Vatican in flames

Men­tre altro­ve i poten­ti del mon­do si riu­ni­sco­no per dibat­te­re qui­squi­lie, come la riso­lu­zio­ne diplo­ma­ti­ca dei con­flit­ti, il futu­ro anda­men­to dell’economia glo­ba­le, o la sal­va­guar­dia dell’ambiente, nel­le stan­ze segre­te vati­ca­ne un con­ses­so d’alti pre­la­ti si radu­na per l’adempimento di un com­pi­to d’importanza capi­ta­le per il desti­no dell’uomo: la cer­ti­fi­ca­zio­ne uffi­cia­le dei mira­co­li attri­bui­ti ai defun­ti papi Ron­cal­li e Wojtyla.

La gen­te fa pre­sto a gri­da­re “san­to subi­to!”, ma non è così sem­pli­ce. Le rego­le par­la­no chia­ro: ci vuo­le alme­no un mira­co­lo cer­ti­fi­ca­to (secon­do lo stan­dard ISO-9000) per esse­re dichia­ra­ti bea­ti, e due per diven­ta­re san­ti. Insom­ma, è fini­to il tem­po in cui pote­va gua­da­gnar­si un posto sul calen­da­rio un Ser Ciap­pel­let­to qual­sia­si. Ora vige la più stret­ta meri­to­cra­zia: c’è un iter buro­cra­ti­co com­ples­so, modu­li da com­pi­la­re, uffi­ci da visi­ta­re, pre­ghie­re da ascol­ta­re, docu­men­ti da rac­co­glie­re, e infi­ne l’approvazione del­la seve­ris­si­ma com­mis­sio­ne esa­mi­na­tri­ce, com­po­sta da sapien­tis­si­mi teo­lo­gi e medi­ci di lun­ga esperienza.

«Dun­que, qui abbia­mo una gua­ri­gio­ne dal Par­kin­son, due con­ver­sio­ni di acqua in vino, un paio di pas­seg­gia­te sull’acqua e una foto­gra­fia che pian­ge maionese.»
«Vedia­mo… Con il bonus resur­re­zio­ne fan­no tre­cen­to­quin­di­ci punti.»
«Una posi­zio­ne di tut­to rispet­to in graduatoria.»

Con­ces­so il bol­li­no di san­ti­tà, si è potu­ta tene­re la gran­dio­sa ceri­mo­nia in cui i due papi vigen­ti han­no, tra l’altro, bene­det­to le san­te reli­quie —un lem­bo di pel­le uma­na e un’ampolla di san­gue (cose che nean­che Can­ni­bal Holo­cau­st)— di fron­te a un milio­ne di pel­le­gri­ni e cir­ca due miliar­di di tele­spet­ta­to­ri. Allo spet­ta­co­lo ha par­te­ci­pa­to uno stuo­lo nutri­to di poli­ti­ci, e le tele­vi­sio­ni e i gior­na­li del nostro lai­cis­si­mo Pae­se sono rima­sti incol­la­ti a que­sta “mera­vi­glio­sa festa del­la cri­stia­ni­tà” per cir­ca tre gior­ni, tra diret­te, dibat­ti­ti, appro­fon­di­men­ti spe­cia­li e agio­gra­fie in omag­gio in edicola.

vaticaninflames

Quan­do riti essen­zial­men­te medie­va­li ven­go­no tra­spo­sti nel XXI seco­lo, e per di più pre­sta­ti ai nuo­vi media in nome di una moder­niz­za­zio­ne di fac­cia­ta, l’effetto non può che esse­re comi­co-grot­te­sco. Account di Twit­ter del papa, san­ti­fi­ca­zio­ni in mon­do­vi­sio­ne, papa-boys, hash­tag come #2papisanti, sono cose che fan­no qua­si rim­pian­ge­re l’Inquisizione spa­gno­la — alme­no ave­va un po’ di digni­tà. Al puro ridi­co­lo si accom­pa­gna poi una deso­lan­te bana­liz­za­zio­ne del­la reli­gio­si­tà, inte­sa nel suo signi­fi­ca­to più pro­fon­do: quel sen­so del sacro che la Chie­sa rie­sce ad infan­ga­re sen­za solu­zio­ne di con­ti­nui­tà da due mil­len­ni, dal com­mer­cio del­le indul­gen­ze fino alle buf­fo­na­te social.

Ora, inve­ce che copri­re con que­sta gigan­te­sca ope­ra­zio­ne di mar­ke­ting la dis­so­nan­za cogni­ti­va che dovreb­be for­mar­si nel cer­vel­lo di qual­sia­si cri­stia­no pen­san­te —un con­flit­to che non è tan­to tra fede e ragio­ne, ma tra Chie­sa e ragio­ne— le gerar­chie eccle­sia­sti­che potreb­be­ro pren­de­re final­men­te in mano la situa­zio­ne e rifor­ma­re vera­men­te l’istituzione ana­cro­ni­sti­ca che si tro­va­no a gover­na­re, per esem­pio lascian­do­si alle spal­le una vol­ta per tut­te il cul­to dei san­ti, ridi­co­la (e teo­lo­gi­ca­men­te pro­ble­ma­ti­ca) ini­zia­ti­va, esco­gi­ta­ta –com’è noto– per far dige­ri­re il mono­tei­smo alle mas­se con­ta­di­ne abi­tua­te al paganesimo.

E inve­ce, a tre seco­li dall’Illuminismo, sia­mo anco­ra costret­ti ad assi­ste­re all’irrazionalismo pre-civi­le dell’adorazione del­le reli­quie e alla pub­bli­ca­zio­ne di rivi­ste come Il mio papa, men­tre gior­na­li­sti e poli­ti­ci e opi­nio­ni­sti (cioè gen­te che ha stu­dia­to) van­no in bro­do di giug­gio­le per papa Francesco.

vaticaninflames_cristo compagno

Potrem­mo sem­pli­ce­men­te far­ci una risa­ta, se non fos­se per l’enorme peso che la Chie­sa tut­to­ra detie­ne, anche solo in vir­tù del pote­re che eser­ci­ta sul­le coscien­ze di una mas­sa di fede­li anco­ra sor­pren­den­te­men­te nume­ro­sa. E i dan­ni che pro­du­ce —spe­cial­men­te nel nostro Pae­se, che ha la sven­tu­ra di ospi­tar­ne la sede— sono anco­ra tan­ti, come dimo­stra la vicen­da dei pro­fes­so­ri di un liceo clas­si­co roma­no denun­cia­ti da alcu­ni geni­to­ri per aver fat­to leg­ge­re ai ragaz­zi un libro che par­la di amo­re omo­ses­sua­le (o per dir­la con le paro­le dei geni­to­ri stes­si: un libro che fa pro­pa­gan­da omo­ses­sua­li­sta). Poco tem­po fa, Bagna­sco in per­so­na si era mos­so per far riti­ra­re dal­le scuo­le medie un opu­sco­lo di edu­ca­zio­ne alla diver­si­tà. Sono solo enne­si­mi esem­pi del­lo stes­so oscu­ran­ti­smo che il cat­to­li­ce­si­mo oppo­ne da sem­pre alla liber­tà intellettuale.

For­se ha esa­ge­ra­to Pier­gior­gio Odi­fred­di, augu­ran­do­si il crol­lo del­la cupo­la di San Pie­tro con papi e car­di­na­li den­tro. For­se esa­ge­re­rem­mo anche noi, ad augu­rar­ci un’Italia sen­za Sta­to Vati­ca­no —che, ricor­dia­mo en pas­sant, fon­da la pro­pria esi­sten­za moder­na su accor­di sigla­ti con Mus­so­li­ni (e quel­la anti­ca su un docu­men­to fal­so). Ma di sicu­ro non esa­ge­ria­mo nel riven­di­ca­re uno Sta­to pie­na­men­te lai­co e un’informazione digni­to­sa­men­te eman­ci­pa­ta da qual­sia­si influen­za reli­gio­sa; e maga­ri (ma a que­sto dovreb­be­ro pen­sa­re i fede­li) una reli­gio­ne meno tri­via­liz­za­ta. Chis­sà quan­ti san­ti anco­ra ci toc­che­rà aspettare.

Seba­stian Bendinelli
@Se-ba_stian

Con­di­vi­di:
Sebastian Bendinelli
In mis­sio­ne per fer­ma­re la Rivo­lu­zio­ne industriale.

8 Commenti su Vatican in flames

  1. Liceo Clas­si­co Giu­lio Cesa­re di Roma.

    Dai par­lia­mo­ne, par­lia­mo del­l’en­ne­si­ma noti­zia per far pas­sa­re la leg­ge Scal­fa­rot­to, enne­si­ma noti­zia che cer­ca di dipin­ge­re il nostro pae­se solo come una gran mas­sa di omofobi.
    Ma for­se tu, che sei tal­men­te acu­to nel vede­re que­ste gran­di por­ca­te nel­la Chie­sa, non ci hai pensato.
    Ho let­to un pez­zo di quel libro sai?
    E se solo uno dei pro­fes­so­ri dei miei figli pro­vas­se anche solo a far­lo leg­ge­re in clas­se lo sgoz­ze­rei vivo.
    Ma non per­ché si par­la di gay.
    Sem­pli­ce­men­te per­ché è un libro por­no­gra­fi­co, anche scrit­to mol­to male se lo devo dire.
    Stia­mo par­lan­do di edu­ca­zio­ne, stia­mo par­lan­do di istruzione.
    E con tut­ti i libri mera­vi­glio­si in cir­co­la­zio­ne dob­bia­mo spen­de­re del tem­po a leg­ge­re libri por­no­gra­fi­ci a scuola?
    In un mon­do soprat­tut­to che ci bom­bar­da alla por­no­gra­fia, alla bestia­li­tà in cui uomo e don­na, o uomo e uomo la cosa non cam­bia, si trattano.
    In un mon­do in cui un pom­pi­no per i diciot­t’an­ni è meglio di un abbrac­cio abbia­mo dav­ve­ro biso­gno di leg­ge­re a scuo­la quei libri?
    Dai, sia­mo realisti.
    Sie­te i pri­mi a denun­cia­re i media, la stam­pa e su un fat­to così non ci vede­te nes­su­no sco­po diver­so da quel­lo di ripor­ta­re una notizia?
    Sono mol­to stupita.
    Stu­pi­ta e stu­fa che si con­ti­nui a pen­sa­re che ave­re a cuo­re l’e­du­ca­zio­ne dei pro­pri figli, che i segnar­gli a voler­si vera­men­te bene ven­ga dipin­to come un reato.
    Con que­sto pas­so e chiu­do, anche se su tut­to ciò che hai ben scrit­to ci sareb­be mol­to da dire.

    Cor­dia­li saluti

    • Cara signo­ra Rebec­ca Rossi,

      le rispon­do per dar­le un con­si­glio. La pros­si­ma vol­ta che “par­la di edu­ca­zio­ne, par­la di istru­zio­ne”, maga­ri non lo fac­cia tre righe dopo aver det­to che sgoz­ze­reb­be viva una per­so­na. Mi sfug­ge come pos­sa, per lei, esse­re uno stril­lo di simi­le vio­len­za OK e un pom­pi­no non–OK. Le assi­cu­ro che un pom­pi­no è meglio che esse­re sgozzati.

      È un pec­ca­to che si per­da in dichia­ra­zio­ni così, per­ché altri­men­ti, maga­ri, a qual­cu­no potreb­be anche scap­pa­re di pren­der­la sul serio.

      (Sono anche mol­to curio­so di sape­re su qua­li tele­vi­sio­ni ha assi­sti­to ad un bom­bar­da­men­to media­ti­co per la bestia­li­tà. Seems fun.)

      “Cor­dia­li saluti” (?),
      AM

      • Caro Vice­di­ret­to­re,

        Le rispon­do per dar­le un con­si­glio. La pros­si­ma vol­ta rispon­da ai com­men­ti su i suoi arti­co­li in una manie­ra più pro­fes­sio­na­le e cer­chi di non rin­chiu­der­si nel­la pic­co­lez­za di rispon­de­re ad una signo­ra met­ten­do in discus­sio­ne cer­te espres­sio­ni che mi sem­bra­va chia­ro non fos­se­ro vere. Per­ché mai sgoz­ze­rei viva una per­so­na ma pen­sa­vo che fos­si­mo tut­ti in gra­do di capirlo.
        Piut­to­sto rispon­da al vero con­te­nu­to del mio commento.
        Dav­ve­ro mi pare mol­to stra­no che lei non rie­sca a vede­re nel­la socie­tà che ci cir­con­da, soprat­tut­to nel­la gene­ra­zio­ne licea­le, l’ap­proc­cio qua­si ani­ma­le tra i ragazzi.
        Guar­di meglio, fre­quen­ti di più.
        E se anco­ra non ci vede nul­la, sono tan­to feli­ce per lei che vive nel suo mon­do in cui la chie­sa è la rovi­na del nostro paese.
        Seems fun, la invidio.

        • Caris­si­ma, è un pia­ce­re rive­der­la su Vul­ca­no Statale.

          Se ha voglia di per­de­re qual­che minu­to a navi­ga­re il nostro sito note­rà che anche in occa­sio­ne di tsu­na­mi di com­men­ti nega­ti­vi (cfr ad esem­pio il mio pez­zo sul movi­men­to anti-vac­ci­na­zio­ne qui: http://bit.ly/1kynbdg ) lascia­mo sem­pre spa­zio alla voce dei let­to­ri, anche quan­do muo­vo­no accu­se pesan­ti o por­ta­no affer­ma­zio­ni discu­ti­bi­li. Rite­nia­mo che la con­ver­sa­zio­ne atti­va sia un ele­men­to fon­da­men­ta­le dell’informarsi.

          Det­to que­sto, non ho inten­zio­ne di tol­le­ra­re com­men­ti vio­len­ti in nome di una sua idea per­so­na­le di edu­ca­zio­ne e con­tro quel­la che è una gra­vis­si­ma emer­gen­za del Dirit­to italiano.
          *Ovvia­men­te* lei non sgoz­ze­reb­be mai una per­so­na dav­ve­ro, spe­ro. Ma le espres­sio­ni han­no una for­za, un signi­fi­ca­to, e van­no giu­sti­fi­ca­te. Minac­cia­re di mor­te un igno­to ipo­te­ti­co non è meno gra­ve per­ché “poi non lo face­va”. Voglio che si fer­mi un secon­do, fac­cia un’esame di coscien­za, e si ren­da con­to quan­to fos­se gra­ve la sua affer­ma­zio­ne. È faci­le scri­ve­re cose quan­do si è soli davan­ti a uno schermo. 

          Le fac­cio poi pre­sen­te che sta scri­ven­do sul sito inter­net di una testa­ta uni­ver­si­ta­ria. Abbia­mo tut­ti pre­sen­te la spia­ce­vo­le (?) quo­ti­dia­ni­tà di esse­re ado­le­scen­ti, e ci pre­oc­cu­pia­mo come lei quan­do leg­gia­mo dei casi di vio­len­za che scop­pia­no nel­le scuo­le di tan­to in tan­to. Ma le assi­cu­ro, qual­sia­si mate­ria­le rela­ti­vo alla sfe­ra ses­sua­le fos­se con­te­nu­to nel libro di cui par­la, poco ha a che fare con le vol­ga­ri­tà e le osce­ni­tà che ci si scam­bia alle­gra­men­te tra ragaz­zi pri­ma del­le lezio­ni. I suoi chia­ri pre­con­cet­ti sui temi dell’intimità rischia­no di desta­bi­liz­za­re la sere­ni­tà dei suoi figli mol­to di piú di qual­che descri­zio­ne maga­ri trop­po espli­ci­ta per i suoi gusti. 

          Non so se la Chie­sa sia la rovi­na del nostro Pae­se, ma di cer­to non lo è un libret­to che vie­ne let­to a scuola.

          • Caro
            Ha let­to il libro?
            Il fat­to che le vol­ga­ri­tà tra i ragaz­zi pos­sa­no esse­re peg­gio­ri del­le osce­ni­tà scrit­te in quel libro non giu­sti­fi­ca la sua let­tu­ra in classe.
            Cre­do come Oscar che ci sia­no modi diver­si di affron­ta­re que­sti argo­men­ti e le assi­cu­ro di non aver nes­su­no tipo di pre­con­cet­to, se non ave­re a cuo­re che i miei bam­bi­ni affron­ti­no que­sti argo­men­ti in una moda­li­tà diver­sa, in un dia­lo­go sano.
            Quin­di anche solo il fat­to che si lasci a scuo­la del tem­po per quel libro va con­tro le moda­li­tà sopra cita­te ed è inaccettabile.
            Vor­rei sot­to­li­nea­re inol­tre che nes­su­no ha mai det­to che l’a­do­le­scen­za sia un perio­do spia­ce­vo­le, anzi. Seb­be­ne dif­fi­ci­le è un perio­do di gran­dis­si­ma impor­tan­za nel­la vita.

            Per quan­to riguar­da l’af­fer­ma­zio­ne del mio pri­mo com­men­to, le dico con mol­ta fran­chez­za che i mora­li­sti, fin­ti per­be­ni­sti ed ideo­lo­gi­ci non mi sono mai pia­ciu­ti e mai mi pia­ce­ran­no. Pen­so sia­no mol­to più gra­vi le affer­ma­zio­ni fat­te dal suo gior­na­li­sta nel­l’ar­ti­co­lo che una la mia fra­se di gran­de vio­len­za. Ma se voglia­mo esse­re pre­ci­si, pigno­li e mora­li­sti le dico che mi scu­so e che la pros­si­ma vol­ta che capi­te­rò nel il suo blog sta­rò atten­ta a non fare fra­si che lei non pos­sa tollerare.

            • Non ho let­to il libro, ma ho let­to la descri­zio­ne di fel­la­tio tan­to discus­sa sui gior­na­li. Era bre­ve, per nien­te espli­ci­ta, e pri­va di qual­sia­si det­ta­glio pru­ri­gi­no­so. Non è in nes­sun modo cata­lo­ga­bi­le come por­no­gra­fia, per­ché non vi è nes­sun inten­to di ecci­ta­re il lettore.

              Per­so­nal­men­te cre­do che le scuo­le dovreb­be­ro occu­par­si del­la dif­fu­sio­ne di clas­si­ci acces­si­bi­li e non di let­te­ra­tu­ra d’intrattenimento, e su que­sto fron­te cre­do che una cri­ti­ca sareb­be cor­ret­ta. Pur­trop­po però pochis­si­me sono le ope­re clas­si­che che con­ten­go­no toni ed ele­men­ti ses­sua­li meno espli­ci­ti del roman­zo del­la Mazzucco.

              Non mi era mai capi­ta­to di sen­tir­mi dare del mora­li­sta per­be­ni­sta da una per­so­na che com­men­ta quat­tro vol­te su un blog per attac­ca­re un roman­zo che ha offe­so la pro­pria idea di mora­le. Ma c’è sem­pre una pri­ma vol­ta, si dice, no?
              La saluto.

  2. Anche io ho let­to uno stral­cio di quel libro, e non pos­so che con­cor­da­re con Rebec­ca sul­la sua natu­ra por­no­gra­fi­ca, non meno che sul­l’i­nop­por­tu­ni­tà di pre­sen­tar­lo come let­tu­ra con­si­glia­ta a scuo­la. Ci sono let­tu­re che pos­so­no edu­ca­re, anche ardi­ta­men­te, al ses­so e accom­pa­gna­re lo stu­den­te ado­le­scen­te in una deli­ca­ta sco­per­ta del pro­prio cor­po e del pro­prio ero­ti­smo, sen­za risul­ta­re pornografiche.
    Non per que­sto giu­sti­fi­co le pro­te­ste dei gior­ni scor­si al Liceo Giu­lio Cesa­re. Per­chè se scen­di in piaz­za con uno stri­scio­ne che reci­ta “MASCHI SELVATICI, NON CHECCHE ISTERICHE” cre­do che il pro­ble­ma non sia lega­to allo spes­so­re por­no­gra­fi­co del libro in que­stio­ne, quan­to piut­to­sto alla sua aper­tu­ra a for­me di ero­ti­smo per le qua­li il nostro pae­se (e tan­to­me­no il nostro siste­ma sco­la­sti­co) è fatal­men­te impreparato.
    Se al con­te­nu­to del pit­to­re­sco aral­do aggiun­gi la fie­ra cro­ce cel­ti­ca cam­peg­gian­te poco sopra e le dichia­ra­zio­ni dei capi del comi­ta­to Lot­ta Stu­den­te­sca (“E’ inaccettabile…che ven­ga­no pre­sen­ta­ti ai gio­va­ni stu­den­ti model­li di vita devia­ti e per­ver­si come se fos­se­ro la nor­ma­li­tà o rap­pre­sen­tas­se­ro una prio­ri­tà”) il qua­dro è tri­ste­men­te completo.

    Per quan­to riguar­da l’ar­ti­co­lo: lo tro­vo ben fat­to, anche se il piglio sar­ca­sti­co con cui affron­ta la que­stio­ne mi sem­bra fuo­ri luo­go. Insom­ma, se si vuo­le costrui­re una cri­ti­ca ad un’i­sti­tu­zio­ne mil­le­na­ria qual è la cano­niz­za­zio­ne dei san­ti non si può far­lo con lo spi­ri­to da talk show di chi sati­riz­za sugli spre­chi del­la poli­ti­ca (per dir­ne una a caso).
    Non cre­do che la Chie­sa infan­ghi il sen­so di sacra­li­tà dei suoi fede­li, con que­ste mani­fe­sta­zio­ni: anzi, a mio avvi­so, quel­lo che l’au­to­re defi­ni­sce oscu­ran­ti­smo nasce più spon­ta­nea­men­te dal­la base dei cre­den­ti e dei devo­ti, e non come un’im­po­si­zio­ne dal­l’al­to. Il sen­so di sacra­li­tà, che fon­da le basi del­la Chie­sa quan­to quel­le del­la fede, è nel­la qua­si tota­li­tà dei casi inscin­di­bi­le da quel­la pro­ie­zio­ne tote­mi­co-feti­ci­sti­ca che sfo­cia nel­la devo­zio­ne al san­to e nel­l’o­sten­sio­ne urbi et orbi dei lem­bi del­la sua pel­le mar­ce­scen­te. L’Il­lu­mi­ni­smo ci ha per­mes­so di capi­re la natu­ra di qua­si tut­ti i nostri limi­ti uma­ni, ma ci ha dato gli stru­men­ti per supe­ra­re solo alcu­ni di essi.

  3. Le lascio qui l’ar­ti­co­lo di Ales­san­dro D’A­ve­nia rispet­to alla questione.
    Spes­so mi sono tro­va­ta in disac­cor­do con lo scrit­to­re e mol­ti pas­sag­gi dei suoi due libri non mi han­no fat­to impazzire.
    Ma ho tro­va­to inte­res­san­te que­sto giudizio.

    Denun­cia­te­ci, cari geni­to­ri, ma non per quel­lo che fac­cia­mo leg­ge­re ai vostri figli, ma per quel­lo che non fac­cia­mo leg­ge­re loro. Noi inse­gnan­ti, fre­quen­ta­to­ri del­le bel­le let­te­re, a vol­te rinun­cia­mo alla bel­lez­za. Per que­sto dove­te man­dar­ci in gale­ra. Denun­cia­te­ci per­ché non fac­cia­mo leg­ge­re che una vivi­se­zio­ne de I pro­mes­si spo­si (chi non odia quel roman­zo dopo la scuo­la?). Denun­cia­te­ci per­ché non fac­cia­mo leg­ge­re Dan­te, per­ché è dif­fi­ci­le, per­ché tan­to non lo capi­sco­no, per­ché par­la trop­po di Dio. Denun­cia­te­ci per­ché non fac­cia­mo leg­ge­re i clas­si­ci per inte­ro ma li fac­cia­mo a bra­ni, come in macel­le­ria. Denun­cia­te­ci per­ché fac­cia­mo cre­de­re ai ragaz­zi che le poe­sie sia­no inu­ti­li corian­do­li, e non par­ti di rac­col­te signi­fi­ca­ti­ve nel­la loro inte­rez­za (la scuo­la è l’unico momen­to in cui alcu­ni leg­go­no poe­sia in una vita inte­ra). Denun­cia­te­ci per­ché non fac­cia­mo leg­ge­re la let­te­ra­tu­ra stra­nie­ra ma solo quel­la nostra­na, mino­ri com­pre­si, piut­to­sto che Bau­de­lai­re, Dostoe­v­skij, Eliot. Denun­cia­te­ci per­ché non cre­dia­mo più alla bel­lez­za tut­ta inte­ra. Per far­ti ama­re la Vene­re di Bot­ti­cel­li te ne fac­cio vede­re solo alcu­ni cen­ti­me­tri qua­dra­ti o ti por­to di fron­te al quadro?

    Quan­do dico ai miei ragaz­zi di pri­ma supe­rio­re di met­te­re da par­te l’antologia di epi­ca per­ché leg­ge­re­mo l’Odissea per inte­ro si dispe­ra­no. Pen­sa­no sia una fol­lia, una noia. E non è né l’uno né l’altro, per­ché i clas­si­ci sono sì fati­co­si, ma sem­pre inte­res­san­ti (e l’interesse è l’unico anti­do­to alla noia, e non – come mol­ti pen­sa­no – il diver­ti­men­to). Non san­no che un libro dell’Odissea si leg­ge ad alta voce in meno di 30 minu­ti e che quin­di per leg­ge­re i 24 di cui è com­po­sta baste­reb­be­ro 12 ore. Solo 12 ore. Alla fine di quell’esperienza (sì la let­tu­ra è ex-peri­ri: andar­se­ne in giro in posti diver­si uscen­do dal pro­prio guscio), rin­gra­zia­no, come dopo un bel viag­gio: sono sta­ti ad Ita­ca, cia­scu­no di loro ha dato voce ad uno o più per­so­nag­gi. Tut­to è diven­ta­to “vera pre­sen­za”, direb­be Geor­ge Stei­ner e l’insegnante si è con­ces­so lus­so e gusto di esse­re Omero-narratore.

    Lo stes­so acca­de quan­do affron­to con i ragaz­zi di secon­da supe­rio­re la let­tu­ra inte­gra­le dell’Allegria di Unga­ret­ti. All’inizio sono sana­men­te con­fu­si, poi a poco a poco le paro­le li pos­sie­do­no. La bel­lez­za edu­ca se noi gli accor­dia­mo quel­la fidu­cia “inte­gra­le” che merita.

    Que­sto è l’unico cri­te­rio per sce­glie­re le let­tu­re: inte­gra­li­tà e bel­lez­za. Il resto è anto­lo­gia o ideo­lo­gia. Lascia il tem­po che l’interrogazione trova.

    Denun­cia­te­ci se non sce­glia­mo let­tu­re capa­ci di inter­cet­ta­re la matu­ra­zio­ne di un ragaz­zo che tro­ve­rà final­men­te paro­le vere per dare nome – quin­di pos­se­de­re e vive­re direb­be Eliot – ciò che di invi­si­bi­le c’è nel­la pro­pria vita inte­rio­re, che abbia­mo il com­pi­to di far fiorire.

    “Tra i segna­li che mi avver­to­no esse­re fini­ta la gio­vi­nez­za è l’accorgersi che la let­te­ra­tu­ra non mi inte­res­sa più vera­men­te. Voglio dire che non apro i libri con quel­la viva ed ansio­sa spe­ran­za di cose spi­ri­tua­li che, mal­gra­do tut­to, un tem­po sen­ti­vo”. Così scri­ve­va Cesa­re Pave­se nel suo diario.

    Denun­cia­te­ci, allo­ra, quan­do pri­via­mo i vostri ragaz­zi dell’alimento che li affa­ma, come non mai, nel­la vita: la bel­lez­za che nutre e fa sen­ti­re abi­ta­bi­le il mon­do, la bel­lez­za che non ha ragio­ni, ma dà ragio­ni all’esistere e lo ren­de per que­sto sen­sa­to e non sem­pli­ce­men­te da con­su­ma­re. Denun­cia­te­ci non se fac­cia­mo leg­ge­re cose brut­te, ma se non fac­cia­mo leg­ge­re secon­do bel­lez­za. Se lo faces­si­mo non ci rimar­reb­be tem­po per le bana­li­tà. E per le denunce. 

    La Stam­pa, 29 apri­le 2014

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.