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“Con l’antifascismo non do da mangiare ai miei figli”

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Sono can­di­da­to, non per una lista uni­ver­si­ta­ria ma per le ele­zio­ni ammi­ni­stra­ti­ve del mio pae­se. Un pro­get­to nuo­vo, di gio­va­ni e meno gio­va­ni, un pro­get­to che mol­ti aspet­ta­va­no e che final­men­te sta muo­ven­do i pri­mi pas­si. Abbia­mo volu­to dedi­ca­re con for­za un pun­to del pro­gram­ma all’antifascismo, coscien­ti del­la sem­pre più pre­oc­cu­pan­te, rea­le e inspie­ga­bil­men­te isti­tu­zio­na­liz­za­ta pre­sen­za di grup­pi di estre­ma destra, d’ispirazione dichia­ra­ta­men­te nazi­fa­sci­sta. Lo si vede in Euro­pa, lo si vede in Ita­lia e infi­ne lo si vede a Mila­no (l’ultimo tri­ste esem­pio è data­to 29 apri­le, quan­do un miglia­io di mili­tan­ti neo­fa­sci­sti han­no sfi­la­to – par­dòn – mar­cia­to per le vie del­la cit­tà esi­ben­do cro­ci cel­ti­che e salu­ti roma­ni). Eppu­re sono in trop­pi che non per­ce­pi­sco­no la gra­vi­tà di que­sti fat­ti, che lascia­no cor­re­re, che se ne dimenticano. 

Mi è rima­sta impres­sa una fra­se di un com­mer­cian­te, padre di fami­glia, atten­to ai pro­ble­mi cit­ta­di­ni: “Io con l’antifascismo non do da man­gia­re ai miei figli”.
For­se è pro­prio la dila­gan­te “non­cu­ran­za”, con­se­guen­za di una pro­fon­da cri­si cul­tu­ra­le e mora­le che ha tro­va­to sboc­co nel­l’an­ti­po­li­ti­ca, ad esse­re la vera fon­te del pro­ble­ma. Si par­la di paci­fi­ca­zio­ne, di tol­le­ran­za, addi­rit­tu­ra di demo­cra­zia e intan­to Mila­no si riem­pie di nego­zi, atti­vi­tà, hotel, pub diret­ta­men­te col­le­ga­ti o gesti­ti da orga­niz­za­zio­ni di estre­ma destra, che allun­ga­no le mani anche sull’università.
Tut­ti han­no stu­dia­to sto­ria, quin­di tut­ti san­no che il pri­mo ambi­to in cui un pote­re for­te agi­sce per poter pene­tra­re a fon­do nel siste­ma (per alte­rar­lo e con­trol­lar­lo) è pro­prio la scuo­la. Garan­ti­sce il con­trol­lo sul­la for­ma­zio­ne, la cre­sci­ta e il carat­te­re del­le nuo­ve gene­ra­zio­ni, cioè i futu­ri soste­ni­to­ri, spac­cian­do il tut­to come un qual­co­sa di pseu­do­cul­tu­ra­le (da nota­re il fat­to che mol­te sedi di Casa­pound, For­za Nuo­va, etc.. apro­no con il tito­lo di “cir­co­li cul­tu­ra­li”). In quest’ottica di entra­re e appro­priar­si degli spa­zi quo­ti­dia­ni del­la socie­tà cre­do che l’università rap­pre­sen­ti il pun­to nevral­gi­co, fon­da­men­ta­le, su cui fare prin­ci­pal­men­te leva. A Mila­no l’Università Sta­ta­le sta diven­tan­do un pun­to idea­le per que­sti grup­pi stu­den­te­schi, nean­che più defi­ni­bi­li “infil­tra­ti”, in quan­to pre­sen­ti come can­di­da­ti alle ele­zio­ni del 14 e 15 mag­gio. Il dub­bio ini­zia­le divie­ne imme­dia­ta­men­te con­fer­ma: basta leg­ge­re due vol­te il volan­ti­no per capi­re che i toni e le paro­le non pos­so­no che riman­da­re al lin­guag­gio tipi­co del ven­ten­nio; anco­ra più espli­ci­to è il sim­bo­lo, ripre­so da Legio­ne Uni­ver­si­ta­ria, grup­po esi­sten­te in Sta­ta­le nel 2012, lega­to al Grup­po Alpha e a Leal­tà e Azio­ne, uno dei cen­tri di rife­ri­men­to dei neo­fa­sci­sti italiani.
Altri si nascon­do­no die­tro il qua­lun­qui­smo poli­ti­co, pen­san­do di pro­por­re, in que­sto modo, il vero cam­bia­men­to neces­sa­rio. Ci sono, esistono. 

Teste rasate, magliette con scritte evocative.

Anche sui loro pro­fi­li face­book i lega­mi sono facil­men­te riscon­tra­bi­li: foto­gra­fie scat­ta­te ad un incon­tro in via Pale­stro (dove tra l’altro è sta­ta recen­te­men­te aper­ta una sede di Leal­tà e Azio­ne), post, imma­gi­ni. È inne­ga­bi­le quin­di che il pro­ble­ma sia pre­sen­te e sem­pre più gra­ve, a mag­gior ragio­ne se inse­ri­to in un con­te­sto, nazio­na­le e con­ti­nen­ta­le, che vede pro­li­fe­ra­re i movi­men­ti di estre­ma destra. È una que­stio­ne che non può più esse­re sot­to­va­lu­ta­ta o pre­sa sot­to gam­ba, come trop­po spes­so acca­de anche fra can­di­da­ti di altre liste uni­ver­si­ta­rie, né tan­to meno evi­ta­ta. Anche i sin­go­li stu­den­ti-elet­to­ri han­no un com­pi­to fon­da­men­ta­le: infor­mar­si in pri­ma per­so­na, non lasciar­si ingan­na­re dal­le pro­po­ste pati­na­te, chie­de­re sem­pre chi sta die­tro a una deter­mi­na­ta lista, chi la finan­zia, chi la sponsorizza.
Infor­ma­te­vi ed informate.
Il fasci­smo è reato!

Mat­tia Bertani
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1 Commento su Guest blog:
“Con l’antifascismo non do da mangiare ai miei figli”

  1. tro­vo que­sto arti­co­lo attua­le ed interessante.tanto da spin­ger­mi a commentarlo,cosa che fac­cio rara­men­te su blog ed affini.pecca cre­do solo in un punto.ma importante(secondo la mia opinione).non coglie tut­te le moti­va­zio­ni del­la disaf­fe­zio­ne nei con­fron­ti del­la cul­tu­ra antifascista.manca il lato più importante.l ero­sio­ne dall’interno.mi spiego.anni di reto­ri­ca e di uti­liz­zo impro­prio da par­te di persone(nelle file del pd,di sel ecc.) del­le tema­ti­che del­l’an­ti­fa­sci­smo han­no por­ta­to a rite­ne­re le stes­se da par­te del­la gen­te comu­ne come sem­pli­ci affer­ma­zio­ni di stam­po pro­pa­gan­di­sti­co. inter­pre­ta­zio­ne non lon­ta­na dal­la real­tà se poi ad ogni occa­sio­ne i “gran­di difen­so­ri del­l’an­ti­fa­sci­smo” non han­no mai mos­so un dito per cam­bia­re real­men­te lo sta­tus quo o addi­rit­tu­ra si sia­no allea­ti o fini­ti coin­vol­ti con espo­nen­ti di destra se non delinquenti.ricacciando ogni ten­ta­ti­vo di cri­ti­ca come demagogia.a que­sto aggiun­ge­rei l’u­so stru­men­ta­liz­za­to del­l’ac­cu­sa di fascismo,che cam­bia indi­riz­zo con trop­pa faci­li­tà spes­so sem­pli­ce­men­te nascon­den­do la volon­tà di deni­gra­re un avver­sa­rio politico.salvo poi allear­si­ci per neces­si­tà di “sal­va­guar­da­re il bene superiore.sc del­la patria”(con gen­te che se fasci­sta nel­lo sta­to non dovreb­be entra­re mai).scusate lo spro­lo­quio ma cre­do sia­no spun­ti utili.

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