8 ragioni per riguardare True Detective

1. Innan­zi­tut­to non è un film ma una serie tele­vi­si­va. Il che può attrar­re o meno, ma nel caso in cui vi piac­cia, cosa che acca­drà qua­si sicu­ra­men­te se pos­se­de­te un sen­so este­ti­co, il godi­men­to del­la visio­ne si pro­lun­ghe­rà da mas­si­mo tre a ben otto ore, da distri­bui­re nei momen­ti del­le vostre vite che più vi aggra­da­no. Con­ve­nien­te, no? E c’è da aggiun­ge­re che, anche se sie­te di quei carat­te­ri mol­to appas­sio­na­ti (osses­si­vi, direb­be­ro alcu­ni), a cui risul­ta impos­si­bi­le scol­lar­si dal­lo scher­mo fino a quan­do ci sono epi­so­di dispo­ni­bi­li da vede­re, True Detec­ti­ve con­ta solo otto pun­ta­te, quin­di pote­te guar­dar­ve­lo tut­to d’un fia­to sen­za com­pro­met­te­re ecces­si­va­men­te la vostra salu­te men­ta­le e/o il risul­ta­to dei vostri esami.

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2. Gli atto­ri prin­ci­pa­li. I pro­ta­go­ni­sti di True Detec­ti­ve, Mar­ty e Rust, sono inter­pre­ta­ti rispet­ti­va­men­te da Woo­dy Har­rel­son e Mat­thew McCo­nau­ghey. Entram­bi ven­go­no dal cine­ma, entram­bi sono dav­ve­ro bra­vi, e spes­so e volen­tie­ri quan­do si han­no due atto­ri dav­ve­ro bra­vi come pro­ta­go­ni­sti vale la pena di anda­re a vede­re di cosa si trat­ta. Que­sto, e insom­ma, Mat­thew McCo­nay­ghey l’avete visto? Anche se non aves­se vin­to l’Oscar come miglior atto­re pro­ta­go­ni­sta, uno dei più meri­ta­ti di quest’anno, per la sua per­for­man­ce in Dal­las Buyers Club, aver­lo sot­to gli occhi per qual­che ora di sicu­ro non fa dispiacere.

3. Gli atto­ri secon­da­ri. O, per meglio dire, i per­so­nag­gi che inter­pre­ta­no, ritrat­ti sur­rea­li, grot­te­schi, non­di­me­no intri­gan­ti, dei pro­fon­di Sta­ti Uni­ti. Per­so­nag­gi che paio­no trat­ti da un roman­zo, che ricor­da­no gli inquie­tan­ti carat­te­ri di A San­gue Fred­do. Come nel roman­zo di Capo­te i per­so­nag­gi sono rea­li e sten­tia­mo a cre­der­lo, qui non lo sono ma pos­sia­mo benis­si­mo imma­gi­na­re che esi­sta­no, loro e le loro tra­ge­die e le loro fac­ce, che mes­se tut­te l’una accan­to all’altra van­no a costrui­re un pano­ra­ma uma­no inten­so e cupo.

4. L’ambientazione. True Detec­ti­ve è ambien­ta­to nel­la deso­la­zio­ne cru­da del­la Loui­sia­na, e ci rega­la imma­gi­ni di cie­li scon­fi­na­ti, e fore­ste, e cam­pi, e pae­si minu­sco­li e sper­du­ti e bar deca­den­ti ai lati del­le gran­di stra­de che copro­no quel­le distan­ze enor­mi che noi euro­pei, e noi ita­lia­ni in par­ti­co­lar modo, abi­tua­ti agli spa­zi stret­ti, fac­cia­mo fati­ca ad imma­gi­na­re. Sono car­to­li­ne inquie­tan­ti e pie­ne di fasci­no, mi vie­ne da pen­sa­re che sia­no sta­te com­mis­sio­na­te da un uffi­cio del turi­smo per quei viag­gia­to­ri un po’ curio­si, in cer­ca dei reces­si più pro­fon­di e sel­vag­gi del civi­liz­za­to mon­do occidentale.

5. La musi­ca. True Detec­ti­ve ha una colon­na sono­ra con i fioc­chi, adat­ta agli spa­zi ster­mi­na­ti, ai posti per­du­ti, alla per­ver­sio­ne mor­bo­sa del caso che i detec­ti­ve si tro­va­no a dover distri­ca­re. A par­ti­re dal­la sigla, che è abba­stan­za sug­ge­sti­va da far la fine di tut­te le sigle del­le serie tele­vi­si­ve a cui ci si appas­sio­na e diven­ta­re la nuo­va suo­ne­ria del cel­lu­la­re (che, a voi non capita?).

6. La visio­ne cata­stro­fi­ca dell’umanità. Alla fine di True Detec­ti­ve gioi­re­te del suo valo­re arti­sti­co, ma di sicu­ro non avre­te riac­qui­sta­to fidu­cia nell’uomo. Non lo indi­co come pun­to a suo sfa­vo­re, anzi, pro­pon­go que­sta osser­va­zio­ne ai vostri inte­res­se antro­po­lo­gi­ci, meta­fi­si­ci, gene­ral­men­te filo­so­fi­ci. Il detec­ti­ve Rust ci rega­la una serie di per­le del pes­si­mi­smo più nero, una sag­gez­za tal­men­te cru­de­le, che, se da una par­te potre­ste tro­var­vi ad esse­re d’accordo con lui, dall’altra pre­ghe­re­te con fer­vo­re di non sca­de­re mai ai suoi livel­li, e vi tro­ve­re­te a con­si­de­ra­re le più varie tra­ge­die del­la vostra vita con tut­to un nuo­vo otti­mi­smo. Ma non dispe­ra­te, c’è il lie­to fine (così dico­no alme­no), sono pur sem­pre americani.

7. Il gial­lo. Aver rele­ga­to a pun­to nume­ro set­te quel­lo che dovreb­be esse­re il ful­cro di una serie poli­zie­sca, ovve­ro il caso che biso­gna risol­ve­re, non vuol dire che sia meno impor­tan­te. Cer­to, non è il moti­vo prin­ci­pa­le per cui si divo­ra una pun­ta­ta die­tro l’altra, ma que­sto vuol dire sol­tan­to che è inse­ri­to in un’ottima sto­ria, e sup­por­ta­to da otti­mi atto­ri, un’ottima sce­neg­gia­tu­ra, tut­to quel­lo che ho det­to pri­ma sen­za anno­iar­vi. Del caso non vi pos­so dire mol­to sen­za anda­re a rovi­nar­vi la visio­ne, pos­so dir­vi tut­ta­via che è una di quel­le sto­rie gial­le ter­ri­bi­li in tut­ta la loro mor­bo­si­tà, la loro per­ver­sio­ne, che per qual­che stra­no mec­ca­ni­smo catar­ti­co guar­di con il fia­to sospe­so, e che è arric­chi­ta da un cer­to miste­ro, un misti­ci­smo pri­mor­dia­le che sug­ge­ri­sce anche ai più scet­ti­ci un qual­co­sa che scor­re sot­to, che sai che non esi­ste ma comun­que accet­ti ven­ga insinuato.

8. Per­ché pia­ce a tut­ti. È pia­ciu­to a tut­ti quel­li che l’hanno visto. Ora, que­sto moti­vo potrà sem­brar­vi super­fi­cia­le, ma se non è vali­do lui non è vali­do nes­su­no. Guar­da­te True Detec­ti­ve, segui­te il mio con­si­glio spas­sio­na­to. Non ve ne pentirete.

Bian­ca Gia­co­bo­ne
@BiancaGiac
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Bianca Giacobone
Stu­den­tes­sa di let­te­re e redat­tri­ce di Vul­ca­no Sta­ta­le. Osser­vo ascol­to scri­vo. Ogni tan­to par­lo anche. E fac­cio il mon­do mio, poco per volta.
About Bianca Giacobone 30 Articoli
Studentessa di lettere e redattrice di Vulcano Statale. Osservo ascolto scrivo. Ogni tanto parlo anche. E faccio il mondo mio, poco per volta.

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