Perché gli economisti sono tutti stronzi?

È una di quel­le doman­de in gra­do di col­ma­re i vuo­ti di con­ver­sa­zio­ne, apri­re infi­ni­ti dibat­ti­ti super­flui che ren­do­no il mon­do un posto miglio­re nel qua­le dimorare.

Le rispo­ste sono mol­te­pli­ci: for­se sti­liz­za­re i fat­ti del­la vita in for­ma di gra­fi­ci, indi­ca­to­ri e tabel­le, tra­sfor­ma il con­cet­to stes­so di empa­tia uma­na in un insop­por­ta­bi­le fardello.
For­se l’a­zio­ne del­lo stu­dio­so di scien­ze socia­li non deve esse­re con­di­zio­na­ta da bana­li pre­giu­di­zi e con­si­de­ra­zio­ne di ordi­ne morale.
For­se il man­da­to deon­to­lo­gi­co del­l’e­co­no­mi­sta pre­ve­de di descri­ve­re il rea­le, non modi­fi­car­lo – com­pi­to che spet­ta inve­ce al politico.
O for­se, come ci ha sug­ge­ri­to Jür­gen Haber­mas nel pam­phlet Crea­re un’E­ti­ca: Vita e Lavo­ro nel­la socie­tà del­la tec­ni­ca: “C’è chi nasce stron­zo per natu­ra and the­re’s nothing you can do about it”. Sem­bra in effet­ti la spie­ga­zio­ne più convincente.

Jurgen Habermas

A ripro­va del­la tesi fin qui soste­nu­ta, andia­mo ad ana­liz­za­re alcu­ni casi empi­ri­ci di stron­zag­gi­ne del­la pro­fes­sio­ne eco­no­mi­ca – si accet­ta­no suggerimenti.

Karl Marx
I più puri­sti già sta­ran­no sbrai­tan­do: Karl Marx non era un eco­no­mi­sta ma un socio­lo­go (dico­no gli eco­no­mi­sti), non un socio­lo­go ma un filo­so­fo (dico­no i socio­lo­gi), non un filo­so­fo ma uno sto­ri­co (dico­no i filo­so­fi), non uno sto­ri­co ma un pugi­le e avan­ti così.
Pro­met­tia­mo di impie­ga­re i miglio­ri anni del­la nostra vita per diri­me­re que­sto scot­tan­te pro­ble­ma di attua­li­tà, ma per il momen­to basti sape­re, ai fini del­le discus­sio­ne odier­na, che qua­lun­que cosa fos­se Karl Marx, fu lui a sdo­ga­na­re defi­ni­ti­va­men­te lo sti­le pun­chli­ne vio­len­ta nel­la discus­sio­ne eco­no­mi­ca e poli­ti­ca. Ed è que­sta la ragio­ne del suo successo.
In un bel libret­to usci­to per Fel­tri­nel­li nel 2007, ven­go­no rac­col­ti alcu­ni scrit­ti del pen­sa­to­re tede­sco mai pub­bli­ca­ti pre­ce­den­te­men­te in lin­gua ita­lia­na: con­fi­den­ze, let­te­re, rap­por­ti, appun­ti per nuo­vi sag­gi – insom­ma il pane quo­ti­dia­no del­l’in­tel­let­tua­le pre-Klaus Davi.

Un inte­ro para­gra­fo del testo è dedi­ca­to agli insul­ti che Marx ama­va indi­riz­za­re a Michail Baku­nin, lea­der rivo­lu­zio­na­rio anar­chi­co, anch’e­gli non trop­po avvez­zo al pla­to­ni­co dialogar.
I due si cono­sco­no da esu­li rivo­lu­zio­na­ri a Pari­gi nel 1844, al pri­mo incon­tro si guar­da­no negli occhi inten­sa­men­te cer­can­do di imi­ta­re Bil­ly Cry­stal e Meg Ryan, ma non fun­zio­na; al secon­do incon­tro ten­ta­no di igno­rar­si; al ter­zo incon­tro uno dei due offre sol­di all’al­tro per spa­ri­re da Pari­gi; al quar­to la si risol­ve a serramanico.
La seque­la di impro­pe­ri rivol­ti da Marx al rus­so fareb­be­ro impal­li­di­re un qual­sia­si Cru­cia­ni in moda­li­tà bab­bui­no urla­to­re di tur­no. La for­za reto­ri­ca e la rab­bia tor­ren­zia­le del tede­sco non han­no eguali.
In serie tro­via­mo un Baku­nin defi­ni­to come: un’e­nor­me mas­sa di cic­cia e car­ne. Aspi­ran­te dit­ta­to­re dei lavo­ra­to­ri euro­pei. Rus­so male­det­to. Trom­bo­ne. Stram­be­ria che muo­ve il mon­do. Uovo di cucu­lo mosco­vi­ta. Cosac­co. Nul­li­tà teo­ri­ca. Accoz­za­glia super­fi­cial­men­te arraf­fa­ta. Mise­ria spi­ri­tua­le. Papa. E infi­ne la mia pre­fe­ri­ta: Mao­met­to sen­za Corano.
Ad Mtv Spit avrei tifa­to per lui.
Per­ché la reli­gio­ne è l’op­pio dei popo­li e il Papa una sta­gno­la consumata.

Marx

Mil­ton Friedman
Ci spo­stia­mo di qual­che decen­nio sul­la spon­da mal­va­gia del­l’A­tlan­ti­co per incon­tra­re il patron del­la scuo­la di Chi­ca­go – acca­de­mia dove il gala­teo era un pia­ce­vo­le diver­si­vo fra l’an­ti­pa­sto di mare e Pinochet.
Eco­no­mi­sta dal­la pro­du­zio­ne di arti­co­li e sag­gi volu­mi­no­si, Fried­man ci ha lascia­to in dono uno ster­mi­na­to reper­to­rio di afo­ri­smi. La strut­tu­ra sin­tat­ti­ca è sem­pre la stes­sa: bana­li gio­chi lin­gui­sti­ci dagli effet­ti spe­cia­li con i qua­li gli ame­ri­ca­ni si dilet­ta­no nel tem­po libero.
Script base di una qua­lun­que fra­se di Fried­man: “Se io ho i sol­di, tu hai i sol­di. Se io non ho i sol­di, tu non hai i sol­di. Se il gover­no ha i sol­di, nes­su­no di noi due ha i sol­di. Per que­sto io devo fare i soldi”.
Le gra­vi con­se­guen­ze di que­sta modo di ragio­na­re si chia­ma­no Ronald Reagan.
“Tut­ti gli uomi­ni sono mor­ta­li” dice­va un illu­stre pre­de­ces­so­re di Mil­ton Fried­man – e a vol­te non si può fare a meno di con­si­de­rar­la una gran­de fortuna.

L’a­fo­ri­sma che ha reso mag­gior­men­te cele­bre l’e­co­no­mi­sta nato a Broo­klyn è sen­z’om­bra di dub­bio quel pro­ver­bio ame­ri­ca­no che reci­ta “Non esi­sto­no pasti gra­tis” – diven­ta­to un leit­mo­tiv del­la disci­pli­na economica.
Pen­sa­te che favo­la se a pro­nun­ciar­la in pom­pa magna davan­ti alla pla­tea in orga­smo del dipar­ti­men­to eco­no­mi­co del­la Har­vard Uni­ver­si­ty, è un maschio bian­co aria­no, men­tre un fun­zio­na­rio del­la Casa Bian­ca gli con­se­gna una meda­glia a for­ma di pom­pi­no per i suoi meri­ti accademici.

friedman

La stes­sa fra­se, gri­da­ta come se non ci fos­se un doma­ni, din­nan­zi ad un vil­lag­gio del Dar­fur che spu­ta cor­pi uma­ni gras­si come il dito medio di Fried­man, assu­me tona­li­tà piut­to­sto macabre.
Pro­va­te però a ripe­te­re que­st’ul­ti­ma ester­na­zio­ne din­nan­zi allo spec­chio: chi mai vi sco­pe­reb­be? Chi rimorchiereste?
Pro­va­te inve­ce a urla­re “Non ci sono pasti gra­tis” dal­la vet­ta del Mon­te Sinai, sor­ri­de­te con le fat­tez­ze soma­ti­che di un Cra­xi sha­ke­ra­to Kis­sin­ger, e vedre­te com­pa­ri­re ai vostri pie­di un eser­ci­to di fan info­ia­ti che non vedo­no l’o­ra di far­si trom­ba­re dal­l’ul­ti­mo fasci­stel­lo di turno.
Eco­no­mia e fal­lo­cra­zia: un cock­tail perfetto.

Anche nel­la peni­so­la che ci ospi­ta abbia­mo assi­sti­to in que­sti anni al pro­li­fe­ra­re di ere­di del fu Adam Smith: davan­ti a una poli­ti­ca che giu­sti­fi­ca­va la cri­si eco­no­mi­ca in manie­ra razio­na­le con fra­si del tipo “Che sfi­ga del­la Madon­na”, gli eco­no­mi­sti del bel pae­se si sono rita­glia­ti un ampio spa­zio sui media con­ven­zio­na­li e non: blog, forum, testa­te gior­na­li­sti­che, ospi­ta­te nei talk show, think tank, semi­na­ri, con­ve­gni, ape­ri­ti­vi, libri e chi più ne ha più ne metta.

Non cono­sce­re Tito Boe­ri equi­va­le ad esse­re un ere­mi­ta che si nutre di bac­che in riva a un fiu­me tibe­ta­no; die­ci anni fa chi non com­pren­de­va la poli­ti­ca mone­ta­ria del­la Bce media­men­te era un figo che si occu­pa­va del­le nobi­li arti, ades­so, a pari­tà di con­di­zio­ni, sei un gior­na­li­sta eso­da­to di Repub­bli­ca sul­l’or­lo di una cri­si maniaco-depressiva.

In vista del­le pros­si­me ven­tu­re ele­zio­ne euro­pee è emer­so un bel bestia­rio uma­no di eco­no­mi­sti che andreb­be­ro espo­sti nel padi­glio­ne ita­lia­no di Expo 2014. Pra­ti­ca­men­te lista che vai, eco­no­mi­sta che trovi.

Miche­le Boldrin
Pro­dot­to pre­gia­to d’im­por­ta­zio­ne, coor­di­na­to­re nazio­na­le di Fare per fer­ma­re il decli­no, can­di­da­to al Par­la­men­to euro­peo nel­la lista Scel­ta Euro­pea come indi­pen­den­te – un po’ come la Crimea.
Scel­ta Euro­pea è sostan­zial­men­te la ex lista Mon­ti, Scel­ta Civi­ca, che dopo la sca­la­ta al pote­re in sti­le car­roz­zi­na Potë­m­kin del­l’an­no scor­so alle poli­ti­che, quan­do sem­bra­va aver tro­va­to il nuo­vo Met­ter­nich, ha ben pen­sa­to di anda­re a far­si asfal­ta­re sul­la stra­da che con­du­ce a Stra­sbur­go e Bru­xel­les. Se Cri­sto s’è fer­ma­to ad Ebo­li è dif­fi­ci­le che que­sti vada­no oltre Aosta.
Bol­drin sof­fre abi­tual­men­te di cri­si da dis­so­nan­za cogni­ti­va: dete­sta ormai Mon­ti ma è allea­to con i mon­tia­ni. È un destroi­de incal­li­to sin dal­la con­for­ma­zio­ne del pomo d’A­da­mo ma vuo­le gio­ca­re al padre del­la patria libe­ra­le. Vuo­le fare il par­la­men­ta­re euro­peo ma inse­gna negli Usa, nazio­ne che ha ele­va­to a model­lo di rife­ri­men­to soprat­tut­to sot­to il pro­fi­lo del­l’ef­fi­cien­te Wel­fa­re sta­te e del­la con­di­zio­ne dei carcerati.
Bol­drin cuo­re Usa.

Avver­ti­men­to: se s’in­caz­za, cor­re­te e non guar­da­te­vi indietro.
Assu­me trat­ti sata­ni­ci, si ecci­ta a suon di pri­va­tiz­za­zio­ni e dismis­sio­ne del patri­mo­nio pub­bli­co, bac­chet­ta l’in­ter­lo­cu­to­re di tur­no invi­tan­do­lo a stu­dia­re, ridi­co­liz­za i suoi avver­sa­ri con nomi­gno­li infamanti.
Segni par­ti­co­la­ri: il fuo­co negli occhi.
Posi­zio­ne ses­sua­le pre­fe­ri­ta: sodo­miz­za­re Nao­mi Klein duran­te una vacan­za in Argentina.
Pan­za­na più cla­mo­ro­sa: “Sono con­tra­rio al socia­li­smo di Renzi”.
Il noto tri­bu­no del popo­lo Cola di Renzi.

boldrin

Clau­dio Bor­ghi & Alber­to Bagnai
Degni di avver­sa­ri di Bol­drin nel­le are­ne tele­vi­si­ve, par­teg­gia­no per il fron­te anti-Euro.
Clau­dio Bor­ghi è edi­to­ria­li­sta del Gior­na­le e can­di­da­to con la Lega Nord alle ele­zio­ni euro­pee: dif­fi­ci­le voler­gli del male, il suo fac­ci­no da padre di fami­glia mastro Gep­pet­to con­vo­glia nel­la men­te di chi lo osser­va una serie di fan­ta­sie buco­li­che trat­te da un imma­gi­na­rio agreste.
Per esse­re can­di­da­to con la Lega Nord non sem­bra affat­to aver­ce­lo duro e, a onor del vero, nem­me­no barzotto.

borghi

Per Bagnai la situa­zio­ne è più com­ples­sa: pro­fes­so­re di Poli­ti­ca Eco­no­mi­ca a Pesca­ra ha fon­da­to nel­l’au­tun­no del 2011 il blog eco­no­mi­co di estre­mo suc­ces­so Goo­fy­no­mics, con l’in­ten­to di muo­ve­re una cri­ti­ca ser­ra­ta alla mone­ta e ai suoi stre­nui difensori.
È l’in­car­na­zio­ne del­la vio­len­za ver­ba­le, dota­to di un Ego smi­su­ra­to che dif­fi­cil­men­te entre­reb­be in un qua­lun­que trat­ta­to freu­dia­no, si è crea­to un inte­ro reper­to­rio di bat­tu­te ed eti­chet­te da affib­bia­re agli avver­sa­ri duran­te i suoi epi­ci scon­tri su twitter.
Si auto­de­fi­ni­sce er cava­lie­re nero, quel­lo a cui nel­la cele­bre bar­zel­let­ta di Pro­iet­ti, “nun je devi cacà er caz­zo”. Aggiun­ge spes­so: “Non essen­do auto­re­vo­le allo­ra sono autoritario”.

AlbertoBagnai

Ecco un agi­le manua­let­to del­le espres­sio­ni nel­le qua­li pote­te incor­re­re leg­gen­do i suoi post:
Mar­xi­sti del­l’Il­li­nois: gli eco­no­mi­sti di sini­stra che non met­to­no in discus­sio­ne l’Eu­ro sono per Bagnai di destra – spes­so a loro insaputa.
Casta­Cric­ca­Cor­ru­zio­ne­Spe­sa­pub­bli­caim­pro­dut­ti­va: sono i Cin­que Stel­le, per Bagnai degli anal­fa­be­ti di eco­no­mia che non com­pren­do­no il mol­ti­pli­ca­to­re key­ne­sia­no, con la pecu­lia­ri­tà di espri­mer­si per slo­gan non infra­mez­za­ti da pau­se che per­met­ta­no la rico­no­sci­bi­li­tà del­le sin­go­le parole.
I Pid­di­ni: non neces­sa­ria­men­te mili­tan­ti del Pd, la paro­la indi­ca tut­ti quei ben­pen­san­ti sini­stroi­di e non che, all’o­scu­ro del­la più impor­tan­te lezio­ne socra­ti­ca, “san­no di sapere”.
Ci sareb­be il pic­co­lo pro­ble­ma cir­co­la­re nel­lo sta­bi­li­re chi può sma­sche­ra­re il Pid­di­no sen­za esse­re a sua vol­ta Pid­di­no – ma Bagnai sem­bra fre­gar­se­ne alta­men­te. Sostie­ne che come nel­la musi­ca – per­ché oltre che eco­no­mi­sta e man­ca­to filo­so­fo Bagnai è anche cem­ba­li­sta – la gran­dez­za di un pen­sie­ro si rico­no­sce pun­to e basta.
Ortot­te­ri: altra espres­sio­ne per i cin­que stel­le vaga­men­te dispre­gia­ti­va, essen­do l’or­di­ne degli inset­ti al qua­le appar­ten­go­no i comu­ni grilli.
Spa­ghet­ti libe­ri­sti: Gian­ni­no, Bol­drin, Zin­ga­les e affi­ni Chi­ca­go boys.
Ala­man­ni: i tede­schi o dei tedeschi.
The Boc­co­nians: non ser­vo­no traduzioni.

Capi­te quan­to non sia faci­le ela­bo­ra­re un costrut­ti­vo con­fron­to basa­to sul rispet­to reci­pro­co con l’e­co­no­mi­sta tosca­no pre­sta­to all’Abruzzo.

Pen­sia­mo d’a­ver for­ni­to un suf­fi­cien­te appor­to di mate­ria­le empi­ri­co per rispon­de­re alla doman­da “per­ché gli eco­no­mi­sti sono tut­ti stron­zi?”, che da oggi assu­me il tono del­l’e­scla­ma­zio­ne, com­pro­va­ta da evi­den­za sostanziale.

In fin dei con­ti pen­sa­te­ci bene, quan­d’è sta­ta l’ul­ti­ma vol­ta che Oscar Gian­ni­no si è reso sim­pa­ti­co ai vostri occhi? Non per caso quan­do scop­piò a pian­ge­re nel­la sua pie­na uma­ni­tà, pro­prio dopo esse­re sta­to sma­sche­ra­to in quan­to non-eco­no­mi­sta diver­sa­men­te abile?

E da ulti­mo: Gesù Cri­sto era for­se eco­no­mi­sta? O piut­to­sto filo­so­fo, il guru di rife­ri­men­to per la moda new age del­l’e­po­ca, una sor­ta di Ron Hub­bard ma sen­za i pote­ri speciali.
E chi è lo stron­zo nel Van­ge­lo? Pro­prio quel Giu­da che dopo un effi­ca­ce ana­li­si costi-bene­fi­ci deci­se di ven­der­si al miglior offe­ren­te per tren­ta dena­ri d’ar­gen­to – la valu­ta di riser­va pri­ma del gold standard.

jesus_christ

In fin dei con­ti vole­va solo far­si un fon­do pen­sio­ne e met­te­re al sicu­ro i pro­pri rispar­mi per la vecchiaia.
Pra­ti­ca­men­te Giu­da Isca­rio­ta era il ret­to­re del­la Bocconi.

Fran­ce­sco Floris
@FraFloris
Con­di­vi­di:
Francesco Floris
Blog­gerLin­kie­sta
Col­la­bo­ra­to­re de Linkiesta.it, spea­ker di Mag­ma, blogger.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.