Quattro motivi per leggere
Omaggio alla Catalogna
di George Orwell

Omag­gio alla Cata­lo­gna è un ibri­do uni­co tra un memo­ria­le di guer­ra e un libro di ana­li­si poli­ti­co-sto­ri­ca a fred­do. Spes­so ne è sta­ta cri­ti­ca­ta la scar­sa visio­ne d’in­sie­me sul­le vicen­de bel­li­che, ma si può ribal­ta­re que­sto appun­to in un segna­le di qua­li­tà. Per spie­ga­re cosa accad­de a Bar­cel­lo­na nei gior­ni del­le ritor­sio­ni comu­ni­ste con­tro gli anar­chi­ci è più effi­ca­ce l’e­pi­so­dio, il sin­go­lo rac­con­to di chi era lì, piut­to­sto che una digres­sio­ne maga­ri più pre­ci­sa e più impar­zia­le, ma meno pene­tran­te. Ad esem­pio, le pagi­ne sul­la vita di trin­cea sono for­se tra le miglio­ri mai scrit­te sul­l’ar­go­men­to, Orwell è pro­di­go di det­ta­gli ma mai pedan­te, e non cer­ca mai alcun gene­re di spun­to reto­ri­co — né per esal­ta­re la pro­pria par­te, né per susci­ta­re com­pas­sio­ne o ammi­ra­zio­ne. Quan­do descri­ve il momen­to in cui vie­ne qua­si ammaz­za­to da un cec­chi­no fasci­sta, trat­ta l’ar­go­men­to come se fos­se un aned­do­to da caf­fé (non) letterario,

“L’esperienza di esser colpito da una pallottola è piuttosto interessante e credo che meriti d’essere descritta nel dettaglio.”

catalogna

Per­ché leg­ge­re Omag­gio alla Cata­lo­gna? Se quel­la cita­zio­ne non vi ha con­vin­ti, ecco­ne quat­tro — tra i tanti.

ORWELL. Il pri­mo moti­vo per leg­ge­re un libro di Orwell è pro­prio Orwell. Se D’An­nun­zio vol­le ren­de­re la pro­pria vita un’o­pe­ra d’ar­te, quel­la di Orwell è sta­ta un atto di impe­gno poli­ti­co e arte gior­na­li­sti­ca, una vita costel­la­ta dal rifiu­to di ade­ri­re total­men­te ad un’i­deo­lo­gia in modo da non per­de­re la liber­tà di osser­var­la e giu­di­car­la con fred­dez­za e in qual­sia­si momen­to, dal corag­gio del­le pro­prie azio­ni e dal­la svel­tez­za a get­tar­si nel­la mischia. Orwell rischiò la mor­te così tan­te vol­te per non aver tenu­to la boc­ca chiu­sa e la pen­na tappata.

LA STORIA RACCONTATA DA ORWELL. La mor­te, il nostro, l’ha vista in fac­cia sul fron­te del­la guer­ra civi­le spa­gno­la. Invia­to da un gior­na­le Ingle­se a segui­re le pri­me fasi del con­flit­to, ade­ri­sce alla cau­sa repub­bli­ca­na e nel giro di un mese si arruo­la nel fron­te popo­la­re tra le file del POUM (Par­ti­to Ope­ra­io di Uni­tà Mar­xi­sta). Dopo alcu­ni mesi di scon­tri vie­ne gra­ve­men­te feri­to alla gola da un cec­chi­no fasci­sta ed è costret­to per qual­che set­ti­ma­na nel let­to di un ospe­da­le mili­ta­re, per poi rien­tra­re a Bar­cel­lo­na. Nel capo­luo­go cata­la­no è testi­mo­ne del­le lace­ra­zio­ni inter­ne al fron­te popo­la­re e del­le sover­chie­rie dei comu­ni­sti filo­so­vie­ti­ci ai dan­ni dei loro stes­si allea­ti — tra i qua­li appun­to il POUM. Bar­cel­lo­na in quel perio­do è la capi­ta­le del gover­no repub­bli­ca­no spa­gno­lo con­tro la rea­zio­ne fran­chi­sta: al gover­no c’è una gran­de coa­li­zio­ne di socia­li­sti, anar­chi­ci, comu­ni­sti, che per mol­ti osser­va­to­ri costi­tui­sco­no l’e­spe­rien­za rivo­lu­zio­na­ria più avan­za­ta mai vista in Euro­pa. La resi­sten­za all’a­van­za­ta fasci­sta è vista come bat­ta­glia idea­le in tut­to il mon­do, cen­ti­na­ia di ade­ren­ti al movi­men­to ope­ra­io pren­do­no le armi e da tut­to il con­ti­nen­te arri­va­no a com­bat­te­re in Cata­lo­gna; all’i­ni­zio l’U­nio­ne Sovie­ti­ca sem­bra patro­ci­na­re la rivo­lu­zio­ne, ma con il pro­ce­de­re del con­flit­to divie­ne sem­pre più chia­ro come pro­prio il par­ti­to comu­ni­sta — diret­ta ema­na­zio­ne del­l’URSS — si oppo­nes­se alla nasci­ta di una demo­cra­zia popo­la­re in Spa­gna. La rivo­lu­zio­ne non s’a­ve­va da fare. In quel momen­to la poli­ti­ca di Sta­lin era quel­la del­la ”rivo­lu­zio­ne in un solo pae­se” e chi si azzar­da­va ad oppor­si veni­va bol­la­to come tro­z­ki­sta. Pro­prio que­sta accu­sa vie­ne rivol­ta, del tut­to gra­tui­ta­men­te, a chi in Spa­gna del­la rivo­lu­zio­ne si sta­va impe­gnan­do fin dal­lo scop­pio del­la guer­ra — anar­chi­ci e altri par­ti­ti mar­xi­sti non alli­nea­ti a Mosca, tra i qua­li appun­to il POUM di Orwell. Le per­se­cu­zio­ni ini­zia­no a far­si fero­ci e gli scon­tri arma­ti sem­pre più fre­quen­ti, fin­ché Orwell, anco­ra con­va­le­scen­te, è costret­to a fug­gi­re in modo rocam­bo­le­sco dal pae­se per non cade­re in mano alla poli­zia filosovietica.

IL MODO IN CUI LA RACCONTA ORWELL. Il pun­to di vista di Orwell è inte­res­san­te a mag­gior ragio­ne per­ché pro­vie­ne da una fon­te inter­na alla sini­stra, ma libe­ra e sciol­ta rispet­to ad essa. Le vicen­de del­la guer­ra civi­le spa­gno­la sono sta­te un argo­men­to spi­no­so da affron­ta­re per lun­go tem­po, spe­cie da sini­stra appun­to. La ver­sio­ne di Orwell dei fat­ti, nono­stan­te sia soli­da e suf­fra­ga­ta da mol­te pro­ve, è sta­ta respin­ta in par­ti­co­la­re da quel­la che sareb­be dovu­ta esse­re la sua par­te poli­ti­ca. For­se, in que­sta poca voglia di sco­per­chia­re il pas­sa­to, c’e­ra un po’ di nau­sea all’i­dea di dover ammet­te­re l’in­coe­ren­za e la fero­cia del Par­ti­to comu­ni­sta sovie­ti­co, sabo­ta­to­re di una rivo­lu­zio­ne in cui il mon­do ope­ra­io cre­de­va ed era già ben avvia­ta, e la bas­sez­za del suo modo di agi­re: la pro­pa­gan­da con­tro chi si oppo­ne­va o ave­va idee anche solo lie­ve­men­te disco­stan­ti dal comin­tern è sta­ta bru­ta­le e del tut­to infon­da­ta. Ad esem­pio, il POUM veni­va bol­la­to come una mas­sa di spie fasci­ste col­lu­se con Fran­co e il fasci­smo — nono­stan­te gli iscrit­ti a que­sto par­ti­to fos­se­ro sta­ti tra i pri­mi a imbrac­cia­re le armi con­tro il gene­ra­lis­si­mo. Orwell ribat­te a que­ste accu­se scom­po­nen­do­si il meno pos­si­bi­le — con aplomb bri­tan­ni­co, si può dire — ma dimo­stran­do con pro­ve e docu­men­ti come sia­no del tut­to infondate.

ORWELL, L’ALFIERE DELLA LIBERTÀ DI PENSIERO. Fa spe­cie pen­sa­re che sia un rac­con­to scrit­to a guer­ra non anco­ra con­clu­sa, quan­do tut­to era anco­ra pos­si­bi­le, que­sto dà un par­ti­co­la­re tim­bro liri­co alla nar­ra­zio­ne che non sva­ni­sce nem­me­no oggi pres­so di noi che cono­scia­mo l’a­ma­ro fina­le del con­flit­to. Omag­gio alla Cata­lo­gna è un’o­pe­ra divul­ga­ti­va e d’in­for­ma­zio­ne, pri­ma di esse­re un’e­spo­si­zio­ne di pen­sie­ro liber­ta­rio e un’a­na­li­si poli­ti­ca: que­ste cose sono con­cen­tra­te soprat­tut­to in fon­do al libro, nei due capi­to­li di appen­di­ce suc­ces­si­ve alla cro­na­ca pura. È un libro con­ce­pi­to non tan­to per i poste­ri, quan­to per i con­tem­po­ra­nei. Iro­ni­ca­men­te, la sua for­tu­na sarà solo suc­ces­si­va. La pri­ma pub­bli­ca­zio­ne è data­ta 1938, tra mil­le dif­fi­col­tà e osta­co­li posti, tra gli altri, dal Par­ti­to comu­ni­sta ingle­se. Ini­zie­rà a esse­re ogget­to di atten­zio­ne solo dopo il ter­mi­ne del­la secon­da guer­ra mon­dia­le. Orwell ave­va mostra­to di saper vede­re lun­go e chia­ro con la sua ana­li­si dei tota­li­ta­ri­smi ed era sta­to qua­si pro­fe­ti­co con la con­clu­sio­ne del libro, ”Tut­ti addor­men­ta­ti nel pro­fon­do, pro­fon­dis­si­mo son­no del­l’In­ghil­ter­ra, da cui a vol­te temo non ci sve­glie­re­mo mai fin­ché non ne sare­mo strap­pa­ti di col­po dal boa­to del­le bombe’’.
Sono sta­te già scrit­te pagi­ne e pagi­ne su Orwell come alfie­re del­la liber­tà di pen­sie­ro, tut­te meri­ta­te, per­ché pochi nel ven­te­si­mo seco­lo han­no reso come lui ono­re alla liber­tà d’e­spres­sio­ne. È faci­le muo­ve­re cri­ti­che all’av­ver­sa­rio, mol­to più dif­fi­ci­le è ana­liz­za­re luci­da­men­te gli erro­ri com­mes­si da quel­la che è la pro­pria par­te politica.
Secon­do alcu­ni que­sta fra­se non è auto­gra­fa di Orwell, visto che non com­pa­re in nes­su­no dei suoi libri. Ma ci sem­bra una que­stio­ne poco rilevante:
“Nel tem­po del­l’in­gan­no uni­ver­sa­le, dire la veri­tà è un atto rivoluzionario.”

Ste­fa­no Colombo
@Granzebrew
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Stefano Colombo
Stu­den­te, non gior­na­li­sta, mila­ne­se arioso.

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