Questa non è una canzone d’amore

Il 10 apri­le 2014 è usci­to per Sel­le­rio Que­sta non è una can­zo­ne d’a­mo­re, pri­mo roman­zo di Ales­san­dro Robec­chi — sto­ri­ca fir­ma di Cuo­re e de il mani­fe­sto, cor­si­vi­sta di lun­ga data e auto­re tele­vi­si­vo di Crozza.

Sul pal­co­sce­ni­co di una Mila­no con­tem­po­ra­nea “in cui un azzur­ro cile­stri­no che toglie il fia­to si liti­ga l’o­riz­zon­te con un rosa che non vuo­le andar­se­ne”, pren­de for­ma un gial­lo ecci­tan­te gon­fia­to a feror­mo­ni e ten­sio­ne satirica.

Robec­chi con­trap­po­ne alla tra­di­zio­na­le sca­la di gri­gi del noir un uni­ver­so poli­cro­ma­ti­co di per­so­nag­gi, luo­ghi, situa­zio­ni e ogget­ti­sti­ca bislac­ca: tra la Mila­no-Vare­se e la tan­gen­zia­le ove­st, un fur­go­ne scas­sa­to, una Glock 17 da fighet­to, stu­di lega­li in cen­tro che fun­go­no da basi logi­sti­che per gli attac­chi del­la spe­cu­la­zio­ne edi­li­zia, cime­li nazi­sti e pie­tre di gia­da — in mez­zo a tut­to ciò si muo­ve Car­lo Mon­te­ros­si, auto­re tele­vi­si­vo, padre costi­tuen­te del disgu­sto­so Cra­zy Love, rea­li­ty show in cui met­te­re in mostra le vite degli altri.

Uomo in bili­co fra un pec­ca­mi­no­so con­trat­to a più zeri e la reden­zio­ne in ver­si tar­ga­ta Bob Dylan, un alco­li­sta bor­ghe­se che viag­gia a Ribol­la gial­la e Oban sin­gle malt 14 – Mon­te­ros­si, l’Uo­mo che Beve – rischia di fini­re il suo dol­ce sog­gior­no su que­sto pia­ne­ta con una cali­bro 22 in fron­te e un dito fic­ca­to su per il culo. Si sal­va e sco­pre che la miglior dife­sa è l’attacco.

questa non  una canzone d'amore
Accom­pa­gna­to dai pro­di cava­lie­ri Oscar e Nadia (tren­ten­ne pre­ca­ria, lesbi­ca e incaz­zo­sa, a cui la gene­ra­zio­ne dei garan­ti­ti ha ruba­to i dirit­ti), i tre anti­e­roi ini­zia­no una cac­cia sel­vag­gia alla ricer­ca del­l’a­spi­ran­te omi­ci­da fan di Monterossi.Non sono gli uni­ci sul­le sue trac­ce: due kil­ler di pro­fes­sio­ne, il Bion­do e l’Al­tro, spu­ri incro­ci di Val­lan­za­sca e Mila­no Odia, gli ten­go­no il fia­to sul col­lo; due zin­ga­ri, Hego e Clin­ton, con sete di ven­det­ta e giu­sti­zia che deri­va­no da decen­ni di umi­lia­zio­ni e sangue.
A fare da con­tor­no ci sono Flo­ra de Pisis, la pre­sen­ta­tri­ce oca di Cra­zy Love che ulu­la caz­za­te sul­l’a­mo­re, gli appun­ta­ti del Fate­be­ne­fra­tel­li e la Scien­ti­fi­ca con pro­ble­mi di mio­pia, il Pub­bli­co Mini­ste­ro “vel­lu­ta­to” a cui non puoi non dare del­la toga ros­sa e il gior­na­li­sta che fa il pro­prio mestie­re in cam­bio di sof­fia­te. E infi­ne Mar­zia Sen­za­pa­ne, “la pro­le­ta­ria sen­za rivo­lu­zio­ne” ves­sa­ta dal­la vita e dal suo uomo, che tro­va il corag­gio di par­la­re alme­no una vol­ta davan­ti a undi­ci milio­ni di italiani.

I nodi ver­ran­no al pet­ti­ne nel­la lugu­bre cuci­na di una vil­let­ta a Sama­ra­te, nel­la pro­vin­cia di Vare­se, e non si scio­glie­ran­no a col­pi di buo­ne inten­zio­ni e cul­tu­ra gene­ra­le: 38,6 per cen­to di share per un fina­le col botto.

Tito­li di coda: que­sta non è una can­zo­ne d’a­mo­re ma una bal­lad rock mila­ne­se e una pol­ka rit­ma­ta, con il sor­ri­so al posto dei violini.

Alle 18.00 pubblicheremo l’intervista che Alessandro Robecchi ci ha concesso la mattina del 19 maggio.

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