Area — Arbeit Macht Frei
35 anni dalla morte di Demetrio Stratos

Il movi­men­ta­to ’68 era pas­sa­to da poco quan­do si sta­glia­va­no all’o­riz­zon­te gli Anni di Piom­bo e —nel pie­no di quel perio­do di incre­di­bi­le fer­vo­re non solo poli­ti­co, ma anche musi­ca­le e arti­sti­co — nel 1973 ven­ne alla luce uno dei più gran­di capo­la­vo­ri che la musi­ca ita­lia­na abbia pro­dot­to: Arbeit Macht Frei, album d’e­sor­dio degli Area che, nati solo un anno pri­ma con la for­ma­zio­ne che li con­sa­cre­rà, si appre­sta­va­no a diven­ta­re uno dei grup­pi più signi­fi­ca­ti­vi del periodo.
In pie­na cor­ren­te pro­gres­si­ve, ma spa­zian­do in più gene­ri d’a­van­guar­dia, gli Area pro­po­se­ro un sound per­so­na­le ed ela­bo­ra­to, mai bana­le e ripe­ti­ti­vo, rifug­gen­do il con­cet­to di “can­zo­ne” come sia­mo abi­tua­ti a con­ce­pir­la, essen­zial­men­te met­ten­do nei pro­pri bra­ni la musi­ca come ele­men­to cen­tra­le. Inol­tre li distin­gue­va la for­te matri­ce poli­ti­co-socia­le pre­sen­te nei testi, il loro costan­te ten­ta­ti­vo di crea­re una rivo­lu­zio­ne che pren­des­se for­ma ini­zial­men­te in ambi­to cul­tu­ra­le, inse­guen­do il sogno di un mon­do nuo­vo tan­to pre­sen­te nel­le men­ti di quei ragaz­zi che mani­fe­sta­va­no gior­no dopo gior­no nel­le piazze.

Pri­ma anco­ra di usci­re sugli scaf­fa­li, il disco fece scal­po­re per via del­la coper­ti­na su cui cam­peg­gia­va un’o­pe­ra di Edoar­do Sivel­li rap­pre­sen­tan­te del­le sta­tui­ne inca­te­na­te con una chia­ve in mano, imma­gi­ne di for­te allu­sio­ne poli­ti­ca a cui si aggiun­se – oltre al tito­lo – la pro­vo­ca­zio­ne di col­lo­ca­re nel disco una pisto­la di cartone.

Area PicMonkey Collage

Il pro­get­to si apre con” Luglio, ago­sto, set­tem­bre (nero)”, bra­no tra i più cele­bri del grup­po, che si sca­glia con­tro la bor­ghe­sia ben­pen­san­te e fal­sa, figlia di un tem­po inten­to a distrug­ge­re le sin­go­la­ri­tà in favo­re di una tota­le omo­lo­ga­zio­ne. Un testo in ara­bo schiu­de il bra­no, costi­tuen­do un inci­pit sto­ri­co, a cui fa segui­to la voce incon­fon­di­bi­le di Deme­trio Stra­tos che dan­za su un sound spa­zian­te dal prog alle can­zo­ni popo­la­ri gita­ne. Ad impre­zio­si­re il bra­no già si aggiun­ge una sezio­ne ispi­ra­ta al free-jazz, con il sax di Busnel­lo a fare da padro­ne sui con­ti­nui cam­bi ritmici.
Il secon­do bra­no – title track del­l’al­bum– lo apre un ispi­ra­to Giu­lio Capioz­zo, bat­te­ri­sta del grup­po, con poli­rit­mie ricer­ca­te sem­pre più vici­ne al jazz che indi­ca­no la stra­da alla melo­dia prin­ci­pa­le, segui­ta nel­la secon­da stro­fa da un riff di bas­so e chi­tar­ra degno di nota. La voce di Stra­tos si muo­ve qui da poten­te a sinuo­sa —rag­giun­gen­do livel­li ecce­zio­na­li su di un bra­no in con­ti­nua evo­lu­zio­ne— arre­sta­ta solo dal­la sua conclusione
“Con­sa­pe­vo­lez­za” è l’em­ble­ma del­la fusio­ne tra pro­gres­si­ve e jazz-rock tan­to ricer­ca­ta dal grup­po, con un sound mol­to vici­no agli anni ’60 a fare da sfon­do in un testo che inci­ta sem­pre più chia­ra­men­te alla ribel­lio­ne con­tro il siste­ma. Anche qui è chia­ra la fusio­ne tra Occi­den­te ed Orien­te, soprat­tut­to nel­l’ar­peg­gio cre­scen­te su cui si inca­stra­no le improv­vi­sa­zio­ni di Fariselli.

Il Lato B del­l’al­bum è affi­da­to al capo­la­vo­ro “ L’ab­bat­ti­men­to del Tem­po” — una melo­dia voca­le accom­pa­gna­ta dal sax tie­ne le fila del bra­no nel­la pri­ma par­te, a cui si aggiun­ge una sezio­ne rit­mi­ca che rie­sce a far con­vi­ve­re l’im­prov­vi­sa­zio­ne di tut­ti gli stru­men­ti in un con­ti­nuo cre­scen­do che, sen­za per­de­re coe­sio­ne, ha il suo api­ce nel­l’im­pe­rio­so “ IO HO “ di Stra­tos, per poi viag­gia­re sen­za più fre­ni in una con­clu­sio­ne da brividi.
“250 Chi­lo­me­tri da Smir­ne” è sen­za dub­bio il pez­zo più tra­di­zio­na­le del pro­get­to, ma non per que­sto infe­rio­re agli altri bra­ni in esso con­te­nu­ti. Un pez­zo inte­ra­men­te stru­men­ta­le in cui, su una rete dal sound free-jazz, gli stru­men­ti si alter­na­no in sin­go­li soli.
Chiu­de l’al­bum “L’Abbattimento del­lo Zep­pe­lin”, bra­no di pura spe­ri­men­ta­zio­ne in cui Stra­tos dà degna pro­va di sè, con un can­to a trat­ti ner­vo­so e sin­co­pa­to, su con­ti­nue fughe strumentali.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=kUg6keKtJc4[/youtube]

Trac­ce
Lato A
Luglio, ago­sto, set­tem­bre (nero) — 4:27
Arbeit Macht Frei — 7:56
Con­sa­pe­vo­lez­za — 6:06
Lato B
Le lab­bra del tem­po — 6:00
240 chi­lo­me­tri da Smir­ne — 5:10
L’ab­bat­ti­men­to del­lo Zep­pe­lin — 6:4

For­ma­zio­ne
Deme­trio Stra­tos – voce, orga­no Ham­mond, steel drum
Vic­tor Edouard Busnel­lo – sas­so­fo­no, cla­ri­net­to basso
Giu­lio Capioz­zo – bat­te­ria, percussioni
Yan Patrick Erard Dji­vas – bas­so elet­tri­co, contrabbasso
Patri­zio Fari­sel­li – pia­no­for­te, pia­no elettrico
Pao­lo Tofa­ni – chi­tar­ra elet­tri­ca, EMS VCS3, flauto


Fede­ri­co Arduini

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1 Commento su Area — Arbeit Macht Frei
35 anni dalla morte di Demetrio Stratos

  1. Quan­do ho sen­to­to gli Area per la pri­ma vol­ta dal vivo,In vil­la comu­na­le ‚a Napoli,credo fos­se un festi­val dell’ Unita,sono rima­sto squar­cia­to, ste­so, ddal­la poten­za e bel­lez­za del­la voc­we di Demetrio.
    Era sta­to preceduto,il con­cer­to, da un incontro,una discussione,con noi e Demetrio.Molto interessante,molto di sinistr.Ma dov’e’ la soìnistra,ma cos’ e’ oggi la sinistra?
    Pino Barreca.
    PS.qUALCUNO SA DIRMI CHE ANNO ERA?

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