Un secondo di futuro migliore
Il comune di Grosseto riconosce il matrimonio di Giuseppe e Stefano

La “favo­la bel­la” che vor­rei rac­con­tar­vi oggi ha come pro­ta­go­ni­sti due uomi­ni che si ama­no, una cop­pia omo­ses­sua­le che, come tan­te altre in Ita­lia, è dovu­ta emi­gra­re all’e­ste­ro per unir­si in matrimonio.

Tut­to ini­zia nel 2012, quan­do Giu­sep­pe Chi­giot­ti e Ste­fa­no Buc­ci deci­do­no di con­vo­la­re a noz­ze con rito civi­le a New York .
Tor­na­ti in ita­lia, i due fan­no richie­sta al Comu­ne di Gros­se­to per tra­scri­ve­re le noz­ze nel regi­stro di sta­to civi­le. Arri­va il pri­mo rifiu­to: “La nor­ma­ti­va ita­lia­na non con­sen­te che per­so­ne del­lo stes­so ses­so pos­sa­no con­trar­re matrimonio”.
Il corag­gio di que­sta cop­pia non si esau­ri­sce alla pri­ma dif­fi­col­tà. Assi­sti­ti dal­l’av­vo­ca­to Clau­dio Boc­ci­ni, vie­ne pre­sen­ta­to ricorso.
Con­tra­ria­men­te a ogni aspet­ta­ti­va, il giu­di­ce di Gros­se­to, Pao­lo Cesa­re Otta­ti, di fron­te a que­sti fat­ti ha sta­bi­li­to che: “(Nel codi­ce civi­le) non è indi­vi­dua­bi­le alcun rife­ri­men­to al ses­so in rela­zio­ne alle con­di­zio­ni neces­sa­rie al matri­mo­nio”, infat­ti “non è pre­vi­sto, nel nostro ordi­na­men­to alcun impe­di­men­to deri­van­te da dispo­si­zio­ni di leg­ge alla tra­scri­zio­ne di un atto di matri­mo­nio cele­bra­to all’estero”.

gay marriage - AFP

Tale sen­ten­za sem­bre­reb­be un pic­co­lo pas­so avan­ti rispet­to a quel­la emes­sa il 15 mar­zo 2012 dal­la Cor­te di Cas­sa­zio­ne, cir­ca la richie­sta di una cop­pia omo­ses­sua­le Ita­lia­na spo­sa­ta all’e­ste­ro di vede­re rico­no­sciu­to il matri­mo­nio in patria. All’e­po­ca, pur negan­do il rico­no­sci­men­to uffi­cia­le in man­can­za di leg­gi spe­ci­fi­che nel­lo Sta­to ita­lia­no, si sta­bi­lì che: «La cop­pia omo­ses­sua­le è “tito­la­re del dirit­to alla vita fami­lia­re” come qual­sia­si altra cop­pia coniu­ga­ta for­ma­ta da mari­to e moglie […]. I com­po­nen­ti del­la cop­pia omo­ses­sua­le, con­vi­ven­ti in sta­bi­le rela­zio­ne di fat­to, se secon­do la legi­sla­zio­ne ita­lia­na non pos­so­no far vale­re né il dirit­to a con­trar­re matri­mo­nio né il dirit­to alla tra­scri­zio­ne del matri­mo­nio con­trat­to all’estero, tut­ta­via […] pos­so­no adi­re i giu­di­ci comu­ni per far vale­re, in pre­sen­za di spe­ci­fi­che situa­zio­ni, il dirit­to ad un trat­ta­men­to omo­ge­neo a quel­lo assi­cu­ra­to dal­la leg­ge alla cop­pia coniu­ga­ta » (Sen­ten­za 4184/2012 del­la Cor­te di Cassazione)

Di fron­te ai fat­ti di que­sti gior­ni, il sena­to­re Pd Ser­gio Lo Giu­di­ce, ex pre­si­den­te di Arci­gay ha com­men­ta­to “E’ un pre­ce­den­te uni­co per il nostro Paese”.
In un’ Ita­lia divi­sa fra spin­te rifor­ma­tri­ci alli­nea­te con la Cor­te Euro­pea dei dirit­ti del­l’Uo­mo e sac­che di laten­te omo­fo­bia, non resta che sperare.
Spe­ra­re che le vit­to­rie di chi vuol veder rico­no­sciu­ti i pro­pri dirit­ti di cit­ta­di­no Ita­lia­no, dia­no la for­za per anda­re oltre un sostra­to cul­tu­ra­le e socia­le tri­ste­men­te arre­tra­to in mate­ria LGBT. Spe­ra­re che il par­la­men­to arri­vi a del­le leg­gi nazio­na­li che pos­sa­no fare chia­rez­za su tute­la e dirit­ti del­la mino­ran­za LGBT Italiana.

Sì,sperare.

Non sono un’ot­ti­mi­sta, tan­to­me­no una vit­ti­mi­sta . Esse­re omo­ses­sua­li in que­sto Pae­se lascia poco spa­zio all’im­ma­gi­na­zio­ne. Noi gio­va­ni LGBT sia­mo anche trop­po con­sa­pe­vo­li di quan­to anco­ra occor­ra lot­ta­re. Cer­to è che, quan­do que­ste noti­zie pio­vo­no su di noi come dono ina­spet­ta­to, pos­sia­mo con­ce­der­ci, anche solo per un secon­do, di imma­gi­na­re che un futu­ro miglio­re esi­sta anche qui e val­ga la pena resta­re in que­sto Pae­se per vederlo.

Mela­nia Novel­lo Paglianti

Foto cre­di­ts AFP

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