Ecco cosa Renzi deve chiedere all’Europa

“La prio­ri­tà è il lavoro.”
Come può non esser­lo. Ma men­tre trop­pi si per­do­no in faci­li cri­ti­che sul­la man­can­za di risul­ta­ti, pre­te­sa fran­ca­men­te ridi­co­la nei tem­pi ristret­ti in cui il nuo­vo gover­no ha ope­ra­to, quel­lo che si è visto lati­ta­re è pro­prio l’impegno.
Sen­tir dire “la prio­ri­tà è il lavo­ro”, in Ita­lia, non riem­pie nem­me­no di trop­pe spe­ran­ze e con­fi­den­za. Anzi, con­si­de­ra­te le posi­zio­ni in costan­te muta­men­to su arti­co­lo 18 e ruo­lo dei sin­da­ca­ti del­l’at­tua­le Pre­si­den­te del Con­si­glio, è faci­le esse­re mol­to pre­oc­cu­pa­ti. La prio­ri­tà è il lavo­ro, ma qua­li sono que­ste “prio­ri­tà”?

I pre­sup­po­sti che lasci­no spe­ra­re in una poli­ti­ca a dife­sa del­le neces­si­tà del­le fascie piú debo­li ci sono: gli 80 euro men­si­li rica­va­ti dal dl Irpef, su cui si è fat­ta iro­nia, su cui si è spu­ta­to in alle­gria, costi­tui­sco­no un pas­so sen­za pre­ce­den­ti sto­ri­ci in Ita­lia per la redi­stri­bu­zio­ne del­la ric­chez­za ver­so il lavo­ro dipendente.
Mal­gra­do la situa­zio­ne con­flit­tua­le con i sin­da­ca­ti, costel­la­ta da dichia­ra­zio­ni dal sapo­re bor­der­li­ne fasci­sta, il Gover­no Ren­zi ha dimo­stra­to, per­lo­me­no, di esse­re coscien­te del­la neces­si­tà di agi­re in modo rapi­do sul­la cri­si, meri­to che non si può cer­to rico­no­sce­re ai gover­ni che l’han­no preceduto.

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Indi­vi­dua­re una solu­zio­ne per la disoc­cu­pa­zio­ne di mas­sa è par­ti­co­lar­men­te dif­fi­ci­le per­ché la situa­zio­ne eco­no­mi­ca, sem­pre più pre­ca­ria, in cui ver­sa­no mol­te fami­glie allar­ga il baci­no di per­so­ne in cer­ca di lavo­ro men­tre il mer­ca­to si restrin­ge. L’ascesa del tas­so di disoc­cu­pa­zio­ne gio­va­ni­le negli ulti­mi due anni è sta­ta cau­sa­ta prin­ci­pal­men­te da un influs­so pode­ro­so di ragaz­zi in cer­ca di un lavo­ro per assi­ste­re le pro­prie famiglie.
La Sto­ria inse­gna che l’u­ni­ca solu­zio­ne è un approc­cio mol­to piú diret­to del­le tan­to atte­se rifor­me per faci­li­ta­re le assun­zio­ni. Non si può pre­ten­de­re che rifor­me sani­no il mer­ca­to, è impe­ra­ti­vo crea­re lavoro.
Nel 1933, duran­te il ter­zo anno di depres­sio­ne in segui­to alla cri­si del ’29, nel con­te­sto del­le alpha­bet agen­cies del New Deal di Roo­se­velt è inau­gu­ra­to il dipar­ti­men­to del­la Public Works Admi­ni­stra­tion. Con un bud­get bien­na­le di 6 miliar­di di dol­la­ri (per un inve­sti­men­to annua­le pari al 5% del PIL sta­tu­ni­ten­se), il PWA è isti­tui­to per impie­ga­re lavo­ra­to­ri spe­cia­liz­za­ti e costrut­to­ri nel con­te­sto di ope­re su lar­ga scala.
In segui­to agli sfor­zi del­la PWA, vie­ne atti­va­ta nel 1935 anche un’agenzia per la Work Pro­gress Admi­ni­stra­tion. Finan­zia­ta da un inve­sti­men­to di par­ten­za pari al 6.7% del PIL, ope­re­rà per nove anni, con un costo tota­le di 13.4 miliar­di di dol­la­ri. La WPA è con­cen­tra­ta ed esclu­si­va­men­te dedi­ca­ta alla rea­liz­za­zio­ne di lavo­ri su pic­co­la sca­la, loca­li, e per sta­tu­to impie­ga sol­tan­to lavo­ra­to­ri pre­ce­den­te­men­te disoccupati.

Lo sforzo titanico degli Stati Uniti nel finanziare PWA e WPA produrrà nell’arco di 10 anni piú di 12 milioni di posti di lavoro e sarà fondamentale nell’accompagnare le famiglie attraverso la crisi.

Nei mesi pre­ce­den­ti alle ele­zio­ni sono sta­te mol­te le for­ze poli­ti­che che han­no agi­ta­to la ban­die­ra di un “New Deal euro­peo”. Poche par­la­no in real­tà del­la stes­sa cosa, e, seb­be­ne nel­le ulti­me set­ti­ma­ne l’idea si stia facen­do sem­pre piú popo­la­re tra i poli­ti­ci dei Pae­si piú in cri­si dell’Unione, nes­sun par­ti­to si è anco­ra espo­sto con nume­ri, né con una vera progettualità.
Lo sfor­zo piú enco­mia­bi­le vie­ne sicu­ra­men­te dal grup­po del­la ini­zia­ti­va di cit­ta­di­ni euro­pei New Deal 4 Europe.
Il pia­no pro­po­sto dal­la ICE pre­ve­de un inve­sti­men­to di 400 miliar­di di euro in tre anni, per­fet­to paral­le­lo con quel­lo ame­ri­ca­no degli anni ’30 cal­co­la­ta l’inflazione. Il grup­po sostie­ne che l’investimento potreb­be esse­re coper­to da una tas­sa sul­le tran­sa­zio­ni finan­zia­rie, una car­bon tax e un euro pro­ject bond. L’iniziativa ha incas­sa­to un appog­gio tra­sver­sa­le che va da Syri­za all’ALDE pas­san­do per i Ver­di fran­ce­si e tede­schi. Mar­tin Schul­tz ha aper­ta­men­te dichia­ra­to sim­pa­tia per il pro­get­to — ma ha poi rifiu­ta­to di fir­ma­re invo­can­do “le dif­fi­col­tà del­la cam­pa­gna elettorale”.

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Anche igno­ran­do i nasi stor­ti dei fon­da­men­ta­li­sti reli­gio­si con­tra­ri all’investimento in defi­cit, è comun­que impos­si­bi­le leg­ge­re il pro­get­to dell’ICE sen­za que­stio­nar­ne la fattibilità.
È inol­tre visto­sa la man­can­za dell’edilizia tra i set­to­ri in cui il pia­no dovreb­be inve­sti­re. For­se col­pe­vo­le di esse­re poco sexy, l’edilizia fu la pie­tra fon­dan­te del New Deal ame­ri­ca­no, garan­ti­sce il faci­le acces­so ai fon­di da par­te di lavo­ra­to­ri non spe­cia­liz­za­ti e per­met­te­reb­be anche ai Pae­si piú tas­sa­ti dal­la cri­si di vede­re le pro­prie strut­tu­re fug­gi­re dal­la decadenza.
A onor del vero, un pro­get­to di edi­li­zia chia­ra­men­te ispi­ra­to allo sfor­zo del­la WPA è sta­to pun­to car­di­ne del pro­gram­ma del Par­ti­to Demo­cra­ti­co dal 2009 al 2013, sot­to il nome di “Pic­co­le ope­re e manu­ten­zio­ne”. Del pia­no, ambi­zio­so e di buon­sen­so, si sono però poi per­se le tracce.

L’emergenza del lavo­ro e l’avanzata di movi­men­ti popu­li­sti ren­de l’attivazione di poli­ti­che sul lavo­ro una neces­si­tà vita­le sia per le for­ze che com­por­ran­no la gran­de allean­za euro­pea che per l’organizzazione demo­cra­ti­ca stes­sa dell’Unione.
Qua­si un indi­ca­to­re del DEFCON, final­men­te per­ce­pi­to da tut­te le par­ti poli­ti­che, un appog­gio in extre­mis è arri­va­to oggi da Rena­to Bru­net­ta di FI — cer­to che si tro­ve­rà un accor­do bipar­ti­san in Ita­lia per un New deal europeo.
Mal­gra­do i dub­bi di Schul­tz, con la nuo­va posi­zio­ne di pri­mo par­ti­to all’interno del PSE il PD ha influen­za suf­fi­cien­te per alli­nea­re i socia­li­sti a ver­di, libe­ra­li e euro­co­mu­ni­sti ver­so un pro­get­to comu­ne, sem­pre se “La prio­ri­tà è il lavoro.”

Ales­san­dro Massone
@amassone
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Alessandro Massone
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