Ridere di mafia
Intervista a Giulio Cavalli

Ho cono­sciu­to Giu­lio Caval­li a fine 2010, qua­si per caso, ad una del­le pre­sen­ta­zio­ni di Nomi Cogno­mi e Infa­mi, una rac­col­ta di mono­lo­ghi por­ta­ti in sce­na nel cor­so del suo ulti­mo tour tea­tra­le: un inten­so viag­gio tra le mafie, tra Nord e Sud Ita­lia, tra mez­z’uo­mi­ni col­lu­si e uomi­ni veri — di quel­li che la for­za di denun­cia­re e com­bat­te­re ce l’han­no, e “a schie­na dirit­ta”. Era il 2010, ma già lo spet­tro di Expo 2015 get­ta­va ombre e inquie­tu­di­ni sul­la prec­cu­pan­te real­tà attua­le. C’e­ra chi, come Caval­li, ne par­la­va, ne scri­ve­va — non sen­za pau­ra, ma con corag­gio; così ho posto a lui que­ste doman­de, e lo rin­gra­zio per il tem­po dedicatomi.

expo padrino PicMonkey Collage

Gli ulti­mi scan­da­li lega­ti ad Expo 2015 han­no ripor­ta­to sul­le pri­me pagi­ne nazio­na­li la que­stio­ne del­la per­mean­za mafio­sa stra­ti­fi­ca­ta a più livel­li nel Nord Ita­lia. Si par­la ora di una nuo­va Mani Puli­te e – dopo la gara agli appal­ti truc­ca­ti – pare ini­zia­ta quel­la a chi se le lava pri­ma, le mani; mani spor­che di cor­ru­zio­ne, tra aste irre­go­la­ri e mala­vi­ta; le stes­se mani che han­no stret­to quel­le di nume­ro­si espo­nen­ti poli­ti­ci di nume­ro­si par­ti­ti, che tut­ta­via non risul­ta­no indagati.
Da anni, ormai, hai intra­pre­so una dura bat­ta­glia con­tro la cri­mi­na­li­tà — su mol­ti fron­ti e con diver­si mez­zi: hai fon­da­to, insie­me a Cre­mo­ne­si e Civa­ti, il pri­mo grup­po inte­ri­sti­tu­zio­na­le che si occu­pa appun­to del­le infil­tra­zio­ni mafio­se per quan­to riguar­da Expo 2015; dun­que for­se saprai dir­ci ciò che un po’ tut­ti, inti­ma­men­te, ci doman­dia­mo: si trat­ta dav­ve­ro di uno “scan­da­lo”?

Se lo “scan­da­lo” sot­tin­ten­de una sor­pre­sa, direi che non c’è pro­prio nul­la di scan­da­lo­so: la gestio­ne degli appal­ti in Regio­ne Lom­bar­dia si tra­sci­na da anni un siste­ma costrui­to ad hoc per coa­gu­la­re gli inte­res­si par­ti­co­la­ri di alcu­ni, e da anni si invo­ca­no tra­spa­ren­za e con­trol­li. Non stu­pi­sce infat­ti – al di là dei rea­ti even­tual­men­te com­mes­si – che le Com­mis­sio­ni e il Con­si­glio Regio­na­le non abbia­no avu­to nes­sun sen­to­re, nono­stan­te le nume­ro­se inter­ro­ga­zio­ni: l’impunità è garan­ti­ta meglio in man­can­za di stru­men­ti di con­trol­lo, e in Lom­bar­dia negli ulti­mi anni solo la Magi­stra­tu­ra è riu­sci­ta ad inter­ve­ni­re in que­stio­ni che tec­ni­ca­men­te appa­ri­va­no “con le car­te a posto”. Sul­la que­stio­ne “mafie”, sono sta­ti in mol­ti a dire che, vista l’attuale situa­zio­ne lom­bar­da e l’attuale legi­sla­zio­ne, sareb­be appar­so dif­fi­ci­le allon­ta­nar­le – e non mi pare ci sia sta­to mai alcun con­cre­to cam­bio di pas­so, al di là del­le ras­si­cu­ra­zio­ni verbali.

Dal tea­tro alle libre­rie, di lì poi alla poli­ti­ca: da IDV a SEL, fino alla cor­sa in Regio­ne Lom­bar­dia. Par­la­ci di que­ste espe­rien­ze così diver­se tra loro, del­le moti­va­zio­ni che ti han­no spin­to ad impe­gnar­ti pri­ma nel tea­tro, poi nel­la scrit­tu­ra e, infi­ne, in poli­ti­ca; di come que­sti cana­li pos­sa­no diven­ta­re mez­zo per pro­muo­ve­re la lot­ta alle mafie, la voglia e la ricer­ca di legalità.

Io cre­do che si pos­sa cer­ca­re di col­ti­va­re lega­li­tà in tut­ti i modi pos­si­bi­li, con qual­sia­si pro­fes­sio­ne e addi­rit­tu­ra fun­zio­ne all’interno del­la socie­tà. L’esperienza poli­ti­ca mi ha per­mes­so di affi­na­re ed alle­na­re la curio­si­tà e, nel mio pic­co­lo, di sol­le­va­re temi che appa­ri­va­no “dor­mien­ti” all’interno del Pirel­lo­ne. Cer­ta­men­te una seria lot­ta alle mafie non può pre­scin­de­re da una mag­gio­ran­za asso­lu­ta nel­la volon­tà poli­ti­ca e que­sto, in Regio­ne Lom­bar­dia, sem­bra anco­ra lon­ta­no dal veri­fi­car­si. La scrit­tu­ra e il tea­tro sono pro­fes­sio­ni for­te­men­te poli­ti­che – nel caso in cui si deci­da di affron­ta­re temi così pre­sen­ti o addi­rit­tu­ra futuribili.

Non si può nega­re che il tuo sia un mestie­re che com­por­ta mol­ti rischi, che ti espo­ne a diver­si peri­co­li. Come è cam­bia­ta la tua vita da quan­do hai intra­pre­so que­sto per­cor­so? Ti pen­ti mai di aver­lo fat­to, del­le deci­sio­ni pre­se a riguar­do, a sca­pi­to for­se di una vita “nor­ma­le”, “tran­quil­la”?

Non mi pen­to, e non mi sen­to più anor­ma­le di altri. Fac­cio il mio lavo­ro con la schie­na dirit­ta e la coscien­za puli­ta. Alla fac­cia dei cat­ti­vi e dei “fin­ti buoni”.

C’è un lavo­ro tea­tra­le, un tuo libro cui sei par­ti­co­lar­men­te lega­to? Perché?

Come libro sono sta­to mol­to sod­di­sfat­to del per­cor­so de L’Innocenza di Giu­lio che – come io e Gian Car­lo Casel­li spe­ra­va­mo fin dall’inizio – ha offer­to una chia­ve di let­tu­ra sugli “andreot­ti­smi” del pre­sen­te, soprat­tut­to tra i più gio­va­ni. Le pre­sen­ta­zio­ni del libro si tra­sfor­ma­no mol­to spes­so in un’agorà appas­sio­na­ta sul pre­sen­te, in cui le azio­ni di Andreot­ti ser­vo­no per cer­car­ne la cicli­ci­tà; inol­tre, pro­po­ne con for­za il sen­so dell’opportunità poli­ti­ca che, com­pli­ci gli ulti­mi vent’anni, si è anda­ta mol­to affie­vo­len­do. Per gli spet­ta­co­li devo dire di esse­re rima­sto mol­to sor­pre­so del­la lon­ge­vi­tà di Nomi Cogno­mi e Infa­mi che anco­ra oggi, dopo qual­che anno, ha tut­ta la for­za del­la risa­ta con­tro le mafie.

Giulio Cavalli PicMonkey Collage

La per­ce­zio­ne e la con­sa­pe­vo­lez­za del­la pre­sen­za di asso­cia­zio­ni mafio­se in Lom­bar­dia a livel­lo ormai strut­tu­ra­le paio­no esse­re aumen­ta­te – com­pli­ci anche il tuo pre­zio­so lavo­ro, i fat­ti di cro­na­ca, e tut­ti que­gli “scan­da­li” che ulti­ma­men­te non si fan­no atten­de­re. Real­tà, oppu­re trop­po otti­mi­smo? Qual è dal tuo pun­to di vista il vero qua­dro del­la situa­zio­ne attuale?

Sicu­ra­men­te abbia­mo fat­to mol­ti pas­si avan­ti nel­la con­sa­pe­vo­lez­za — rag­giun­ta pur­trop­po più con gli allar­mi che con una seria ana­li­si; ora biso­gna riu­sci­re ad ave­re una clas­se diri­gen­te che appar­ten­ga alla “gene­ra­zio­ne istrui­ta”. In tut­ti i campi.

Ingab­bia­ti nel­la rou­ti­ne quo­ti­dia­na, spes­so dimen­ti­chia­mo di que­sto impor­tan­te ed urgen­te pro­ble­ma, che in real­tà ci toc­ca sem­pre più da vici­no, e per il qua­le tut­ti, in un modo o nell’altro, dovrem­mo fare qual­co­sa; soprat­tut­to noi gio­va­ni, anche attra­ver­so le uni­ver­si­tà, potrem­mo diven­ta­re una gran­de risor­sa. Come con­si­gli di impe­gnar­si atti­va­men­te in que­sto senso?

Non cre­de­te nel­le ricet­te uni­che; cer­ca­te sem­pre di tro­va­re nel dub­bio uno sti­mo­lo, anche tra le tesi dei nostri affe­zio­na­ti o sti­ma­ti: eser­ci­ta­te il musco­lo del­la curio­si­tà. Riu­sci­re­te a fare rete sen­za esse­re soli­da­li solo con i soda­li, ma riu­scen­do ad esser­lo con tut­ti. E, sì — que­sto è for­se un pro­po­si­to uto­pi­co di vita, piut­to­sto che un bana­le coman­da­men­to antimafioso.

Mar­ta Clinco
@MartaClinco

Marta Clinco
Cer­co, ascol­to, scri­vo sto­rie. Tra Medio Orien­te e Nord Africa.
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