Bring Back Our Girls,
Proibito studiare

Il 15 apri­le, attor­no alla mez­za­not­te sono sta­te seque­stra­te 276 stu­den­tes­se tra i quin­di­ci e i diciot­to anni da una scuo­la nel­la cit­tà di Chi­bok, nel nord est del Bor­no, Nige­ria. 53 ragaz­ze sono riu­sci­te a fug­gi­re. Poco si sa del­la sor­te del­le restan­ti 223. 

La scuo­la era sta­ta chiu­sa, assie­me a mol­te altre del­la zona, nel mese di mar­zo a cau­sa dell’aumento di attac­chi da par­te di vari grup­pi fon­da­men­ta­li­sti arma­ti, che han­no ucci­so cen­ti­na­ia di stu­den­ti nell’anno pas­sa­to. Tut­ta­via mol­te stu­den­tes­se era­no sta­te richia­ma­te nel­la scuo­la di Chi­bok — rite­nu­ta dal­le auto­ri­tà rela­ti­va­men­te più sicu­ra — per soste­ne­re gli esa­mi finali. 

L’attacco è sta­to riven­di­ca­to dal grup­po di estre­mi­sti isla­mi­ci Boko Haram, dici­tu­ra che in lin­gua loca­le Hau­sa signi­fi­ca “l’educazione occi­den­ta­le è proi­bi­ta”. Il grup­po Boko Haram è sta­to fon­da­to nel 2002, ed è atti­vo nel nord est del Pae­se dal 2009. Costret­ti dall’esercito a lascia­re il loro prin­ci­pa­le cen­tro urba­no a Mai­du­gu­ri, il grup­po si è riti­ra­to nel­la vasta fore­sta Sam­bi­sa, dove ha fat­to base e dove dovreb­be­ro tro­var­si oggi le ragaz­ze rapite.


Obiet­ti­vo del Boko Haram, nomi­nal­men­te allea­to di Al Qae­da, è rove­scia­re il gover­no nige­ria­no, gover­no di infe­de­li, per isti­tui­re uno sta­to isla­mi­co che segua quel­la ver­sio­ne dell’Islam che vie­ta ai fede­li di esse­re con­ta­mi­na­ti, poli­ti­ca­men­te o social­men­te, dal­la cul­tu­ra occidentale.
I divie­ti com­pren­do­no, tra le altre cose, vota­re alle ele­zio­ni, indos­sa­re magliet­te o pan­ta­lo­ni e rice­ve­re un’educazione lai­ca. È soprat­tut­to quest’ultimo l’obiettivo nei con­fron­ti del qua­le il grup­po si è mostra­to par­ti­co­lar­men­te aggres­si­vo negli ulti­mi tem­pi, attac­can­do e costrin­gen­do a chiu­de­re cir­ca cin­quan­ta scuo­le sol­tan­to nell’ultimo anno. La novi­tà dell’accaduto sta nel fat­to che per la pri­ma vol­ta il Boko Haram si spin­ge fino al rapi­men­to di stu­den­tes­se. In occa­sio­ni pre­ce­den­ti alcu­ni stu­den­ti maschi era­no sta­ti ucci­si, ma alle ragaz­ze era sta­to sem­pli­ce­men­te inti­ma­to di anda­re a casa e spo­sar­si, per­ché quel­lo è ciò che deve fare una don­na — non anda­re a scuo­la alla ricer­ca di un’educazione. È per que­sto (oltre ovvia­men­te che per oltrag­gia­re il gover­no) che le 276 gio­va­ni don­ne sono sta­te seque­stra­te, per­ché era­no in una scuo­la, nel tan­ta­ti­vo di costruir­si una car­rie­ra come inse­gnan­ti o come medi­ci. Que­sto lo ha dichia­ra­to il lea­der del Boko Haram, Abu­ba­kar She­kau, nel video rila­scia­to il 5 mag­gio, nel qua­le minac­cia di far spo­sa­re le ragaz­ze, o di ven­der­le sul mer­ca­to come schiave. 

È pas­sa­to qua­si un mese dal rapi­men­to e il gover­no nige­ria­no si è dimo­stra­to negli­gen­te nei ten­ta­ti­vi di recu­pe­ro, sca­te­nan­do le pro­te­ste den­tro e fuo­ri dal Pae­se. 223 ragaz­ze non dovreb­be­ro esse­re dif­fi­ci­li da indi­vi­dua­re, ma la fore­sta Sam­bi­sa è fol­ta ed intri­ca­ta e il nord del Pae­se sfug­ge total­men­te al con­trol­lo del­lo Sta­to: l’intero ter­ri­to­rio è sta­to dichia­ra­to in sta­to di emer­gen­za ed è inu­ti­le nega­re che i mili­tan­ti del Boko Haram sono spes­so meglio arma­ti dell’esercito gover­na­ti­vo o del­le for­ze di sicu­rez­za, gene­ral­men­te poco incli­ni ad avven­tu­rar­si in una zona così osti­le. Se non con­tia­mo il dispe­ra­to ten­ta­ti­vo di alcu­ni geni­to­ri, che si sono avven­tu­ra­ti nel­la fore­sta arma­ti di arco e frec­ce alla ricer­ca del­le loro figlie, per poi riti­rar­si scon­fit­ti, nes­su­na ope­re­ra­zio­ne di recu­pe­ro uffi­cia­le è sta­ta lan­cia­ta o pre­pa­ra­ta dal Gover­no. Il pre­si­den­te del­la Nige­ria, Good­luck Jona­than, ha rila­scia­to la pri­ma dichia­ra­zio­ne il 4 mag­gio, con ven­ti gior­ni di ritar­do sul seque­stro, chie­den­do l’aiuto degli Sta­ti Uni­ti e del­le altre poten­ze inter­na­zio­na­li per rea­gi­re all’attacco: il 9 mag­gio sono arri­va­ti in Nige­ria esper­ti sta­tu­ni­ten­si e ingle­si per for­ni­re supporto.
Ad ali­men­ta­re le pole­mi­che sono arri­va­te anche le dichia­ra­zio­ni di Amne­sty Inter­na­tio­nal, la qua­le sostie­ne ci sia­no pro­ve che l’esercito fos­se sta­to infor­ma­to dell’imminente attac­co cir­ca quat­tro ore pri­ma che fos­se effet­ti­va­men­te lan­cia­to — sem­bra che un pasto­re aves­se con­tat­ta­to un uffi­cia­le loca­le per far­gli sape­re che uomi­ni arma­ti gli ave­va­no chie­sto dove si tro­vas­se la scuo­la del­la cit­tà di Chibok.
L’esercito non si sareb­be mos­so per pau­ra di scon­trar­si con un grup­po di estre­mi­sti meglio equipaggiato.
Il gover­no nige­ria­no ha smen­ti­to la pos­si­bi­li­tà di una simi­le accu­sa ma saran­no svol­te ulte­rio­ri indagini. 

Intan­to a Lon­dra, a New York, in Cana­da, in Austra­lia, si mani­fe­sta davan­ti alle amba­scia­te del­la Nige­ria, e dila­ga la cam­pa­gna di soli­da­rie­tà sui social net­work. Da quan­do l’hashtag #Bring­Bac­kOur­Girls è sta­to usa­to la pri­ma vol­ta, il 23 apri­le da un avvo­ca­to nige­ria­no, è sta­to twit­ta­to più di un milio­ne di vol­te. Si sono uni­te alle cam­pa­gna onli­ne sia la fir­st lady sta­tu­ni­ten­se, Michel­le Oba­ma, sia Mala­la You­sa­f­zai, la stu­den­tes­sa paki­sta­na a cui estre­mi­sti tale­ba­ni han­no spa­ra­to in testa per esser­si mos­sa a favo­re dell’educazione fem­mi­ni­le. Mala­la You­sa­f­zai, che al momen­to vive a Lon­dra, ha dichia­ra­to che le ragaz­ze rapi­te sono sue sorel­le, invi­tan­do la comu­ni­tà inter­na­zio­na­le a fare tut­to il pos­si­bi­le per recuperarle.

L’intera vicen­da navi­ga oggi nel tor­bi­do e nes­su­no può dir­si cer­to sui futu­ri svi­lup­pi, inclu­sa la pos­si­bi­li­tà di far tor­na­re a casa pro­pria 223 studentesse.
La dif­fu­sio­ne vira­le di un hash­tag ha mos­so miglia­ia di coscien­ze in tut­to il mon­do ma il rischio con­cre­to – come trop­po spes­so in que­ste fac­cen­de – è che non si vada oltre una soli­da­rie­tà di fac­cia­ta, un po’ ipo­cri­ta e pater­na­li­sta, che nul­la aggiun­ge ad un serio dibat­ti­to sul­la con­di­zio­ne fem­mi­ni­le o sul come argi­na­re epi­so­di di vio­len­za inau­di­ta, come quel­lo che tie­ne in que­sti gior­ni ban­co sul­le pri­me pagi­ne del­la stampa.
La spe­ran­za è che non sia l’ennesima esca­la­tion media­ti­ca tra­mi­te la qua­le ven­de­re qual­che copia, per poi tor­na­re ad occu­par­si d’altro — come se nul­la fos­se mai accaduto.

Bian­ca Gia­co­bo­ne
@BiancaGiac
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Bianca Giacobone
Stu­den­tes­sa di let­te­re e redat­tri­ce di Vul­ca­no Sta­ta­le. Osser­vo ascol­to scri­vo. Ogni tan­to par­lo anche. E fac­cio il mon­do mio, poco per volta.

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