Il successo della sociopatia
Intervista a Zerocalcare

Dal 26 mag­gio fino al 15 giu­gno è aper­to il (pur­trop­po) tem­po­ra­ry shop di Bao a Mila­no, la Bao Bou­ti­que. In que­sto spa­zio i due fon­da­to­ri, Miche­le Foschi­ni e Cate­ri­na Mariet­ti han­no orga­niz­za­to incon­tri con alcu­ni dei loro auto­ri più famo­si, e quan­do è sta­to il tur­no di Zero­cal­ca­re ne ho appro­fit­ta­to per fare qual­che doman­da a lui e agli editori.
Dun­que, con ordi­ne, se non ave­te mai sen­ti­to par­la­re di que­sto losco figu­ro date un’oc­chia­ta qui, altri­men­ti buo­na lettura.

Pen­si che riu­sci­rai mai a rap­por­tar­ti al suc­ces­so in manie­ra non patologica?
[Ride] No. No, ma per­ché in real­tà tut­ta la vita mia fino ad ades­so e tut­te le cose che ho fat­to, le per­so­ne che ho fre­quen­ta­to, tut­ta la mia enti­tà in real­tà è in for­tis­si­ma con­trad­di­zio­ne con un sac­co di aspet­ti lega­ti al “suc­ces­so”, “suc­ces­so” sem­pre tra vir­go­let­te per quan­to riguar­da i fumet­ti… però comun­que. Quin­di in veri­tà è una roba che, il momen­to in cui io mi ci rap­por­tas­si in manie­ra sere­na pro­ba­bil­men­te avrei per­so una par­te del­l’i­den­ti­tà mia, è mol­to grave.

Imma­gi­no che ades­so che hai suc­ces­so, per­ché dob­bia­mo defi­nir­lo suc­ces­so a que­sto pun­to, i tuoi let­to­ri pos­so­no esse­re del­le per­so­ne che sono lon­ta­ne da, dicia­mo­lo tra vir­go­let­te, l’”ambiente” da cui vieni…le per­so­ne che fisi­ca­men­te ven­go­no a com­pra­re i tuoi libri quan­do sei in giro ad illu­strar­li. Come ti rela­zio­ni con que­sta dif­fe­ren­za di “con­te­sto socia­le”, tra vir­go­let­te mol­to grosse?
In real­tà mi fa super­pia­ce­re, nel sen­so che in veri­tà a me mi ras­si­cu­ra un sac­co vede­re che ci sono per­so­ne di estra­zio­ni socia­li, ma anche cul­tu­ra­li, diver­se, del fat­to che ci sta sia la tep­pa del mio quar­tie­re, sia il dot­to­ran­do in fisi­ca che lavo­ra al CERN, a me è una cosa che mi fa pro­prio, mi pia­ce… io ho una super­sog­ge­zio­ne psi­co­lo­gi­ca per esem­pio ver­so i lau­rea­ti, quin­di a me il fat­to che un lau­rea­to si leg­ga la mia roba mi emo­zio­na pro­prio. E poi cre­do che in real­tà comun­que all’in­ter­no del­le robe che fac­cio, una scre­ma­tu­ra, per­ché le per­so­ne che mi fan­no vera­men­te orro­re non mi leg­ga­no, già c’è, quindi.

Come vivi il con­fron­to con gli altri auto­ri Bao, anche per­ché fan­no fumet­ti mol­to diver­si dai tuoi, anche saghe che con­ti­nua­no ‒ vedi Saga ‒ come vivi que­sto confronto?
Ero mol­to con­ten­to di anda­re in Bao, per­ché il cata­lo­go Bao era il cata­lo­go che io avrei volu­to com­pra­re, quin­di di sta­re nel­la stes­sa casa edi­tri­ce di Saga, di Brian Vau­ghan, ecce­te­ra, è una roba che mi pia­ce un sac­co, mi fa sen­ti­re super­lu­sin­ga­to. E ovvia­men­te non pen­so man­co di gio­ca­re nel­lo stes­so cam­pio­na­to, figu­ria­mo­ci. Però inve­ce il rap­por­to con gli auto­ri, quel­li dicia­mo più gio­va­ni, e che maga­ri ven­go­no alle fie­re come Simeo­ne, Madri­gal, ecce­te­ra, inve­ce è un rap­por­to super­bel­lo nel sen­so che sono per­so­ne che mi piac­cio­no un sac­co, mi pia­ce andar­ci a pren­de­re la piz­za insie­me, dopo le fie­re, e c’è anche uno scam­bio, leg­gia­mo, io sto leg­gen­do il nuo­vo di Madri­gal, lui ha let­to le pagi­ne del mio nuo­vo, insom­ma anche di con­si­gli reci­pro­ci, è una cosa mol­to bel­la, secon­do me.

ZerocalcarePicMonkey Collage

Però tu in real­tà hai un meri­to, rispet­to alla Bao, che è quel­lo di aver avvi­ci­na­to alla casa edi­tri­ce un sac­co di let­to­ri che non leg­ge­va­no nien­t’al­tro oltre a Zerocalcare…
Dici? Io non lo so…

Sì, cono­sco tan­te per­so­ne che non han­no mai let­to nien­te del gene­re e dopo aver let­to te si sono avvi­ci­na­ti anche ad altri fumet­ti, altre pub­bli­ca­zio­ni del­la Bao per­ché ave­va­no let­to il tuo e gli era piaciuto.
Di soli­to a me vie­ne impu­ta­to il con­tra­rio, nel sen­so, quel­lo che mi vie­ne impu­ta­to dai più gros­si cri­ti­ci miei è che la gen­te mia si com­pra sol­tan­to roba mia, non si leg­ge altri fumet­ti e in più pro­du­co trop­pa roba e quin­di tol­go, dicia­mo, la pos­si­bi­li­tà ad altri di esse­re let­ti. Que­sto è quel­lo che mi vie­ne impu­ta­to: se tu dici il con­tra­rio io sono mol­to contento.

Dico il con­tra­rio per­ché cono­sco un po’ di per­so­ne che han­no comin­cia­to a leg­ge­re tan­te altre sto­rie e tan­te altre pub­bli­ca­zio­ni dopo aver sco­per­to te.
Ok, meno male, guarda.

Qual è la gra­phic novel Bao che ti pia­ce di più?
[Ride] La gra­phic novel che mi pia­ce di più è, pen­so, I kill gian­ts che è una roba di cui mi sono innamorato.

Anche noi. Com’è sta­to illu­strar­ne la copertina?
Un supe­ro­no­re per me, ma io quan­do mi fan­no fare cose così ecce­te­ra, io sono supe­ro­no­ra­to, pure per­ché lo fac­cio per cose che mi piacciono.

Che con­si­glio dare­sti ad un aspi­ran­te Zero­cal­ca­re, non solo nel sen­so un’a­spi­ran­te fumet­ti­sta ma un’a­spi­ran­te fumet­ti­sta che pren­da il mon­do del fumet­to come lo pren­di te, maga­ri attra­ver­so il blog?
A me sem­bra che tu viva mol­to con la gen­te che com­pra i tuoi fumet­ti e leg­ge le tue cose, hai un rap­por­to mol­to stret­to con i tuoi let­to­ri, cioè io ti vedo sta­re fino alle tre di not­te ad auto­gra­fa­re ‘sti male­det­ti volu­mi, non tut­ti lo fanno.
I miei ami­ci non si leg­go­no roba mia, nel sen­so che, per dir­ti, non so nean­che se Sec­co si è mai let­to un libro. E ven­go da un ambien­te in cui al mas­si­mo ven­go richie­sto per le locan­di­ne o per le cose, non tan­to per i fumet­ti e ecce­te­ra. E il rap­por­to con i let­to­ri è nel­le fie­re, alle pre­sen­ta­zio­ni e eccetera.

Il mio consiglio per chi vuole usare, per esempio, un blog è di non avere paura di fare i fumetti in rete, di non avere paura che qualcuno te li rubi, che qualcuno te li copi, che qualcuno ti rubi le idee.

Cioè, le cose che fai per te stes­so è giu­sto che tu le fac­cia, le dif­fon­da, anche gra­tis, le cose che fai per gli edi­to­ri no. Men­tre inve­ce spes­so si fa il con­tra­rio, uno non fa le cose da solo.
Ulti­ma­men­te sei sta­to spes­so “abbi­na­to”, cita­to insie­me a Leo Orto­la­ni. Che tipo di rap­por­to hai con lui e con il suo Rat-man?
Sono un let­to­re di Rat-man da quan­do sono pic­co­lo, nel sen­so, da quan­do è comin­cia­to Rat-man l’ho sem­pre let­to, lo con­ti­nuo a leg­ge­re con super­pia­ce­re. Il rapporto…non ci vedia­mo mai in real­tà, ci vedia­mo rara­men­te, però quan­do ci vedia­mo sono sem­pre mol­to con­ten­to di bec­car­lo e pen­so che lui con Rat-man ha fat­to tut­to un lavo­ro anche super­co­rag­gio­so di tra­sfor­mar­lo in una cosa che non sono sol­tan­to bat­tu­te ecce­te­ra, ma di tra­sfor­mar­lo anche in una saga arti­co­la­ta, com­ples­sa, che secon­do me gli vie­ne rico­no­sciu­to trop­po poco di soli­to, quan­do uno pen­sa a Leo Ortolani.
Anche l’im­pe­gno che met­ti in even­ti come que­sti, sta­re così tan­to tem­po, dedi­car­lo a fare le dedi­che, le firme…l’unico altro auto­re che mi vie­ne in men­te è appun­to Leo Ortolani.
Però, per dir­ti, tu studi?
Sì.
Eh, nel sen­so, quan­do lavo­ri, tu, se vai a lavo­ra­re, fai otto ore di lavo­ro in uffi­cio e maga­ri c’hai un’o­ra di pau­sa pran­zo, però comun­que ti por­ti a casa otto ore di lavo­ro. C’è que­sta idea che il fumet­ti­sta se sta otto ore qua è una roba cine­se, però in veri­tà il lavo­ro è que­sto. Nel sen­so, non so come dire, io ho lavo­ra­to in aero­por­to e là sta­vo in aero­por­to undi­ci ore per­ché poi c’a­ve­vo una pau­sa di tre ore al cen­tro, in con­fron­to sta roba per me è mol­to meglio, insom­ma. Quin­di a me non mi sem­bra così assur­do come cosa. Io ho fat­to una vol­ta quat­tro ore di fila in Fran­cia per un auto­re che quan­do era arri­va­to il mio tur­no m’ha det­to “Io sono stan­co, me ne vado”, io lo vole­vo ammaz­za­re. Non vor­rei mai esse­re quel ruo­lo lì, insom­ma, quin­di è così.

BAO-BOUTIQUE-BRERA

Rin­gra­zian­do­lo anche di que­sto sono usci­to dal­lo stan­zi­no in cui ci ave­va­no rin­chiu­so per fare l’in­ter­vi­sta e ho potu­to fare qual­che doman­da a Cate­ri­na, men­tre Zero si appre­sta­va a soffrire.

Comin­cia­mo con la pub­bli­ca­zio­ne di cui si par­la di più ades­so: Orfa­ni. Come è ini­zia­ta la col­la­bo­ra­zio­ne tra voi e la Bonelli?
I rap­por­ti con la Bonel­li e con Rec­chio­ni in par­ti­co­la­re sono ini­zia­ti con la pub­bli­ca­zio­ne di Mater Mor­bi in for­ma­to delu­xe; in quel perio­do lui sta­va lavo­ran­do ad Orfa­ni e così vista la cari­ca di novi­tà che già pos­se­de­va abbia­no deci­so di ini­zia­re que­sta nuo­va sfi­da e por­ta­re un pro­dot­to dal­le edi­co­le agli scaf­fa­li del­le librerie.

E que­sto ten­ta­ti­vo ha premiato?
Sicu­ra­men­te. Insie­me alle pub­bli­ca­zio­ni Bonel­li è arri­va­to anche quel­lo “zoc­co­lo duro” di appas­sio­na­ti che noi non cono­sce­va­mo in pre­ce­den­za, un pub­bli­co mol­to col­le­zio­ni­sta e mol­to fede­le, direi che que­sto si è mesco­la­to al nostro, che ci sia­mo “con­ta­mi­na­ti” a vicenda.

Quin­di con­ti­nue­re­te a lavo­ra­re insie­me, anche oltre a Orfa­ni?
Abbia­mo già in pro­gram­ma la pub­bli­ca­zio­ne del Dylan Dog con le sto­rie di Bilot­ta, usci­rà pri­ma del­le vacan­ze, e sem­pre que­st’an­no pub­bli­che­re­mo il Texo­ne Pata­go­nia di Bosel­li e Frisenda.

Cam­bian­do discor­so, voi vi sie­te fat­ti nota­re, oltre che per la cura e qua­li­tà del­la stam­pa, anche per la novi­tà di con­te­nu­ti e cer­can­do di por­ta­re in Ita­lia auto­ri sco­no­sciu­ti ai più.
Abbia­mo lavo­ra­to mol­to con auto­ri fran­ce­si che pri­ma non ave­va­no nes­su­no spa­zio sul mer­ca­to ita­lia­no, il nostro pub­bli­co è quel­lo del­le libre­rie che essen­zial­men­te non ha nul­la con­tro il fumet­to-sup­por­to, ma che sem­pli­ce­men­te non sape­va dove tro­var­lo, alla fine se una sto­ria è buo­na resta buo­na, che sia dise­gna­ta o scritta.

E per fini­re, per­ché un tem­po­ra­ry shop? Dovre­ste apri­re un nego­zio permanente!
Miche­le, sen­ten­do­mi da die­tro le spal­le di Cate­ri­na: «Ma poi sta­rem­mo sem­pre qui a par­la­re con voi di fumet­ti, non stam­pe­rem­mo più un albo!»

In effet­ti è un rischio che non mi sen­to di correre.

Mat­tia Fumagalli
@TiaTiaFuma

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