La primavera araba

Nono­stan­te il tito­lo, La Pri­ma­ve­ra Ara­ba – gra­phic novel edi­ta da Bao Publi­shing – è mol­to lon­ta­na dal­la con­fu­sa idea che la mag­gior par­te del­le per­so­ne si è fat­ta del­l’in­sie­me di rivol­te, rivo­lu­zio­ni e scon­tri che han­no scon­vol­to la vita socia­le e poli­ti­ca di gran par­te dei Pae­si nord afri­ca­ni e medio orien­ta­li. Infat­ti la for­tu­na­ta espres­sio­ne gior­na­li­sti­ca, nono­stan­te il suo appeal neces­sa­ria­men­te buo­ni­sta (obbli­ga­to­rio per far pre­sa sul­l’o­pi­nio­ne occi­den­ta­le), non può fare a meno di evo­ca­re gli avve­ni­men­ti degli ulti­mi anni in ter­mi­ni trop­po sem­pli­ci­sti­ci, gene­ra­liz­zan­do con­te­sti e cau­se mol­to diverse.
L’in­con­tro tra Jean-Pier­re Filiu, pro­fes­so­re di Sto­ria del Medio Orien­te pres­so l’I­sti­tu­to di Stu­di Poli­ti­ci di Pari­gi non­ché sag­gi­sta di fama inter­na­zio­na­le, e Cyril­le Pomès, dise­gna­to­re cono­sciu­to soprat­tut­to per le sue doti di auto­re com­ple­to, ha visto nasce­re un libro che rie­sce a rac­con­ta­re con chia­rez­za gli avve­ni­men­ti di que­sti ulti­mi tre anni. Nar­ra i fat­ti attra­ver­so momen­ti e luo­ghi, ripor­tan­do i nomi e – anco­ra più impor­tan­te – i vol­ti di tut­te quel­le per­so­ne che han­no avu­to un ruo­lo in que­ste dif­fi­ci­li vicende.

«La primavera araba è la storia di queste persone. Uomini e donne che si sono alzati per riprendersi il loro destino.»

Nes­sun tito­lo, nes­su­na intro­du­zio­ne, nes­sun indi­ce, il libro si apre su una map­pa raf­fi­gu­ran­te il mon­do ara­bo; per ogni Pae­se una vignet­ta col­le­ga­ta con una linea in ros­so: un ritrat­to. Fa ecce­zio­ne solo il Medi­ter­ra­neo, da cui spun­ta­no le Tor­ri Gemel­le in fiam­me — moni­to per l’Oc­ci­den­te del­l’im­pos­si­bi­li­tà di igno­ra­re la Sto­ria che lo lega a que­sta par­te del mondo.
La gra­phic novel si divi­de in capi­to­li (ognu­no dedi­ca­to ad uno sta­to), che rac­con­ta­no la sto­ria recen­te, ripor­ta­no con pre­ci­sio­ne gli avve­ni­men­ti, le impli­ca­zio­ni e come que­ste si riflet­to­no sul qua­dro gene­ra­le. Allo stes­so tem­po, però, i capi­to­li han­no un pro­ta­go­ni­sta: coniu­ga­no la loro natu­ra sag­gi­sti­ca con una più nar­ra­ti­va, e chi leg­ge si sen­te vici­no agli idea­li e alle azio­ni di chi pro­te­sta sen­za biso­gno di patetismi.

la primavera araba

Que­sto com­pi­to è svol­to qua­si com­ple­ta­men­te dal­le illu­stra­zio­ni, che com­men­ta­no in modo straor­di­na­rio i testi, trop­po fred­di e distac­ca­ti per esse­re auto­no­ma­men­te effi­ca­ci, spes­so con una splen­di­da ama­ra iro­nia. Pomès rie­sce a crea­re del­le imma­gi­ni sug­ge­sti­ve che diven­ta­no la vera for­za inno­va­ti­va di una pub­bli­ca­zio­ne come que­sta; i suoi dise­gni affian­ca­no in modo mol­to effi­ca­ce le descri­zio­ni estre­ma­men­te cura­te di Filiu e rie­sco­no, con un dosag­gio cura­to del colo­re, a far risal­ta­re all’oc­chio il det­ta­glio voluto.
Nel­l’ul­ti­mo capi­to­lo, “La fine dei com­plot­ti”, gli auto­ri cam­bia­no in qual­che modo focus e dire­zio­ne, pun­tan­do su uno sti­le diver­so dal resto del libro: due diver­si regi­stri dia­lo­ga­no e rie­sco­no a dare effi­ca­cia ad un epi­lo­go che in real­tà epi­lo­go non può essere.

Bao pub­bli­ca un libro nuo­vo, sot­to mol­ti aspet­ti, e lo fa con quel­la cura per i det­ta­gli e la qua­li­tà a cui sia­mo ormai abi­tua­ti. L’u­ni­ca nota dolen­te è da ascri­ve­re pro­ba­bil­men­te al lavo­ro di tra­du­zio­ne: qual­che fra­se non fila come dovreb­be e si è fat­to un uso trop­po affret­ta­to di alcu­ni termini.
Nono­stan­te l’im­pron­ta reto­ri­ca data alle ulti­me fra­si del­l’o­pe­ra – eso­ne­ra­ta per il resto da faci­li buo­ni­smi – La Pri­ma­ve­ra Ara­ba è una gra­phic novel con il nobi­le inten­to di infor­ma­re, sot­to­li­nea­to dal­la pre­sen­za di una bre­ve biblio­gra­fia tra le ulti­me pagi­ne, che rie­sce ad apri­re un sen­tie­ro, per­fet­to per chi deci­des­se di appro­fon­di­re que­sto deli­ca­to perio­do storico.

Mat­tia Fumagalli
@TiaTiaFuma

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