo Bor­ro­meo― nei loca­li di Palaz­zo Rea­le. Il museo nasce dall’esigenza di resti­tui­re par­te del­le ope­re con­ser­va­te in depo­si­to alla frui­zio­ne dei milanesi.

La sto­ria di que­sta espo­si­zio­ne è lun­ga e travagliata.
Il pri­mo ten­ta­ti­vo andò let­te­ral­men­te in fumo. Infat­ti, duran­te l’Expo del 1906 di Mila­no, il padi­glio­ne dedi­ca­to al Duo­mo ―dove ven­ne­ro espo­ste per la pri­ma vol­ta le ope­re rimos­se dal­la cat­te­dra­le― ven­ne intac­ca­to dal fuoco.
Il secon­do ten­ta­ti­vo non ebbe mag­gior for­tu­na. L’entrata dell’Italia in guer­ra impe­dì l’apertura del museo. Ma fu pro­prio gra­zie alla secon­da guer­ra mon­dia­le che la Vene­ran­da Fab­bri­ca ebbe la pos­si­bi­li­tà di coro­na­re il suo sogno. I bom­bar­da­men­ti del 1943 ave­va­no meno­ma­to Palaz­zo Rea­le, che quin­di avreb­be dovu­to subi­re gran­di inter­ven­ti di restau­ro. Fu allo­ra che la Fab­bri­ca del Duo­mo chie­se il per­mes­so di affit­ta­re gli spa­zi inter­ni al Palaz­zo, andan­do a costi­tui­re il pri­mo vero Museo del Duomo.
Le pro­ve da supe­ra­re non era­no però fini­te. Nel 2003 il Comu­ne dovet­te affron­ta­re dei pro­ble­mi di sta­ti­ca dell’edificio. Per que­sto moti­vo le sale espo­si­ti­ve ven­ne­ro com­ple­ta­men­te sman­tel­la­te e le ope­re tor­na­ro­no ad esse­re invi­si­bi­li nel depo­si­to. Nono­stan­te que­sto, la Vene­ran­da Fab­bri­ca non si sco­rag­giò, ma affron­tò la nuo­va sfi­da ripen­san­do all’intero per­cor­so espo­si­ti­vo. Così, die­ci anni dopo (e dopo lun­ghe bat­ta­glie inter­ne), final­men­te il museo riaprì.

Seguen­do un per­cor­so cro­no­lo­gi­co tra le luci sof­fu­se, il Museo rac­con­ta i 600 anni di sto­ria del­la gran­de costru­zio­ne del Duo­mo attra­ver­so le sue stes­se ope­re, che per moti­vi con­ser­va­ti­vi era­no sta­te rimos­se dal­la cattedrale.
Nel­le pri­me due sale è sta­to col­lo­ca­to il Teso­ro, com­pren­den­te di tut­ti gli ogget­ti litur­gi­ci che, dal V al XVIII seco­lo, sono sta­ti uti­liz­za­ti nel­le fun­zio­ni litur­gi­che, memen­to per ricor­da­re allo spet­ta­to­re che l’edificio non è sola­men­te una bel­lis­si­ma ope­ra d’arte, ma soprat­tut­to un luo­go di cul­to e di fede.
Pro­se­guen­do poi con le sale dedi­ca­te all’età dei Viscon­ti e degli Sfor­za ci si adden­tra nel­la costru­zio­ne vera e pro­pria. Ini­zia­ta nel 1386, vide nel pri­mo perio­do la com­pre­sen­za di mae­stran­ze lom­bar­de e stra­nie­re (fran­ce­si e tede­sche). Que­ste ulti­me furo­no chia­ma­te da Gian Galeaz­zo Viscon­ti per inse­gna­re ed eri­ge­re la chie­sa secon­do il nuo­vo sti­le: il goti­co. Per per­met­te­re la costru­zio­ne del­la cat­te­dra­le, il Duca die­de in con­ces­sio­ne le sue cave di mar­mo di Can­do­glia, pie­tra par­ti­co­la­re dal colo­re rosa­to con stria­tu­re nere e che con­fe­ri­sce deli­ca­tez­za all’intera ope­ra. Pur­trop­po que­sto mar­mo è anche mol­to deli­ca­to e con l’inquinamento del­la cit­tà deve esse­re con­ti­nua­men­te restau­ra­to per far si che si man­ten­ga nel tem­po― e così gli igna­ri turi­sti rischia­no di tro­var­si, spes­so e volen­tie­ri, il Duo­mo tut­to impacchettato!

Tra le sale più sug­ge­sti­ve vi è sicu­ra­men­te quel­la dedi­ca­ta alle vetra­te, che risplen­do­no gra­zie ad una retro illu­mi­na­zio­ne atta a ricrea­re una tipi­ca gior­na­ta mila­ne­se, dan­do così l’illusione di esse­re all’interno del­la chiesa.
Si pas­sa poi attra­ver­so la paren­te­si clas­si­ci­sta por­ta­ta dai Bor­ro­meo, Car­lo e Fede­ri­co, che ne stra­vol­se­ro gran­de­men­te la strut­tu­ra inter­na. Il goti­co, nel perio­do suc­ces­si­vo alla con­tro­ri­for­ma, veni­va visto come “lo sti­le del nemi­co” e per que­sto non era accet­ta­bi­le con­ti­nua­re la costru­zio­ne secon­do quel­lo sti­le. Con­ti­nuan­do attra­ver­so la sala degli araz­zi e poi quel­la dei boz­zet­ti, si arri­va alla sala dedi­ca­ta alla Madon­ni­na. In cen­tro tro­neg­gia il gran­de sche­le­tro del­la scul­tu­ra, memo­ria di un lavo­ro, quel­lo per la crea­zio­ne del­la guglia mag­gio­re, “dura­to secoli”.
Ini­zia­ta nel 1508 dall’architetto Ama­deo, che ne com­ple­tò il basa­men­to otta­go­na­le, il pro­get­to ven­ne inter­rot­to e ripre­so solo nel­la secon­da metà del Set­te­cen­to ad ope­ra dell’architetto Fran­ce­sco Cro­ce. La gran­de guglia ven­ne com­ple­ta­ta solo nel 1774 con la col­lo­ca­zio­ne del­la Madon­ni­na sul­la sua cima, che così pote­va pro­teg­ge­re dall’alto tut­ta la cit­tà. E per chi aves­se dei dub­bi sul­la con­for­ma­zio­ne del Duo­mo, può rin­fre­sca­re la sua memo­ria gra­zie al gran­de model­lo­ne ligneo in sca­la 1:22.

Que­sto è sol­tan­to un pic­co­lo assag­gio, per il resto… vi con­si­glio di anda­re a vede­re le ope­re con i vostri occhi!

Pao­la Gio­ia Valisi
@pgvalisi

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